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WWE PLANET #819

by Daniele La Spina
 


Amiche ed amici di Tuttowrestling ben ritrovati e finalmente ci siamo. Una sola settimana ci separa da WrestleMania e ormai il peggio sembra passato. Nel senso che è stata una Road to WM difficilissima da percorrere (senza avvicinare l'inarrivabile capolavoro della Road to WM 29), fatta di sensi contrari e divieti d'accesso, con un traffico pazzesco, snervante come pochi e molteplici conati di vomito a causa dei repentini tornanti. Il peggio però sembra passato, anche se mai dire mai ultimamente, e quindi il vostro Daniele “Don't Try This At Home” La Spina non può far altro che accapponarvi la pelle parlando del main event.





Forse siamo stati noi che non abbiamo capito ma probabilmente con “New New Era” la famiglia McMahon intendeva che ora sarebbe funzionato tutto al contrario; “New New” tipo doppia negazione che si annulla. In ogni caso così è stato in questa Road to WM. Pensateci: Kurt Angle si potrebbe ritirare contro John Cena, Undertaker, AJ Styles, Samoa Joe, Bobby Roode ma lo fa contro Baron Corbin; Rey Mysterio fa una serie di match magnifici contro Andrade quindi lo mando contro Samoa Joe lasciando Andrade da parte e infilando Dominic nella storyline (ho paura); Lesnar non viene agli show, quindi il suo sfidante Seth Rollins dice che è pronto a rialzarsi da qualsiasi cosa, ma poi le prende sempre da Drew McIntyre; Tony Nese è heel ma fraternizza con Cedric Alexander ben prima di farsi malmenare dal suo migliore amico Buddy Murphy; Triple H non ha mai battuto Batista ma è Batista a dover picchiare Ric Flair e minacciare Triple H per affrontarlo ancora; in compenso The Miz e suo padre vengono picchiati da Shane McMahon ma è Shane McMahon a sfidare subito The Miz a WM; Braun Strowman voleva battere Roman Reigns 8 mesi fa, ora vuole battere Michael Che; Finn Bálor (e qui non serve dire altro). Non è che stanno mandando le puntate in reverse? È solo un problema di pochi? Ecco, sembra proprio di no e questo è il punto: raramente la WWE ha raggiunto un fronte tanto unanime. Peccato che il fronte sia decisamente contro queste scelte. E l'emblema, naturalmente, è il main event. Non ho la memoria storica di altri e quindi posso sbagliarmi ma raramente, se non praticamente mai, si è arrivati a WrestleMania con un main event così danneggiato dalla propria costruzione. Eppure al contempo così atteso. Ma andiamo con ordine. La logica al contrario non ha salvato nemmeno il famoso Triple Threat per il Raw Women's Championship. Un match a tre tra Ronda Rousey, Charlotte Flair e Becky Lynch era auspicabile forse da Survivor Series, il Titolo in palio è veramente l'ultima cosa che interessa e davvero non esiste al momento un incontro che la gente voglia vedere di più. Sembrava tutto facile: Lynch vince la Royal Rumble, sfida Rousey, Flair si inserisce nel match a spallate e tutte e tre non vedono l'ora di strapparsi la pelle dalle ossa. Invece no, anche qui tutto al contrario.

Infatti: Becky Lynch vince la Rumble, ma il diritto inalienabile di andare a WM contro la Campionessa a sua scelta le viene tolto e deve riguadagnarselo. Una cosa che nemmeno Rey Mysterio dovette fare pur perdendolo sul ring. Deve riguadagnarlo contro Charlotte Flair, che la Rumble l'ha persa, a cui invece è stato regalato e a cui ora nessuno può toglierlo, non è chiaro il perché visto che è stata una decisione arbitraria. Decisione presa perché Lynch era infortunata e non si voleva curare, dunque è stata sospesa. Ma poi è rientrata. Perché? Beh ma perché per farla rientrare Ronda Rousey ha reso vacante il proprio Titolo. Titolo che poteva essere direttamente dato a Flair allora ma no, anche se le viene regalato tutto, e quindi serve una sfidante. Ma non una sfidante del roster, no, bensì l'unica attualmente sospesa perché non si cura. Allora Lynch torna, ma firma per sollevarmi dalle responsabilità in caso di nuovo infortunio. Ma allora Lynch è tornata quindi torna anche Rousey, che finalmente ha aggiunto la lottatrice che voleva al suo match di WM, ignorando il fatto che ora può perdere il Titolo senza essere schienata o sottomessa, anche da una lottatrice che invece non voleva come Flair. Però ormai il match tra Flair e Lynch c'è, quindi combattono e se Flair perde non succede nulla. Se invece Lynch perde, a WM non ci va. Ma Rousey ormai è tornata lo stesso e basta, se lo farà andar bene. Per fortuna Lynch vince. Allora Rousey le picchia ogni volta che può perché sì. Tutte e due. E dice che il wrestling è finto e quindi lei che prima combatteva davvero vincerà. Anche se sarà un match di wrestling, dunque finto. Quindi Flair può affrontare l'altra Campionessa, Asuka, non si sa perché. E vince. E diventa Campionessa a SmackDown. Ma probabilmente non difende il Titolo a WM. O forse sì, chissà. Però può vincerne un altro.




Questa è la sfida: raccontate questa storia a chiunque e dubito che riusciate a cavarvela con meno di una diagnosi di un disturbo da personalità multipla piuttosto marcato. Un'inversione – anzi un ingarbugliamento – del filo logico-narrativo inaccettabile per questa storyline soprattutto, ma anche per le altre sopracitate che evidenziano la mancanza di continuità. Nessuno sembra guardare alla trama per lungo di ogni singola storia, ma solo a pezze su pezze da mettere di volta in volta nel tentativo di coprire buchi a volte mai neanche aperti. E siamo consci che quasi certamente basterà il match che tireranno fuori le tre a WM a farci dimenticare tutta questa costruzione – cercando di ignorare quella vocina che instilla il dubbio che possa non vincere The Man – però non sempre sarà così: né con gli altri match, né in futuro. Sarà difficile togliersi dagli occhi Angle-Corbin come ultimo incontro dell'eroe olimpico, tanto per dirne uno, e invece era parecchio facile immaginare e costruire qualcosa di meglio. Oltre che francamente doveroso. Dunque il consiglio si risolve nel godersi il godibile, di un'edizione del Grandaddy Of Them All non totalmente scadente ma costruita male, che certo non sarà memorabile per tanti motivi ma che assomiglia molto di più a una grande occasione sciupata che a un disastro.




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