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Big Cass su depressione e quanto fatto in WWE


02/08/2019 20:54:18 by Daniele La Spina
 
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Big Cass
In una recente intervista con Ryan Satin di Pro Wretling Sheet, Big Cass, ora conosciuto come CaZXL, ha affrontato diversi temi inerenti ai suoi momenti passati, al suo periodo in WWE e alla sua situazione attuale.

Oltre a parlare di come sia la sua situazione lavorativa adesso, del suo infortunio al crociato, Cass si è soffermato su diversi temi. Ha parlato del suo rapporto con la WWE, dei suoi rimpianti sulla sua esperienza lì e del suo periodo buio di depressione e alcolismo. Eccone alcuni estratti.

Sul come si senta per aver rovinato la storyline con Daniel Bryan
“Sono felice di aver avuto quell’esperienza, ma sono anche deluso da me stesso. Sono deluso di aver lasciato la compagnia in quella situazione. Di aver tradito la fiducia di Vince, di Hunter e di Bryan. Bryan era davvero esaltato all’idea di lavorare con me. E l’ho tradito. Sono cose con cui devo fare i conti adesso. Esperienze da cui imparare. Ma guardando indietro… sì, sono tanto deluso da me. Sono più deluso dal fatto di aver tradito la fiducia di quelle persone che per il fatto che non abbia funzionato".

Sull’essere andato fuori dal copione nel segmento con il nano
“È stato un ca**o di errore. Una decisione idiota da parte mia. Così stupida. Probabilmente la peggiore della mia vita. Ed era folle quello che stavo attraversando in quel momento perché, se avessi detto il tutto a qualcuno due anni prima, anche solo un anno prima, che stavo per fare una cosa del genere, chiunque mi avrebbe detto che ero un fott**o pazzo, perché è un impiegato modello. […] Feci quello che mi sembrava fosse giusto fare e fu una decisione parecchio stupida. Fott***mente stupida. Non avrei dovuto farlo".

Di quando ha saputo del licenziamento
“[Io e Vince] avemmo una lunga chiacchierata. Una grande chiacchierata. Fu una bella conversazione e ci lasciammo in modo amichevole. Non ho nulla di male da dire sulla compagnia. Mi hanno trattato bene. Mi hanno messo in un posto rilevante. Hanno fatto di tutto per me e io ho fot***i come ringraziamento. Mi sento male pensandoci e sono deluso da me stesso per aver mostrato irriconoscenza a tante persone”.

Su un possibile ritorno in WWE
"Penso che la porta sia aperta. È solo questione di quello che voglio fare. È difficile da dire adesso [se tornerò]. È una vita dura. La gente non capisce quanto sia difficile questo stile di vita. Mentalmente, adesso, mi sento in buone condizione. Mi sento davvero bene nel gestire questo calendario e nel gestire questa vita – ecco come mi sente adesso – ma non so cosa voglio. Sto vivendo la mia vita al momento tenendo le opzioni aperte. C’è un bel po’ di wrestling nel mondo là fuori adesso".

Sul fatto che gli atleti non parlino abbastanza della depressione
“Sento che non ci siano abbastanza persone che parlano di questo, specialmente nello sport o nel wrestling. Se soffri di depressione, lo sotterri in profondità dentro di te e non permetti a nessuno di vederlo. Oppure non ne parli per nulla: è la cosa peggiore che puoi fare. Tutti sono imbarazzati e c’è uno stigma diffuso che dice che [se ne soffri] sei debole e sei una femminuccia. Perciò uno continua a non dire niente e a tenerselo per sé stesso, senza cercare aiuto. Che sia una terapia di discussione, una terapia comportamentale e cognitiva, che sia vedere uno psichiatra o qualsiasi cosa… La gente non lo fa. E questo porta a disastri".

Su come avrebbe dovuto cercare aiuto prima
“Sotterrarlo dentro di me è stata la cosa peggiore che potessi fare. Ti rende la vita un inferno tutti i giorni. Avevo a che fare con la depressione e l’ansia, ma dovendo andare in giro per gli spogliatoi e far finta che tutto fosse ok. Mettere su un a maschera e dire: «Oh, sono davvero felice!» ma non lo ero. Avrei davvero dovuto parlarne. Avrei dovuto cercare aiuto molto prima di quanto abbia fatto. Perché mi aveva portato ad un crollo assoluto dentro di me, la mia carriera e di William Patrick Morrissey II come essere umano. Avrei dovuto farmi crescere le pa**e e andare a cercare aiuto. E non l’ho fatto”.

Sul diffondere il messaggio dell’importanza di parlare delle malattie mentali
"Mi piacerebbe diffondere il verbo sulla salute mentale. Credo solo che sia qualcosa di cui non si parla abbastanza. Sento che è qualcosa che viene guardato dall'alto in basso e mi avverto lo stigma che deve cambiare, perché davvero affligge tanto la vita delle persone. La gente là fuori si fa del male da sola, commette suicidio, ogni giorno. Queste sono cose che non dovrebbero accadere".