*Official Thread* | 5 Star Frog Splash!

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The Barman
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Re: *Official Thread* | 5 Star Frog Splash!

Messaggio da The Barman »

chiedo scusa :ooops:
avevo frainteso il tuo post, forse anche un po per causa dell'orario...

avevo interpretato che la tua fosse una risposta ironica(più che altro quel Punk ridente al termine di "si il problema è quello" mi suonava un po' come un "ma anche no")
ed allora avevo replicato con altrettanta ironia (comunque amichevole èh, come vedi niente insulti o brutte parole :angel; )
:bike:



norrisjak
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Re: *Official Thread* | 5 Star Frog Splash!

Messaggio da norrisjak »

Sai una cosa.
Seriamente.
Sembra di leggere il Principe. Tu, almeno, sei leggibile, usi maiuscole e punteggiatura in modo corretto [...], peró il contenuto é più o meno lo stesso. Almeno questo editoriale sembra l'interpretazione (abbastanza libera) di alcuni particolari (lasciandone fuori altre) e la descrizione di possibili scenari.
Niente altro.

L'unica cosa un po' interessante (perché abbastanza inedita) é l'inizio.

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Baboden
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Re: *Official Thread* | 5 Star Frog Splash!

Messaggio da Baboden »

[salettò]

http://www.tuttowrestling.com/aggiornam ... frogsplash

Topic chiuso.


[/salettò]

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RobLP
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Re: *Official Thread* | 5 Star Frog Splash!

Messaggio da RobLP »

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5SFS #22: "The Creative-Crowd Effect"
"Dai Chicago, un applauso al nuovo World Heavyweight Champion! E per tutti i latini, grazie Chicago! Stanotte ho provato a voi e al mondo intero perché Alberto Del Rio merita di essere il vostro campione! Ho fatto qualsiasi cosa dacché sono in WWE e l'ho fatta solo per voi, ogni notte! Per cui stanotte Chicago, ma non solo Chicago, tutto il mondo, vi chiedo il vostro supporto!" [fischi] "Tutti voi sapete che Alberto Del Rio è uno dei migliori nel business, ogni notte vado sul ring e do la mia vita, do più del 100%. Per cui dopo stanotte sento di meritare di essere il vostro campione. Per cui un applauso ancora una volta per il World Heavyweight Champion…" "ALBERTOOOOOOO DEEEEEL RIOOOOOOOOOOOOOO!!!"

"Non mi avevi mai definito un tuo cliente prima, sai? Non sono tuo cliente. Avanti, parla. Curtis Axel è tuo cliente, Curtis Axel ha bisogno del tuo aiuto, ha bisogno che qualcuno lo guidi per arrivare ad un traguardo. C'è stato un tempo in cui avevo bisogno di te, in cui tu mi hai guidato, ma non sono mai stato un tuo cliente, ero tuo amico. Curtis Axel ha bisogno del tuo aiuto. Brock Lesnar ha bisogno del tuo aiuto. Loro sono tuoi clienti, io sono tuo amico, sii solo mio amico." "Ok." "Per favore." "Ok." "Bene."


A volte l'attenzione per i dettagli fa la differenza. E la nuova direzione creativa che ha preso la WWE da qualche tempo a questa parte si è distinta in particolar modo proprio per questo: la cura per il dettaglio, la scrupolosità nel curare ogni sfumatura. E il cambiamento si è visto, considerati gli ENORMI passi avanti fatti da Extreme Rules a Payback. Qualche mossa accorta e qualche piccolo cambiamento ben studiato hanno permesso al creative team della WWE di risolvere diverse situazioni spinose che da tempo affliggevano il roster della compagnia, nonché di proporre alcune storyline ben fatte e che hanno catturato in massa l'interesse del pubblico. Ed è stato proprio questo l'elemento di spicco, la svolta decisa verso storie interessanti che ora coinvolgono gran parte dello show (e la situazione del WWE Championship non è tra queste), non pochi eletti che hanno il privilegio di poterne far parte.

