TW Risponde #634

Amiche ed amici di Tuttowrestling bentornati ad una nuova edizione della nostra rubrica, ancora una volta dedicata alle vostre domande di carattere storico… partiamo subito!


Ciao Myth, sono Pasquale da Foggia. Girando su Youtube ho trovato il video di un I Quit match tra The Rock e Mankind Mick Foley e mi è sembrato da subito violentissimo. Puoi spiegarmi quale storia portò a quel match? Grazie tante, continua così che sei sempre il migliore.

Per risponderti, sono andato a rispolverare un pezzo della rubrica “Best Matches” a cura dello storico staffer di TW David Grauli. Ecco qua: Nel lungo feud che ha visto protagonisti The Rock e Mankind tra la fine del 1998 e l'inizio del 1999, questo è probabilmente il momento più alto toccato da questa coinvolgente saga. Dopo la sconfitta patita da Mankind a Survivor Series 98 per submission contro The Rock (ripetizione work dello screw-job di Survivor Series 97), i due si affrontarono nuovamente nel PPV Rock Bottom: a vincere fu Mankind tramite Mandible Claw, ma Vince McMahon pur riconoscendo la sua vittoria annunciò che il titolo non sarebbe passato di mano in quanto The Rock non aveva ceduto né aveva pronunciato le parole “I Quit” (The Rock infatti aveva perso conoscenza), ed il titolo del mondo WWE può passare di mano solo per pin o per submission. Mankind ebbe però modo di riscattarsi il 4 gennaio 1999 quando riuscì a sconfiggere The Rock nel main event di Raw grazie all'aiuto di Steve Austin e della Dx, conquistando il suo primo titolo del mondo e coronando così il sogno di un'intera carriera. The Rock infuriato chiese subito un rematch da disputarsi nel corso della Royal Rumble, ed un per nulla riluttante Mankind acconsentì solo a queste condizioni: I Quit Match, No DQ, No Count Out, Corporation banned from ring-side e nessuna sospensione del match nel caso di un'eccessiva perdita di sangue da parte di uno dei due wrestlers. Inutile aggiungere che tutta questa serie di stipulazione tramutò il match in un autentico massacro ai danni di Mankind. Il match della Royal Rumble tra The Rock e Mankind fu un incontro spettacolare e nello stesso tempo brutale, intenso ed emozionante, con uno scambio di colpi violentissimo da parte di entrambi i wrestlers. Ad un certo punto del match Mankind cadde persino da una balconata su cui l'incontro si era spostato in una delle fasi più accese, finendo per atterrare su dei generatori di corrente che tra mille scintille lasciarono parte dell'arena al buio. Tutto questo però non servì a porre fine al match che anzi proseguì in modo ancora più violento, fino alla conclusione della contesa che può essere definita come il momento più drammatico a cui si sia mai assistito in uno spettacolo della WWE. The Rock (colto dalla frustrazione nel vedere un avversario che non voleva cedere) ammanettò Mankind con le mani dietro la schiena, e brandendo una sedia cominciò a colpire in testa il suo avversario con estrema brutalità (una sequenza che ricorda un match del 1996 disputato tra Mick Foley e Shane Douglas nella ECW) per venti volte, di fronte agli occhi terrorizzati della famiglia di Foley che assisteva al match a bordo ring. Questo autentico massacrò condusse The Rock alla vittoria dopo che Mankind pronunciò per 3 volte le parole “I Quit”, ma nel Raw successivo alla Royal Rumble si scoprì in realtà che Mankind non aveva pronunciato quelle parole. Mankind infatti aveva perso i sensi a fine incontro, ed i 3 “I Quit” ascoltati a fine incontro erano solo frutto dell'opera di Shane McMahon: Shane aveva infatti registrato le parole “I Quit” pronunciate da Mankind nel corso di un'intervista rilasciata nel Sunday Night Heat precedente al PPV, e le aveva mandate in onda tramite gli altoparlanti dell'arena alla fine del match contro The Rock. Mankind per questo chiese un rematch da disputarsi durante Half Time Heat all'interno di un'arena completamente deserta: anche questo fu un bell'incontro senza squalifiche, ed a vincere fu Mankind che conquistò così il suo secondo titolo del mondo. Per avere un'idea chiara della violenza di questo I Quit Match è comunque consigliabile vedere il documentario Beyond The Mat che tratta in parte proprio di questo incontro: le condizioni di Foley nel backstage dopo questo match dicono tutto. Se ne vuoi sapere di più sui feud del 1999 nella WWE, beh non devi fare altro che cercare nella sezione archivi del nostro sito.

