5 Star Frog Splash #220 – La voglia di provarci

Sono passate quasi due settimane da Full Gear e mi chiedo cosa sia successo alla AEW. Una compagnia che fino al suo primo PPV del 2022, Revolution, esprimeva un prodotto di primo livello. Una compagnia capace di inserire in un PPV tre match senza alcun titolo in palio che però tutti non vedevamo l’ora di guardare. Perché c’erano delle storie, c’era una narrazione, c’era la voglia di vedere cosa sarebbe successo. Come sarebbero evoluti i personaggi. Quale sarebbe stato il loro prossimo obiettivo, la prossima ottima storia a vederli coinvolti.

Fast forward a otto mesi dopo e gli altri tre PPV della AEW non sono stati nemmeno lontanamente paragonabili al primo dal punto di vista della qualità. Buoni match sparsi, certo, sparpagliati nel mucchio di tredici/quindici match buttati lì a caso. Così da non farli risaltare nemmeno per scherzo, facendoli invece perdere nella mediocrità di Jade Cargill o di Powerhouse Hobbs. Che poi ogni volta che io dico che un evento non mi è piaciuto la prima cosa che sento è “Sì dai ma ci sono stati buoni match”.

Un po’ come se di fronte alla mia critica di un brutto film qualcuno mi dicesse “E vabbè dai ma gli attori erano bellissimi”. E grazie, se assumi Scarlett Johansson, Brad Pitt, Johnny Depp, Natalie Portman, Chris Hemsworth e Elizabeth Olsen ci credo che gli attori sono bellissimi, ma questo non salva il film. Allo stesso modo se assumi Jon Moxley, MJF, Kenny Omega, i Lucha Brothers, Bryan Danielson, Claudio Castagnoli, gli FTR (e potrei menzionare un’altra decina di fuoriclasse) mi pare abbastanza scontato che i match siano belli. Peccato che non basti a salvare il PPV. Perché un PPV ha bisogno di storie. Altrimenti stai vedendo solo due uomini in mutande che fingono di picchiarsi. Possono fingere di picchiarsi molto bene, ma sono sempre due uomini in mutande.

Full Gear di storie ne aveva decisamente poche. Una veramente interessante, quella del main event. Una che aveva il potenziale per essere interessante, quella tra Saraya e Britt Baker, che però è stata sviluppata male e portata avanti peggio. Il resto era il nulla cosmico. E negli ultimi dieci giorni ho letto un sacco di giudizi positivi per il main event, che era chiaramente il piatto forte di questo evento. La mia domanda è una sola: come fate a giudicarlo positivamente? Perché per me a Full Gear sono riusciti a rovinare completamente la storia.

Ne ha già parlato in modo perfetto il sempre ottimo Andrea Samele nel suo Gorilla Position della settimana scorsa (e se non lo avete fatto vi invito a leggerlo), ma credo sia cosa buona e giusta reiterare il concetto. Come ho detto poc’anzi, la storia del main event era chiaramente la cosa più intrigante del PPV. Moxley che promette di tirare fuori qualsiasi cosa da MJF, letteralmente e non. MJF che vuole coronare il suo sogno di essere il migliore. La storia di MJF con William Regal. Il passato con Moxley e Regal. Peccato che i personaggi che hanno preso parte a questa storia non si siano presentati al PPV.

A presentarsi sono stati le loro brutte copie. Le loro controfigure stereotipate. Un MJF che dovrebbe essere più teso di una corda di violino e che invece si prende gioco di Moxley e fa il Flair strut. Moxley che dovrebbe dominare l’avversario fisicamente e fa tutto tranne che quello. Perde tempo, giochicchia con MJF. Si comporta come un heel perché siamo nel New Jersey che è lo stato natale di MJF, quindi Moxley DEVE abbandonare i manierismi del suo personaggio che sono l’essenza del suo character e comportarsi come un heel idiota. SPOILER, Tony Khan: NO, NON DEVE.

E MJF, tutti i discorsi sull’essere il migliore, sul battere Jon Moxley che è il wrestler migliore del mondo, sul riscatto da anni di angherie e vessazioni subite. Tutto cancellato. E senza motivo alcuno. O meglio, per cadere nel tranello dello swervone, un tranello in cui cade spesso anche la WWE e che non le ha mai fatto del bene. Ci è caduta anche la AEW con quel finale sorprendente. Peccato che sorprendente non vuol dire sempre positivo. E che se una cosa è sorprendente perché non ha nessun senso, come infatti è successo, l’intera storia crolla come un castello di carte. Come infatti è successo.

MJF aveva bisogno di un’evoluzione per diventare AEW World Champion. È successo? No, anzi. Nessuno ci aveva detto che MJF stava giocando al Gioco dell’Oca e che purtroppo gli è capitata la casella dello swervone. Sei lì lì per vincere, ti serve solo un tiro di dadi fortunato. E invece ti capita quella casella, messa lì di proposito dai creatori del gioco, piazzata a tradimento. Quella che ti dice “Torna alla casella di partenza”. Quella che ti spoglia di tutte le sovrastrutture, di tutte le storie. Quella che ti fa tornare MJF, heel basico che si guadagna cheap heat insultando la città dove si trova e vince ogni match con uno stratagemma. Quello che senza dubbio non è il wrestler migliore del mondo.

Per una volta, la WWE ha fatto MOLTO meglio dal punto di vista della storia raccontata. E mi riferisco ovviamente al main event di Survivor Series, al War Games match maschile che è un piccolo capolavoro di storytelling. Principalmente grazie a Sami Zayn e all’IMMENSO lavoro che sta facendo per riportare interesse a una stable che ha esaurito tutto quello che aveva da dire circa… molto tempo fa. Roman Reigns e gli Usos si scarrozzano avanti e indietro quei titoli per inerzia, senza portare nulla allo show. Facendo e dicendo le stesse cose da un tempo che sembra molto più lungo del già lungo tempo in cui sono stati campioni.

