Piper’s Pit #63 – The Punk Effect

Bentornati al Piper’s Pit e direi che nell’ultimo periodo non ci si è certo annoiati nel mondo del wrestling, dentro ma anche fuori dal ring!
Solo qualche mese fa sembrava che la AEW fosse l’agognato luogo sicuro da raggiungere per qualsiasi lottatore fosse scontento del suo ruolo in WWE (praticamente una buona parte del roster), ma poi sono intervenuti due fattori dirompenti a cambiare tutto: lo scandalo che ha coinvolto Vince McMahon, con successivo passaggio del bastone di comando a Triple H, e CM Punk che torna a dare il peggio di sé insultando in conferenza stampa mezzo roster e soprattutto il suo capo Tony Khan.

Ora, sul primo fattore c’è poco da aggiungere: ciò che non era prevedibile si rivela un’opportunità da cogliere e per adesso la WWE la sta cogliendo appieno. Triple H sembra davvero al timone e l’umore nel locker room è alto, anzi pare che parecchi in AEW andrebbero (o tornerebbero) volentieri in quel di Stamford. Il secondo fattore invece era francamente più Peresserne felice. Del resto stiamo parlando di uno dei personaggi più carismatici degli ultimi anni ed ovviamente la federazione ne ha tratto subito beneficio. Però Punk è Punk e purtroppo negli anni non è affatto cambiato, anzi. Ormai è ora di ammettere che il suo amore per il business non è nemmeno lontanamente paragonabile a quello per se stesso. E che soprattutto non è e non sarà mai un uomo di squadra: nella sua vita, tralasciamo le motivazioni, è stato in grado di litigare e tagliare rapporti con praticamente chiunque abbia incrociato la sua strada. Un’azienda questo non lo può accettare e infatti la WWE si è comportata di conseguenza. Khan invece ne è sembrato quasi travolto, mostrando tutti i limiti di chi è un grande appassionato di wrestling ma si è trovato a dover gestire una grossa azienda, non una compagnia di amici al bar.

E da qui arrivo al punto focale: perché nessuno riesce mai a sconfiggere la WWE? La NWA, che gestiva i territori cadde a pezzi nel confronto, la WCW sembrò prendere il sopravvento ma poi sappiamo tutti come andò a finire, la TNA provò ad andare al confronto e dovette ripiegare immediatamente per non fallire… La risposta credo che vada data dalla programmazione che Vince McMahon (sì, pur con tutti i suoi difetti il merito è suo) ha imposto a sé ed all’azienda: le cose non vanno fatte di fretta, ma ben ponderate. Il wrestling non è una gara dei 100 metri ma si avvicina più ad una maratona, quindi le energie non vanno sprecate tutte e subito.

Ovviamente non stiamo assolutamente sostenendo che per la AEW sia già il momento di alzare bandiera bianca, tutt’altro. Solo che, passato l’effetto novità, ora sarebbe il caso di ragionare nel lungo termine: Tony Khan sarebbe il caso che iniziasse a ragionare più da imprenditore che da fan. La strada è lunga ma il progetto esiste ed è ben solido. Ora è la WWE con Triple H a beneficiare dell’effetto novità e quindi per la AEW è tempo di giocare in difesa, tirare un po’ i remi in barca e preparare i prossimi mesi con coerenza e programmazione. Ne beneficeremmo tutti noi appassionati.

“I have wined and dined with kings and queens and I’ve slept in alleys and dined on pork and beans”.

Johnny Bresso
Johnny Bresso
Appassionato di calcio, golf, musica e sottoculture, seguo il wrestling dagli anni '80. Sull'argomento ho pubblicato il libro "Storie dalla terza corda".
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