WWE Planet #937 – McIntyre non è più la risposta

Un anno e mezzo fa, ancora all’oscuro della pandemia che era ancora da venire, la WWE iniziava a puntare su Drew McIntyre come Campione, cominciando il lavoro in vista della Royal Rumble che lo avrebbe consacrato come anti-Lesnar, lanciandolo verso una Road to WrestleMania da protagonista e una vittoria che, col pubblico dal vivo, sarebbe stata sicuramente un WM Moment da ricordare. Un anno dopo è sempre McIntyre l’unica risposta a disposizione della WWE, per tutto, a Raw. E non è più quella corretta.

Ormai è un disco rotto: Raw non è uno show all’altezza. Né della WWE, né della tv che lo ospita, né delle aspettative del meno esigente fan. Le puntate sono brutte, ripetitive, poco collegate tra loro e con sempre meni collegamenti con il senso. Gli archi narrativi sono continuamente lasciati a metà, portati avanti con indolenza oppure sostituiti da piccoli pretesti per tirare a campare (male) fino al lunedì successivo, aspettando chissà qualche folgorazione. Superata l’abitudine all’assenza di pubblico, superato l’effetto positivo di aver trovato proprio in McIntyre un traino forte per gli episodi, lo show rosso è piombato nell’oblio. Forse il più profondo di sempre, di sicuro quello da cui sembra più difficile risalire da tanto tempo a questa parte. Quasi non resta memoria di quanto si vede o almeno non di più della fatica fatta a portare a termine due ore e mezza di visione, passate a chiedersi per chi o per cosa lo si stia facendo. Quel che è peggio è che, ora come ora, non ci sono appigli per iniziare la risalita: chi lo guarda non ha motivi per ripresentarsi 7 giorni dopo, chi ha smesso non trova elementi per ricominciare a farlo. Una Caporetto che va ben al di là (ma è ben rappresentata) dal calo drastico degli ascolti. E che, senza pietà, si propone anche a livello qualitativo: negli ultimi mesi non esiste una storyline che abbia saputo valorizzare una situazione o una Cintura; praticamente non c’è wrestler che abbia aumentato il suo status in modo considerevole. Mettendoci l’imminente ritorno davanti ad un pubblico vero, quanto ci vorrà perché passi l’effetto salvifico del ritrovarsi finalmente insieme? Poco, pochissimo, se il pubblico è spietato forse niente.

In tutto questo, resta ormai poco da salvare anche in Drew McIntyre, l’uomo a più riprese indicato come l’unico o quantomeno il miglior ad aver interpretato il nuovo wrestling scolpito dagli effetti della pandemia. Ha trascinato la carretta, ha vissuto il momento migliore della sua carriera orfano del pubblico, ha proposto qualità predicando in mezzo al deserto ma abbastanza forte da creare almeno delle oasi. Ora, però, tutto questo non basta. L’effetto è svanito – e da tempo ci si chiedeva quanto potesse durare –, coadiuvato nel suo numero di elusione dalle pessime scelte fatte per lo scozzese. Se è fisiologico che abbia avuto un calo il performer, sicuramente le scelte attorno alla Cintura e al suo personaggio non hanno aiutato a ritardare l’inevitabile, fungendo anzi da accelerante di una reazione evidentemente ineluttabile. Raw ha avuto un bisogno viscerale dello Scottish Psychopath ma ora ha bisogno ancora di più di un Campione, un vero. Co come però ha bisogno di storie, di star, di personaggi e di senso logico. Tutto imprescindibile alla stessa maniera, tutto ben al di là di McIntyre. Forse ha bisogno del Draft, che sembra imminente o comunque vicino ma comunque mai abbastanza, per potersi permettere di premere il tasto reset. Quello di cui certamente non ha alcun bisogno – e va detto con la sicurezza di chi postula verità che ormai non ci sono più concesse nemmeno con la scienza dalla nostra parte – è quello che ha ora. Match raffazzonati, storyline abbandonate, personaggi irrazionali e incoerenti, nessuno sforzo nella sceneggiatura.

Raw è un prodotto unico, è vero, per tanti motivi. Ma di base è un prodotto televisivo come qualunque altro: non sopravvive da solo, abbandonato a sé stesso. Ha bisogno di storie, ha bisogno di raccontare, ha bisogno di qualcosa da dire. Con o senza McIntyre, con o senza gli altri. La differenza non sta nel coraggio di dare o non dare il Titolo a qualcuno, di togliere o mettere qualcuno in tv. La differenza, quando la calma è piatta, sta nel solcare il mare e increspare finalmente le onde.

Daniele La Spina
Una mattina ho visto The Undertaker lanciare Brock Lesnar contro la scenografia dello stage. Difficile non rimanere incollato. Per Tuttowrestling: SmackDown reporter, co-redattore del WWE Planet, co-presentatore del TW2Night!. Altrove telecronista di volley, calcio, pallacanestro, pallavolo e motori.
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