WWE Planet #863

“I would hope that through it all I’ve earned the respect of everyone in that locker room and I hope that I’ve earned all of your respect. Because no matter what I came out here and I tried to give you guys as much as I had every single night. And in turn, you guys gave it right back to me. So I’m going to miss all of this. I’m going to miss that reaction when I hear my music and I come out on the ramp. It’s like a shot of adrenaline straight to the heart from you guys and it’s amazing, I can’t describe it. […]

But if you asked me if I would do this all again, all the way back from getting hired by JR, if you asked if I would travel all the roads, log all the miles, hopping all the flights, all the sleepless nights, all the surgeries, the injuries, the metal rods in my teeth, if you asked me if I’d do it all again, in a heartbeat. So thank you. Thank you very much.”

Adam Copeland (Edge), 11/04/2011

Torniamo indietro di nove anni. Undici aprile 2011. Otto giorni dopo aver difeso il titolo mondiale a WrestleMania, Edge annuncia a Raw – nella sorpresa generale – di doversi ritirare. Gli esami medici, infatti, hanno rivelato che la stenosi spinale della Rated R Superstar è peggiorata e che potrebbe bastare una caduta particolarmente violenta per costringere Edge sulla sedia a rotelle per il resto della vita.

Ricordo ancora quel momento. Lo ricordo, perché Edge è forse IL motivo per cui mi sono appassionato al prowrestling.

Mi avvicinai alla disciplina durante il periodo 2004/2005 (il “boom italiano”) e, da buon quattordicenne, iniziai ad odiare John Cena con tutto me stesso. Decisi, quindi, che avrei ordinato uno dei miei primi PPV nel gennaio 2006 perché, assieme ad un mio grandissimo amico con cui ancora oggi seguo gli show (yo, Fella!), ero convinto che Cena non potesse uscire dalla Elimination Chamber di New Year’s Revolution con il titolo alla vita. I PPV venivano trasmessi su Sky Primafila con dieci giorni di differita rispetto alle date americane. Aspettai pazientemente l’evento, evitando ogni possibile anticipazione sul web. Arrivò il giorno dello show. Mercoledì sera. Diciamo la verità, ricordo precisamente la data: mercoledì 18 gennaio 2006. Per noi era come se fosse Natale: l’Elimination Chamber ci sembrava una struttura mitologica e il regno di terrore di John Cena sarebbe finalmente giunto al termine. E’ la magia del wrestling che, volenti o nolenti, può esserci solo in una certa fase della vita, quando ancora ci si preoccupa meno del booking, dei ratings o di chi andrà over.
Il resto è storia: ricordo come fosse ieri Cena che vince l’Elimination Chamber con un roll-up, la mia profondissima delusione, Vince McMahon che irrompe sullo stage, Edge e Lita che emergono dal fumo, la spear, il kick-out di Cena, una seconda spear, 1-2-3, il pubblico di Albany che impazzisce, Edge in ginocchio, con le lacrime agli occhi.

Edge, il 18 gennaio 2006, mi fece capire che questo business era in grado di regalare emozioni a cui non potevo rinunciare. Edge creò un nuovo fan di wrestling. E nei cinque anni successivi mi convinse che sarei restato un fan per il resto della mia vita.

WrestleMania 22. L’hardcore match con Mick Foley.

One Night Stand 2006. La spear a John Cena che regalò la cintura WWE a Rob Van Dam nella Hammerstein Ballroom di New York.

Unforgiven 2006. Il TLC match con Cena nella polveriera che era l’Air Canada Center di Toronto.

SmackDown 2007. L’incasso dei Money in the Bank ai danni di Undertaker.

WrestleMania 24. Il bellissimo main event di WrestleMania con Undertaker.

SummerSlam 2008. L’Hell in a Cell con Undertaker, dopo quello che ritengo uno dei migliori promo nella storia del wrestling con Mick Foley, in una puntata di SmackDown.

No Way Out 2009. La notte in cui Edge trasformò il titolo WWE nel titolo di campione di pesi massimi.

Backlash 2009. Il last man standing con John Cena, dopo un altro capolavoro al microfono a SmackDown, con il promo passato alla storia con il nome di “I Hate You”.

Royal Rumble 2010. Il ritorno a sorpresa alla Royal Rumble, dopo il tremendo infortunio al tendine di Achille, con conseguente vittoria eliminando proprio Cena.

Questi non sono per me semplici ricordi legati al wrestling, sono ricordi legati alla mia vita che non dimenticherò, perché Edge è stato in grado di trasportarmi in un’altra dimensione in quegli istanti, facendomi dimenticare che stessi guardando uno show che può essere anche imbarazzante in molti suoi aspetti. Ricordo dove fossi durante tutti gli eventi appena elencati, le emozioni provate, le esultanze con il già citato Fella.

Certo, ci sono stati tanti altri momenti memorabili dal 2011 ad oggi, ma era diverso senza Edge. Mancava qualcosa: l’undici aprile 2011 un po’ di magia se ne è andata.

Ed è tornata domenica notte, con il numero 21 e la barba un po’ più grigia.

