5 Star Frog Splash #199 – Odi et amo

Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.

Nescio, sed fieri sentio et excrucior.

[Odio ed amo. Perché lo faccia, mi chiedi forse.

Non lo so, ma sento che succede e mi struggo.]

(Catullo, Carme LXXXV)

È incredibile e impressionante la capacità della WWE di riuscire a farsi amare e farsi odiare al tempo stesso, di mettere su delle storyline disastrose che però terminano con match da annali (o viceversa), di avere il miglior roster della propria storia ma di non essere capace di proporre nuova gente al top e di creare nuovi main eventer in un periodo in cui questi servono come il pane, di avere la straordinaria capacità di volerti far spegnere la televisione per poi emozionarti e farti commuovere nel giro di un’ora. La summa di queste tendenze contraddittorie se non addirittura bipolari è quanto abbiamo visto domenica notte a Backlash. Dove doveva disputarsi un match per i Raw Tag Team Titles, annunciato a casissimo il giorno stesso del PPV senza alcun senso dopo settimane passate a vedere Street Profits e Viking Raiders sfidarsi in cose come basket, bowling, minigolf e lancio dell’ascia… insomma quanto più lontano da un match di wrestling fosse possibile, al grido di “Tutto quello che voi sapete fare noi sappiamo farlo meglio”. Una deriva stupida di una storyline banale come “gli Street Profits non possono battere i Viking Raiders”, iniziata nel modo corretto con Bianca Belair che, un attimo prima di partire per sempre in direzione di Main Event, aveva spronato i campioni a essere più seri e ad affrontare i Raiders con un approccio diverso. Da lì, il nonsense più totale, la cui apoteosi si è vista appunto a Backlash con Spear in porte a vetri, risse nei parcheggi, palle da bowling nelle parti basse, ninja saltati fuori dal nulla, alligatori e via dicendo. Dulcis in fundo, il titlematch previsto non si è nemmeno disputato.

Durante il segmento sono stato più volte pericolosamente vicino a spegnere il televisore, non potevo concepire un tale ammasso di stupidità concentrato in una storyline così ridicola tra due team comunque di valore e che non sanno nemmeno loro come sono finiti a impelagarsi in una follia del genere. Fortunatamente non ho spento perché dopo il segmento folle di cui sopra si è tenuto il main event dello show. Chiunque abbia ascoltato il mio podcast nelle ultime settimane sa che sono stato estremamente critico nei confronti dell’intera storyline del “Greatest Wrestling Match Ever” – e ovviamente non sono stato l’unico – per un motivo molto semplice: era una storyline stupida, che si proponeva un intento irraggiungibile e certamente non pianificabile a tavolino e che esponeva i due wrestler a una quantità di pressione decisamente troppo elevata. Anche perché non stiamo parlando di Daniel Bryan e AJ Styles, due dei migliori wrestler al mondo nonché due dei migliori di tutti i tempi, che venerdì a SmackDown hanno dimostrato come quella tagline in linea generale fosse molto più appropriata per il loro match. Stiamo parlando di Edge e Randy Orton, il primo rientrato sul ring quest’anno dopo un’assenza di nove anni e mezzo e ancora a digiuno di match singoli senza stipulazioni, il secondo che è un performer autorevole nonché un chiaro main eventer ma che mai nella sua carriera è stato noto per la sua capacità di mettere in scena match fenomenali. Anzi, è stato più volte criticato per non saperli fare se non con l’avversario giusto in grado di trainarlo. Una serie di circostanze che facevano presagire una catastrofe per Backlash, qualsiasi match i due avessero messo su, in quanto incapace di assurgere allo stato mitico di “Greatest Wrestling Match Ever”. Una tragedia annunciata quindi… ed è qui che la WWE ha messo in moto a pieno regime i suoi meccanismi paradossali. Perché il match non sarà “il più grande di sempre”, ma con una storia eccezionale, due wrestler incredibili e una scrittura da incorniciare stiamo parlando di un match che sarà candidato senza alcuna discussione a possibile Match of the Year.

Quando ho visto che al suono della campanella che dava il via alla contesa mancavano ancora ben cinquanta minuti alla fine del pay-per-view, il mio pessimismo nei confronti di questo match è incrementato considerevolmente. È vero, questi due a Wrestlemania si erano affrontati in un Last Man Standing match di trentotto minuti e avevano già dimostrato di saper reggere benissimo il ritmo e di tirare fuori un’ottima prestazione (un saluto affettuoso a chiunque pensi che il match sia stato invece insufficiente, noioso e insopportabile, giusto perché ci lamentiamo della mancanza costante di storie e poi quando ce ne danno uno non sappiamo riconoscerla e/o apprezzarla). Ma si trattava di un match a stipulazione, con la possibilità di andarsene in giro per tutto il Performance Center, utilizzare oggetti, darsele di santa ragione, insomma introdurre una serie costante di variazioni sul tema che ha aiutato certamente a diversificare la contesa e a non annoiare (ribadisco: un saluto affettuoso). Stavolta invece i due erano confinati su un ring senza armi, con tutti i limiti dei due performer di cui ho già parlato poc’anzi e con la chiara possibilità che il 70% del match consistesse in Headlock di Randy Orton. Quello che è andato in scena a Backlash invece non potrebbe discostarsi di più da tutti i miei timori, che alla fine del match sono stati semplicemente spazzati via. Il match di Backlash è stato infatti un capolavoro di storytelling, che ha raccontato una storia dal primo all’ultimo dei quarantacinque minuti della sua durata. Una storia bellissima, che pur con tutti i limiti dei performer che lo hanno portato in scena non è durato un secondo in più del necessario.

