GPOrder #80 – Roman Cena?

Sarà l'ennesima volta nella storia di questa rubrica e spero possiate perdonarmi per questo, ma per introdurre a dovere l'argomento di oggi è opportuno un salto indietro nel passato. Torniamo per la precisione a poco più di una decina di anni fa, quando la WWE fece debuttare in televisione un certo John Cena, con una sconfitta con l'onore delle armi contro Kurt Angle. Il biglietto da visita, dunque, era già di quelli promettenti, ma il cammino del giovane Cena lo fu ancora di più, con un push ottenuto prima di tutto grazie al clamoroso riscontro ottenuto dal pubblico. Emblematico in tal senso un primo significativo traguardo, ovvero la sua prima vittoria di una cintura: avvenne a Wrestlemania 20 contro Big Show, davanti ad una delle platee più esigenti del mondo, se non la più esigente in assoluto, ovvero quella del Madison Square Garden di New York City. Cena fu accolto letteralmente da un'ovazione, fu tifato senza distinguo alcuno dal 100% del pubblico ed il “pop” alla sua vittoria fu fra quelli più roboanti e ricordati di tutta la ventesima edizione di Wrestlemania, secondo forse – e sottolineo forse – al solo trionfo finale di Chris Benoit.

Cosa è accaduto in questi dieci anni è ovviamente noto a tutti: Cena da promessa è diventato garanzia, l'assoluto uomo di punta della compagnia, il main eventer dei main eventer come solo pochissimi altri prima di lui in WWE, anzi come soltanto tre altri nomi, quelli dei protagonisti del promo iniziale di Wrestlemania XXX, ovvero Hulk Hogan, Stone Cold Steve Austin e The Rock. A lui è stato affidato il compito di proseguire il loro solco, di essere il riferimento universalmente noto della compagnia.

La differenza che però ancora sussiste fra i tre nomi appena citati e quello di Cena è altrettanto nota: tutti e tre per un periodo più o meno lungo non sono stati soltanto il volto principale della federazione, ma sono anche stati indiscutibilmente i più amati e tifati da parte di tutto il pubblico. E' fuori di ogni dubbio che tale considerazione sia a prova di smentita per Hogan dalla fine degli anni 80 fino al 1992, Austin dal 1997/98 alla metà del decennio del nuovo millennio, e The Rock dal 2000 al suo passare full time alla carriera di attore. Cena ha condiviso con loro questo stesso percorso, ma il risultato finale è stato almeno parzialmente diverso, e forse proprio questo risultato è la causa per la quale non tutti lo collocano al 100% sullo stesso livello dei tre grandissimi. Oggi, infatti, John cena ha dalla sua una consistente parte del pubblico, peraltro quella più giovane e dunque più futuribile, segno che chi ha tracciato anni fa questa strada non ha assolutamente sbagliato, tuttavia è altrettanto vero che in misura più o meno grande c'è gente che non lo apprezza. Quanti? Come sappiamo dipende, ma sicuramente mai una parte del tutto trascurabile; un risultato sicuramente amplificato dall'evoluzione del fan moderno (esistevano anche molti detrattori di Hulk Hogan, ma senza social network, senza dozzine di siti smart, senza perfino avere chiara la concezione di booking) ma che è lì, a prova di smentite. E che obiettivamente resterà lì, dubito che la situazione potrà evolversi, indipendentemente di qualsiasi mossa di qualsivoglia genere.

Giunti a questa conclusione “storica”, oggi pur con tutte le inevitabili differenze del caso sembra essere pronto a partite un percorso assolutamente simile per una nuova promessa, che dunque ha davanti a se tutte le potenzialità per ripetere questo tipo di carriera da sogno; il suo nome è ovviamente Roman Reigns.

