WWE Planet #890 – Vincere la guerra

Un anno fa, di questi tempi, ci trovavamo a teorizzare quanto e se l’imminente concorrenza della AEW avrebbe cambiato il wrestling, oltre che l’approccio ad esso da parte della WWE. Un anno dopo l’andata di Great American Bash-Fyter Fest ci regala uno spettacolare pareggio che ci dice che, in realtà, forse non avevamo torto ad essere ottimisti.

Perché tra gli ottimisti c’era chi partiva da un concetto solido ma piuttosto semplice: la legge del mercato che forza i concorrenti a cercare di fare sempre meglio dei propri rivali. Era chiaro che non si sarebbe allargato a tutto il prodotto, specialmente quello WWE, ma che la battaglia – se di battaglia si vuole parlare – sarebbe stata fortemente sbilanciata su un campo, un mercato se preferite, molto specifico era invece lapalissiano: il nostro. La Wednesday Night War prometteva di essere una guerra ben poco distruttiva ma combattuta in maniera spettacolare. Anzi, il fronteggiarsi dei due serbatoi forse più importanti del wrestling mondiale per densità di qualità, faceva pensare a qualcosa di costruttivo come raramente si era visto. Oggi quell’ottimismo si è rivelato realismo, mostrando che i buoni auspici erano anche ben riposti. Nel lungo periodo, innanzitutto, dal momento che per gli appassionati più mark il mercoledì sera è diventata per dispersione la serata più attesa dell’affollata settimana-tipo di wrestling. E poi nell’immediato, creando dei benefici a raggiera forse ancora difficili da cogliere ma già palpabili nell’aria. Il risultato più portentoso è stato lasciare le briciole ai tifosi delle federazioni, rimasti ancorati a campanilismi vetusti che mal si sposano con il “pass buffet” che internet e le stesse offerte televisive ci mettono a disposizione: chi perde tempo a scagliarsi contro l’una o l’altra per partito preso, resta indietro per sacrosanta legge darwiniana, lasciando agli altri il godersi lo spettacolo.

E si arriva ad oggi, dove in un mercoledì sera stellare, i fan hanno potuto scegliere a quale dei due show dare la precedenza. Potremmo parlare a lungo di GAB e FF, analizzandoli e discutendo su cosa ci sia piaciuto e cosa no, cosa potesse essere fatto meglio. In breve possiamo dire che sono stati due appuntamenti di livello: il minimo garantito dai due roster è ormai un’asticella piuttosto alta e fa sorridere che la critica più frequente a questo o quello show di NXT o della AEW è che ci si attendesse di più. Ma se prima erano tutte chiacchiere che contavano poco per il business, oggi nessuna rivoluzione ha cambiato le cose; ma la strana situazione COVID fa almeno togliere soddisfazioni. Con il prodotto wrestling in crisi da inizio emergenza, si è sempre più rarefatta la presenza del pubblico occasionale, lasciando agli irriducibili più esclusiva del solito. Il risultato è che contrapporre uno speciale di NXT ad uno speciale AEW potrà anche essere una carognata da uomini d’affari, ma ha funzionato in termini di ascolti. Raw e SmackDown, completamente in balia degli umori cangianti del pubblico americano, sono incappati nell’ennesima settimana estremamente negativa, senza la possibilità di invertire la rotta dato che navigano in un mare che ne impone una ondivaga e insensata, con pochi riferimenti. In maniera ossimorica, invece, chi dovrebbe farsi la guerra va a braccetto verso un rialzo generale: un incasso al momento giusto che capitalizza per entrambi, facendo le fortune del mercoledì sera. Al posto di darsi fastidio, i Dynamite e NXT tirati a lucido di questa settimana hanno cozzato nel risultato regalandosi numeri e traguardi che, in simultanea, non avevano mai raggiunto; con buona pace di chi stravolge tutto per non cambiare niente, di chi spinge per le commistioni col piano superiore e i revival fuori stagione nel disperato e vano tentativo di centrare un obbiettivo che manca da tempo.

È il nuovo che avanza, il giusto che si fa spazio, la rivincita della passione. Comunque la si voglia vedere è un successo non epico ma quantomeno significativo, sicuramente meritato e decisamente coraggioso. Non inverte le tendenze, non cambia le regole del gioco ma dimostra cosa conta davvero nel wrestling, sempre e comunque: il wrestling. Messo al centro, costruito, rispettato e condotto con qualità. Nulla di più, nulla di meno, per una volta.

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