Otherside #18

Con cadenza periodica – a dir poco preoccupante – ci troviamo costretti a parlare di ciò che accade fuori dal ring. Lo so che Cena che vince sempre ha ormai stancato e che Khalì campione piace a pochi; però – dal mio canto – sarei più contento di dover ancora parlare di loro, piuttosto che dover commentare le notizie legate ai licenziamenti, alle sospensioni e a tutte le altre questioni legate al doping e al Wellness Program.

La grande massa di notizie arrivata nei giorni scorsi ha creato un quadro di grande confusione, ma credo che ci sia un elemento sul quale possiamo essere tutti d'accordo: la WWE sta cominciando a scontare in modo pesante l'effetto della vicenda Benoit. Dopo quel tragico evento il Congresso aveva annunciato la volontà di far luce sull'uso di determinate sostanze nel mondo del wrestling (e auspicabilmente anche in altri sport) e adesso i nodi cominciano a venire al pettine.

In realtà la mossa del Congresso mi era parsa non priva di ipocrisia, poiché non occorreva il caso Benoit per far nascere il sospetto che alcuni atleti di questa disciplina facessero uso di steroidi, ormoni della crescita e quant'altro. Il wrestling in America è un fenomeno di immensa popolarità, gli atleti più importanti partecipano a molti show televisivi, le loro foto campeggiano su milioni di gadgets, e a nessuno era mai venuto in mente – vedendo una certa tipologia di struttura fisica e pensando al tipo di disciplina – che potesse esserci qualcosa di strano? Non era sufficiente la lunga striscia di atleti deceduti in giovane età (ultimo di questi Crush) per motivi più o meno chiari per far drizzare le antenne e far decidere di aprire un'inchiesta (che a mio avviso dovrebbe comprendere anche le federazioni minori)?

La WWE (parlando solo della storia recente) aveva cominciato a muoversi in tal senso dopo la scomparsa di Latino Heat; però – dopo alcuni mesi – era parso chiaro che l'introduzione del Wellness Program era un qualcosa più di facciata che di sostanza. Non si poteva non avere dei dubbi su fisici tipo Lashley o Cade, Batista o Masters, Mysterio o Boogeyman, o un Cena che in ogni caso proviene da un mondo, quello del body-building, che certo non è esente da pecche. In effetti qualcuno era stato pescato con le mani nel sacco (ad esempio Randy Orton e Chris Masters) ed era stato sospeso, ma era forte la sensazione (considerata anche la modesta entità delle sanzioni comminate) che fosse un modo quasi pilotato (mi si passi l'espressione) per dimostrare che le cose venivano fatte in modo realmente serio, anche se non credo che la WWE sia riuscita a convincere nessuno.

Le vicende di questi giorni sono di notevole portata poiché rilanciano il problema e pongono – per la prima volta in modo serio – interrogativi su quanto fatto fino ad oggi dalla WWE. Sono notizie molto preoccupanti per la federazione, perché coinvolgono molti atleti, alcuni dei quali di primissimo piano; c'è in effetti (relativa) incertezza sui nomi, ma questo può essere ritenuto normale perché è ovvio che la WWE cerchi di muoversi con cautela, cercando di salvare il salvabile e cercando di salvaguardare gli atleti di punta o quelli più funzionali alla prosecuzione degli show; in questo momento è più facile sospendere Edge, che è una star di SD! ma è infortunato, che non rinunciare ad un King Booker o a un William Regal appena nominato manager dello show di punta della federazione.

In ogni caso la WWE si trova nel mezzo di una situazione imbarazzante dalla quale non sarà facile uscire indenne. Se sarà confermato che gli atleti dei quali si parla si sono riforniti presso la ditta in questione, non potranno non sorgere dubbi sull'attendibilità dei test che la WWE ha sempre sostenuto di svolgere con regolarità. Intanto occorrerebbe sapere con certezza quanti test sono stati realmente svolti ogni anno; è chiaro che se faccio due test l'anno (e magari non a sorpresa) è facile per un atleta farsi trovare pulito in un preciso momento (credo che il ciclismo sotto questo aspetto possa insegnare molto); a meno di grosse fesserie (leggasi Sabu e RVD con la marijuana e i painkiller in auto) i rischi di positività sono pochi. Ma se la WWE afferma che i test sono molteplici e sono svolti a sorpresa, si è portati a pensare che sono test all'acqua di rose o comunque inattendibili. Non posso pensare che una quindicina di atleti si sia “salvata” da test seri; capisco che
in una ditta come la Fiat, con migliaia di dipendenti, non sia facile controllare i cartellini di tutti; ma in una federazione i cui atleti di più importanti (pensando ad esempio a quelli che compaiono sul sito ufficiale della WWE) sono una settantina, non è facile credere che i test non siano riusciti a individuare circa 15 casi di positività (vale a dire il 20%).
Senza contare il fatto che la lista degli “indiziati” potrebbe allargarsi; fra non molto si svolgerà l'audizione al Congresso e mi sorprenderei se l'indagine si fermasse, considerata la serietà della giustizia americana. In questo caso potrebbe emergere che altri atleti si sono riforniti presso altre ditte, e via dicendo. Il problema credo sia molto più diffuso di quanto non si è portati ad immaginare.

