WWE Planet #867

Siamo qui, dove avremmo dovuto essere dopo Super ShowDown. Dove e come era facile pronosticare di trovarsi a chiederci se davvero si sia arrivati a questo punto. Sapendo, meglio di tutti, che in fondo ne eravamo consapevoli fin dall'inizio. Gli spunti di riflessione del GPOrder sono giusti e innegabili e per quanto sarebbe persino terapeutico ripeterne ogni parola, proviamo a concentrarci su altro.

Se c'è un merito nei cinecomic Marvel è di aver reso chiaro a molti il concetto di “ineluttabilità”. E ineluttabile, in fondo, era la sconfitta di Bray Wyatt a vantaggio di Goldberg. Ben inteso: lo è diventata da quando l'incontro è ufficiale; e tuttavia la grande delusione che arriva da SSD è colpa nostra, non certo della WWE. Subito e chiaramente: non poteva che vincere Goldberg. Quella che stiamo vivendo è una situazione frustrante, innegabilmente negativa, irrazionale dal punto di vista creativo e castrante da quello dell'attrattiva. Ma è anche una sensazione già vissuta, perché da cattiverie come queste ci siamo già passati. Con lo stesso Goldberg nel 2017, con lo stesso Wyatt nella prima parte della sua carriera – con lo stesso Lesnar dal suo secondo stint in WWE e a tutti gli altri, allargando il discorso. Semplicemente è una situazione ciclica che ci troviamo a rivivere puntualmente ad ogni Road to WrestleMania. Che sia costruita in anticipo o no, che sia confusa o no, che abbia un main event femminile oppure no. Da almeno un lustro la WWE ha virato prepotentemente verso una WM più vicina al pubblico occasionale, sempre di più, molto più che in passato, imponendo in quell'occasione sempre il presunto gusto di un fan saltuario o attirato da una celebrità extra-ring, al gusto della fanbase. E non importa se questo significa vanificare lavori di mesi o interrompere cose che funzionano, non importa se significa far passare in secondo piano rivalità o storie decisamente più intriganti. Come i PO dopo la regular season, come uno spin-off di una saga: da febbraio ad aprile la WWE diventa qualcosa che ci somiglia ma non è, con il solo intento di attirare chi fan di wrestling non è. Con tutte le contraddizioni del caso e con tutti i problemi che poi si trova regolarmente a dover fronteggiare prima dell'estate. Difficile trovarsi d'accordo – se siamo qui, siamo tutti fan di wrestling e quindi, difficilmente, fan di questo schifo. Difficile anche trovare il senso, in una compagnia che si ostina a farlo da anni pur non raccogliendone i frutti, visti i dati su WrestleMania e l'impatto poi tutt'altro che positivo sul WWE Network (infatti concettualmente opposto). Difficile però trovarvi un argine, visto che ormai non si contano le volte in cui ci siamo ritrovati a dirci le stesse cose, piangendo un numero esorbitante di talenti e storyline immolate su quell'altare.

Non è più una questione di dare o non dare ai fan quello che vogliono, di fan capricciosi o di voci inascoltate, siamo di fronte ad un cambiamento condotto da chi, probabilmente, non è più in grado di condurlo come in passato. La federazione di Stamford ha fatto del trasformismo e dell'adattamento prima la sua salvezza, poi la sua sopravvivenza e infine la sua arma vincente. Ora è in atto un cambiamento solo per il cambiamento ed evidentemente non funziona. Goldberg è di nuovo campione verso WM. Lo è di nuovo Lesnar. Di nuovo sono state cestinate tante idee buone e costruite con il sudore della fronte per lasciare spazio a chi un volto lo è già: per nostalgia, come loro, per altri motivi, come Reigns, come John Cena e prima ancora come Tyson Fury o Cain Velázquez. Prevale, a costo di non avere più tempo o spazio di costruire i Cena o i Goldberg del futuro. Il tutto cercando di avere la botte piena e la moglie ubriaca; i palazzetti pieni, gli abbonamenti al Network ma anche l'appeal sul resto del pubblico e i contratti miliardari con FOX. Per ora la WWE va verso l'equilibro di ottenere ciò, conscia che l'alternativa c'è ma ancora non è forte o forse cieca nel capire dove la misura si colmerà. Il punto è che come la coperta corta, se si tira da una parte, prima o poi si scopre dall'altra. A un certo punto una scelta andrà fatta e andrà fatta sì, per il bene degli affari, ma anche con un briciolo in più di lungimiranza. Le WrestleMania passano e il resto è ancora territorio nostro: ancora poche interferenze e tanto wrestling a cui appigliarsi. Al nuovo The Fiend, al nuovo Ricochet, al nuovo AJ Styles, alla nuova storyline dell'anno, ad NXT. Ci resta solo la possibilità di decidere.

Non è una situazione nuova, non per questo va accettata però forse è arrivato il momento di rendersene conto una volta per tutte. Con tutto l'anacronismo che ciò si porta dietro, WrestleMania non appartiene più a noi, non è più la nostra festa, il nostro Capodanno, ma uno spot per qualcun altro che sempre meno ha a che vedere con la nostra identità. Se si può lottare per difendersi, allora forse siamo vicini al momento in cui sarà necessario farlo. O a quello in cui si potrà davvero cambiare canale.

Daniele La Spina
Una mattina ho visto The Undertaker lanciare Brock Lesnar contro la scenografia dello stage. Difficile non rimanere incollato. Per Tuttowrestling: SmackDown reporter, co-redattore del WWE Planet, co-presentatore del TW2Night!. Altrove telecronista di volley, calcio, pallacanestro, pallavolo e motori.
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