WWE PLANET #953 – In direzione ostinata e contraria

WrestleMania è alle spalle e ancora una volta l’amaro in bocca c’è. È stata un’edizione bella anche solo per il ritorno del pubblico (senza pensarci troppo), per la qualità di alcuni incontri e per il ritorno ad un main event divertente e spettacolare, con buona pace dei puristi dei single match. Peccato per l’inguaribile voglia della WWE di andare contro tendenza.

Come sempre le valutazioni su un evento sono disparate e probabilmente la verità è che è questione di gusti. Almeno fin dove i gusti hanno il loro regno. WM è piaciuta, non è piaciuta, è piaciucchiata. Il bello è che ci si può piazzare legittimamente ovunque in questa scala. Può piacere meno, invece, che la federazione non prenda atto di sé stessa. Conscia di avere una card con storie belle, storie brutte, inesistenti o semplicemente tirate su in fretta e furia, ci si intestardisce a sacrificare molto sull’altare del colpo di scena inneggiante all’estetica istantanea, fine a sé stesso. L’elenco è lungo, con dosi di soggettività, certo, ma anche di oggettività. Variabili, sia mai. WM potrebbe, ad esempio, essere finalmente la risposta alla domanda: “Che personaggio ha ora Reigns?”. Quello dell’heel a metà strada tra il dominatore e il codardo, capo mafia più che Capotavola, che si sporca le mani quando deve – e sa farlo – ma poi passa settimane a scappare apparentemente solo per il gusto di poterlo fare; tutto in salsa rigorosamente Reigns, quello che abbiamo sempre conosciuto. Non si cambia la squadra che vince, anche se col pubblico ha sempre vinto poco, anche se ora ha gli strumenti per vincere sul serio. E se il finale del main event fosse davvero il problema, parleremmo di un’edizione rasente la perfezione.

E invece le note stonate, stonate davvero, sono ben altre. A cominciare dall’altro Titolo, ancora ostaggio di un capriccio frettoloso e poco comprensibile (oltre che di un lottatore non altezza di indossarlo), negando la giusta riparazione che il disastro imponeva e forse il giusto riconoscimento a chi ha tirato la carretta. Non la punta dell’iceberg, bensì il vessillo di questa due giorni, anticipazione in opener di quello che sarà liet motiv costante. WM è stata la schedina che va tutta al contrario, quella dove un lottatore proiettato al Titolo WWE un mese fa, prende quello US per mandare lo sconfitto a lottare per il WWE la sera dopo. La WM di Crews che vince delegittmando in un colpo solo sé e Big E., scippati dei riflettori che meritavano da tempo. Quella dove persino Banks e Belair hanno rischiato di rimanere avviluppate in una “storyline” finita due passi oltre il raccapricciante, senza che ce ne fosse bisogno (e salve per manifesto talento). Sicuramente la WM dell’ennesina pietra tombale sul Fiend, in un ingarbugliato controsenso di chi non sa cos’ha per le mani, non sa se ha davvero qualcosa per le mani e di sicuro non è intenzionato a occuparsene.

E se quest’ultimo capitolo meriterebbe non un Planet, ma forse un sito a parte per parlarne, facendolo comunque in negativo indipendentemente da quanto ci si voglia illudere o s’intenda vendere fumo, stavolta forse le cose buone bastano. La qualità non c’ha rotto il ca**o: da Owens e Zayn (pur mutilati di importanza e di almeno 5′), al citato Triple Threat, passando per Cesaro-Rollins e persino per Bad Bunny, via. Qualcosa che resta, nonostante l’indole salmonara di chi ha la penna in mano, costantemente pronto a sfidare la corrente della logica. Verificando così l’assunto che non tutto si può rovinare a colpi d’indolenza e prese in giro. Almeno fino al prossimo show.

Daniele La Spina
Una mattina ho visto The Undertaker lanciare Brock Lesnar contro la scenografia dello stage. Difficile non rimanere incollato. Per Tuttowrestling: SmackDown reporter, co-redattore del WWE Planet, co-presentatore del TW2Night!. Altrove telecronista di volley, calcio, pallacanestro, pallavolo e motori.
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