Parlando di situazioni spinose, il match di Payback tra Dolph Ziggler e Alberto Del Rio valido per il World Heavyweight Title è riuscito a raddrizzarne ben due che da mesi si presentavano irrisolte negli show. La prima è quella relativa al fatiscente turn face di Del Rio, avvenuto in condizioni pietose e che non ha mai permesso al nuovo character del talentuoso messicano di esplodere davvero. Del Rio ha riscosso qualche consenso soprattutto all'inizio per via della novità nel suo personaggio, heel fin dal suo debutto in WWE, che tornava ad essere interessante praticamente da Extreme Rules 2011, quando la sua costruzione si fermò bruscamente dopo quel Ladder match perso contro Christian che fruttò al canadese il suo primo titolo mondiale in WWE. Successivamente il personaggio si è arenato, rivelando tutte le sue contraddizioni e soprattutto tutti i limiti nell'extraring di Del Rio, che non pare mai troppo a suo agio con un microfono in mano. Particolare la situazione di Del Rio. La sua difficoltà ad esplodere in WWE, nonostante una carriera brillante in Messico, mi ha sempre incuriosito. E dire che il figlio di Dos Caras è stato praticamente sempre un babyface in terra messicana, riscontrando un grande consenso di pubblico. Ma se non seguito con particolare attenzione, Del Rio mi ha sempre dato l'impressione di arrancare alle prese con un microfono. Sarà la lingua diversa, sarà che proprio l'extraring non è il suo forte, al contrario della sua abilità in-ring, ma mi è sempre sembrato innaturale.

Payback, come dicevo, ha risolto questa situazione. Non solo restituendo a Del Rio lo status di heel nel quale francamente il messicano mi sembra più a suo agio, ma restituendo interesse al suo character che dopo mesi sembra suscitare un minimo d'interesse. Merito della costruzione apportata al suo character. E non è una costruzione elaborata eh, non a caso due settimane fa dissi che Del Rio vs Ziggler era l'unico match che, per forza di cose, non aveva alle spalle una storia solida per le assenze dello Show Off che avevano costretto il creative team (ma anche no) a imbarcarsi in una serie di interessantissimi e avvincentissimi match tra Del Rio e Big E Langston (sarcasmo richiesto). È bastato impostare il match di Payback nella maniera corretta, con Del Rio deciso a fare qualsiasi cosa, anche la più scorretta come infierire sulla testa di un avversario appena guarito da una commozione cerebrale, pur di tornare in possesso del World Title e Ziggler classico babyface in pericolo che cerca di vincere il match in ogni modo ma si deve arrendere alle troppe avversità, per la disperazione della sua ragazza fuori ring. Il commento di Cody Rhodes, Big Show e R-Truth ha poi rafforzato entrambe le posizioni delle due Superstar, spingendo ancora di più sulla strada intrapresa del double turn. Infine, il successivo promo di Del Rio ha fatto il resto, sfruttando un punto debole del messicano, la sua poca attitudine con il pubblico, per dare ancora di più quella sensazione surreale tipica di un turn. E dando così a Del Rio un pretesto.

Ma il double turn è stata una mossa efficace anche perché ha coinvolto quel Dolph Ziggler con uno status fermo da troppo tempo, che non vedeva uno sviluppo rilevante ormai da mesi. E considerato che fino a dieci giorni fa lo Show Off era il World Heavyweight Champion, ciò dovrebbe essere esemplificativo della sua precedente condizione. Nemmeno consegnargli un titolo massimo (anche se ormai il World Title lo è più di nome che di fatto) lo aveva smosso: Ziggler aveva semplicemente cominciato ad andare in giro con il titolo piuttosto che con la valigetta del Money in the Bank come faceva fino ad un momento prima. E la cosa preoccupante era l'incredibile involuzione in cui lo Show Off era incorso rispetto a gennaio, rispetto al feud con John Cena: quello spunto dato dall'attuale WWE Champion, "sei qui da 7 anni e non hai combinato nulla", sembrava essere il preludio per qualcosa di interessante nel futuro di Ziggler. Invece solo passi indietro, preoccupanti passi indietro, fino a domenica scorsa. Ziggler non ha ancora parlato da allora e si è limitato ad agire, ma rendendo perfettamente chiare le sue azioni (ed il suo turn). Altra mossa molto intelligente da parte della WWE, che stavolta ha incontrato anche un chiaro gusto del pubblico che da tempo sostiene Ziggler e quello che fa, nonostante il suo precedente status di heel.

