Rumbling Dilemma – 5 Star Frog Splash #205

Contrariamente alla Royal Rumble dello scorso anno, dove il lavoro fatto con Drew McIntyre fu magistrale e fondamentale per creare il main eventer assoluto che ha dominato la scena del wrestling made in WWE dell’ultimo anno, il cammino verso la Royal Rumble di quest’anno non ha visto alcun picco. Nessun momento cruciale, nessuna costruzione che risalta nel mucchio, nessun wrestler che sembra realmente candidato a vincere la Rissa Reale né tra gli uomini né tra le donne. O forse dovrei dire “sembrava”, considerando che l’annuncio avvenuto a Raw di Edge come partecipante alla Royal Rumble maschile ci ha consegnato il primo candidato di peso alla vittoria finale.

An Expected Surprise

Cominciamo a discutere il modo in cui Edge si presenta al PPV di domenica, ovvero come partecipante annunciato, dopo sette mesi di assenza, e non come “surprise entry” esattamente come accadde all’incirca 365 giorni fa. Molti si sono dimostrati critici al riguardo, io invece appoggio questa scelta. Il motivo è molto semplice: avresti avuto una brutta copia dell’anno scorso. L’anno scorso Edge è tornato inaspettatamente dopo nove anni di assenza. Quest’anno la sorpresa semplicemente non sarebbe stata la stessa, non quando i tempi di recupero del suo infortunio andavano chiaramente a coincidere proprio con la Rumble. E inoltre l’anno scorso avevi uno stadio strapieno ad accoglierlo; con tutto il bene che si può volere al Thunderdome (poco, nel mio caso) semplicemente non sarebbe stata la stessa cosa.

The Rumbling Dilemma

Ma può davvero Edge vincere la Rumble? Secondo me il modo in cui il suo annuncio a Raw è stato costruito (parola strana e inconsueta quando si parla di WWE) non lascia spazio a dubbi. Spezzoni del suo ritorno lo scorso anno. Un promo con un inizio, uno svolgimento e una fine. Un bel promo, ma d’altronde dubbi su Edge da quel punto di vista non ce ne sono mai stati, dato che è uno dei pochissimi insieme a Drew McIntyre ad aver capito come fare dei promo quando non hai un pubblico a farti da spalla. Ma quel promo aveva uno scopo: costruire una storia. Edge rivuole quel titolo che non perse mai dieci anni fa, quando fu costretto al ritiro. Ma Edge non torna e lotta per il titolo automaticamente come un Goldberg qualsiasi. Edge torna ed entra nella Royal Rumble, allo scopo di guadagnarsi sul campo la shot titolata, anche se potrebbe rivendicarne una non avendo mai perso il titolo. È il primo stralcio di costruzione a fare la sua apparizione nella strada verso la Rissa Reale di quest’anno.

Double Standard

A questo punto è necessario un ulteriore punto di domanda: è giusto che Edge vinca? E la risposta non è così automatica. Edge è un part-timer e non tornerà a fare il wrestler full time. Perché ha 47 anni, perché ha una famiglia a cui badare, perché sta lottando “on borrowed time” e quindi di certo non può strafare. Sulla base di questo, e sulla base del modo in cui la WWE tratta i part-timer (ovvero non curandosi minimamente di usarli per costruire i nuovi, anzi sacrificando spesso questi ultimi sull’altare di chi al pro wrestling non ha più nulla a cui chiedere), la risposta sarebbe no, non è giusto che Edge vinca. Se usato nel modo corretto, però, ovvero appunto per costruire dei nuovi wrestler, allora potrebbe valere la pena di vederlo campione un’ultima volta. D’altronde è noto che Edge stia lavorando con il team creativo di Raw, cosa che potrebbe essere incoraggiante sotto quest’ottica. Anche se con la WWE essere pessimisti prima è senz’altro la via da seguire per non rimanerci troppo male poi.

Ready or Not

Il punto senz’altro negativo quanto più evidente di questa Rumble è però una verità abbastanza banale: la WWE ha probabilmente il miglior roster full time della sua storia, eppure non c’è nessuno abbastanza pronto per vincere la Royal Rumble. L’unico sarebbe stato forse Kevin Owens, alla luce del suo feud recente con Roman Reigns, ma considerato che andrà per il titolo proprio alla Rumble il suo nome va cancellato di netto. A SmackDown ci sono dei nomi potenziali, o quantomeno dei nomi che sono stati accostati alla Rumble e la cui costruzione recente sta funzionando in quella direzione: Daniel Bryan, Cesaro, Shinsuke Nakamura. Il problema è che tutti loro avrebbero dovuto essere elevati in ben altro modo per poter avere qualche chance realistica di vincere. Raw invece è il deserto assoluto: l’unico papabile potrebbe essere Keith Lee, ma dato che la sua costruzione attuale fa schifo ed è al momento sparito (speriamo non per il Covid) terrei fuori anche lui dalla lista dei potenziali vincitori. E dispiace, considerando che Lee è arrivato nel main roster che sembrava dovesse spaccare tutto e invece la sua costruzione successiva è stata semplicemente pessima.

Women’s Catastrophe

E per quanto riguarda le donne? Beh, qui il lavoro fatto è francamente pessimo. Basta guardare allo scempio che hanno fatto e che stanno tuttora facendo con Bianca Belair per rendersene conto. Anzi, basta guardare allo scempio che stanno facendo con Asuka, per rendersene realmente conto. Anche in questo caso, non vedo alcuna contendente realmente pronta per vincere la Rissa, l’unica sarebbe forse Alexa Bliss. Ma spero onestamente non la vinca lei per due motivi: il primo è che è in altre faccende affaccendata, il secondo è che non abbiamo nessun bisogno di un The Fiend al femminile. E se lo sviluppo del suo character era inizialmente partito bene, nelle ultime settimane il cringe ha iniziato a farla da padrone. A mio avviso anche in questo caso il vincitore finale verrà da fuori: questa Royal Rumble ha (e DEVE avere) il nome di Rhea Ripley già scritto sopra. E cortesemente WWE gestiscila bene, che uno scempio come l’anno scorso (con Shayna Baszler alla Rumble e con la stessa Rhea a Wrestlemania) semplicemente non è tollerabile.

Lorenzo Pierleonihttps://www.tuttowrestling.com/
Dicono che sia il vicedirettore di Tuttowrestling.com ma non ci crede tanto nemmeno lui, figuriamoci gli altri. Scrive da otto anni il 5 Star Frog Splash, per un totale di oltre 200 numeri. Cosa gli abbiano fatto di male gli utenti di TW per punirli così è ancora ignoto. A marzo 2020 si ritrova senza niente da fare, inizia un podcast e lo chiama The Whole Damn Show. Così, de botto, senza senso.
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