Difficile anzi difficilissimo prevedere ora se e quando l'ex membro dello Shield potrà davvero sfondare fino a paragoni così illustri, ma è obiettivamente lecito ipotizzare che all'interno di una possibile lista di candidati il suo nome sia al primissimo posto tra quelli che potranno essere i John Cena del futuro. Come dunque evitare di ottenere un successo solo parziale? Come riuscire ad ottenere il nuovo “face al 100%”, quello capace non soltanto di mandare in visibilio il cassiere del merchandise ma anche il pubblico delle arene, stavolta senza distinzioni, senza dissenso se non limitato alla limitatissima e trascurabile percentuale di ipersmart che ormai sono una costante nel wrestling moderno? Domande assolutamente tremende, poiché stiamo parlando di un obiettivo molto più che ambizioso, quello di creare il nuovo pilastro, non “soltanto” un grandissimo protagonista. Inevitabile dunque che la risposta passi per tantissimi aspetti, alcuni legati a lui, altri legati alle circostanze a contorno, altri ancora semplicemente legati alla buona sorte. Ecco dunque un timido e sicuramente incompleto tentativo di elencarli tutti, tutto ciò che deve accadere affinchè a mio avviso Roman Reigns possa intraprendere, anzi proseguire la strada vincente appena avviata:

1 – Ciò che deve fare lui

Partiamo dalla parte più semplice, ovvero quella che dipende solo da Reigns stesso. Qui possiamo notare da subito una differenza sostanziale con John Cena, ovvero una gavetta caratterizzata da una gimmick meno invasiva e più efficace: Cena finì presto a fare il rapper, Reigns invece è stato da subito nello shield, un gruppo che ha saputo conquistare attenzione e credibilità. Ex “powerhouse” dello Shield, Reigns esce da questa prima esperienza assai rafforzato, e per migliorare deve semplicemente mantenere ben saldi i capisaldi del suo personaggio attuale conquistando quella fetta di ruolo che invece era di Ambose e Rollins, ovvero essenzialmente il lavoro al microfono. Come ogni wrestler gli aspetti caratterizzanti sono poi fondamentali: frasi tipiche, mosse particolari, modo di esultare.. cose del genere per intenderci, ancora più importanti peraltro per un atleta che vuole prima di tutto risaltare una evidente imponenza fisica. Ottima da questo punto di vista la sphear, qualche paura in più per il superman punch, onestamente troppo enfatizzato e meno credibile. Io ci punterei assai meno di ora, né capisco come mai ultimamente il suo tipico urlo sia stato accantonato. Hai un urlo che il pubblico imita in massa, letteralmente adora, e che cosa fai? Lo togli di mezzo? Questa mi sa tanto di idea di Vince, il peggior Vince, quello che in due settimane ti fa vomitare la figlia e te la fa finire nel fango, come se fosse divertente o interessante.

Insomma l' “addolcimento” del suo personaggio in ottica di renderlo un top face è per certi versi comprensibile, purchè però questo non sfori nell'eccesso opposto, che di sicuro non lo aiuterebbe. Guai, ad esempio, a rinunciare adesso al ring attyre attuale, magari per farlo entrare con una maglietta da vendere nello shop, sarebbe un autogol a mio avviso clamoroso.

2 – Ciò che devono fare gli altri

Prima di tutto chi sono gli altri? Principalmente chi deve gestire le storyline, vale a dire Vince e pochi altri. E'chiaro ormai a tutti, infatti, che nel wrestling moderno le qualità personali sono fondamentale, ma da sole e senza un adeguato piano di booking coerente, proficuo e continuo non si va da nessuna parte. Non a caso tornando al solito paragone di oggi è forse l'elemento che più di tutti è costato carissimo a John Cena, che in determinati periodi è stato letteralmente imposto come vincitore assoluto, stroncando avversari a volte anche promettenti, senza guadagnare consenso del pubblico anzi perdendolo. Da questo punto di vista una sconfitta con un avversario di valore, nel contesto giusto e con le modalità giuste vale molto di più di una vittoria evidentemente forzata, ed ancora di più di un qualunque risultato in un match di scarso interesse. Austin quante volte è uscito sconfitto? Alla Royal Rumble del 1999 la sua sconfitta per mano di Vince e di The Rock ha inciso negativamente o positivamente? Risposta ovvia, ed è solo uno dei tanti possibili esempi.

