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WWE PLANET #858

by Daniele La Spina
 


Ogni tanto le tradizioni vanno rispettate e da che mondo è mondo la fine dell’anno è il momento giusto per fare un po’ di bilanci. Il 2019 è stato un anno ricco di wrestling, forse persino di svolta in senso generale e, con un’occhiata sul resto, va fatto anche il bilancio interno alla WWE che saluta 12 mesi certo non in ascesa ma anche ben lontani dagli anni bui di qualche tempo fa.





Ovviamente è difficile trovare tutti i pro e i contro di un’annata, per di più in un prodotto sfaccettato e molteplice come quello della WWE. Ma è chiaro che – come siamo abituati ad etichettare – il 2019 può essere catalogato come l’anno di qualcosa o qualcuno. Ma stavolta, per la federazione di Stamford, si è anche rivelato un anno dedito al cambiamento: arrivato in maniere e forme diverse, con input organici ma anche esterni e che sicuramente ha forzato la mano ad un ambiente che avanza, soprattutto ai piani alti, con un piccolo ma costante ritardo sulla tabella di marcia. La WWE ha risposto ad anni di crescita di concorrenza – nelle idee, non certo nel mercato – sparando un po’ alla cieca; ha fatto talvolta centro ma spesso a casaccio nel 2019, ma l’anno prossimo dovrà farlo scientemente. Restando sul 2019, il tentativo è di soppesare i pro e i contro in maniera diversa dal solito, provando a stilare un alfabeto che parli, in 24 lettere, di tutta l’annata WWE.





A come AEW
Qualcuno lo troverà inutile e ripetitivo ma è sciocco pensare che senza la nascita della All Elite Wrestling la WWE avrebbe operato certe scelte, oggettivamente valutabili come positive.

B come Becky Lynch

Che, quando vuole, il pubblico decide tutto, lo aveva dimostrato nel 2018. Lo ha solo confermato. Facendo comunque la storia tra Rumble e Mania nonostante una storyline schizofrenica e resistendo ad uno scarso booking dopo. E non sono tanti quelli in grado di raccontarlo.

C come CM Punk
Il ritorno di CM Punk, sia pure a Backstage, è bastato per ricalamitare l’attenzione, aumentare gli ascolti e far partire l’immaginazione. Non è poco, anche se non è direttamente merito della WWE. Ma in fondo la dice anche lunga su cosa generi interesse e cosa no.

D come Daniel Bryan



Splendido heel, perfetto face. Match qualitativamente dal 7 e mezzo in su e ottima conduzione di storyline e promo, non importa quali. Daniel Bryan è il prototipo del wrestler perfetto, anche nel 2019. Ah già, l’abbiamo sempre saputo, noi…

E come Empire
Invece c’è chi continua a considerare perfetta la stessa minestra. Senza riscaldarla neanche: dal suo ritorno, suo malgrado, Roman Reigns ha rinstaurato il suo impero monodimensionale, poco entusiasmante e illogico. Non servirà tanto tempo a tornare a fischiarlo nonostante “l’effetto leucemia”. È come il Cena dei tempi d’oro.

F come FOX
1 miliardo per SmackDown, brand division per noi, il ritorno di CM Punk e qualche speciale qua e là. FOX per una volta è la nota positiva. E non capita spesso.

G come Gombloddo
Esigenze di alfabeto, serve per parlare di Crown Jewel. Complotto per non far tornare a casa il roster o no, Crown Jewel è stato qualcosa di più del solito, inguardabile show in Arabia Saudita. Ma li simboleggia tutti. Da letame nascono talvolta i fiori però (vedi lettera I).

H come Hell In A Cell
Se invece andate in ordine, il gusto dell’orrido vi resta ancora un po’ in bocca con HIAC. Il match tra Seth Rollins e Bray Wyatt rischia di passare agli annali come una delle più grandi vaccate di sempre, 2 anni di fila o no. È stato solo stupido.

I come Invasion 2.0
Un po’ di dolce. Che sia stato un caso oppure no, colpa di CJ o delle stelle, fatto sta che l’Invasion di NXT sul main roster sulla strada per Survivor Series è stata fantastica. NXT ha portato il nuovo concetto di wrestling e ha mostrato che piace a tutti. In una delle poche storyline ben orchestrate.

