5 Star Frog Splash #221 – Quello che manca

L’annata volge ormai al termine. Lo staff di Tuttowrestling è impegnato a decidere chi sono i meritevoli dei nostri consueti TW Slammy Awards per l’anno solare al cui termine mancano appena una manciata di ore. È stato un anno dalle mille sfaccettature, con molte cose importanti e impensabili avvenute sia in WWE che in AEW. Cody Rhodes che lascia Jacksonville per tornare a Stamford, dopo anni di meme e prese in giro. La Forbidden Door sfondata da tutte le compagnie del mondo, persino dalla WWE che ha attualmente un campione NJPW nel roster. Vince McMahon che si “ritira” (ahahahahah) e Triple H che assume la gestione creativa. Tutte cose che dodici mesi fa credo avremmo trovato tutti assolutamente allucinanti.

Abbiamo visto del buon wrestling e del pessimo wrestling, ottimi show e altri molto meno, debutti e ritorni e chi più ne ha più ne metta. Ma visto che il meglio del wrestling di quest’anno, come detto, sarà premiato tra pochi giorni dai TW Slammy Awards, ho pensato di essere io a fare da contraltare. A “premiare” il peggio che il wrestling ha offerto per quest’anno. Non tanto per i singoli wrestler (tanto si sa chi è il peggiore in WWE: Baron Corbin. Ah, e Jade Cargill in AEW). Quanto più per le cose che più sono mancate durante questo 2022. Anche perché questo mi permetterà di fare la cosa che più mi riesce meglio fare: lamentarmi. E allora ecco la mia lista delle sette cose che quest’anno sono mancate di più nel mondo del wrestling.

#1: Il coraggio

Non posso esimermi dal mettere il coraggio al numero 1 di questa mia particolarissima non-classifica, considerato che il coraggio è mancato dal primo giorno. O dal Day 1, se vogliamo, con quella scellerata scelta di far sfracellare a Brock Lesnar l’intero roster di Raw con in testa Big E, il cui regno era ancora nella fase embrionale. E per fare che poi? Per farci sorbire l’ennesimo main event di Wrestlemania con Brock Lesnar e Roman Reigns di cui non si sentiva proprio il bisogno. Liv Morgan è un altro esempio di come una neo campionessa abbia visto il suo regno sgretolarsi quasi immediatamente, considerato com’è andata la sua prima difesa.

Che siano due vincitori del Money in the Bank è un caso, vero? “Non credo”, dice Austin Theory. Che nel 2022 ha perso a Wrestlemania contro un commentatore, ha vinto lo US Title due settimane dopo o giù di lì, ha vinto il MITB per poi perderlo fallendo nell’incassare… per lo US Title che aveva precedentemente perso proprio per vincere il MITB. Tutto chiaro e perfetto. Poi nuovo personaggio, nuova attitude, nuovo tutto. Vince il titolo US, tempo due settimane e torna quello di prima che scappa da chiunque. L’unica differenza è che lascia il telefono nel backstage. Tanto c’è Logan Paul che ci regala momenti cringe coi telefoni a profusione.

La AEW non esula da questa logica, anzi. La mancanza di coraggio in AEW ha un nome, un cognome e persino un soprannome: “Hangman” Adam Page. Un regno costruito per mesi, anni, finito nel dimenticatoio nel secondo esatto in cui ha vinto il titolo. Non ci voleva coraggio per fargli vincere il titolo perché la sua vittoria era già scritta, ma ce ne voleva per rendere il suo regno importante perché Hangman non è uno che riesce a stare a galla da solo. È uno che ha bisogno di essere seguito, uno che ha bisogno di due cose fondamentali, ovvero:

#2: Coerenza e costanza

Già, coerenza e costanza. Due cose che sono mancate completamente al regno titolato di Hangman, costellato da avversari non alla sua altezza, più “one time only” che altro. Un unico avversario serio, Adam Cole, che però non aveva alcuna speranza di vincere il titolo. Titolo che poi Hangman ha perso al termine di un feud cringe con CM Punk. Vale la pena di menzionare anche Wardlow, considerato il modo ridicolo in cui ha perso il titolo TNT alla prima difesa, e Jamie Hayter, il cui regno da AEW Women’s World Champion sta avendo molta meno eco di quanta avrebbe potuto averne con un turn face e il feud con Britt Baker che aspettiamo da mesi/anni.