Il ragionamento è dunque semplicissimi nella sua linearità: nessuno diventa un grande wrestler vincendo e basta ma senza dei grandi match, e nessuno fa dei grandi match lottando da solo. Austin ha conquistato tutti in un match dove c'era Bret Hart, Hulk ha raggiunto il suo culmine nell'epico scontro con Andre The Giant, e potrei continuare..

3 – Ciò che deve accadere

Questa è indubbiamente la categoria al limite con il “fatalismo”, ovvero quella nella quale rientrano gli inevitabili colpi di fortuna e sfortuna che nel wrestling come in qualunque altra cosa della vita possono influenzare in modo anche decisivo il corso degli eventi. Il classico trovarsi nel momento giusto al posto giusto, prendere al volo per capacità o semplice fortuna un treno che potrebbe non passare mai più. Anche qui gli esempi potrebbero sprecarsi: davvero tutta l'Hulkamania non sarebbe mai esistita senza Hulk Hogan? Davvero nessun altro sarebbe stato capace di intavolare un feud contro i McMahon e vincere la guerra con la WCW? Domande alle quali è impossibile dare una risposta, ma che dimostrano che per varcare il confine fra campione e leggenda c'è bisogno anche di questo, dell'elemento aggiuntivo in più che rende quasi mitologico ciò che già è ottimo di suo. Sotto questo punto di vista c'è indubbiamente bisogno di altro rispetto a quanto la WWE è in grado di offrire oggi come storyline. Con tutto il rispetto per l'authority, per la nuova Evolution e più in generale tutto quanto proposto da anni a questa parte, la sensazione è che nulla di tutto ciò sia del materiale adatto per puntare ad una nuova era, ad una pietra miliare della storia del wrestling, come detto elemento fondamentale per superare lo sbarramento fra chi può aprire Wrestlemania XXX e chi no. Cosa ci vorrebbe? Domanda ancora più difficile, ma guai a parlare di impresa impossibile. La storia ci ha consegnato esempi di potenziali immensi buttati nella spazzatura, vedi l'Invasion, ma anche di possibili buone idee create dal nulla ed emerse anche molto bene, come la già citata Evolution alla prima versione, il Nexus, lo stesso Shield. Elementi che dimostrano che dove ci sono buone idee qualcosa può quantomeno nascere bene, figuriamoci poi se si riesce anche a svilupparla..

In definitiva credo che per caratteristiche fisiche, periodo storico e situazione della WWE attuale il “caso” Roman Reigns sia seriamente da considerare come la candidatura più autorevole da anni a questa parte al ruolo di John Cena di domani, cosa non da poco considerando quanto trattandosi di vertice dei vertici la piramide sia decisamente stretta. Tutta la serie di fattori indicati sopra servirà però ad evitare che Roman possa davvero diventare il nuovo Cena e non solo ereditarne il ruolo di comandante della nave, vale a dire realizzare sì un'opera mastodontica come quella messa in piedi dal bostoniano, ma che passerà comunque alla storia come non compiuta fino in fondo. Mezzi per fare perfino meglio ne vedo, e non è un complimento da poco, ma come ho già ribadito non soltanto serviranno tutti, ma da soli potrebbero non bastare, e dunque l'evoluzione di Reigns potrebbe essere la miglior cartina tornasole della salute stessa della WWE e di tutto il movimento del wrestling mondiale.

Giovanni Pantalone
Super appassionato di wresting dagli inizi degli anni 90, al punto da vedersi, tra WWE e Impact, una trentina di Pay Per View e show televisivi dal vivo in giro per il mondo. Si occupa da sempre di tutta la parte tecnica del sito, compresa la App e la gestione del Forum, ma non disegna sporadici editoriali e comparsate nei podcast.
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