WWE Planet #805

Ad una settimana da TLC e all'indomani dei grandi cambiamenti annunciati in quel di Raw e SmackDown Live ma che fanno un inquietante eco a quelli dei Governi italiani per modi e tempi della truffa, il punto sulla situazione in WWE diventa un po' la cifra di quello che è stato anche il 2018: uno schizzo di bilancio, prima dei bilanci.

Un po' tutto il 2018 targato WWE è stato costellato di eventi che, pur fornendo un buon lottato o dei buoni spunti, scadevano in decisioni alla rinfusa, cercando di riparare ad obbrobri in Arabia Saudita o eventi costruiti in maniera pessima. Molti PPV di quest'anno contengono match di ottimo livello ma sono nel complesso poco memorabili o perlomeno rovinati da un finale o un acuto decisamente non all'altezza. TLC non ha fatto eccezione. Da una parte ci sono degli ottimi esercizi di stile, match decisamente all'altezza, dall'altra perdite di tempo assoluta per chi ha guardato il PPV. In mezzo un po' di fuffa e qualche delusione, Seth Rollins vs Dean Ambrose su tutti, che ha deluso parecchio le aspettative e, pare, persino Vince. Il grande problema di TLC è stato l'interesse: per 3/4 degli incontri in programma non c'era desiderio di sapere come sarebbe finita. A cominciare dalla situazione Baron Corbin: destinata ad un finale che è stato orse edulcorato ma che è rimasto lo stesso, con l'aggravante della replica non richiesta il giorno dopo a Raw, sorvolando che anche in chiave narrativa Corbin è stato tutto fuorché il peggior GM della storia dello show rosso. Sulla stessa onda: Ronda Rousey vs Nia Jax, scontato e inutilmente lungo; la finale del Mixed Match Challenge, che ha strappato qualche risata ma è stato relegato a comedy vs comedy, probabilmente proprio da questo finale in PPV; Bobby Lashley ed Elias hanno sprecato una stipulazione oltre che una decina di minuti di kickoff; Finn Bálor e Drew McIntyre nel classico match da Raw (per non dire da passatempo) anticipato di un giorno. Insomma tutto propedeutico ai tre finali: il match per il Titolo Intercontinentale, di cui sopra, quello per il WWE Championship, come da programma, quasi da manuale con quella vaga sensazione, che è valsa un po' per tutto l'anno di AJ Styles, di potersi aspettare qualcosina in più, e infine il main event. Il Triple Threat TLC strappa applausi, incanta e resterà negli annali: come primo al femminile e come asticella di standard portata ancora più su. Al contrario del Raw del giorno dopo, le ragazze si prendono giustamente il finale di serata e conquistano l'intero palazzetto, l'intero pubblico e l'ennesimo posto al sole di un incontro che doveva essere stellare e tale è stato.

Basterebbe quel match a dimenticarsi di un TLC mediocre, lento e certo con pochi picchi. Il problema è la necessità di rincarare la dose. La confusione tremenda in WWE regna sovrana (turn heel di Shane abortito come esempi su tutto) e la dimostrazione sono Raw e SDL: nei due show viene avviato un presunto cambiamento, con l'eliminazione dei GM e la famiglia McMahon in controllo. Nulla di più vecchio, stantio e inutile: non per partito preso ma perché non serviva. A Raw andava benissimo un GM, e perché no proprio Corbin con Alexa Bliss di fianco, a SDL non c'erano dei problemi evidenti. Il tutto sacrificato in nome di un cambiamento invisibile. La famiglia McMahon ha annunciato l'era del People Power 2.0, di fatto però non modificando lo stile, la scaletta e la conduzione dello show di una virgola. Raw è stato noioso, pesante e inconcludente nel suo disordine come succede da un paio di mesi a questa parte, senza passi avanti. SDL, addirittura, ha vissuto i McMahon come un fastidio non necessario. Le storyline principali sono andate avanti da sole, mal sopportando le intrusioni incoerenti (leggi Naomi) e passando due ore a cercare di dimenticarsi che una delle migliori e più equilibrate figure manageriali avute on screen, Paige, sia stata liquidata in 30”. Il tutto – il licenziamento cattivo e reiterato di Corbin e quello immotivato e fulmineo di Paige – arrivati a un mesetto da Survivor Series, che col suo risultato poteva facilmente giustificare il secondo e fa gridare vendetta sul primo; ma che è soprattutto l'evidenza empirica del fatto che troppo spesso i piani cambiano troppo in fretta e con poco ragionamento dietro.

Il fatto è che con la Road to WrestleMania alle porte, si rischia di soffrire sempre di più un caos immotivato e cresce la paura di stravolgere anche quei pochi piani che sembrano decisi, indirizzati e soprattutto sensati. Forse un po' tutti sappiamo che Rousey, Lynch e Flair sono destinate a scontrarsi a WM, magari nel main event, ma per quanto possa sembrare scontato difficilmente accetteremmo cambiamenti dell'ultimo minuto; inversioni di tendenza da cui nessuno sembra al riparo. Il tasto più dolente è che sembra che nemmeno SmackDown, alcune volte in difficoltà ma spesso apparso come meglio organizzato e più ragionato di Raw, sembra al sicuro. Una situazione che stressa, che non fa dormire sonni tranquilli e che tra risalite nel main roster a blocchi e momento cruciale dell'annata in vista, fa temere colpi di testa da una situazione creativa che freme e appare tutt'altro che rilassata e sicura dei propri piani. Quasi non c'è pianificazione a lungo termine che non sia stata cambiata o rimaneggiata negli ultimi mesi e, per quanto possa essere una situazione frequente, di rado è stata così febbrile, schizofrenica e impulsiva come di recente. Un liet motiv su cui purtroppo mi ripeto ma se l'augurio era che il finale di 2018 fosse il modo per fermentare e lasciar sbollire questa nevrosi, ora il tempo inizia a scarseggiare e il rischio è una replica di una pessima WM a solo un anno di distanza. Stavolta però, a far temere il peggio, è che il cambiamento è appena iniziato e potrebbe essere difficile cambiare strada in tempo. Ed aggrapparsi alla qualità di certi interpreti, alla bravura dei lottatori oltre la scrittura di storie e match e alla magia che alcune straordinarie Superstar sanno tirare fuori in qualsiasi caso è un tentativo sempre più difficoltoso di rimanere a galla. E potrebbe non bastare.

Daniele La Spina
Una mattina ho visto The Undertaker lanciare Brock Lesnar contro la scenografia dello stage. Difficile non rimanere incollato. Per Tuttowrestling: SmackDown reporter, co-redattore del WWE Planet, co-presentatore del TW2Night!. Altrove telecronista di volley, calcio, pallacanestro, pallavolo e motori.
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