GPOrder #60 – A caccia di un traditore

Pur ovviamente senza paragoni con le rubriche più longeve del nostro sito che durano da dieci anni e oltre, questo appuntamento quindicinale ormai ha una certa storia, ha attraversato diversi momenti importanti del wrestling ed ha anche cercato di raccontarli, si spera in modo sufficientemente esaustivo. Ebbene mai nel corso di tutta questa storia così tanti numeri più o meno consecutivi si sono focalizzati su di un singolo argomento, o meglio su di un singolo personaggio. Basta prendere già solo le vecchie copertine per rendersi conto che l'argomento più gettonato da mesi a questa parte su queste colonne ha un nome ed un cognome, ovvero Daniel Bryan.

Il motivo lo abbiamo di fatto detto tante volte: quello che sta facendo lui non solo al momento non riesce praticamente a nessuno (tranne forse CM Punk, fantastico il suo discorso con la maglia dei Chicago Blackhawks a Raw), ma soprattutto ha una popolarità presente che può essere paragonata a quella dello Steve Autin di fine anni 90 senza timore di essere presi per bestemmiatori. Quello che in particolare stupisce maggiormente non è tanto il picco di popolarità, comunque assolutamente mostruoso e con pochissimi paragoni da quindici anni a questa parte, quanto la continuità al top della stessa, che di fatto costituisce il motore di tutta la longevità della storyline in corso fra lui e Orton insieme ai McMahon. E' un fenomeno che oltre a sfuggire a ogni analisi razionale frantuma ogni tipo di vincolo imposto dall'evoluzione intrapresa dal Wrestling nel corso di tutti questi anni:

– Rispetto a tanti anni fa è praticamente impossibile che una storyline, anche la migliore, possa durare più di qualche mese senza inevitabilmente stancare? Verissimo, eppure questa rischia di essere la prima dall'NWO a oggi. Intendiamoci non per importanza, quanto per capacità di durare a lungo senza perdere interesse o peggio andare in vacca (cosa che all'NWO accadde, ma dopo un tempo praticamente infinito)

– E' difficile riconoscere un momento particolarmente importante se non quando lo stesso è ormai passato, vedi Evolution tanto per fare un esempio? Non questa volta.. e questo spiega anche la reazione del pubblico che va oltre ogni paragone recente. Davvero tolti Austin, The Rock e Hulk Hogan faccio fatica a trovare un atleta capace di raccogliere così tanti consensi ovunque e con tutte le fasce di pubblico.

– A fronte di piazze assolutamente caldissime, vedi Chicago lunedì, esiste un pubblico che invece si distingue per assoluta freddezza, vedi Detroit non più tardi di due settimane fa, dove è davvero difficile, se non impossibile fare presa? Appunto, quasi.. e indovinate un po' chi è riuscito a essere l'eccezione che conferma la regola.

In poche parole? Tantissimo, e a lungo: concetti che davvero sono assai poco compatibili con le aspettative del pubblico moderno, che chiede o spesso pretende evoluzioni continue, e che ahimè si annoia sempre prima.

In più, ed è un fattore tutt'altro che da trascurare, forse Bryan non sarà la pentola d'oro della WWE dal punto di vista commerciale, magari anzi sicuramente ci saranno atleti che venderanno più magliette di lui, ma dal punto di vista creativo lui è il vero Re Mida della situazione: fategli toccare qualunque cosa e diventerà oro zecchino! Qualche esempio? Un Big Show coinvolto alla perfezione oltre ogni più rosea previsione? La presenza dei McMahon che nonostante interpretino un ruolo tutt'altro che innovativo sono impegnati con assoluta proficuità? I Rhodes? E potrei continuare.

Infine, e questo davvero non me lo aspettavo, persino nello scenario di un pay per view di transizione come Night of Champions la WWE ti tira fuori un risultato a sorpresa, consentendo allo stesso Bryan di ritornare campione, sebbene per appena 24 ore. Morale? La storyline va avanti praticamente allo stesso modo, ovvero Bryan che insegue un risultato al quale di fatto si è solo poco più che avvicinato per massimo 24 ore, ma il pay per view ne ha guadagnato almeno sul finale, pur rivelandosi un evento nel complesso piuttosto deludente e non in linea con i suoi recenti predecessori.

