Big E sul lavoro con gli Usos e “The Book of Booty”

Big E è stato intervistato dal programma 107.7 The Bone con Bimbo Jimbo & Baby Huey per promuovere l'uscita del nuovo libro del New Day.

Sulla sintonia nel lavorare con gli Usos: “Guardandola dalla prospettiva di chi sta nel backstage si nota subito che c'è chimica con questi ragazzi. Siamo anche amici e ci sentiamo tutti quasi come fratelli e poi li conosco fin da quando ho firmato con la WWE. Vedere come tutto questo funzioni bene credo ci aiuti ad avere una prospettiva sul business e su come dovremmo lottare i nostri match in sintonia con gli Usos. Spesso ci sono molti ragazzi che si preoccupano troppo di apparire forti o di come dovrebbero essere coinvolti nelle loro cose…Penso che per avere grandi match bisogna essere più altruisti e disinteressati e capire che i match ti riguardano in prima persona solo fino a un certo punto, non gira tutto su come io faccia bella figura, ma su come tutti insieme possiamo ottenere la miglior reazione possibile…Credo che in tal senso si possa paragonare il modo in cui si crea buon wrestling alla musica jazz. Devi avere l'abilità di sentire ciò che fai, di improvvisare, l'abilità di seguire il ritmo e capire se ottieni una reazione in chi ti guarda e se susciti emozioni facendo determinate cose…Penso che gli Usos abbiano una prospettiva molto simile alla nostra su come dovrebbe essere il wrestling soprattutto legato alla categoria tag team e non posso che ritenerli i migliori con cui si possa lottare.”

Su come volevano che il loro libro “the Book of Booty” potesse essere un diverso tipo di libro riguardante il wrestling: “Molti libri riguardanti la WWE o il wrestling in generale sono molto seri. Parlano di alti e bassi, di tempi difficili, ma questo è davvero divertente da leggere. E' di circa 165 pagine. E' colorato, ci sono quiz e curiosità, c'è anche una nostra top ten..e perfino un tutorial su come ballare come Big E. Quindi sarà una lettura divertente. E' adatto ai più giovani e anche agli adulti che vogliono ritrovare il bambino che c'è in ognuno di loro. Doveva rispecchiare chi siamo noi tre e alla fine penso siamo riusciti nell'intento.”

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