WWE Planet #946 – One shot, on-E kill, 0 results

Alzare il tiro, sollevare l’asticella dello standard, cercare di tornare centrali. Che sia una risposta o no, che sia conscia o meno, che sia volontaria o semplicemente fisiologica (no, questa è da escludere), la WWE è tornata a muovere sullo scacchiere, e in maniera pesante, dopo un sostanziale immobilismo ai limiti del contemplabile.

Le settimane turbolente nel mondo del wrestling stanno andando verso la calma ed era inevitabile guardare dall’altra parte, per scrutare i segni di un qualche tipo di risposta al nuovo che avanza. È perfin difficile dire se questa risposta sia davvero arrivata: è presumibile che l’improvvisa sterzata di Raw sia da catalogare come risposta; ma è altrettanto facile presumere che la confusione papabile sia figlia dell’improvvisata. Più che come una compagnia organizzata, la WWE ha reagito come uno scolaro che si accontenta della sufficienza striminzita, provando a fare affidamento sulle scarne e confuse nozioni apprese qua e là, esponendole alla rinfusa. Pane al pane, vino al vino: la vittoria del Titolo da parte di Big E. può far piacere per Ettore, può anche essere piacevole la sensazione di essersi liberati di Bobby Lashley e del suo regno paralizzato e paralizzante, ma finisce un po’ lì. Poca prospettiva, tanto che l’idea migliore è stata accelerare un processo mai davvero avviato (e che nei piani originale era con ogni probabilità spostato più avanti nel tempo). Sia nell’incasso di Big E., che non si era mai davvero fatto vedere ai piani alti ma mai neanche nascosto, sia nel fingere che ci fosse un pregresso con l’altro Campione, dando l’impressione più di una pantomima raffazzonata che di verità. Chiunque guardi SD con un briciolo di continuità, infatti, sa che quel grosso odio tra Big E. e la Bloodline non deriva da niente, non è mi stato né centrale né laterale nel racconto degli episodi passati, in poche parole non esiste. Imposto dal nulla e a priori, con buona pace di quello che è stato. Un modus operandi diametralmente differente a chi non nasconde che CM Punk sia CM Punk o Bryan Danielson sia Bryan Danielson e che è rintracciabile in molto altro. Scordare tutto, celare l’ovvio e andare avanti per la propria strada, fino al prossimo cambio di scena. Se si possa dunque definire risposta è arduo da dire, di sicuro non ha sortito effetti degni di rilevanza.

E allora cos’è stato? Un segnale, un battere un colpo per il solo obbligo di doverlo fare, per dire che si esiste ancora, nel periodo in cui molti se lo sono comprensibilmente dimenticato. Ma è un colpo sparato in aria, solo per fare rumore e consapevoli che non farà vittime. Una scelta che sembra fare il paio con la ritirata dal campo di battaglia principale: la resa incondizionata che è la versione 2.0 di NXT (al di là di valutazioni, comunque premature, nella fattispecie) nei confronti del target di pubblico “alternativo” era d’obbligo, molto più di questo “hotshot” alla disperata. Ma il punto resta il medesimo. La risposta a chi propone storie e narrazioni, la risposta a chi criticava l’assenza di senso logico e continuità è arrivata con un colpo di scena totalmente calato dall’altro, fuori contesto e ancora più denaturato di senso del solito. Al posto di accorciare le distanze, Stamford ha risposto con altro carico, come chi punta tutto quando è con le spalle al muro. Non c’è muro, però, dietro, e questo rende le intenzioni difficili da leggere, certamente non obbligate. Un libro aperto, invece, è l’imminente futuro: uno scontro decontestualizzato in programma domani, una puntata tutta da costruire dopo domani e il Draft che potrebbe essere l’occasione per fare tabula rasa e ripartire, a patto che non lo si usi per l’ennesima volta come piattaforma per un rilancio d’insensatezza ancora più alto.

Insomma, non sarà un cambio di Titolo a salvare la Compagnia dell’Arabia Saudita dall’oblio che gli impongono gli scontenti. Ma più che un’idea, un colpo gobbo, più ancora che un segnale, serve una pianificazione, serve un futuro fruibile. Perché non ci sarà guerra né fallimento, ma una separazione non netta ma grande è imminente tra gli appassionati e la WWE sta prendendo una posizione forse più estrema di quanto ci si aspettasse, chissà quanto consapevolmente.

Daniele La Spina
Una mattina ho visto The Undertaker lanciare Brock Lesnar contro la scenografia dello stage. Difficile non rimanere incollato. Per Tuttowrestling: SmackDown reporter, co-redattore del WWE Planet, co-presentatore del TW2Night!. Altrove telecronista di volley, calcio, pallacanestro, pallavolo e motori.
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