La parte iniziale del match si è focalizzata su quella che era la base di partenza della faida tra Edge e Orton dal post-Wrestlemania in poi: “You don’t have what it takes any more”, non sei più in grado di lottare in un match singolo perché non sei più il performer di una volta. Un assunto che nemmeno Edge nel corso della faida è riuscito a smentire del tutto perché era lui il primo a essere colpito dalle parole di Orton e a mettersi in discussione, temendo di aver fatto il passo più lungo della gamba e di non essere più in grado di stare al passo con il resto del roster. E infatti Orton nelle fasi iniziali sopraffa Edge spesso e volentieri, finché facendolo cadere fuori dal ring non lo umilia, come sottolineato dal tavolo di commento. E allora Edge inizia a far funzionare il cervello e si porta in vantaggio con l’intelligenza; solo allora, con Orton non più in completo controllo, riesce a dimostrare la sua abilità e a mettere più volte al tappeto Orton. La fase centrale del match ha come titolo “Storia”. Storia tra i due wrestler certo, ma anche storia DEI due wrestler e soprattutto storia del wrestling. Dopo una fase di accanimento sul collo di Edge, Orton va con i Three Amigos di Eddie Guerrero, ma Edge blocca l’ultimo e contraccambia con successo. Da lì inizia una sorta di guerra psicologica tra i due, che cercano di sorprendere l’avversario ma anche di fare ricorso a tutto ciò che hanno imparato nella loro carriera, di fare appiglio ai loro maggiori rivali, ai mentori e agli amici per vincere la contesa. Olympic Slam di Orton, Unprettier di Edge, Pedigree di Orton, Rock Bottom di Edge. Entrambi rispolverano tutto il loro repertorio: Edge-o-matic, Edgecution, Edgecator da una parte, Headlock Backbreaker e Punt Kick dall’altra. Il finale abbandona ogni strategia ed è solo una lotta a chi ne ha di più, una lotta che Orton vince con una ginocchiata nelle parti basse e il temibilissimo Punt Kick di cui sopra. Finisce con un trionfo (di Orton) e delle lacrime (di Edge). Finisce con Edge che pur con un tricipite strappato rifiuta ogni aiuto e si rialza da sé. Devastato, ma ancora in piedi. Sipario.

Quello che è accaduto a Raw invece… sto ancora cercando di interiorizzarlo e di capire se mi sia piaciuto o meno. È chiaro, i piani sono cambiati all’improvviso a causa dell’infortunio di Edge e del relativo lungo tempo di recupero di cui necessiterà. È ovvio, Edge vs Orton necessita di una chiusura, dato che hanno vinto un incontro a testa e che quando sarà guarito Edge non potrà tornare come se niente fosse e andare contro un altro come se nulla fosse accaduto (sì, lo so che stiamo parlando della WWE e che tutto questo è assolutamente possibile se non addirittura probabile, ma per una volta voglio dare loro il beneficio del dubbio dato quanto hanno messo su a Backlash). Ma perché Christian? E perché in quel modo? La risposta più semplice è anche la più banale: perché Christian non può più lottare per davvero ed era anche l’unico modo possibile per far disputare un match tra lui e Orton. E allora che bisogno c’era di mettere su una cosa del genere, visto e considerato che Edge è infortunato? E non per un mesetto, ma per almeno sei mesi, cosa che comporterà il suo essere abile e arruolabile FORSE per la Royal Rumble, se siamo fortunati? Che bisogno c’era di coinvolgere Ric Flair e di fargli fare la parte del vecchio pazzo, character che ormai interpreta stabilmente ogni volta che appare sugli schermi? E che hanno intenzione di fare con Orton, che in questo momento sembra un guazzabuglio informe di vari suoi character fusi insieme un po’ alla rinfusa (Viper più Legend Killer più pazzo schizzato che mette la gente fuori combattimento più buon samaritano che non vorrebbe far male a nessuno, sono gli altri i cattivi che lo costringono)? Quello che so è che non mi è piaciuto quello che hanno fatto con Christian. Parlo da fan di Christian più che da analista di wrestling in questo momento e dico che avrebbero potuto trattarlo molto meglio, soprattutto nel promo iniziale dato che sul ring non può tornarci, piuttosto che farlo interrompere dopo tre secondi da Randy Orton e farlo sfidare da lui a casissimo. Mi dispiace perché in fin dei conti non ha mai avuto una chiusura che in molti altri hanno avuto e questo avrebbe potuto essere il suo momento. Invece così è sembrato solo, ancora una volta, un comprimario, fatto fuori senza troppi complimenti e senza patemi d’animo. Sono curioso di vedere che direzione prenderà Orton d’ora in avanti; mi dispiace sinceramente per Christian perché nell’allontanamento dalla realtà necessario per seguire la WWE mi sarebbe piaciuto tanto vedere “one more match”.

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