La credibilità della federazione, già scossa a più riprese, sarà messa dunque a durissima prova e non è facile ipotizzare in quale scenario sarà costretta a muoversi; in ogni caso credo che la WWE sia realmente ad un bivio. Al di là di come si concluderà tutta la vicenda, la WWE sta mettendo in gioco la propria credibilità, il che potrebbe significare anche minori ascolti, contratti pubblicitari e televisivi che potrebbero saltare o essere modificati e via dicendo.

Un modo per limitare tutti questi effetti negativi potrebbe essere quello di chiedere al Congresso, e alle altre autorità competenti in materia, di nominare una Commissione Scientifica incaricata di svolgere i test antidoping, vale a dire quindi affidarsi ad un ente totalmente esterno e indipendente dalla WWE stessa; è' chiaro che questo gioverebbe molto all'immagine della federazione la quale – oltretutto – non sarebbe più coinvolta e chiamata in causa ad ogni episodio. Un'operazione tanto doverosa se non addirittura indispensabile – a mio parere – quanto onerosa sotto diversi punti di vista:
a) i costi: pagare una commissione di esperti non è cosa di poco conto, anche perché occorre aggiungere i costi vivi per lo svolgimento dei test (che se fatti da esterni potrebbero anche aumentare sotto il profilo numerico rispetto a quanto fatto fino ad oggi). Credo però che alla famiglia McMahon quattro soldini da parte non manchino e si tratterebbe oltretutto di soldi molto ben spesi (sicuramente meglio che continuare a investire su Mark Henry, tanto per fare un nome a caso);
b) i risultati dei test: qui vengono le note realmente dolorose e rischiose perché avvalersi di una commissione esterna significa anche dover accettare i risultati (che non potrebbero essere occultati o taroccati – sempre ammesso che ciò sia accaduto), il che significa correre il rischio di trovarsi nella spiacevole situazione di dover rinunciare a più atleti. Oggi (se io fossi un dirigente WWE farei così) credo che la federazione programmi dei test per un certo numero di atleti (o anche tutti); è chiaro che di fronte a numerose positività (e relative conseguenti sospensioni) rimanderei i test successivi a quando ho di nuovo tutti abili e arruolati. Ma una volta varata la Commissione sara la stessa a calendarizzare la cosa con i rischi del caso. Ma siccome a tutto c'è rimedio, credo che la WWE potrebbe predisporre due righe scritte per far sapere agli atleti quali sono le regole del gioco. Oggi – ad esempio – si parla di una seconda violazione da parte di Orton che però sembr
a non verrà sospeso; perché? Allora serve che la WWE faccia sapere – a priori – quali sono le sanzioni cui vanno incontro gli atleti che possono essere diverse dalla semplice sospensione. Poiché l'aspetto “portafoglio” sta a cuore a tutti, ad un atleta trovato positivo potrebbe essere imposta la presenza agli show (magari per qualche segmento extra ring) con contemporanea sospensione dello stipendio, quindi con spese a carico dello stesso atleta. In fin dei conti, anche se le leggi possono essere lacunose in questo settore, niente impedisce alla WWE di autoregolamentarsi e di varare un proprio disciplinare; mi sembra che questo oggi manchi in WWE e ciò non giova all'immagine della federazione, che dà l'idea – per chi osserva il tutto dall'esterno – di procedere a braccio, in un settore che invece dovrebbe essere regolamentato in modo serio ed estremamente rigoroso. Ad esempio il buon Eugene è stato licenziato in quanto trovato positivo dopo altre violazioni; se sarà conferma
to il coinvolgimento di Orton, anche per lui sarà la seconda violazione, ma non sono così sicuro che anche per lui sia usata la stessa mano pesante; intanto – per non saper leggere e scrivere – è stato di nuovo inserito nel main-event di Unforgiven. Sono proprio queste situazioni di scarsa chiarezza che non giovano alla WWE.
c) possibile cambio di tipologia degli atleti: c'è il rischio – concreto – che i big man tanto cari alla WWE debbano “ridimensionarsi”, perché Chris Masters insegna che se non si prendono le “bumbe” il fisico ne risente anzichenò. In realtà anche questo potrebbe alla fine risolversi in un non problema; andando sugli esempi concreti l'HBK rientrato nel 2002 a Summerslam non aveva certo il fisico mostrato nel corso degli anni '90, ma ciò non ha comportato alcun cambiamento da parte del pubblico e secondo me questo potrebbe accadere anche con atleti di minor calibro. In fin dei conti il pubblico è più intelligente di quanto non si sia portati a credere e continuerebbe a seguire i propri campioni anche con un po' di chili in meno addosso.

La WWE è chiamata a recuperare la propria credibilità, oggi messa a durissima prova; la federazione – a causa dei propri errori – è esposta e facilmente attaccabile, rappresentando un bersaglio alla portata di tutti che può essere coinvolto anche senza cognizione di causa. Occorre invece fare un grande sforzo di trasparenza per recuperare la propria posizione; questo sforzo non è più rimandabile perché la WWE deve porsi in una posizione assolutamente inattaccabile. Non sarà un processo breve e nemmeno indolore, ma assolutamente indispensabile per il suo futuro.

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