WWE Planet #952 – Raw is SmackDown!

Nell’ormai oltranzistico immobilismo della WWE, c’è insita anche la capacità di riuscire davvero a ricadere in un cieco girare in tondo. Pandemie mondiali, presunte concorrenze o semplici cambi di rotta restano solamente piccoli pungoli non ascoltati e, un anno dopo, ci troviamo allo stesso punto.

Senza fraintendimenti: come sempre, in circa 365 giorni, tantissime cose sono cambiate. Altre no (coff coff *inserire cosa immutata a piacere che tanto ce n’è a bizeffe* coff coff), è vero, ma sono perlopiù le cose croniche, a cui ormai ci si è abiettamente e tristemente arresi. Altre sono, invece, le “solte” tema del dibattimento di quest’oggi. Esattamente come un anno fa (e come l’anno prima, ecc.) il Draft ha preso ciò che di buono ha fatto SmackDown durante gli ultimi 12 mesi, ci ha messo un fiocco rosso e lo ha spedito a Raw, sperando di risollevare le sorti dello show che più degli altri patisce le folli logiche a zig-zag del team creativo. In cambio, è arrivato il solito cestino ricolmo di wrestler in attesa di seconde chance, personaggi da rivitalizzare o semplici scarti da parcheggiare in attesa del rilascio; non è una novità infatti che al brand blu sia affidato l’ingrato, a volte celebrato e mai abbastanza triste compito di salvare il salvabile ramazzando tra i relitti di un anno di Monday Night. Con, dall’altra parte, la prontezza a non cambiare e tutta la gioia di avere giocattoli nuovi o vecchie glorie ritirate a lucido da poter distruggere da capo. Insomma, il solito meccanismo: le tre ore, lo show di punta, le minori pressioni e per un paio di mesi i posti si scambiano. Raw resta l’ammiraglia, ma si traveste da SmackDown dopo averne depredato il guardaroba dei vestiti buoni, SmackDown si ritrova con il sangue di Raw sulle mani e il compito di arrivare almeno a unghie pulite a San Silvestro. Una logica che potrebbe dar fastidio solo se si fosse tifosi di uno o dell’altro brand – e si spera non esistano – ma che, soprattutto, sottolinea una delle tante incoerenze di Stamford: dubito, però, con tutta la buona volontà nel voler concedere fantasiose attenuanti nell’enorme ventaglio che va dalla disattenzione all’infermità mentale, che qualcuno sia davvero convinto che nessuno lo noti. Insomma non esiste un pubblico di Raw e uno di SmackDown ben distinti, separati, per i quali replicare uno show in un’arena dalla tinta diversa possa essere una vera novità.

Illogicità a parte, torna la circolarità: nel solito convergere verso il centro dei due programmi, entro la Road To WM si assisterà al sorpasso, da dopo WM, quello di FOX sarà (forse) l’unico show che valga la pena guardare per intero a occhi aperti. Uno spoiler, più che un pronostico. Ma al di là di questo, il quesito di cui sopra continua a esistere e ne genera un altro: può davvero bastare? Anche nei giorni di Halloween tirare fuori un Raw come l’ultimo è parso abbastanza cringe. Il 75/80% dello show è stata una trasposizione dello SmackDown degli ultimi tempi, senza nemmeno troppe coraggiose variazioni sul tema. L’unica impronta rimasta dello show rosso precedente al Draft è Damien Priest (oltre il triste teatrino di Keith Lee). Il che, visto ciò che è Raw da alcuni mesi, non è necessariamente un male. Semmai è che gli autori dello show rosso avrebbero potuto fare un po’ come il compagno furbo che copia e cambiare un minimo le risposte. Non riproporre Becky Lynch di fronte a Bianca Belair, i tre tag team di SD che si sfidano per un posto da #1 Contender ai Titoli per poi perdere nelle persone dei Dirty Dawgs e un main event con tre lottatori su quattro che hanno sfidato Roman Reigns per il Titolo negli ultimi mesi (part-time, appunto, a parte), più quello chiaramente tenuto lontano per altri motivi. Oltretutto aggiungendo anche il meno creativo dei copia e incolla del mid carding, con Liv Morgan che perde contro una sempre più impalpabile Carmella, Zelina Vega che vince a caso incontri a caso e Dominik che perde contro un tale qualsiasi su cui sembrano già finite le idee di quella che prometteva già in partenza di essere una sfolgorante e geniale gimmick. Il tutto nello show che ha reso necessario per dispersione prelevare il Campione dall’altra parte della barricata. Una pallida copia di SD, una puntata mal riuscita (perché poi, qualità elevata del Ladder Match a parte, è stata abbastanza mal riuscita), come se si stesse vedendo la terza replica di fila su FS1.

Insomma va bene che meglio di Raw è, ultimamente, più o meno qualsiasi cosa. Ma ora che si è preso il meglio da SD (l’intoccabile Reigns a parte), urge provare a innestare una marcia nuova. Perché il pubblico che guarda Raw è quello che guarda SD, che comunque sa già tutto e quegli incontri e quegli incroci li ha già visti. Menare il can per l’aia non aiuta a far venire idee e provare a rimescolare le carte sul serio, visto che il Draft non sembra essere stato in grado di farlo granché, è un tentativo che val bene un paio di fiches.

Daniele La Spina
Una mattina ho visto The Undertaker lanciare Brock Lesnar contro la scenografia dello stage. Difficile non rimanere incollato. Per Tuttowrestling: SmackDown reporter, co-redattore del WWE Planet, co-presentatore del TW2Night!. Altrove telecronista di volley, calcio, pallacanestro, pallavolo e motori.
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