Piper’s Pit#49 – My WrestleMania Moments

Bentornati al Piper’s Pit! E siamo alla vigilia di una nuova edizione di WrestleMania, evento che, per quanto la WWE ci possa deludere, attendiamo sempre con ansia. Oggi quindi aprirò il mio cassetto della memoria parlandovi dei miei cinque momenti più iconici dello Showcase of the Immortals, ovviamente per ragioni del tutto personali.

Prima di iniziare però trovo doveroso celebrare l’introduzione nella sezione Legacy della WWE Hall of Fame, classe 2020, di Baron Michele Leone, abruzzese che fu attivo tra gli anni ’30 e gli anni ’50, diventando uno dei primi lottatori a diventare una star televisiva. Leone diviene così il quarto italiano, dopo Antonino Rocca, Bruno Sammartino e Primo Carnera, a ricevere l’onore della Hall of Fame, a dimostrazione di quanto gli italiani abbiano dato tanto alla nostra amata disciplina. Ovviamente questa notizia non l’avete trovate sui vari media nostrani, sempre pronti a parlare di wrestling solo quando accade una tragedia, ma ormai ci abbiamo fatto il callo.

Ho iniziato a seguire il wrestling nel 1986, quando arrivò sulla tv italiana con il commento di Dan Peterson: avevo 11 anni e rimasi immediatamente rapito da quello spettacolo fantastico che univa sport e teatro e da lì a pochi mesi si sarebbe svolta WrestleMania III: era il 29 marzo 1987 ed al Pontiac Silverdome di Pontiac, davanti a 93173 spettatori, si svolse l’evento che cambiò la storia del wrestling, portandolo ad essere definitivamente un fenomeno planetario. Nel main event Hulk Hogan sconfisse Andrè the Giant per conservare il WWF Championship. Nel rivederlo ora non fu certo un gran match: 12 minuti statici nel quale non successe molto, fino a quando Hogan sollevò il Gigante per poi schienarlo. Ma che pathos, che attesa! Solo quella che i grandi eventi ed i grandi nomi sanno creare. E pensare che già allora non ero un tifoso dell’Hulkster, ma quell’incontro contribuì a farmi innamorare totalmente di questa disciplina, tanto che sono qui a scriverne ancora oggi.

Passiamo così all’anno successivo: era il 27 marzo 1988 al Trump Plaza di Atlantic City ed il WWF Championship era vacante. La storyline di Ted DiBiase che corrompe l’arbitro per far vincere il titolo ad Andrè the Giant e poi farselo consegnare fu semplicemente geniale ai miei occhi di bambino. Il titolo venne però reso vacante e messo in palio in un torneo a WrestleMania IV. A riguardarla oggi quell’edizione fu tutt’altro che esaltante: troppi incontri e troppo brevi, ma nella finale del torneo Randy Savage sconfisse Ted DiBiase e Macho Man allora era il mio preferito, quindi ricordo che esultai come un matto. Curioso che, riguardandola oggi con gli occhi di un adulto, invece avrei voluto la vittoria del Million Dollar Man, che ingiustamente non ebbe mai l’onore del massimo alloro.

Passiamo ora a WrestleMania VI: era l’1 aprile 1990 allo SkyDome di Toronto. Il main event metteva di fronte Hulk Hogan e The Ultimate Warrior, con in palio sia il WWF Championship che il WWF Intercontinental Championship. Il Guerriero era diventato nel frattempo il mio wrestler preferito (e lo sarebbe rimasto per sempre, tanto che me lo sono pure tatuato) e l’attesa era spasmodica. Al solito il match, di un pathos enorme, visto oggi non fu chissà che (non stiamo parlando certo di due mostri di tecnica, del resto), ma la storia raccontata fu perfetta. Per la mia immensa gioia vinse il Guerriero, che sembrava lanciato a prendere il posto di Hogan come volto della federazione. Ma come ben sappiamo le cose andarono molto diversamente.

Facciamo ora un bel salto in avanti nella storia di WrestleMania e nella mia vita: WrestleMania XXX, 6 aprile 2014, Mercedes-Benz Superdome di New Orleans. Brock Lesnar affronta The Undertaker e sembra solo l’ennesima tacca sulla pistola del Dead Man nella sua immortale streak. Ed invece accade l’impossibile: vince Lesnar, ricordando a tutti noi che nulla dura per sempre. Come purtroppo la vita di The Ultimate Warrior, presente all’evento, che morirà due giorni dopo.

Arriviamo così allo scorso anno: Wrestlemania 36 al WWE Performance Center di Orlando. Il mondo è in piena pandemia e io, come tutti del resto in Italia, sono chiuso in casa causa lockdown. Una WrestleMania surreale senza pubblico e svoltasi su due giorni, ma che ci regala, nella prima serata del 4 aprile 2020 il Boneyard match tra The Undertaker ed AJ Styles. Un segmento cinematografico realizzato alla perfezione che ci regala l’ultima ‘Mania del Becchino/Biker che se ne va trionfante sulle note dei Metallica. Una scena che difficilmente dimenticherò. Quasi un punto di contatto tra il me bambino ed il me uomo.

Ed ora domani e domenica ci attende l’edizione numero 37 e chissà che non ci possa regalare anch’essa qualche gemma che porteremo nella memoria per tutta la vita.

Buona WrestleMania a tutti!

“I have wined and dined with kings and queens and I’ve slept in alleys and dined on pork and beans”.

Roberto Vacca
Appassionato di calcio, golf, musica e sottoculture, seguo il wrestling dagli anni '80. Sull'argomento ho pubblicato il libro "Storie dalla terza corda".
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