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GPORDER #114 - POCHI, MALEDETTI E (NEMMENO) SUBITO  

by Giovanni Pantalone
 


(Credits immagine di copertina: Sescoops.com)





Vedete, cari appassionati ai quali non scrivo da ahimè troppo tempo, il problema non è Super Showdown, la pessima qualità dello show o l’ipocrisia nell’averlo organizzato. La storia della WWE, infatti, ci insegna come quelli che in passato erano i pay per view ed oggi sono i super show di questo tipo disputati all’estero, da sempre sono stati riempiti con il vuoto assoluto: nessun avvenimento importante, nessun cambio di titolo importante, al massimo la vittoria – secondaria – dell’idolo di casa di turno. E’ dai tempi di Summerslam 1993 organizzato in quel di Wembley che va così, non si capisce perché in Arabia venerdì scorso sarebbe dovuta andare diversamente. Vogliamo poi tornare sull’opportunità di esibirsi in Arabia Saudita? E’ un discorso ormai vecchio.. sono soldi, tanti soldi, anzi tantissimi. Per prendere questi soldi c’è bisogno di organizzare uno show quasi a quaranta gradi, in uno stadio mezzo vuoto e con un venti per cento di pubblico capace di capire e tifare? Lasciando anche le donne a casa per non scontentare il civile e democratico governo locale? Discutibilissimo da un punto di vista morale, ma pecunia non olet, ed anche qui non parliamo di nulla di nuovo. La compagnia che oggi “dimentica” il suo pluri-impegno sociale quando si esibisce in Arabia, è la stessa che ha dimenticato la decenza più di una volta, sempre quando dimenticarla significava guadagnarci. Volete qualche esempio? Qui ne trovate quanti ne volete… certo è roba vecchiotta, ma solo perché l’archivio andrebbe aggiornato, e magari un giorno ce ne occuperemo! Un campione del mondo iracheno durante la guerra del goldo, uno sfruttatore di guardie del corpo di colore, uno stupratore di morti, una crocifissione satanica, una bara trascinata via durante un funerale, plurime prese in giro degli omosessuali, plurime prese in giro dei midget, nemici russi, iraniani, giapponesi, arabi.. e potrei continuare a lungo.

Altresì il problema non è il main event della serata: certo, parliamo di 103 anni in due, ma l’imbarazzante spettacolo offerto è stato chiaramente colpa di un imprevisto, che quantomeno fortunatamente ha portato a conseguenze fisiche limitate, seppur non trascurabili (Goldberg è comunque svenuto subito dopo la fine del match, ed in un paio di circostanze i due hanno rischiato di farsi veramente, ma veramente male) . E quando ti sei preso una commozione cerebrale, non esattamente il mal di testa da stress, una jackhammer la sbagli a 23 anni come a 53, poche storie. Al più tutta quella esperienza sarebbe dovuta servire per capire che forse era il caso di chiudere in fretta in qualche modo, poiché andare avanti è stata una pessima scelta dal punto di vista dello spettacolo e sarebbe potuta essere una scelta ancora più pessima in termini di conseguenze.




Infine, il problema non è nemmeno la carenza di storyline nel periodo immediatamente successivo a Wrestlemania. E’ un “letargo creativo” storico, succede ogni anno, talvolta in modo più evidente talvolta meno, ma anche qui non è nulla che non si sia visto più volte.
E allora? Quale è la causa di un prodotto recente così carente, per il quale è assai difficile trovare interesse e che sta totalizzando ascolti da buco nero ormai costanti? A mio parere la risposta è semplice: il pressappochismo e la frenesia nel breve termine, il riconoscere la situazione difficile e provare per una volta a non fregarsene e tirare dritto, ma con soluzioni urgenti, frettolose, che spesso si rivelano peggiori del male. Se ci fate caso, infatti, praticamente tutte le “modifiche” più o meno importanti apportate recentemente al prodotto hanno clamorosamente fallito, senza eccezioni. Qualche esempio? Beh, domanda facilissima...

Partiamo dalla wildcard rule, ribattezzabile anche come “Troviamo una scusa per portare Roman Reigns a Raw pur avendolo draftato a Smackdown”. In teoria era la mossa per superare i limiti del brand split, cercare di avere tutti i nomi migliori il lunedì sera, sacrificando per l’ennesima volta il brand blu. Risultati? Sotto gli occhi di tutti.. peraltro l’ennesima prova, tornando a Reigns, di come si sia puntato sul nome sbagliato come cavallo di testa per la diligenza...

Passiamo poi al maldestro, per usare un eufemismo, tentativo di risollevare le sorti degli ascolti attingendo di colpo da NXT. Errore fatto anche in passato per carità, ma mai raggiungendo i livelli di nefandezza di questo giro. Gente presa di corsa, senza nessuna, assolutamente nessuna idea di cosa farne da lì a qualche settimana nel main roster. Anche qui, con quali risultati? I War Raiders (non li chiamerò mai con qualsiasi altro nome partorito da Vince in uno dei momenti di massima evidenza della sua atrofia mentale) presi e distrutti, Ricochet preso a vivacchiare, Aleister Black idem.. la sola atleta pushata e valorizzata è stata Lacey Evans, con buona pace di chi ha dimostrato cento volte tanto rispetto a lei. E’ l’ennesima dimostrazione di come, al momento, NXT sia un progetto fenomenale se considerato come entità a sé stante, fallimentare da anni (e per colpe ben concentrate in una sola persona) in termini di trampolino di lancio per i nomi del futuro.
E che dire, infine, della terza ora più estrema di Raw? Non vi siete sentiti immersi in un prodotto estremo, più estremo dell’attitude era solo per qualche riflettore abbassato? Come dite? Assolutamente no? Così come il titolo hardco..ehm 24/7 senza hardcore appaia, come dissi qualche settimana fa, un caffè decaffeinato senza caffè? Beh non siete i soli a pensarlo, visto che questa idea geniale è stata talmente pessima da accantonarla praticamente subito. E’ però l’ennesimo, evidentissimo, segnale della politica “facciamo qualcosa! Come cosa? Qualsiasi cosa!”, che inevitabilmente non può portare altro che a fallimenti.

E’ possibile uscirne in qualche modo? Certo, sia per l’eventuale spinta che potrà dare la concorrenza, considerato che la AEW ha quantomeno un contratto televisivo con un network di rilievo nazionale, condizione necessaria per poter almeno ambire un giorno a diventare un competitor della WWE, sia soprattutto perché seppur in settori molto limitati (NXT, NXT UK, 205 live), la capacità di proporre un prodotto avvincente, ben fatto ed assolutamente godibile è evidente. Tutto, però, passa inevitabilmente per la mente di un uomo solo al comando, ed anche qui si ritorna a qualcosa di già visto: in passato questa mene sola al comando è uscito da una crisi molto più forte di questa, poiché la stessa era non soltanto creativa, ma anche e soprattutto economica. Risultato? Prodotto stravolto, concorrenza distrutta e problemi a dir poco alle spalle. Accadrà nuovamente? Forse si, magari affidandosi anche ad altri, prima di “morire sulla gorilla position” come il buon Dean Ambrose ha ahimè giustamente detto, peraltro senza particolari rancore o polemiche, bensì semplicemente dicendo ciò che tutti pensano, a ragion veduta. Di sicuro non con queste idee con la lungimiranza non superiore a sette giorni.






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