WWE Planet #909 – Pubblico ludibrio

PUBBLICO LUDIBRIO

Sul nostro sito Andrea Di Simone ha intitolato l’ultima puntata di Raw “Road to TLC” perché “Niente d’Importante” era una violazione del copyright. E soprattutto perché nella canzone di Marco Masini, in realtà, poi qualcosa d’importante nel testo e nel senso c’era eccome. Nell’ultimo episodio di Raw, invece, no.

Ma non è solamente questione di lunedì scorso. Quello che succede ormai sistematicamente a Raw, specialmente dopo il Draft, è che la puntata sia un enorme guscio vuoto interamente passato in attesa di uno o due incontri. Generalmente quello che riguarda McIntyre, ora anche Orton e The Fiend. E poco altro. La testardaggine nel proporre sempre le stesse cose con alcuni act, come l’Hurt Business, oppure nel non proporre niente, come nel caso della divisione femminile, ha svuotato di senso quello che poi occupa la maggior parte delle 3 ore di diretta; insomma manca la ciccia. Quella che è persino difficile definire come storyline al femminile, parla vagamente dei Titoli di Coppia, per nulla di quello del roster, e ruota unicamente attorno ad una scemenza buttata su, evidentemente senza nemmeno rifletterci troppo. Senza Tag Team realmente credibili, invece, il New Day passa il tempo ad autoincensarsi, come se non fossero mutilati, come se non fosse tutto molto relativo in queste condizioni di penuria di avversari (e di Big E.) con cui costruite una storia interessante. Una pubblica beffa, esposta come se fosse il meglio che ci si possa permettere con tutta l’ipocrisia di chi, meglio di questo, potrebbe fare ad occhi chiusi. La mancanza di progettualità sulle due categorie ha portato all’anemia del momento e all’inconsistenza di protagonisti e senso: in assenza quella di coppia, ormai numericamente abbandonata, in ostruzione l’altra.

Una pubblica vergogna, anzi svergogna, che sul resto si trasforma in pubblico ludibrio: se restiamo al femminile c’è da mettersi le mani nei capelli, chiedendosi non dove sia finita la Revolution o l’Evolution, ma anche semplicemente l’interesse in una parte ormai imprescindibile degli show – magari sorridendo quando si sente condannare le lottatrici perché non s’interessano più alla sola carriera da pro-wrestler. Un’esposizione volontaria alla vergogna per gente come Shayna Baszler e Asuka e a cascata per tutte le altre, con nessuno che troverà giovamento da un trattamento del genere. Esporre in televisione, poi, il trattamento riservato alla Retribution, a Ricochet e all’Hurt Business è davvero svilente: sembra una punizione, più che qualcosa di ascrivibile alla voce “push”. L’impressione è che i wrestler coinvolti debbano espiare un qualche tipo di colpa, forse quella di essere talentuosi nonostante non siano i favoriti della dirigenza, e che lo debbano fare sotto i riflettori come per educare eventuali altri talentuosi malintenzionati. Nulla di serio, chiaro. Ma come si potrebbe pensarla altrimenti? Insistere nella distruzione di credibilità di tanti character e tanti wrestler che potrebbero tranquillamente essere rimpastati e reinventati sembra accanimento, più che terapeutico. E dunque quasi punitivo.

Un paradosso, se consideriamo che chi trova spazio a Raw, di solito, è perché lo merita e ha una storia da raccontare. Specie in un periodo in cui non si contano più quelli fermi ai box perché “non ci sono idee creative su di lui/lei”. Certo, poi diventa paradossale se, però, si inizia ad invidiarli.

Daniele La Spina
Una mattina ho visto The Undertaker lanciare Brock Lesnar contro la scenografia dello stage. Difficile non rimanere incollato. Per Tuttowrestling: SmackDown reporter, co-redattore del WWE Planet, co-presentatore del TW2Night!. Altrove telecronista di volley, calcio, pallacanestro, pallavolo e motori.
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