WWE Planet #920 – Vuoti a perdere

VUOTI A PERDERE

Un percorso abbastanza scritto fino a WrestleMania, una storyline che funzionava e che tappava i buchi con il miglior Campione dell’era COVID. Poi la classica sterzata, quello che non serve ma che arriva sempre allo stesso punto, a pochi passi dall’evento più importante dell’anno. Due settimane di follia, con crateri creati dall’esplosione e schegge nel raggio d’azione, più i danni collaterali in lontananza. Come in ogni guerra, perdono tutti.

Non era la storyline del secolo ma aveva un grosso vantaggio: era già scritta. Drew McIntyre Campione fino a WM, alla Drew McIntyre e grazie tante. Poi, forse, qualche ragionamento sul se farlo perdere o no al Grandaddy Of Them All ed eventualmente se davvero contro Edge. Punto. Stop. Fine. E invece no, con tutta la potenza di un urlo di Laura Pausini, la WWE ha ribaltato tutto. Incasso di Miz, Edge contro Reigns, McIntyre senza rematch almeno non prima che il Titolo Mondiale (!!!) passi di mano ancora per arrivare ad uno dei peggiori act dell’anno: Lashley e l’Hurt Business. Inutile sottolineare quanto sia sciocco togliere la Cintura da uno dei pochi lottatori che funziona e lo fa senza soluzione di continuità, come McIntyre; ne ha ancora meno di quanto ne avesse 4 mesi fa e dunque fa il doppio del danno. Il feud con Sheamus poteva avere una cornice sensata e capace di dare una profondità ad una specie di litigio adolescenziale che, così, è lasciato al proprio destino con indifferenza. Con l’aggiunta di aver gettato l’ennesimo ostacolo davanti a McIntyre in un regno che, ancora una volta, non sarà quello che avrebbe dovuto essere e che – in caso di riconquista rapida – lo metterà nelle condizioni di non avere più a disposizione il tempo che necessitava per ricalcare l’incisione nella storia. Che ha meritato come pochi altri, in questi 365 giorni.

Poi c’è Lashley, che è WWE Champion adesso, a valle di una costruzione di 9 giorni e con la stessa poca credibilità di sempre. Perché no, vincere in continuazione contro Riddle o contro altra gentaglia dallo status dubbio per mesi, non è catalogabile come costruzione. E perché è e resta un lottatore con dei limiti chiaramente evidenti dal punto di vista tecnico, a volte persino pericoloso, spesso approssimativo e che certo non fa dell’ecletticità o della sua capacità al microfono il suo punto di forza per coprire i difetti. Il suo personaggio ultra-piatto è la giusta punta di diamante di una stable così poco incisiva da non lasciare memoria nemmeno mentre è ancora in vita: la singolarità gravitazionale del buco nero di interesse che è ormai Raw. È difficile capire da dove venga l’appoggio che si è alzato sui social ultimamente, è solo lapalissiano però che Lashley non ha fatto niente per meritarlo: in lui nulla è cambiato in meglio rispetto a quando, nel 2007, si decise infine di non dargli il Titolo. E infatti, all’epoca, fu un’ottima mossa.  Ammesso e non concesso che sia ascrivibile come reato, far rimanere Lashley un eterno incompiuto a tutti gli effetti, sarebbe uno dei reati meno gravi della storia della Compagnia. A tutto ciò va aggiunto un booking, quello dell’HB praticamente da quando esiste, che certo non meritava alcun riconoscimento.

In mezzo The Miz, quello meno danneggiato di tutti eppure più bistrattato in questa faccenda. Ci perde poco perché poco aveva da perdere la sua condizione precedente e proprio da qui si deve partire: il wrestling sarà pure il campo dove tutto è possibile, ma l’Awesome One di un mese fa era certamente più credibile come un incassante fallimentare del MITB che come un WWE Champion di successo. Ma il peggio, di tutto questo, è che era ampiamente evitabile. In quasi 8 mesi, tra lui ed Otis, non si è riusciti a maturare un’idea che fosse decente per incassare un MITB – uno solo vista l’uscita di scena di quello femminile. Praticamente 8 mesi senza riuscire a raggiungere il grado minimo del proprio lavoro: meno dello standard lavorativo annuale di un dipendente para-statale dell’ufficio più di provincia di tutte, in categoria protetta grazie al certificato falso del cugino. Uno scempio che oltretutto diventa all’improvviso questione impellente da risolvere proprio sotto WM, a scapito di tutti. Senza contare che – se proprio ci fosse stata questa necessità – The Miz un heel e un avversario credibile poteva tranquillamente tornare ad esserlo. Personaggi come quelli del Magnifico sono rarissimi proprio perché capaci, ciclicamente, di risollevarsi dall’anonimato in cui vengono gettati, vuoi per caratteristiche intrinseche, vuoi per capacità del performer. Piaccia o no, ma un paio di mesi di costruzione come si deve avrebbero tranquillamente reso The Miz un avversario papabile per McIntyre, un eventuale Campione credibile anche 10 anni dopo e, perché no, un buon modo per poi far rientrare in scena nuovi volti con cui pare sia così bravo a lavorare. Se proprio non c’erano idee migliori.

Insomma non era un compito dal coefficiente di difficoltà elevato e proprio per questo eseguirlo alla perfezione non avrebbe generato chissà quali voti elevati. Ma è una situazione quasi atavica, quantomeno cronica a causa di mesi di caos a Raw – con tanto di schegge fino a SD, lanciate nel bel mezzo dello show blu in Spear ma che, fin qui, funzionava bene. Ma a fronte di un fallimento così clamoroso, una contrazione così innaturale dello status quo, non sembra che valesse davvero la pena tirare una riga su qualcosa di mediocre ma, comunque, funzionale. Non per avere questo. Non a questo costo. Gettando via una narrazione non epica ma utile, sensata e lineare, per far posto a qualcosa di ancora più scomodo e meno pratico. Il peggiore dei vuoti a perdere nell’era ecologista.

Daniele La Spina
Una mattina ho visto The Undertaker lanciare Brock Lesnar contro la scenografia dello stage. Difficile non rimanere incollato. Per Tuttowrestling: SmackDown reporter, co-redattore del WWE Planet, co-presentatore del TW2Night!. Altrove telecronista di volley, calcio, pallacanestro, pallavolo e motori.
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