The Revolt sono stati ospiti a Talk Is Jericho

Nell'ultima puntata del suo podcast “Talk Is Jericho”, l'ex AEW World Champion ha avuto ospiti Cash Wheeler e Dax Harwood, gli ex Dash Wilder e Scott Dawson che formavano il team The Revival in WWE.

Il team è stato da poco rilasciato dalla compagnia di Vince McMahon e ha cambiato il proprio nome in The Revolt. Di conseguenza, si spiega il titolo che lo stesso Chris Jericho ha dato alla puntata con Cash e Dax protagonisti: “The Revival of The Revolt”.

Ecco alcuni passaggi interessanti dell'intervista che potete trovare in versione integrale su tutte le piattaforme, tra cui Apple Music e Spotify.

Sul cambio dei loro ringname e annesse difficoltà e confusioni.

Dax: Ammetto che è stato parecchio difficile. L'ho chiamato Dash [riferendosi al partner] per gli ultimi sei anni. Mi ci sono abituato, succede. Perfino mia figlia, che adora Cash, non sa più come chiamarlo. È una transizione difficile sebbene fosse pensata e ragionata da tempo – avevamo un'idea precisa di cosa avremmo voluto fare e di come volessimo cambiare, quindi sono state scelte anche ragionate. Rimane però un cambiamento scomodo da fare.

Cash: Non mi è mai piaciuto troppo il nome Dash Wilder. Non lo volevo all'inizio. Nella mia lista di nomi iniziale, in cima c'era il nome “Cash”. Al tempo, Dusty [Rhodes] aiutava ad assegnare e scegliere i nomi e gli piacque “Dash” – e io questa storia non l'ho mai raccontata – perché gli ricordava la gimmick “Dashing” di Cody Rhodes. Non l'ho mai detto nemmeno a Cody. Cash è il nome che, invece, avrei sempre voluto mentre Wheeler è il mio vero cognome.

Sull'appoggio ricevuto da Dusty e di come abbia influito sul loro successo in WWE.

Cash: Tutte le sfumature e i dettagli e le piccole cose che rimandano agli anni '80 che magari non si notano ora, solo le cose su cui noi ci focalizziamo principalmente. E credo che Dusty se ne accorse. Capì che non erano cose solo per noi, che facevamo soltanto per sembrare un grande team. Noi volevamo che i nostri avversari apparissero meglio di come fossero mai apparsi quando lottavano contro di noi. Come cattivi ragazzi, questo era il nostro obiettivo. Fare in modo che i nostri babyface brillassero in modo che chiunque potesse tifare per loro, a prescindere dal tipo di pubblico che assiepava il palazzetto. Dusty capì tutto. Un sacco di volte ci è capitato di non essere troppo considerati. Se fai fare bella figura a qualcuno, la gente il più delle volte non realizza che si balla sempre in due e che quindi il merito è anche degli heel. Gli heel spesso vengono trascurati; e giustamente, aggiungo, perché questo è il loro lavoro, ma Dusty comunque realizzò quanto noi rispettassimo l'arte del pro wrestling. Noi rispettavamo i dettagli, le piccole cose che un sacco di gente crede siano perse. E per noi il suo appoggio è stato importante.

Dax: Penso che a Dusty piacesse il fatto che fossimo entrambi del sud e che entrambi parlassimo proprio come due del sud. Avevamo questo timbro vocale particolare, quasi metallico. Siamo entrambi del North Carolina ed è difficile nascondere un accento così marcato, con cui parli da una vita. Alcuni ai vertici della WWE poteva non piacere questo accento del sud, e penso che anche per questo Dusty lo apprezzasse ancora di più al di là del fatto che questo accento lo aveva anche lui. Gli piaceva dare fastidio ai piani alti qualche volta. Nonostante avessimo l'accento del sud, nonostante avessimo quello stile che ricordava il sud nel modo di lavorare, Dusty sapeva che eravamo in grado di fare promo di livello e parlare. E che avessimo fiducia nelle nostre capacità sul ring e con il microfono. Penso che volesse sbattere in faccia a Vince che questi due ragazzi del sud potevano portare senza problemi il lavoro a compimento.

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