AEW Planet #40 – Stanno tutti bene

Stanno tutti bene. Sembra assurdo, ma il filo conduttore delle ultime settimane in casa AEW è un grande, grandissimo sospiro di sollievo. Oddio, non proprio tutti tutti. Ecco, Ricky Starks ha il collo malmesso, ma per com’è atterrato dopo il suplex di Adam Page diciamo che anche a lui proprio malaccio non è andata. Da Blood & Guts sono in tanti a essere usciti malconci e il trend non è certamente diminuito nel Dynamite di questa settimana, in cui il match tra Orange Cassidy e PAC per decretare il nuovo number one contender in vista di Double or Nothing è stato bruscamente accorciato per un infortunio patito dal Freshly Squeezed.

Nulla che, a quanto pare, possa impedirgli di puntare dritto al titolo di Kenny Omega tra un paio di settimane. Però la tendenza generale che c’è in AEW nello sfruttare il rischio come elemento di spettacolarità a me non piace. C’era davvero bisogno di vedere Ethan Page e Scorpio Sky lanciare in quel modo del tutto non protetto Darby Allin giù dalle scale? Occorre davvero che dopo pochi minuti di ogni match ci siano maschere di sangue a destra e a manca? Non si riesce in alcun modo a prevenire momenti di estremo pericolo come quelli nella gabbia con il ring scoperchiato e il tirante del turnbuckle che ballonzolava in giro?

Che il lottato sia uno dei punti forti di Dynamite è fuori discussione. Le puntate sono sempre piacevoli da vedere, i performer vengono sempre o quasi valorizzati nelle loro tecniche in ring. Ma la cura dei dettagli è un qualcosa su cui Tony Khan e soci devono tassativamente migliorare. Perché dalla produzione alla gestione di situazioni limite, il conto è in deficit pesantissimo. Non ultimo Blood and Guts, evento che ci ha lasciato in dote pochi momenti memorabili, quasi tutti legati al main event.

BLOOD AND GUTS: CURARE I DETTAGLI

L’impressione è che anche questa volta, un po’ come a Revolution, si sia cercato di strafare. Trovo ammirevole l’intenzione di dare al pubblico sempre qualcosa di interessante da vedere. La ricercatezza si vede chiaramente sia in chiave storyline, con personaggi rifiniti con cura e dettaglio, sia nella preparazione degli incontri, con mosse celebrative, temi classici e un occhiolino di tanto in tanto agli amanti dei colpi stiff o del genere hardcore. Purtroppo però, i risultati spesso sono macchiati da errori grossolani in produzione. Lo spot finale in cui Chris Jericho vola giù dal tetto della gabbia per cadere su una piattaforma in cemento (?!) rappresenta l’emblema del dilettantismo dannoso per la reputazione stessa del wrestling.

Perché quando il trucco di scena viene svelato, l’incantesimo scompare. E anche se hai dei wrestler pieni di sangue, ferite, lividi e chi più ne ha più ne metta, Jericho cade su un materasso. Quindi è tutto finto. L’esplosione con Moxley non c’è stata. Quindi è tutto finto. Momenti come questo sono un danno enorme per chi vuole proporre del wrestling basato sulla spettacolarità. Così come, per l’occhio più esperto, il mancato selling delle power moves durante gli incontri o l’assoluta inesistenza di regole nei match in tag (vero Young Bucks?).

E questo fa passare in secondo piano un match che narrativamente a parer mio è stato ottimo. Ha ottenuto tutto ciò che doveva ottenere, dando ampio spazio a tutti i partecipanti, mantenendo vive le singole rivalità (FTR vs Santana&Ortiz, Hager vs Wardlow…) e lasciando il focus nel finale ai due capitani, il redde rationem uno contro uno sulla cima della gabbia. Poteva durare di più quella fase, ma la sequenza Walls of Jericho – Salt of the Earth, preludio a un MJF che in una maschera di sangue e con una mimica facciale pazzesca chiude i conti e rimane il last man standing in cima alla gabbia, beh, io l’ho trovata un’immagine potentissima e perfetta.

PROBLEMA TITOLI

Altra eredità di Blood & Guts, con vista DoN (non Callis), è la questione titoli. Costruire una rincorsa titolata è facile, stimolante, di sicuro impatto. Poi il personaggio diventa campione. E improvvisamente il booking diventa inesistente, lacunoso, stantio, banale o grottesco. Non sono un fan dei fighting champion che ogni settimana devono combattere, perché questo porta a valorizzare la cintura ma non chi la porta. Che Darby Allin vinca 200 match contro avversari diversi ogni settimana, certamente fa curriculum, ma non contribuisce a creare una storia. A maggior ragione se si tratta di un wrestler minuto come Darby Allin, che ha invece disperatamente bisogno di una narrazione. E infatti questa settimana cambio di titolo e cintura a Miro, in un match senza alcuna preparazione pregressa.

Per non parlare di Hikaru Shida, un mortorio totale in termini di interesse. Su cui spendiamo a ogni evento speciale o PPV il de profundis (e stavolta perde, caspita!). E mi tengo per ultimi Omega e i Bucks, perché entrambi sono/erano materiale da storyline of the year e invece ce li troviamo a fare i pagliacci agghindati in maniera ridicola. Il primo è il campione dei campioni, Belt Collector, best in the world, head of the tab… ah no. Doveva essere il dominatore di Dynamite, l’elemento polarizzante, opprimente, disturbante, darti quella sensazione di potenza e invincibilità che pure la sua finisher ha. Dovrebbero farcelo odiare per quanto è forte, non per quanto è scemo.

I secondi hanno ucciso completamente le cinture di coppia, vinta in un dream match contro gli FTR e poi semplicemente obnubilata in una trama che non li riguardava e che meno ancora riguardava i titoli. Gigantesco peccato, perché la categoria tag era il fiore all’occhiello della AEW e ora langue nel disinteresse. Con uno spreco di talento che grida vendetta, tra Death Triangle (Penta & Rey Fenix), Jurassic Express, Private Party, Best Friends etc etc.

ROAD TO DOUBLE OR NOTHING

Il che ci porta verso il prossimo PPV, in cui al momento i match confermati sono 5. Abbiamo Omega che difende contro PAC e Cassidy (mantiene Omega), abbiamo la Baker pronta per detronizzare la Shida, abbiamo un qualcosa di indefinito che riguarda Cody Rhodes che rispolvera il paterno nickname per affrontare Anthony Ogogo (Ah.) e abbiamo Brian Cage contro Adam Page in un incontro che dovrebbe servire a pareggiare la situazione tra i due.

In più, la replica dello Stadium Stampede Match, che dovrebbe porre la parola fine alla rivalità tra Pinnacle ed Inner Circle. Ho apprezzato molto quello dello scorso anno, trovo del tutto privo di senso riproporne un altro in una faida che era già finita settimana scorsa. Ma tant’è, speriamo che ci regalino altri momenti di sano divertimento. Perché la sensazione che continua di settimana in settimana è che le potenzialità per fare meglio ci sono tutte.

E anche per stavolta abbiamo detto un po’ tutto. Appuntamento al prossimo mese con l’analisi di Double or Nothing!

Andrea Samele
Laureato in filosofia, amante della creatività, della scrittura e del suono musicale di una chop. Appassionato di wrestling di lunga data per la capacità di creare personaggi e storyline in grado di coinvolgere gli spettatori. Per Tuttowrestling.com curo l'AEW Planet.
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