Piper’s Pit#53 – All my enemies are dead

Bentornati ad un nuovo appuntamento con il Piper’s Pit! Con la recente morte di “Mr. Wonderful” Paul Ondorff tutti i primi sei avversari di WrestleMania di Hulk Hogan sono passati a miglior vita, il che, oltre ad essere molto triste come cosa, mi fa capire che sto diventando vecchio pure io! Ma andiamo ad analizzarli nel dettaglio, per vedere che carriera abbiano svolto e la loro importanza nel business.

Nella prima edizione del 1985 il main event vide di fronte Hulk Hogan & Mr. T (accompagnati da Jimmy Snuka) contro Paul Onrdorff & Roddy Piper (accompagnati da “Cowboy” Bob Orton). Il match in sé non fu nulla di che, anche perchè Hogan non difese nemmeno il titolo mondiale durante questa edizione e l’incontro durò anche poco, ma ebbe una grande risonanza per lo star power coinvolto, completato da Muhammad Ali come arbitro speciale. Orndorff, morto il 12 luglio 2021 a 71 anni poco dopo che gli era stata riscontrata una grave forma di demenza, ebbe ruoli importanti nella WWF degli anni ’80, ma a causa dei numerosi infortuni non riuscì mai a conquistare nessuna cintura nella federazione, dalla quale venne comunque introdotto nella Hall of Fame nella classe del 2005. I suoi titoli più prestigiosi restano quindi i due titoli di coppia e quello televisivo ottenuti in WCW.

Roddy Piper, al quale è intitolata questa umile rubrica, invece se ne è andato il 31 luglio 2015 all’età di 61 anni a causa di un coagulo di sangue in un polmone. Considerato uno degli heel migliori della storia del wrestling, in WWF ha conquistato un titolo di coppia ed uno intercontinentale, oltre ad essere introdotto nella Hall of Fame nel 2005, anche se la sua leggenda va ben oltre gli allori conquistati. “Rowdy” ebbe anche il ruolo da protagonista nel capolavoro profetico di John Carpenter “Essi vivono” (“They Live”) del 1988.

Passiamo al 1986 ed alla seconda edizione, con nel main event Hogan che difende con successo il massimo alloro in uno Steel Cage match dagli assalti di King Kong Bundy. Anche questo fu match molto breve e sicuramente non memorabile, ma la stazza di Bundy fece sì che l’avversario risultasse del tutto credibile. Del resto io da bambino pensavo che Bundy fosse un grande wrestler, vista la sua impressionante mole ed il suo atteggiamento da monster heel. In realtà King Kong Bundy, morto il 4 marzo 2019 all’età di 63 anni a causa del diabete, era un wrestler mediocre che in WWF non conquistò alcuna cintura ed è l’unico degli avversari di Hogan di cui ci stiamo occupando oggi a non essere ancora stato introdotto nella Hall of Fame, dove comunque francamente un posto lo meriterebbe pure.

Passiamo così al 1987 ed il main event è uno dei momenti che hanno fatto la storia del wrestling: Hulk Hogan difende vittoriosamente il titolo contro Andrè  the Giant, accompagnato da Bobby Heenan. Poco da dire sull’incontro, se non che quelli della mia generazione si sono perdutamente innamorati di questo sport proprio grazie a questo scontro leggendario. Andrè the Giant, morto il 28 gennaio 1993 a 46 anni a causa di un arresto cardiaco, è semplicemente uno dei personaggi che conosce chiunque, anche chi non sa nulla di wrestling. In WWF è stato una volta campione assoluto ed una di coppia ed è stato nel 1993 il primo introdotto nella Hall of Fame, mentre in WCW ha conquistato un NWA Austra-Asian Tag Team Championship. È talmente iconico che il marchio Obey ha come logo il suo volto stilizzato. E, tanto per non farsi mancare nulla, è considerato il più grande bevitore della storia.

Nel 1988 per la prima volta Hogan non è nel main event ed affronta ancora Andrè the Giant (accompagnato da Ted DiBiase & Virgil) nei quarti di finale del torneo per l’assegnazione del vacante titolo mondiale. Il match termina con una doppia squalifica, che costa l’eliminazione ad entrambi e serve per preservare lo status dei due lottatori.

Si passa al 1989 ed Hogan torna nel main event questa volta da sfidante al titolo mondiale contro Randy Savage. I due ex amici danno vita ad un ottimo match, soprattutto dal punto di vista delle emozioni, e l’Hulkster torna di nuovo campione. Randy Savage, morto il 20 maggio 2011 a 58 anni per le conseguenze di un incidente stradale avuto in seguito ad un arresto cardiaco, è una leggenda di questo sport. “Macho Man” in WWF è stato due volte campione del mondo, una volta campione intercontinentale, una volta King of the Ring ed è stato introdotto nella Hall of Fame del 2015, mentre è stato per quattro volte campione assoluto della WCW. Ma ovviamente la sua legacy non si può basare solo sui titoli, ma anche sui suoi sensazionali incontri e sull’essere sempre over sia da face che da heel. Leggendarie le sue partnership con Miss Elizabeth (anche nella vita) e con Sensational “Queen” Sherri.

Concludiamo questa nostra carrellata con il 1990: siamo ancora nel main event ed in palio ci sono sia il titolo mondiale (detenuto da Hogan) che quello intercontinentale (detenuto da The Ultimate Warrior). Per pathos ed emozioni siamo di fronte probabilmente ad uno degli incontri più memorabili di sempre, che vede alla fine di un’epica battaglia prevalere il Guerriero, in quello che sarebbe dovuto essere un passaggio di consegne. The Ultimate Warrior, morto l’8 aprile 2014 in seguito ad un attacco cardiaco avvenuto dopo la puntata di Raw che seguiva il weekend di WrestleMania nel quale è stato introdotto nella Hall of Fame, ha vinto in WWF una volta il titolo mondiale e due volte quello intercontinentale, oltre ad essere stato introdotto nella Hall Fame nel 2014, per l’appunto. Ma la sua carriera sarebbe potuta essere ben altra cosa, dato l’immenso carisma che sopperiva ad una tecnica mediocre, se non fosse stato per il suo carattere, a detta di tutti insopportabile. Perchè, parliamoci chiaro, il Guerriero era un pazzo totale e, forse, proprio per questo gli voglio così bene.

Concludiamo il nostro viaggio ricordando che a WrestleMania 7 Hulk Hogan ha affrontato Sgt. Slaughter. Ecco, fossimo in lui, faremmo gli scongiuri! Appuntamento al prossimo mese.

“I have wined and dined with kings and queens and I’ve slept in alleys and dined on pork and beans”.

Johnny Bresso
Appassionato di calcio, golf, musica e sottoculture, seguo il wrestling dagli anni '80. Sull'argomento ho pubblicato il libro "Storie dalla terza corda".
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