Ma qualcuno grazie al cielo ha avuto l’idea geniale di inserire Sami Zayn nell’equazione. Uno Zayn che per il 99% del suo tempo nel main roster ha fatto il giullare di corte. Perché la molto competente dirigenza della WWE non ha mai pensato che potesse fare altro che quello. E da giullare di corte si è infatti infiltrato lentamente nella Bloodline. Ma molto presto ha dato un senso alla sua presenza lì. Ne è diventato un membro. Ne è diventato il narratore. È il motore di qualsiasi storyline che coinvolge la Bloodline.

Lo ha dimostrato a Survivor Series. E vi parlo con franchezza, se il main event fosse finito com’è finito ma senza l’elemento di narrazione che ha caratterizzato l’intero match, probabilmente sarei qui a fare a pezzi il suddetto match. E invece no. Perché al contrario di MOLTI altri esiti che erano senza senso e senza nemmeno una storia a far loro da supporto, stavolta la narrazione giustifica pienamente quello che abbiamo visto. Sami Zayn è un personaggio multisfaccettato. Non è un face, a nessuno verrebbe in mente di dire che è un face. Ma non è nemmeno l’heel codardo che scappava dovunque.

Sami Zayn è un personaggio. È Sami Zayn. Vuole stare nella Bloodline. Ma il rapporto con Kevin Owens non gli è indifferente. Owens è importante per lui. Puoi leggerglielo negli occhi quando i due interagiscono. Puoi dirlo dagli elementi di storytelling che sono stati implementati nel match di Survivor Series. E quel finale, sebbene veda ancora una volta uno dei migliori wrestler assoluti in WWE schienato e perdente, stavolta ha perfettamente senso. Ha perfettamente senso perché sta raccontando una storia che è in via di sviluppo e che potrebbe culminare in modo perfetto.

Questo se la WWE non farà lo stesso errore della AEW. Cioè se non si dimenticherà della storia in corso snaturando completamente i personaggi coinvolti e dando alla narrazione un esito senza senso. Perché la storyline in corso ha grande valore. Può consacrare definitivamente Sami Zayn. E anche Kevin Owens, se si giocano bene le loro carte. Ma sto già leggendo voci che non mi piacciono. Voci che vorrebbero Zayn e Owens sfidare gli Usos a Wrestlemania per i titoli di coppia.

Ora, con tutto il bene che voglio agli Usos e ai titoli di coppia (mentre la WWE se ne frega altamente), questa non può essere la conclusione giusta di questa storia. Perché io sono stanco di vedere i migliori wrestler del mondo farsi il mazzo in WWE per creare il miglior prodotto e il miglior wrestling possibile e venire ripagati con il nulla. Il regno degli Usos deve interromperlo un tag team. Non mi interessa chi, onestamente, perché tanto la dimensione dei titoli di coppia è inesistente. Esiste solo in funzione di Roman Reigns e del titolo massimo e il regno degli Usos, per quanto lungo, è abbastanza insignificante. E alla WWE non importa niente dei titoli di coppia. E non saranno Zayn e Owens a dare loro importanza. Questa è pura utopia alla quale non crede nessuno.

Zayn e Owens devono lottare per il titolo massimo. E vincerlo. E quello che intendo è che è finalmente ora di splittare quell’inutilissimo e dannoso titolo indiscusso e ripristinare un campione massimo per roster. E a Wrestlemania Sami Zayn non deve lottare per i titoli di coppia, Sami Zayn deve essere l’avversario di Roman Reigns e andare a togliergli uno dei titoli. E Owens deve poi togliergli l’altro. Per due ragioni: perché se lo meritano e perché non c’è nessuno migliore di loro come avversari di Roman Reigns al momento.

Sami Zayn ha la possibilità di dimostrare quello che tutti quelli che lo conoscono già sanno: che è un fuoriclasse e che ha una capacità di raccontare una storia, dentro e fuori dal ring, che al momento credo sia impareggiabile. Se ve lo siete dimenticato (o non l’avete mai visto) andatevi a guardare il match per l’NXT Championship di NXT Takeover: [R]Evolution del 2014. Rendetevi conto di quello che è veramente capace Zayn, che non è il non personaggio che ci è stato presentato in questi anni.

Kevin Owens può chiudere la sua parabola con Roman Reigns iniziata due anni fa e che ancora non ha una conclusione. Parabola che tra l’altro è l’unica parentesi rilevante del regno pluriennale di Roman Reigns, altrimenti trascinatosi tra una stanca difesa e un match a senso unico, part timers e rookie che non avevano manco una possibilità di sottrargli il titolo. Tony Khan ha fallito nell’evoluzione di MJF, che avrà pure vinto una cintura di plastica ma di certo non è un campione mondiale. Triple H ha la possibilità di fare meglio. Con due wrestler eccezionali che ha sempre stimato e per i quali stravede. Mi auguro che non fallisca anche lui.

Lorenzo Pierleoni
Lorenzo Pierleonihttps://www.tuttowrestling.com/
Dicono che sia il vicedirettore di Tuttowrestling.com ma non ci crede tanto nemmeno lui, figuriamoci gli altri. Scrive da otto anni il 5 Star Frog Splash, per un totale di oltre 200 numeri. Cosa gli abbiano fatto di male gli utenti di TW per punirli così è ancora ignoto. A marzo 2020 si ritrova senza niente da fare, inizia un podcast e lo chiama The Whole Damn Show. Così, de botto, senza senso.
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