Piper’s Pit#57- Not more casual fans?

Bentornati ad un nuovo appuntamento con il Piper’s Pit! Oggi ci occuperemo di come è cambiato il concetto di wrestling verso il grande pubblico negli ultimi anni.

CM Punk, che piaccia o meno è in grado di far parlare di sé avendo sempre qualcosa da dire, nelle ultime settimane ha fatto due discorsi, uno dentro al ring ed uno fuori, che meritano senza dubbio un’analisi. Durante la puntata di Dynamite immediatamente successiva al ricovero in rehab di Jon Moxley per problemi legati all’alcolismo Punk, che come è noto a tutti è da sempre straight edge, in due minuti esce ed entra in maniera magistrale dalla kayfabe: prima fa i migliori auguri a Moxley di pronta guarigione, ma riesce a mandare anche un messaggio a tutto il pubblico dicendo una cosa forse banale ma che nella realtà non è così: se avete un problema alzate il telefono e chiamate un amico per chiedere aiuto. Poi rientra nel personaggio e riprende il suo feud con Eddie Kingston. Ecco, ho trovato questo segmento una delle cose meglio riuscite del wrestling dell’ultimo periodo e lanciando un messaggio di come, a mio avviso, dovrebbe essere questo spettacolo nel 2021. Complimenti a CM Punk, ma anche alla AEW che glielo ha permesso. Sono abbastanza certo che in WWE, dove la polvere si tende a nascondere sotto il tappeto, tutto ciò non sarebbe stato minimamente possibile.

Pochi giorni fa lo stesso Punk, durante un’intervista, ha dichiarato che a suo parere lo spettatore casuale di wrestling (tipologia di fatto nata negli anni ’80 grazie ad Hulk Hogan e a WrestleMania) non esista più. Questa considerazione mi ha fatto riflettere e sono giunto alla conclusione che di fatto abbia parecchio ragione. La AEW nasce di fatto come compagnia per chi il wrestling lo segue ogni settimana e non quando ci si imbatta per caso, mentre la WWE sappiamo che da anni abbia altre finalità. Ma siamo sicuri che pure la WWE oggi riesca ad interessare uno spettatore casuale? In Italia ovviamente no: è sparita dalla tv generalista ed ora pure da Sky, quindi di fatto è ormai uno spettacolo solo per fans radicalizzati, così possiamo dire. Ma siamo poi sicuri che anche negli States le cose vadano poi così bene? Dopo John Cena hanno tentato disperatamente di trovare un volto che potesse entrare nelle case delle famiglie non in quanto wrestler ma in quanto personaggio. E non ci sono minimamente riusciti. Tanto che per avere over Roman Reigns hanno dovuto trasformarlo non certo in una icona popolare. E la stessa WrestleMania di fatto da qualche anno non è più un evento per il fan occasionale, ma tende a puntare al massimo sul reclutare qualche spettatore di vecchia data che si era perso per strada. Attenzione, non sto dicendo che la WWE fallirà (anche se comunque i costanti tagli al personale sicuramente non indicano un periodo particolarmente florido): è una mega multinazionale con diramazioni oltre il lottato, ma voglio porgere l’attenzione sul fatto che i nomi a lei legati ormai lo sono quasi esclusivamente per il wrestling. Fateci caso: Cena, Batista e lo stesso The Rock sono ormai star planetarie del cinema, ma tra i loro fans ormai tanti nemmeno si curano del fatto che abbiano un glorioso passato sul ring, ma li considerano solo come star di Hollywood.

In conclusione le parole di Punk, dentro e fuori dal ring, a mio avviso aprono uno squarcio su cosa potremo aspettarci dal nostro amato sport spettacolo nel breve e medio periodo. E probabilmente la cosa non è necessariamente un male. Appuntamento al mese prossimo!

“I have wined and dined with kings and queens and I’ve slept in alleys and dined on pork and beans”.

Johnny Bresso
Appassionato di calcio, golf, musica e sottoculture, seguo il wrestling dagli anni '80. Sull'argomento ho pubblicato il libro "Storie dalla terza corda".
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