GPOrder #109 – He is back!

New Orleans è una città che resterà per sempre nel cuore di Daniel Bryan come dei suoi tifosi: quattro anni fa, in occasione di Wrestlemania 30, Bryan riuscì finalmente a portare a termine la missione di trasformarsi da B plus player a leggenda, e probabilmente non soltanto nelle storyline ma anche nella reale considerazione di più di qualche dirigente. Tra pochi giorni, nella stessa città e nello stesso stadio, Bryan potrà tornare a lottare in un ring WWE, contrariamente ad ogni previsione. E gli effetti, prevedibilissimi, abbiamo già iniziato a vederli in occasione di Smackdown, dove la reazione del pubblico per il suo ritorno è stata naturalmente molto calorosa, degna dell'atleta che è riuscito, naturalmente in termini di sola popolarità e non di carriera, ad entrare nell'arca dei “mostri sacri” del pubblico insieme ai tre nomi (Hogan, Stone Cold e the Rock) che aprirono la già citata Wrestlemania 30.

Paradossalmente di questi due anni di stop sappiamo praticamente tutto, dal continuo e travagliato percorso di dottore in dottore alla possibilità di un abbandono della WWE pur di tornare a lottare in qualche altra federazione. Tutto meno la parte più importante, ovvero cosa sia successo negli ultimi giorni, ed in particolare se possa esserci stato qualche fattore esterno a condizionare quello che, francamente, è un cambio di rotta sorprendente da parte della WWE. Il contratto in scadenza? Il timore di perdere un personaggio in ogni caso molto carismatico? E' inevitabile che qualche sospetto possa esserci, tuttavia sappiamo anche che la WWE, con la sua solidità finanziaria, il suo strapotere assoluto nel mercato domestico e di tutto rilievo in questo estero, è nella posizione di poter dire tranquillamente “tutti sono utili ma nessuno è indispensabile” e superare senza particolari impatti la partenza di chiunque. Allo stesso modo non credo possa aver influito una banale valutazione economica circa il suo ritorno: è chiaro che Bryan venderà più di qualche gadget, così come è chiaro che un rialzo in doppia cifra percentuale degli ascolti di Smackdown non sia esattamente un fattore di secondo piano, ma è altrettanto chiaro che senza delle più che adeguate garanzie, alias senza il convinto via libero dei medici, difficilmente la WWE si sarebbe esposta concedendogli il via libera, con il rischio di una enorme pubblicità negativa in caso di nuovi problemi. Dubito che conosceremo fino in fondo la verità, ma francamente ha poi così tanta importanza?

Potrà sembrarvi paradossale, ma personalmente il momento più bello del suo rientro è stato il vedere quella powerbomb sull'apron ring subita: più del boato iniziale del pubblico, più della sua reazione all'assalto con le prime mosse di wrestling che ha potuto fare da due anni a questa parte, più di tutti e due i segmenti messi assieme. Ed il motivo è presto detto: se alla prima uscita dopo il via libera, se prima ancora di lottare anche un solo incontro, magari in un house show per “riprendere confidenza” con un match, se prima di tutto questo ti prendi quel tipo di bump così forte, anzi meglio ancora ti viene scritto un copione dove devi prenderti un bump del genere, allora possiamo essere relativamente sicuri che, perdonatemi il gioco di parole, questo via libera sia davvero un via libera.

Sia chiaro, questo non vuol dire che non ci saranno inevitabilmente delle differenze, magari anche marcate: la comprensibile cautela dei suoi “colleghi” (si è chiaramente percepito come Owens e Zayn cercassero la massima cautela possibile nel corso del segmento), la comprensibile cautela che proveranno ad imporgli i dirigenti per evitare nuovi infortuni, e perché no anche la comprensibile cautela che avrà direttamente lui, consapevole sia di cosa ha passato sia di avere, adesso, anche una famiglia a cui pensare.

Possiamo e dobbiamo considerare, dunque, l'ipotesi che qualcosa potrà inevitabilmente essere diversa quantomeno a livello di stile sul ring, così come a livello di quantità di incontri disputati, magari prevedendo un suo impegno part-time o in ogni caso con uno schedule ridotto rispetto agli altri. Ma a conti fatti sono davvero problemi così grossi? Fortunatamente nel wrestling l'impegno tecnico/atletico è solo una parte di ciò che serve per mettere su un bell'incontro, non certo più importante rispetto al carisma degli atleti che lo combattono e della storyline che c'è dietro. Ad esempio tanti, tantissimi incontri annoverabili tra i più belli della carriera di Steve Austin sono avvenuti dopo il suo tremendo infortunio al collo, che unito ai problemi alle ginocchia hanno pesantemente ridotto le sue capacità sul ring. Qualcuno ha mai riconosciuto come un problema questo suo “gap”? Direi proprio di no..

Lo schedule poi, a sua volta è un falso problema: se la qualità del part-timer e soprattutto dei match che proponi con lui è elevata, il pubblico ha già dimostrato di saper aspettare più che volentieri. Non solo Brock Lesnar ne è stato un palese esempio per anni, salvo l'esasperazione oggettivamente eccessiva degli ultimi tempi, ma è anche profondamente diverso il quadro che porta ad un eventuale impegno part-time, con dei motivi ben noti ed in grado di catturare l'empatia di ogni tifoso. Non stiamo certo parlando del part-timer per comodità o per impegni cinematografici, le ragioni sono profondamente diverse e la reazione del pubblico sarebbe altrettanto diversa. E se c'è da aspettare pur di vedere un AJ Styles vs Daniel Bryan, un Daniel Bryan vs Shinsuke Nakamura, beh mi metto volentieri comodo ad aspettare, ben consapevole di non essere il solo!

In sintesi, che ci siano interessi particolari dietro o meno, che sia un ritorno a tempo pieno o meno, che sia lo stesso Daniel Bryan “di prima” o meno, qualsiasi dubbio o perplessità possa venire in mente ora o in futuro resta comunque la pietra miliare di uno dei ritorni più importanti ed emozionanti che siano mai avvenuti nel mondo del Wrestling, l'ennesima impresa di un atleta che ha saputo e saprà sempre coinvolgere il pubblico come pochi, pochissimi altri. E Wrestlemania, ora, ha tutt'altro senso..

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