L’effetto Hangman avrebbe potuto accadere in WWE alla povera Bianca Belair, che per il secondo anno consecutivo vince il titolo a Wrestlemania per poi essere immediatamente abbandonata a se stessa, nell’eterna convinzione che un babyface abbia solo bisogno di vincere il titolo e poi sia a posto. Che rimarrà al top senza alcun impegno o nessuna storia. Bianca ha imparato a rimanere a galla molto meglio dell’anno scorso, dato che molti/e al suo posto sarebbero già lì a farsi subissare da fischi del pubblico e invece lei resiste come fan favourite in qualche modo.

#3: Un progetto

E già, caro Triple H. Non basta riportare all’ovile i wrestler sui quali avevi puntato e che hai visto essere costantemente sprecati e licenziati senza che tu potessi fare nulla. Perché a quei wrestler devi dare una direzione, altrimenti sono lì senza alcun motivo. Torneranno a essere sprecati e stavolta ti troverai tu nella condizione di doverli licenziare perché li tieni a libro paga senza far fare loro nulla. Abbiamo già parlato spesse volte al The Whole Damn Show di come dei numerosi ritorni che hanno la firma di Triple H se ne salvino solo alcuni (pochi) mentre gli altri (la maggioranza) sembrano tornati tanto per tornare.

A Summerslam il Damage CTRL aveva fatto il suo esordio trionfale con una Dakota Kai che non era più nemmeno nella compagnia, una Bayley al ritorno da un anno di stop per infortunio e una Iyo Sky che non si capiva che stesse facendo. Sembrava che le tre avessero una direzione precisa. Cinque mesi dopo vagano già nel nulla, con Bayley che sembra predicare nel nulla e Dakota e Iyo che non sanno nemmeno loro perché sono ancora campionesse. Karrion Kross che forse è ancora più ridicolo di quando si conciava da gladiatore. Johnny Wrestling che fa tutto tranne che wrestling, ridotto a fare il manager di Dexter Lumis. Si può fare molto meglio di così, Triplo.

#4: Il bandolo della matassa

E se la WWE pecca nella progettualità, la AEW sembra completamente persa senza più un filo logico. Io davvero non capisco cosa sia successo alla compagnia di Jacksonville dopo Revolution, che solo lo scorso marzo era un piccolo capolavoro con tre match singoli che non avevano alcun titolo in palio ma che nonostante tutto attendevamo tutti con trepidazione. In AEW c’era la sensazione che tutto accadesse per un motivo, che gli show fossero un puzzle ben costruito nel quale si cambiava qualche pezzo ma che funzionava sempre.

Ma sono poi venuti la Ring of Honor e l’evento con la NJPW, Forbidden Door, a sparigliare le carte. E da allora la AEW non sembra più affatto la compagnia ben organizzata di prima. Sembra più seguire la strada della WWE, lanciando freccette contro il muro e vedendo cosa resta appiccicato e cosa no. La storia tra MJF e Jon Moxley aveva il potenziale per essere la storyline dell’anno, MJF avrebbe potuto essere catapultato nella stratosfera. È invece tornato a essere l’heel basico che insulta la città dove si trova e cerca il cheap heat. Male, molto male. Occorre riorganizzarsi e alla svelta.

#5: Le storie

Domanda: perché tutti stravedono per Sami Zayn e per la storyline con la Bloodline?
Risposta del fan miope: perché è la migliore storyline dell’anno in WWE! Roman Reigns è un personaggio fantastico e tutto quello che fa diventa oro!
Risposta del fan un po’ più sveglio: perché è l’unica storyline dell’anno in WWE e hanno finalmente lasciato un po’ di briglia sciolta a Sami Zayn che dopo anni di NULLA sta finalmente dimostrando quello che sa fare nel main roster, talmente tanto che riesce a rendere interessante persino un personaggio fermo da anni come Roman Reigns.

