GPOrder #78 – Simply waiting

La carriera dei lottatori di Wrestling, come del resto quella di qualsivoglia altro mestiere, deve fare necessariamente i conti con un modello piramidale: la base è ampia, sufficientemente ampia, ma il vertice è talmente stretto che solo pochi, pochissimi possono ambire a raggiungerlo. Come arrivarci ovviamente dipende da tanti fattori, sia legati a capacità personali sia per fattori esterni come la fortuna, la casualità degli eventi e tantissimi altri ancora. Una combinazione ovviamente del tutto aleatoria e soprattutto soggetta ad interpretazioni, con il risultato che esistono ed esisteranno sempre discussioni su quanto qualcuno sia immeritatamente al vertice o quanto piuttosto qualcun altro meriterebbe assai più di quanto al momento raccoglie.

Oggi però la mia attenzione si focalizza su di uno dei più incredibili e clamorosi cali di discesa verticale di questa piramide che abbia mai visto in tanti anni di wrestling, ovvero Drew McIntyre. A Torino e Roma lo abbiamo visto schienato da un midget come El Torito, e tutto sommato la cosa sebbene inverosimile (un atleta di meno di un metro ha la forza di tenere al tappeto uno di un metro e novanta come minimo?) poteva apparire come normalmente correlata all'atmosfera tipica dell'house show, dove sono quasi sempre i face a prevalere. A Raw, tuttavia, la stessa identica scena si è ripetuta, e questa volta a telecamere accese, cosa che sappiamo avere un effetto completamente diverso in termini di credibilità del personaggio. A mia memoria credo si tratti della prima volta in assoluto che un midget abbia messo al tappeto un atleta di dimensioni ordinarie senza particolari ed evidenti aiuti esterni; ci sarebbe da aprire un lungo capitolo per interrogarsi sul perché Vince abbia questa considerazione dei midget, ma sarebbe un discorso carico di domande e con ben poche risposte logiche, dunque meglio procedere oltre.

Può mai esistere un epilogo definitivo alla carriera di un atleta? Naturalmente non alla carriera materiale, Drew continuerà a lottare a lungo, ma quantomeno alla possibilità di ambire a salire nuovamente la piramide già menzionata? Probabilmente no, anzi se prima eravamo abituati a considerare l'ultimo livello l'essere le vittime sacrificali della nuova sensazione del momento da lanciare, forse questa sconfitta è anche peggio,introduce un livello ancor più basso, pur con tutta la parziale mitigazione prodotta dall'inevitabile contesto comedy nel quale un midget va necessariamente calato. Pensateci, a consuntivo di Raw il livello base della piramide lo attribuireste a Zack Ryder, sacrificio offerto al push di Rusev, o McIntyre?

La cosa però più incredibile è però non soltanto il livello raggiunto dall'atleta, ma anche l'estrema differenza rispetto agli inizi della carriera in WWE, l'incredibile differenza a consuntivo fra i traguardi ipotizzati per lui e quello che materialmente ha, anzi non ha raccolto. Ricordate il nome del principale “sponsor” di Drew, il dirigente che più di tutti gli altri stravedeva per lui? Esatto, proprio Vince in persona, una considerazione che gli valse un soprannome eloquente che rispecchiava fedelmente anche il suo status dietro le quinte: the chosen one , il prescelto. La sua mole medio-grande rispecchia abbastanza fedelmente l'idea del wrestler ad alti livelli che da sempre risiede nella testa del padrone della WWE, ed anche la sua mimica e la capacità di fari odiare appaiono subito non trascurabili.

Appena cinque anni fa Vince lo presenta come un talento da lui personalmente scritturato, nonché futuro campione del mondo. Si tratta chiaramente di frasi dette davanti alle telecamere e dettate dalla storyline in corso, ma tutti sanno che c'è tanta corrispondenza fra quando detto per esigenze di copione e quanto davvero è nella mente del boss dei boss.

