WWE Planet #866

In una Road to WrestleMania interrotta da Super Showdown e funestata da due show che faticano a trovare una marcia per andare avanti, il post-Royal Rumble ci ha dato sostanzialmente un solo motivo di continuare a guardare la WWE. E quel motivo si chiama NXT.

Lungi dal ripetere per mancanza di idee le solite lodi al terzo show della compagnia, è un fatto che se ci sono stati motivi di interesse nell'ultimo mese, questi sono ruotati pressappoco tutti attorno al brand giallo. Non c'erano molti dubbi che NXT TakeOver: Portland avrebbe rubato la scena per l'ennesima volta e come al solito al massimo c'è da discutere su quante mezze stelle dare a questo o quell'incontro di un evento davvero impressionante. Ma NXT non è soltanto TakeOver e se qualcosa di buono è rimasto da quanto fatto dal figlio minore della WWE da Survivor Series in avanti è la capacità di restare rilevante a tutti i livelli. In questo discorso conta relativamente la “guerra” di ascolti con Dynamite o lo status dello show al cospetto degli altri due. Semmai c'è da evidenziare come, da RR in poi, il main roster fatica a creare qualcosa di interessante quando invece NXT continua a viaggiare a vele spiegate, persino colonizzando spazi di Raw e SD. Non solo per la qualità del lottato proposto ma più in generale per l'equilibrio di storyline e gestione, che cura i dettagli, corregge gli sbagli e non affretta le mosse per paure inventate.

Un dato di fatto: siamo di fronte al peggior SmackDown da diverso tempo a questa parte. Lo show gira attorno ad una faida che va avanti da oltre 4 mesi, sempre nella solita scialba maniera, con pessime idee e realizzazioni grottesche, che sarebbe dovuta finire 2 mesi fa e che avremmo voluto vedere chiusa anche prima. Invece Reigns e Corbin vanno avanti oltre l'accanimento terapeutico, per giunta intorno ad una pletora di occasioni sprecate (il ritorno di Morrison, il regno di Bayley), ritornelli stancanti (Strowman a tutti i costi) e momenti stucchevoli (fate voi se Goldberg o le Bellas). Insomma si tira a campare pensando ad Otis ed ai suoi guai amorosi (davvero, davvero è l'unica storyline che abbia sia un senso che un interesse), sperando che SSD passi in fretta, per delineare un orizzonte migliore. Lo show blu è sotto lo scacco della necessità di convincere il pubblico generalista di FOX, forse. Ma se quello può parzialmente giustificare il cibo per cani o i match con gli strumenti musicali (senza squalifica ma con la gente che passa 10' a darsi il tag), non basta a spiegare come mai con la migliore Bayley a disposizione non si riesca a tirar fuori un'avversaria credibile che sia una. O a rispolverare tutto quello che c'era di buono nella divisione tag team, che sembra un cannone pronto a sparare che fa costantemente cilecca.

Non che a Raw vada meglio, con Seth Rollins che da heel fa discorsi più da face che quando era face e Kevin Owens che tra poco si alleerà anche con l'esercito per avere la meglio su una stable mal assemblata. Certo, le alternative sono cose come Lana e Bobby Lashley, su cui non devo aggiungere molto, o gli stalli alla messicana incrociati che però continuano a temporeggiare in attesa del ritorno di Andrade. Pochi sprazzi e tante ombre con l'aggiunta della non esistenza della categoria tag team, degli spazi dedicati alle vendette personali di Vince (ciao Matt Hardy, ti siamo RICONOSCENTI) e al sacrificare gente come AJ Styles a SSD. Anche qui torna il tema di una divisione femminile agonizzante, anzi forse assente, anche se un po' più giustificata. Con Lynch in cerca di un'avversaria – o meglio in attesa di Shayna Baszler (NXT) – Flair si è buttata definitivamente sulle origini. Affronterà Ripley e solo un pazzo potrebbe non volere vedere un loro match, con o senza Bianca Belair (che oggettivamente è un bel dubbio da avere). 3 ore che, come per le 2 dello show blu, si concentrano al desiderio di vedere praticamente 1/5 della puntata appena; un po' pochino per uscirne con un giudizio sufficiente.

L'aggravante è trovarsi in quello che dovrebbe essere il periodo più importante dell'anno, dando l'impressione di avere in mano ancora poco. Che sia il ritorno di Cena la prossima settimana o quello di altri, che siano i colpi di scena delle Elimination Chamber (sicuri di volerne vedere tre?), a fine febbraio il tempo stringe e c'è urgenza di vedere tracciata una linea. Che sembrava netta qualche settimana fa, salvo poi finire in balia di un'evidente insicurezza, che vacilla nel trovare una stabilità verso l'appuntamento clou della stagione e che ignora costantemente quello che potrebbe essere, senza se e senza ma, il proprio punto d'appoggio più stabile.

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