WWE Planet #933 – Il tempo è relativo

Niente coma o vacanza in un angolo sperduto del pianeta. Mettiamo che Oleg Novickij, Pёtr Dubrov Mark Vande Hei – i tre astronauti attualmente sulla Stazione Spaziale Internazionale dal 9 aprile – siano dei grandi appassionati di WWE. Per loro gran sfortuna (!!!), sono dovuti partire appena prima di WrestleMania 37 e torneranno ad ottobre. Non so cosa troveranno nei programmi WWE in autunno. Ma certo è che, se tornassero per un’emergenza proprio oggi, guardando Raw domani potrebbero tranquillamente pensare che il tempo sulla Terra si sia fermato a loro insaputa.

Un po’ troppo? Chissà. Ritroverebbero Bobby Lashley con il Titolo in mano, con Drew McIntyre come sfidante e un’Hurt Business che non ha fatto un passo avanti come stable, se ancora si può considerare tale, dopo lo split. Vedrebbero un Fiend forse fin troppo cambiato fisicamente, al punto da essersi reincarnato in una ragazza decisamente più graziosa di Wyatt, ma che continua a prendersela a casaccio con persone scelte alla cieca e senza comunque dare una vaga spiegazione del perché. Troverebbero AJ Styles ancora a gigioneggiare con Omos, anche se con i Titoli alla vita e – parlando di Titoli – farebbero fatica a rintracciare lo US Title nella card e nelle priorità dello show, esattamente come due mesi fa. Ovviamente troverebbero la divisione femminile fortemente ancorata al suo centro gravitazionale obbligatorio: Charlotte Flair, non certo il Titolo. Ma sono uomini di scienza, non dovremmo spiegargli noi che per certe cose i tempi di una missione spaziale internazionale sono fin troppo brevi per osservare dei cambiamenti apprezzabili. Insomma potrebbero risintonizzarsi sulla loro soap opera preferita come se non avessero mancato 10 settimane di programmazione e 2 PPV, senza neppure ricorrere allo “spiegone” per tornare in pari.

Raw è invischiato in delle sabbie immobili ormai croniche. Il programma propone leggere, pigrissime varianti della stessa solfa da davvero troppo tempo; tanto che sfido chiunque sia stato invece sempre a 1 g in questi due mesi a ricordarsi con precisione la card dell’episodio di 6 giorni fa. O a non fare confusione tra una puntata e l’altra. Un troppo simile a sé stesso non certo giustificato da un lavoro a lunga gittata su alcune storie: quelle non si muovono, non raccontano, accennano a qualcosa che sembra non arrivare mai, riproponendosi senza nemmeno darsi la pena di passarsi sopra un po’ di lucido. McIntyre è sempre lo sfidante di Lashley, è stato più o meno l’unico e non ha praticamente mai dovuto conquistarsi il ruolo, continuando a fare la figura del Campione senza Cintura. Nonostante la WWE lo stia impelagando sempre più in un personaggio da cartoon e nonostante il possessore reale della Cintura stia mostrando tutti i limiti che in 44 rivoluzioni della Terra attorno al Sole non ha mai dato segno di saper superare. Gli altri sfiorano il tutto e poi stanno a guardare, oppure non si curano nemmeno di loro stessi, sfidandosi in eterni scontri, senza prequel né sequel e senza certamente capo e coda. Meno ostaggio, comunque, delle donne: sempre più vittime di una Flair che ormai porta il backstage on screen, fingendo che lo strapotere creativo di cui gode grazie al suo cognome sia solamente una storyline. Come se farlo impedisca di proseguire a vessare la Divisione come una costante pioggia di meteoriti.

Un disinteresse costante, una stasi intollerabile persino per chi a galleggiare nel nulla, in questi mesi, ci si sarebbe abituato. Alle soglie di Hell In A Cell non sembra essersi mosso niente e niente sembra arrivare all’orizzonte, se non prese in giro spalmate su 3 ore e ascolti sempre più inclementi. Forse le vacanze per il team creativo, quest’anno, sono arrivate prima. Forse la WWE è troppo impegnata su altri fronti. Ma diciamo che almeno un promemoria su come portare avanti la baracca poteva essere lasciato su qualche scrivania. Ci possono essere tanti motivi dietro questa incredibile inconcludenza e, di sicuro, c’è dietro una mal riposta convinzione che Raw sia immarcescibile. Non esisterà concorrenza, è vero, e non ci saranno grosse ripercussioni finanziarie. Ma a che pro lasciare il proprio show di punta a corrodersi nel proprio acido?

Va bene aspettare il ritorno del pubblico per sparare i grossi calibri ma qualcosa da venire a vedere glielo si dovrà pur dare. E senza più la possibilità di artefare le reazioni, sicuramente i fischi saranno meglio del silenzio assoluto ma, esattamente come fuori dagli oblò della ISS, è dall’altra parte che ci sarà il vuoto cosmico.

Daniele La Spina
Una mattina ho visto The Undertaker lanciare Brock Lesnar contro la scenografia dello stage. Difficile non rimanere incollato. Per Tuttowrestling: SmackDown reporter, co-redattore del WWE Planet, co-presentatore del TW2Night!. Altrove telecronista di volley, calcio, pallacanestro, pallavolo e motori.
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