J come Jamaican Sensation
Kofi Kingston è diventato nel 2019, grazie al pubblico, quello che avrebbe dovuto essere nel 2008, per la dirigenza. Non farò quello che ci ha sempre sperato [l’ho fatto], Kingston ha scritto comunque pagine di storia col New Day. Ma una pagina o due in più non fanno male, specie se a furor di popolo.

K come King Corbin
(Piaccia o) no, è stato l’heel di punta per tanto, troppo tempo. Quasi tutto l’anno. Dal ritiro di Kurt Angle al King Corbin di ora, versione brutta di Orton durante gli anni d’oro di Cena (vedi lettera E). Il punto è: con lui vale sempre la regola che se un cattivo è fischiato allora va bene?

L come Lunatic Fringe
Il farewell tour e l’approdo in AEW, la liberazione. Ambrose/Moxley ha forse lasciato il segno più extra ring nel 2019 ma lo ha fatto: aprendo una breccia, avvicinandoci al senso di questo business e forse cambiandolo un po’. E lo ha fatto lottando da dio.

M come Mauro Ranallo
Se pensate che tutti si siano schierati con lui nella querelle con Graves solo perché era il più debole e non anche perché è un telecronista di wrestling senza precedenti, allora non avete capito niente.

N come Nightmare
Non Cody ma Ripley: la ragazza di Adelaide ha corso al limite nel 2019 [blink], più e meglio di Toni Storm è riuscita a salire le gerarchie. War Games-Survivor Series-NXT Women’s Championship è un gran bel triplete con cui chiudere.

O come Owens
Se c’è qualcosa che Kevin Owens ha ereditato da Jericho, forse è la capacità di surfare a pelo d’acqua sopra il pessimo booking. Over sempre. Comunque. Bravo e funzionale. Sempre. Comunque. Solo per meriti suoi.

P come Paul Heyman
Doveva essere il salvatore della patria insieme ad Eric Bishoff. L’altro è già andato via e a lui sembra di riuscire solo di imporre gli Street Profits. Che abbia perso il tocco? Vediamo nel 2020.

Q come Quattrocentosedici
…giorni da Campionessa femminile: un record, un dominio. Ma anche l’attestazione che di meglio non c’è. Shayna Baszler non aveva rivali nel 2019 ma le ha valorizzate tutte. Peccato non averla avuta prima.

R come Revival
Ma anche come Luke Harper, Sin Cara, i Kanellis, gli Ascension, Sasha Banks. Insomma il 2019 della WWE è stato anche e molto contrattazioni contrattuali. Resta da capire se, come in amore, vince chi fugge.

S come Seth Rollins
Il peggior anno della carriera di Seth Rollins. Punto.

T come Tommaso Ciampa
È il suo anno nonostante 8 mesi di assenza. Da gennaio a marzo heel dell’anno, da ottobre a dicembre face dell’anno. Più over di Babbo Natale il 25 dicembre. E gemme sparse qua e là.

U come Undisputed Era
Serve scrivere perché? Il 2019 è stato loro. That’s Undisputed.

V come Venticinque minuti e 58 secondi.
È il tempo passato da Brock Lesnar a lottare in tv quest’anno (Crown Jewel non esiste). 6 incontri, 3 Titoli alla vita, MITB. Una condanna più che un dominio però: ad avere una Cintura principale in ostaggio e a delle pessime storyline. Voi quanto avete lavorato quest’anno?

W come WALTER
Ci ha messo meno di Lesnar a vincere un Titolo dal suo esordio. Qualcosa di simile ad una macchina infallibile. Un wrestler come se ne sono visti pochi nella storia. Fa paura, intendo extra-kayfabe.

X come Croce Sopra
Per favore, sopra a 205 Live, mettiamocela. Il Cruiserweight ormai è a NXT. È l’unica eutanasia su cui sono tutti d’accordo.

Y come Yowie Wowie
Il personaggio più riuscito da anni, un’intuizione geniale sviluppata con profondità e fascino. Almeno finché la WWE non se n’è accorta ed è subito intervenuta. Giunti qui scorrete le lettere a ritroso e guardate quante buone idee non sono partite in origine dal booking team.

Z come Ziggler, Zayn, Zero idee
Vale per loro, vale per altri. Ma con loro è clamoroso. Uno passato da un parcheggio in tag team ad un parcheggio da tirapiedi (nessuno dica Goldberg); l’altro ad un parcheggio addirittura da manager (sperando non ci sia un problema fisico dietro). Lo zero nel 2019 della WWE sono proprio le idee, mancano come l’aria.




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