WWE Planet #803

Amiche ed amici di Tuttowrestling, ben ritrovati anche questa settimana con il punto della situazione in casa WWE. Una settimana piuttosto travagliata per la federazione di Stamford che nonostante abbia avuto il tempo e lo spazio per farlo, non è assolutamente riuscita a raddrizzare l'andamento delle proprie puntate settimanali, incassando pessimi ascolti in un momento dell'anno, televisivamente parlando, nemmeno così complicato.

RAW IS LOW
Cominciando dall'ammiraglia, la situazione è quanto mai critica. L'assenza del Titolo Universale pesa come un macigno settimana dopo settimana e il resto viene gestito costantemente in modo confusionario: chiaro, gli infortuni che continuano a vessare il roster (sarebbe il caso di ridurre gli sforzi?) non aiutano e il dover riciclare Alexa Bliss, così come il dover rinunciare a Braun Strowman, non sono certo imprevisti ideali da affrontare. Dall'altro lato c'è però ben poca chiarezza: la storyline principale, quella che gira attorno al personaggio di Baron Corbin, vive di illogicità, con turn improvvisati, attacchi e contrattacchi che lasciano il tempo che trovano ma che monopolizzano lo show a livello di tempo in una maniera predominante. Peccato, appunto, che gli affondi non siano determinanti per niente e che chiaramente i coinvolgimenti dei vari Balor, Elias, Lashley, Mahal, persino McIntyre e Ziggler (sorvolerei sullo split avvenuto dopo la divisione e dopo un turn quanto mai innaturale) siano temporanei e che nessuno di loro sarà minimamente determinante quando poi a deciderla sarà Strowman.

Non è chiaramente l'unico motivo per cui lo show rosso è incappato nella peggior puntata della propria storia in termini d'ascolto: è stata la puntata dopo la peggior puntata di Raw di sempre proprio dal punto di vista logico-narrativo e l'impatto di questo non ha aiutato. Ma nell'insieme è la continua navigazione, a caso più che a vista, che ha visibilmente stufato. La storyline principale andrebbe bene come secondaria ma senza appigli come lo Universal Championship, tutto diventa più complesso, anche accettare la trasformazione di Dean Ambrose in aspirante Bane. La speranza è che a TLC la svolta arrivi almeno lì, in quel feud che verosimilmente diventerà il più importante nei prossimi mesi e che per ora ha ristagnato a causa (si spera) della partenza anticipata. Ossigeno in uno show dove nemmeno la divisione femminile che ha in casa Ronda Rousey riesce a scrollarsi di dosso una patina di indifferenza, obiettivamente difficile da non condividere. L'innesto temporaneo di Alexa Bliss come para-GM l'ha relegata alla perdita di tempo insieme a Bayley e Banks quando forse sarebbe stato meglio inserirla nel discorso attorno al Titolo; lì avrebbe potuto dare verve, senso e credibilità a Nia Jax e socie, decisamente poco interessanti e quasi fastidiose. A maggior ragione se forzatamente apertura e chiusura di serata. Uno sguardo d'insieme non incoraggiante per chi ha in mano il match principale del prossimo PPV, con un atleta che forse non ce la farà a combatterlo come si deve e una situazione che adesso dà torto da tutti i punti di vista, ascolti compresi.

THE MAN AND THE GOAT
Dal peggior Raw di sempre, al peggior SmackDown Live da quando è Live: lo show blu incassa un record negativo tutto sommato immeritato, considerando che la puntata peggio accolta del martedì sera era stata quella dell'8 novembre 2016, quella dove Natalya non sapeva usare un fischietto e James Ellsworth era opener e main event dello show per capirci. La qualità del prodotto in blu non è certo così in basso ma lo show risente inevitabilmente del pessimo Raw della settimana prima – col grande eco web-mediatico che incassa di solito un fallimento – e dell'onda lunga del trattamento di Survivor Series. Non ha fatto bene il 6-0 incassato, ha fatto ancora meno bene che, in fondo, se c'era un brand che non aveva bisogno di stoppare le proprie storyline per le Series, questo era proprio SDL. Ora sembra che lo show guidato da Paige sia in grado di tornare sui binari giusti, non senza qualche sacrificio, e tutto sommato è difficile trovare qualcosa di cui disinteressarsi completamente. La Tag Division, spesso e volentieri fiore all'occhiello di SmackDown dopo la nuova brand extension, è più in salute che mai e quando a star bene è il figlio di un dio minore, figuriamoci il resto: due ore passano in fretta con SmackDown dove non tutto è perfetto (la gestione di Samoa Joe, lo US Championship) ma tutto è ampiamente tollerabile quando non lo è.