La sua rapida ascesa viene abbondantemente “puntellata” con una delle più belle theme song mai create negli ultimi ani, che gli conferiscono, almeno durante l'entrata nel ring, un qualcosa in più, di speciale. Sul ring però questo qualcosa in più si fa fatica a scorgere, i suoi primi match contro avversari di un certo rilievo non sono particolarmente esaltanti, ma sappiamo tutti come elementi pur importanti come questi semplicemente diventano dettagli accessori quando in mano si ha una carta come la considerazione di Vince. Non a caso i risultati parlano da soli: un titolo intercontinentale, una striscia televisiva senza sconfitte piuttosto lunga, e soprattutto un salto di qualità che lo porta da avversari medi e medio-bassi come John Morrison e R-Truth ad uno come Undertaker, e scusate se è poco.

Al prescelto, dunque, appare tracciata una strada che ben si confà al suo soprannome. Non tutti sono ovviamente d'accordo, anche su questo sito ci saranno editoriali anche molto perplessi al riguardo, ma naturalmente questo ha importanza pari a zero, la previsione di Vince appare a tutti prossima ad avversari da lì a qualche mese. Non a caso nel Money in The Bank Match di Wrestlemania XXVI in tantissimi – compreso il sottoscritto – sono pronti a scommettere sulla sua vittoria, con conseguente uso della valigetta per laurearsi campione come detto entro qualche mese.

Poi? Nessuno tranne Vince stesso probabilmente sa i motivi o anche solo le sensazioni che motiveranno quanto succederà da lì a venire, sta di fatto che il percorso tracciato per il prescelto si interrompe bruscamente, sicuramente fino ad oggi, quasi sicuramente per sempre. McIntyre non vincerà il money in the bank, non avrà occasioni simili, la sua carriera evolverà, anzi involverà in quello che vediamo oggi, un componente dei 3MB, fino al picco di lunedì sera, dove a mio avviso l'asticella è stata ulteriormente livellata verso il basso.

Sappiate dunque, o voi neoappassionati che avete iniziato da poco a seguire questa fantastica disciplina, che quel gigante messo al tappeto da un midget avrebbe dovuto essere non soltanto un campione del mondo, ma anche uno degli uomini di punta della compagnia. Non è successo, come non è successo con Marty Jannetty, come non è successo con tanti altri, come tante altre volte non succederà.

“Era scritto che distruggessi i Sith, non che ti unissi a loro”, tanto per citare profezie clamorosamente mal interpretate. Solo che stavolta non c'è nulla di male interpretato, semplicemente qualcuno dei bivi che normalmente la vita mette davanti a tutti quanti noi è stato fatale, ha portato su di una strada secondaria dalla quale è praticamente impossibile riprendere la retta via. Non è il primo caso della storia del wrestling, sicuramente non sarà l'ultimo, ma altrettanto sicuramente è uno dei più clamorosi. Per l'importanza dell'atleta in questione? Tutt'altro, visto che gente come Goldberg o lo stesso Batista nel suo stint attuale avrebbero dovuto fare sfracelli e li hanno fatti solo nelle previsioni di chi li ha portarti/riportati in WWE, e che una miridia di altri talenti giovanie meno giovani hanno inrapreso analoge parabole discendenti. Tuttavia forse mai come in questo caso l'epilogo è stato oltre che ripido anche impietoso, disarmante, e ci consegna alla storia l'amara verità di come nella vita possa certamente cambiare tutto in positivo, ma anche volgere al brutto dalla sera alla mattina, quando meno te lo aspetti, perfino per sempre.

Giovanni Pantalone
Super appassionato di wresting dagli inizi degli anni 90, al punto da vedersi, tra WWE e Impact, una trentina di Pay Per View e show televisivi dal vivo in giro per il mondo. Si occupa da sempre di tutta la parte tecnica del sito, compresa la App e la gestione del Forum, ma non disegna sporadici editoriali e comparsate nei podcast.
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