Ciao Michele, sono Roberto da Roma. Ti scrivo per la prima volta perché vorrei saperne di più sul feud tra Hulk Hogan e Ultimate Warrior, che portò al match tra i due a Wrestlemania VI, che ho avuto recentemente occasione di vedere sul WWE Network. Grazie.

Anche in questo caso, lascio la tastiera a David Grauli ed a uno dei suoi best matches. Probabilmente l'incontro che gli appassionati italiani di wrestling di vecchia data ricordano maggiormente. Come Hulk Hogan VS Andrè the Giant anche questo può essere considerato a suo modo il main event di WrestleMania per antonomasia, ma se il match di WrestleMania III fu la classica sfida tra un face ed un heel, questo tra Ultimate Warrior e Hulk Hogan fu il primo main event nella storia della WWF ad essere disputato da due wrestler face. I primi dissidi tra i due nacquero durante la Royal Rumble 1990 quando Hulk Hogan eliminò involontariamente (o quasi) Ultimate Warrior in una fase molto confusa della rissa. Nonostante questo i due tornarono a far coppia durante un'edizione di Saturday Night Main Event contro il team formato da Mr Perfect e The Genius, ma anche in quest'occasione si verificò un episodio particolare allorché Hogan colpì accidentalmente Warrior durante l'incontro. Dopo questi fatti cominciò a crescere tra i due una certa rivalità (vissuta comunque nel reciproco rispetto), e questo portò Ultimate Warrior a rifiutare per una questione d'orgoglio l'aiuto di Hogan durante un match contro Dino Bravo disputato a Saturday Night Main Event. A sua volta Hogan rifiutò successivamente l'aiuto di Ultimate Warrior accorso per porre fine ad un attacco di Earthquake durante Wrestling Challenge. Questa rivalità tra Warrior e Hogan fece nascere anche una rivalità tra le rispettive tifoserie dei due wrestler, e nelle interviste di rito sia Hogan che Warrior affermarono l'intenzione di voler strappare più tifosi possibili all'opposta fazione. I due wrestler arrivarono così alla sfida di WrestleMania VI entrambi con una cintura in vita, Hogan campione del mondo e Ultimate Warrior campione IC: title VS title (evento unico nella storia di WrestleMania), entrambi i titoli messi in palio. L'incontro fu praticamente perfetto per come fu curato e preparato nei minimi dettagli, ed alla fine risultò incredibilmente emozionante. Storico in termini di emozioni la prima fase del match (di cui si era avuto un antipasto durante la Royal Rumble 90) in cui i due alternarono le stesse mosse fino ad arrivare alla prova di forza che vide prevalere prima l'uno e poi l'altro. L'incontro in se non fu straordinario dal punto di vista tecnico (caratteristiche per le quali non brillavano né Hogan né Warrior) e non fu nemmeno molto veloce, ma fu splendido per l'intensità e per la grande cura riservata alla psicologia della sfida (si dice che Warrior e Hogan abbiano provato l'incontro per settimane e settimane prima di arrivare a WM VI). Alla fine l'attesa creata intorno all'incontro, il carisma dei personaggi, i numerosi schienamenti, i colpi di scena, lo splendido finale e l'incredibile atmosfera che si respirava nell'arena grazie ad un tifo incredibile dei fans (mai visto un simile incitamento dei tifosi dall'inizio alla fine, divisi oltretutto in maniera equilibratissima tra tifosi di Warrior e tifosi di Hogan) riuscì a sopperire a certe mancanze rendendo la sfida incredibilmente epica. La vittoria finale andò ad Ultimate Warrior, e ciò che avvenne a conclusione della sfida è diventato uno dei più grandi episodi nella storia della WWF: Hogan prese la cinture di campione del mondo e la porse ad Ultimate Warrior il quale, visibilmente sorpreso, abbracciò l'avversario al centro del ring ricostituendo così quell'amicizia che si era incrinata durante questo feud. Spiegare a parole la reazione del pubblico di fronte a quella situazione e la carica emotiva sprigionata da quei minuti conclusivi è praticamente impossibile. Un aneddoto significativo riguardo a questo incontro è stato raccontato da Pat Patterson: terminato il match Patterson si recò da Jim Hellwig (vero nome di Warrior) per complimentarsi dell'ottima prestazione, ma quando entrò all'interno dello spogliatoio trovò Hellwing seduto su una panca in lacrime tanta era la gioia per la cintura appena conquistata. Questa vittoria di Ultimate Warrior doveva rappresentare un ideale passaggio di consegne tra Hogan e il “guerriero” della WWF (oltretutto evidenziato dall'unica sconfitta pulita patita nella WWF da Hogan), ma è curioso notare come mentre Warrior negli anni seguenti sia più o meno sparito dalle scene (presenza discontinua dal 91 al 92, per poi effettuare una nuova brevissima apparizione nella WWF nel 1996 e nella WCW nel 1998), Hogan abbia continuato prima a dominare nella WWF e poi, una volta passato alla WCW, a collezionare altri successi soprattutto nel grandissimo angle dell'NWO. Da notare come la WCW abbia provato a ricostruire questo feud nel 1998 facendo affrontare Hogan e Warrior ad Halloween Havoc in uno dei match più brutti ed involontariamente comici degli ultimi anni, riscotendo scarso interesse anche nei fans a testimonianza di come i tempi nel mondo del wrestling siano notevolmente cambiati rispetto all'inizio degli anni 90.