Ho visto il PPV Royal Rumble 2020 in differita, la mattina di lunedì. Forse perché, per via di altri impegni, i tempi delle dirette sono finiti, forse perché non c’era sufficiente interesse da giustificare poche ore di sonno. Forse perché mancava un po’ di magia.
Mi sono trovato ad assistere ad un ottimo show, un ottimo inizio della strada che porterà a WrestleMania. Ero contento del booking, mi ero divertito guardando la Rumble femminile, il bellissimo match fra Bryan e Wyatt, la solida vittoria di Becky, la divertente “rissona” fra Corbin e Reigns e l’eliminazione di Lesnar da parte di McIntyre, che avevo indicato proprio in questo editoriale come colui che avrei scelto come avversario di Lesnar a WrestleMania.

Tutto bello. Ma poi qualcosa è cambiato: 10, 9, 8, 7, 6, 5, 4, 3, 2, 1. “You think you know me?”. Mi sono alzato dal divano, ho esultato scordandomi di dove fossi, della mia età, della scomparsa di Kobe che mi aveva scioccato la sera precedente. In un attimo, mi sono ritrovato di nuovo al 18 gennaio 2006. La magia è tornata, Edge è tornato.
Il resto del PPV è stato surreale. Confronti che non avrei mai creduto di vedere ed un finale perfetto. Poi è arrivato Raw, dove Edge mi ha ricordato perché fosse l’unico in grado di darmi quello che mi ha dato, con un promo e un segmento (complice anche Orton) che potrebbero essere, guarda caso, il mio momento preferito nello show rosso dall’undici aprile 2011. Nessuno può convincermi altrimenti: il selling di Edge, le sue espressioni, l’emozione che si leggeva nei suoi occhi (anche mentre parlava Orton) sono qualcosa che solo Adam Copeland riesce a darmi.

Spero possiate perdonarmi per aver dedicato tutte queste righe a impressioni e ricordi personali che coinvolgono un solo atleta, invece di esaminare l’inizio del periodo più importante dell’anno in casa WWE. Ma per quello ci sarà tempo: mi sentirete parlare ad nauseam di WrestleMania e delle scelte di booking della federazione di Stamford. Ma l’anno scorso c’è stata un’altra Road to WrestleMania e il prossimo anno ce ne sarà un’altra, e così sarà l’anno dopo e quello dopo ancora. Ma di Edge ce ne è solo uno, come sono uniche le emozioni che ha scatenato il suo ritorno durante il Royal Rumble match. Ora possiamo rileggere le parole dette da Edge ad aprile 2011 e sorridere, perché Adam Copeland ci ha insegnato il valore del duro lavoro e di quanto possano portare lontano le giuste motivazioni, perché sono questi i valori che hanno reso possibile il ritorno di Edge sul quadrato.

So thank you Edge, thank you very much.

Ringraziandolo infinitamente per il contributo, vi riporto le parole che Aldo Fiadone, carissimo collega con cui ho iniziato a scrivere editoriali per questo sito con il “The Other Side”, ha voluto dedicare al ritorno della Rated R Superstar:

Cosa avete davvero a cuore nelle vostre vite? Cosa da un senso alle vostre vite? Avete mai scavato nel profondo di voi stessi per cercare questo senso, quel lungo e tremolante battito che vi rende vivi?
Io ci ho provato anni fa e proprio in tempi non del tutto semplici della mia adolescenza, sono riuscito a trovare quel senso che si chiama attraverso il pro wrestling.
Si, avete capito bene, vivo la mia vita trecentosessantacinque giorni l’anno (quest’anno 366) per il wrestling e ciò che lo circonda e se vi state chiedendo il perché, allora vi consiglio di guardare il Royal Rumble match dell’omonimo PPV tenutosi lo scorso weekend. Un evento in cui è avvenuto l’impossibile, dove si è registrato un ritorno tanto atteso quanto improbabile, vociferato, ma che in fin dei conti tutti ritenevano impossibile, Edge è tornato!
La Rated R Superstar, l’unico vero motivo per il quale ho sempre seguito la WWE, l’unico uomo che mi ha spinto a dare un senso alle mie giornate insieme a Sting nel suo periodo in TNA, l’unico che mi ha fatto credere in qualcosa… l’unico che però nell’aprile 2011 mi ha involontariamente spezzato il cuore con l’annuncio del suo ritiro… da li in poi ogni sua apparizione corrispondeva ad un pianto da parte del sottoscritto, lacrime di dolore perché uno dei miei idoli aveva ormai abbandonato il ring per sempre.
Poi il miracolo e il ritorno, cosa che mi fa capire quanto il concetto di “Nulla è impossibile” ha un fondo di verità.
Dal suo ritiro al quale è seguito anche quello di Sting quattro anni più tardi, ho perso un pizzico di gusto verso tutto il resto, ora lo riacquisto perché comprendo quanto speranza e forza di volontà, oltre che alla completa assistenza di Dio, possano davvero ribaltare tutto e far tornare quel tutto a risplendere come un tempo.
Per chi come me vede sempre qualcosa di sentimentale all’interno di questo sport d’intrattenimento, allora di sicuro condividerà queste mie parole e forse anche voi capirete quanto oggi è più bello essere fan di wrestling perché oggi abbiamo ritrovato quel senso e quello che abbiamo a cuore nelle nostre vite!
Edge ha ripreso tra le mani la sua carriera!
Edge è tornato!

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