Se però a Night of Champions c'era lo spazio per concedere questa breve passerella senza rovinare tutta la storyline, appare chiaro come stavolta ci siano ben pochi margini di manovra: se si vuole continuare, e mi pare che l'intento sia chiaro, stavolta in un modo o nell'altro Orton deve vincere e prendere nuovamente possesso del titolo WWE.

Poco male, è proprio su quel “in un modo o nell'altro” che si può costruire un ottimo proseguimento. Tanti e tali sono i possibili modi per far vincere il pupillo di Triple H da avere solo l'imbarazzo della scelta: partiamo dallo scenario che a questo punto considero il meno probabile (dunque è quello che accadrà, figuriamoci..), ovvero un clamoroso coinvolgimento della famiglia Rhodes per favorire la vittoria di Orton. E' particolarmente improbabile una loro alleanza con i McMahon, ma certo potrebbe essere la chiave per riottenere il lavoro. Diciamo che se ci fossero stati solo i due fratelli e non anche Dusty avrei attribuito maggiori probabilità a questo scenario.

E parlando di lavoro perso come non citare Scott Armstrong? Certo la sua situazione è diversa, ma anche per semplice gratitudine o “devozione” a Triple H potrebbe essere lui a entrare dopo il ref bump di un collega e restituire il “maltolto” con un conto altrettanto veloce, naturalmente questa volta a favore di Orton. Tuttavia far entrare un arbitro nelle storyline è particolarmente difficile, non fosse altro che si tratta di una figura che poi deve restare on screen anche per anni e con un ruolo assolutamente neutro per qualunque tipo di evento. Ricordate Danny Davis? On screen come arbitro, poi cliente di Jimmy Hart al fianco degli heel, poi di nuovo arbitro come se nulla fosse. Se non altro è servito a Dan Peterson per ricordarcelo praticamente a ogni telecronaca!

Fra le fila dei possibili “traditori” ovviamente occorre continuare a citare Big Show: poteva essere il jolly dello scorso pay per view potrà tranquillamente anche essere quello per Battleground. Il suo turn forse è il più prevedibile di tutti, ma senza dubbio sensato e con tutta la potenziale consistenza necessaria. Il biglietto da visita rifilato sul muso di Miz potrebbe essere un segnale in tal senso, anche se più passa il tempo e più, – e qui introduco l'ultimo degli scenari che vorrei analizzare – potrebbe addirittura essere l'anticamera dell'esatto opposto, ovvero di un possibile turn di The Miz. Pensateci, fra il discorso davvero umiliante che gli è stato fatto da Stephanie ed il recente impiego ben lontano dai fasti di un tempo non c'è materiale a sufficiente per motivare una reazione impazzita del wrestler, a quel punto ovviamente assolutamente turnato heel? Per me assolutamente sì, porterebbe – ma questo anche con Show, chiaramente – a “dirottare” Bryan su un altro obiettivo e ritardare il suo nuovo approdo alla cintura senza per questo scalfire la potenza dell'intera storyline.

Secondo me funziona, staremo a vedere se a Stamford la penseranno come me. Di sicuro, e spero siate d'accordo con me, resta la convinzione che stiamo vivendo un momento di quelli che ci ricorderemo, ed a lungo.

PS (e spoilerone di NXT, chi non volesse anticipazioni concluda qui la lettura!)

Immaginate la mia contentezza nell'apprendere che NXT passerà sotto il controllo di JBl on screen… inizia l'era dei talenti del Wrestling God!!

Giovanni Pantalone
Super appassionato di wresting dagli inizi degli anni 90, al punto da vedersi, tra WWE e Impact, una trentina di Pay Per View e show televisivi dal vivo in giro per il mondo. Si occupa da sempre di tutta la parte tecnica del sito, compresa la App e la gestione del Forum, ma non disegna sporadici editoriali e comparsate nei podcast.
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