Chiaro, a tenere su il tendone ci sono sempre le solite figure, a cominciare da quella che in questo momento è la più importante, forse dell'intera Compagnia: Becky Lynch. The Man è assolutamente la cosa più accattivante dell'intero panorama WWE attuale, forse dell'intero panorama è basta. E a memoria non ricordo nemmeno lontanamente una lottatrice che si avvicini a lei. Restare il centro d'attrazione privilegiato anche quando si è impossibilitati a combattere non è semplice, ma Lynch ci riesce alla perfezione e la gente smania al pensiero di vederla tornare sul ring, soprattutto in un incontro stellare come quello di TLC. Che a Raw e dirigenza piaccia o no, il Triple Threat con in palio il Titolo Femminile di SmackDown è di gran lunga il match più atteso del programma, il main event naturale al di là della posizione nella card, con ottime probabilità di diventare anche il più bello della serata. E questo va ovviamente imputato all'irlandese – oltre che all'enorme tasso di talento che sarà coinvolto in un match dal concept paticolare – che è in un momento da Re Mida e ha tutti, ma veramente tutti, dalla sua parte.

L'altro pilastro su cui si regge SmackDown è chiaramente Daniel Bryan. Si sono sprecati i commenti su un turn che aveva poco di sensato e ancora meno di immediato ma, diciamocelo, in qualche modo sta funzionando. Al di là delle dinamiche del turn, ora vedere Bryan in questa versione è un piacere e un gran lusso. Le parole dell'American Dragon sono quanto mai vere: lo Yes Movement è morto e questo è diventato il miglio modo per farlo capire al pubblico. Non si poteva vivere di rendita su una cosa vecchia di anni e si è passati “alle maniere forti”. Come spesso succede quando, in fondo, le motivazioni sono giuste, a beneficiarne non è solamente Bryan ma anche quello che gli sta intorno. Il WWE Championship è tornato leggermente più interessante ed AJ Styles ha un personaggio che in questo momento sarebbe folle mutare, ma che è molto più a suo agio nei panni di chi rincorre. In mezzo c'è un The Miz che è all'epilogo di un'altra annata straordinaria e riesce ad inserirsi alla perfezione anche in questa faccenda, gettando da lontano le basi per quella che sarà, mi auguro, la principale storia di SmackDown in vista di WrestleMania. Senza considerare che all'Awesome One va dato il merito di riuscire (per ora) a restare credibile pur continuando quell'assurda storia da mamma e papà con Shane McMahon e la World Cup, ormai oscillante tra lo stucchevole e il cringe.

Insomma a conti fatti SDL è di nuovo più avanti di Raw nella ricostruzione invernale e, di riflesso (mettiamoci anche il Mixed Match Challenge), anche in ottica Royal Rumble dove Raw ha un main event bloccato e poco altro da offrire. SmackDown ha invece il grosso vantaggio di avere chi regge la baracca a dir poco solidamente e di conseguenza la possibilità, che speriamo venga sfruttata, per costruire il sottobosco, magari ricordandosi di avere gente talentuosa nel roster e anche un Titolo secondario. La cosa porterebbe a uno show solido e una posizione di vantaggio fino a WrestleMania, il che è una premessa a dir poco intrigante visti i protagonisti a roster. Ovviamente prima di rismembrare tutto con il prossimo shake up.

Daniele La Spina
Una mattina ho visto The Undertaker lanciare Brock Lesnar contro la scenografia dello stage. Difficile non rimanere incollato. Per Tuttowrestling: SmackDown reporter, co-redattore del WWE Planet, co-presentatore del TW2Night!. Altrove telecronista di volley, calcio, pallacanestro, pallavolo e motori.
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