Grandissimo Myth, sono Mario da Milano. Recentemente ho letto la notizia della morte di Mr. Fuji e su Facebook molti personaggi della WWE attuale hanno espresso le loro condoglianze. Io non lo conoscevo proprio, ma ho letto che era un manager molto importante. Sapresti, per cortesia, dirmi qualcosa in più sul suo conto?

Mr. Fuji aveva cominciato la sua carriera come lottatore. Al suo ritiro, era diventato un manager nella WWE: uno dei più famosi della storia. Nella sua carriera guidò tantissimi heel di primissimo livello, ma è spesso ricordato soprattutto per alcune vignette interpretate con Don Muraco ed intitolate “Fuji Vice” che facevano il verso alla serie televisiva Miami Vice. I suoi clienti più noti furono i Demolition e i Powers of Pain: tradì i primi per sostenere i secondi in uno dei momenti più importanti della WWE di fine anni Ottanta. Dopo alcuni anni in sordina, tornò sulla cresta dell'onda nel 1992, quando divenne manager di Yokozuna, che aiutà a conquistare il titolo mondiale in due diverse occasioni. Ritiratosi dal mondo del wrestling qualche anno dopo, fu introdotto nella WWE Hall of Fame nel 2007, con il suo vecchio cliente Don Muraco a pronunciare il rituale discorso in suo onore.

Caro Michele, mi chiamo Giorgio e ti scrivo da un paesino in provincia di Cagliari. Vorrei avere qualche informazione in più sulla Spirit Squad, cosa mi sai dire?

La Spirit Squad era composta da cinque wrestler riuniti nella Ohio Valley Wrestling che, a metà anni Duemila, era una compagnia “di sviluppo” della WWE. I componenti erano noti con i soli nomi propri, veri o fittizzi che fossero: Kenny, Johnny, Nicky, Mikey e Mitch, che era il meno preparato tecnicamente dei cinque e che, quindi, non lottava quasi mai. La loro gimmick era quella di una squadra di cheerleader uomini e viene da molti ricordata come una delle più insulse della storia della WWE, nonostante i cinque fecero indubbiamente un ottimo lavoro per dare credibilità ai loro personaggi. Tre mesi dopo il loro debutto nella WWE, nel 2006, fu loro assegnato il titolo di campioni di coppia, che potevano difendere nelle combinazioni che più gli aggradavano. Fu l'unica volta nella storia in cui cinque wrestler insieme diventavano campioni di coppia. Ebbero un ruolo importante come heel a supporto di Vince McMahon nel suo feud contro Shawn Michaels e Triple H. Perso il titolo alla fine dell'anno, il team fu sciolto da Vince McMahon. La WWE provò a lanciare Kenny in una carriera da singolo, ma il wrestler dopo qualche mese fu licenziato. Nicky, invece, fu rispedito nella OVW, da dove, qualche tempo dopo, emerse con una nuova gimmick: quella di Dolph Ziggler.


Anche per oggi è tutto. Appuntamento tra altri quattordici giorni… e mi raccomando, scrivete, scrivete scrivete!

I'm The Myth and you can't teach that!

Michele M. Ippolito

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Michele M. Ippolitohttp://www.tuttowrestling.com
Ha cominciato a scrivere su TuttoWrestling nel 1998, dove, negli anni, si è occupato di un po' di tutto. Dal 2009, ininterrottamente, è autore del TW Risponde, la rubrica più antica, più letta ed amata del wrestling web italiano. Quando fu creata la prima newsboard di wrestling in Italia, lui era lì, a tradurre e scrivere notizie per gli internauti del nostro Paese.
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