Penso sia tutto vostro onore. Anche perché un esempio lampante della mancanza di storie ce l’abbiamo al prossimo punto, che è…

#6: I titoli minori

E con questo non mi riferisco al fatto che ci sia bisogno di più titoli minori, ovviamente. Ma che la loro presenza è assolutamente impalpabile. Di questo è colpevole principalmente la AEW e gli esempi sono molteplici: titolo TBS in ostaggio dell’oscena Jade Cargill fin dalla sua creazione, il titolo TNT con un solo campione decente che ha perso il titolo in maniera ridicola, i titoli di coppia che hanno ignorato per tutto l’anno il solo team che era degno di portarli (ma che si sono ripresi un po’ con gli Acclaimed, va detto), il titolo femminile nel nulla per praticamente tutto l’anno, quello All-Atlantic che a stento ci ricordiamo che esiste…

La WWE ovviamente non è esente da questo considerato che i titoli US e Intercontinentale non sono stati difesi in PPV per eoni fino a tempi più o meno recenti. E sono tornati un po’ in auge solo di recente con Seth Rollins e Gunther. Il fatto è che in WWE il problema principale non sono i titoli minori, bensì quelli maggiori. E questo perché la WWE soffre della mancanza peggiore di tutte, che è…

#7: Un vero leader

Ciao Roman Reigns, sì sto parlando di te. Perché un vero leader, specie uno che tiene sotto sequestro ENTRAMBI i titoli massimi da ormai nove mesi (e il titolo Universale da più di due anni) non diventa un part-timer e se ne sta a casa. Evidenziando ancora di più quello che è ovvio a chiunque abbia un minimo di spirito critico e che sia in grado di discernere la realtà da quello che la WWE vuole far credere ai suoi spettatori. Qual è la realtà? Semplice, che la WWE non ha un campione massimo e che i titoli sono solo degli orpelli senza più alcun valore alla vita di Roman Reigns. Reigns che ha passato quest’anno, per la maggior parte, a giocare con Brock Lesnar, tanto per cambiare.

Roman Reigns è un personaggio fermo da anni che non aiuta affatto la compagnia, anzi la limita fortemente. Perché ha bisogno sempre di nuove vittime (che perderanno poi costantemente in modo scorretto per poi tornare nel dimenticatoio perché non servono più, ciao Riddle), mentre tutti gli altri wrestler non possono andare over più di un certo livello, perché altrimenti dovrebbero andare a loro volta per i titoli requisiti da Reigns. Vale lo stesso per i titoli di coppia degli Usos, il cui unico momento interessante sono state le due settimane di feud col New Day per via del record. Roman Reigns non è un leader, è solo uno che sta prendendo più che può dalla compagnia e che se ne andrà senza rendere nulla dato che è già un part-timer ora, figuriamoci quando perderà i titoli.

Alla AEW non manca un leader sul campo. Quel leader è chiaramente Jon Moxley, il paragone tra quello che ha fatto Moxley in AEW e quello che ha fatto Reigns in WWE quest’anno è impietoso. Alla AEW manca però un leader dietro le quinte, perché Tony Khan ha mostrato più volte di non saper gestire il proprio personale. E quello che è successo nel post All Out sta lì a dimostrarlo, con CM Punk che dice tutto quello che vuole in un incontro con i media senza che Khan faccia nulla per fermarlo, cosa che poi ha portato alla rissa successiva. L’alterco Guevara/Kingston ne è un altro esempio palese. Tony Khan non dimostra di avere il polso della situazione. Semplicemente perché non ce l’ha. Ma dovrà averlo presto, se vuole evitare altre situazioni spiacevoli.

Buon 2023 di wrestling a tutti.

Lorenzo Pierleoni
Lorenzo Pierleonihttps://www.tuttowrestling.com/
Dicono che sia il vicedirettore di Tuttowrestling.com ma non ci crede tanto nemmeno lui, figuriamoci gli altri. Scrive da otto anni il 5 Star Frog Splash, per un totale di oltre 200 numeri. Cosa gli abbiano fatto di male gli utenti di TW per punirli così è ancora ignoto. A marzo 2020 si ritrova senza niente da fare, inizia un podcast e lo chiama The Whole Damn Show. Così, de botto, senza senso.
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