WWE Planet #941 – Tra comedy e nonsense

La settimana WWE va agli archivi, correndo verso SummerSlam, tra cori registrati mandati al momento sbagliato, personaggi schizofrenici, situazioni oltre il limite del ridicolo e l’atavico ignorare il pubblico. Se Raw è sembrato quasi uno show comico, SmackDown è stata la casa del paradosso: la WWE è tornata a trattare il pubblico live al suo peggio, mantenendo anche tutti i difetti dell’ultimo, pessimo periodo.

Che il ritorno del pubblico live sarebbe stato inclemente con alcune situazioni era prevedibile, che lo sarebbe stato soprattutto nelle piazze storicamente più esigenti come Chicago era scontato. Impossibile sorprendersi, dunque, se l’accoglienza per Bobby Lashley e Goldberg sia stata fredda – per usare un eufemismo – e particolarmente piccata a tratti. Non aiuta il poco appeal del tutto ma, a onor del vero, nemmeno il resto della puntata. Tre quarti d’ora persi dietro a Damien Priest, John Morrison, The Miz e Ricochet sono decisamente troppi, soprattutto quando si passeggia sul nulla cosmico. Il resto gira attorno ad Omos (Riddle in senso letterale), al 24/7 Championship ormai difeso come un Titolo qualsiasi in incontri oscenamente demenziali e booking 50/50 che diventa 100% distruttivo sia per Kross che per Lee in maniera ostinatamente distruttiva. Se ci si mette il trattamento riservato a Nikki A.S.H. e, in aggiunta, il comportamento di Charlotte Flair tra promo e incontro, si arriva al più sfrenato grottesco. Tanto che si fatica a credere che il “problema” sia davvero il pubblico dell’Illinois: davvero lo show rosso è un prodotto che va incontro alla soddisfazione di qualche tipo di spettatore? Esiste qualcuno che ha trovato divertente o d’intrattenimento le 3 ore di lunedì? E se è sì, perché? Il risultato complessivo è un programma che oscilla immotivatamente tra il comedy volontario, ma imbarazzante e fuori posto, e il bislacco pirandelliano senza riguardo, ma probabilmente inconsapevole. Lungi da quello che dovrebbe fare un programma tv che racconta storie di wrestling, quale che sia il contesto televisivo di riferimento. Niente di memorabile, tanto di dimenticabile, poco di sensato, troppo di raffazzonato.

Le cose vanno leggermente meglio a SmackDown, ammesso che andare meglio del peggio sia di qualche consolazione. Lo show riesce perlomeno a destreggiarsi tra il tempo a disposizione e le cose che ha da dire. Peccato che lo faccia in un imperterrito stillicidio di alti e bassi, un irritante e costante tirare giù quel poco che porterebbe su. Una sensazione frustrante che passa soprattutto dalla logica. Tralasciando l’orrore di un match per il Titolo prima promesso e poi depauperato, serve un esercizio di sospensione di incredulità fuori dalla portata ordinaria per credere che le stesse persone si comportino in maniera diametralmente diversa in occasioni analoghe. O forse è mancanza dello spettatore non aver colto che Deville e Pearce sono personaggi talmente profondi e sfaccettati da saper accettare che John Cena firmi il contratto di qualcun altro per ottenere un match per lo Universal Championship, ma non ritenere sufficiente che la Campionessa accetti per due volte la sfida di un’avversaria per giustificare un incontro per il Women’s Title. Un paradosso narrativo, che già finge a fatica di tralasciare il controsenso intuitivo che persino “l’heelissimo” Paul Heyman è costretto a sottolineare a microfoni accesi, a grande richiesta del web e col pubblico chiaramente interdetto. Con buona pace dei vari comprimari, che provano a salvare il salvabile tra mid carding e titoli secondari, nonostante le alte difficoltà da pigrizia che incontrano: il brand blu lascia persi in un nauseante labirinto di domande senza risposta.

Ridicolizzazione, confusione, promesse non mantenute: crollano persino i pilastri del wrestling “alla McMahon” che almeno a pochi e semplici ma incrollabili principi-rifugio ci aveva abituato. Un paio di archi narrativi, svolti male e in fretta, poca attenzione, nessun collegamento. La genesi di un prodotto potenzialmente infinito, perché slegato da tutto, ma, va detto, creativamente parlando – e sperando di andare per iperboli in una settimana magari semplicemente storta – morta.

Daniele La Spina
Una mattina ho visto The Undertaker lanciare Brock Lesnar contro la scenografia dello stage. Difficile non rimanere incollato. Per Tuttowrestling: SmackDown reporter, co-redattore del WWE Planet, co-presentatore del TW2Night!. Altrove telecronista di volley, calcio, pallacanestro, pallavolo e motori.
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