E arriviamo infine ad una delle storie che due settimane fa avevo giudicato tra le più interessanti in WWE: il ritorno di CM Punk ed il suo nuovo atteggiamento, con conseguente distacco da Paul Heyman. C'è chi ha visto dell'incoerenza nelle parole della Straight-Edge Superstar fin dal suo ritorno, soprattutto nel suo atteggiamento con Paul Heyman. Non sono assolutamente d'accordo. Come ripeto ormai in continuazione, la storia di CM Punk è una narrazione in fieri da due anni e da quel promo che ha praticamente definito il futuro del Best in the World. Già, il "Best in the World", un appellativo che si sono dati in tanti ultimamente. Ma CM Punk, dopo Wrestlemania, è andato via proprio perché dubbioso sul suo essere ancora il migliore in circolazione. Quel promo nel Raw post-Mania fu esplicativo: Punk non era più convinto, aveva bisogno di ritrovare se stesso. E lo ha fatto, in parte assentandosi, in parte battendo un Chris Jericho (finalmente usato nella maniera consona) adattissimo al ruolo di avversario di Punk. Ma Punk stava per perdere per colpa dell'intervento di Heyman, un intervento che lui non aveva mai richiesto: CM Punk è un amico di Paul Heyman, non un suo cliente, il Best in the World lo ha ribadito più volte per poi chiedere al suo mentore di non accompagnarlo più al ring. E sta proprio lì la non-contraddizione: tutto è perfettamente coerente, tutto funziona in virtù di quel rapporto Punk-Heyman che in passato ha plagiato l'ex WWE Champion, che però ora ha la lucidità per essere di nuovo se stesso. Alla fine la tanto attesa redenzione è arrivata.

A volte l'attenzione per i dettagli fa la differenza. E rende un PPV potenzialmente di transizione come Payback, a metà strada tra Wrestlemania e Summerslam, il più godibile evento dell'anno fino a questo momento.

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Re: *Official Thread* | 5 Star Frog Splash!

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:divertito1:

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RobLP
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Re: *Official Thread* | 5 Star Frog Splash!

Messaggio da RobLP »

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5SFS #23: "Match Point"
[youtube][/youtube]
La marcia in più ingranata dalla WWE da Payback in poi continua in quel di Money in the Bank, PPV che ci attende domenica e che ha molto in comune con quello del mese scorso che tanto aveva sorpreso i più. La costruzione minuziosa di ogni match (tranne quello per il WWE Title), quel senso di incertezza generale (tranne per il match per il WWE Title), quella sensazione che le cose possano cambiare da un momento all'altro (tranne nel match per il WWE Title)… l'aria sembra proprio diversa rispetto ad appena un paio di mesi fa in casa WWE.

Certo, come al solito ci sono pro e contro. E questi ultimi, in un momento in cui la WWE non sembra sbagliare nulla in tutto ciò che fa, risaltano ancora di più. Risalta, ad esempio, l'appiattimento della storyline per il World Heavyweight Title dopo quel colpo di genio di gestione avvenuto a Payback e che aveva messo il tutto su binari perfetti. La costruzione di Dolph Ziggler da babyface non c'è stata: certo fare gli splendidi con i 3MB io non la considero una costruzione. E di conseguenza è decaduto un po' anche il momentum di Alberto Del Rio, il cui grande limite è che, contro chiunque sia, deve comunque farsi condurre sui binari giusti perché ha costantemente bisogno di qualcuno a guidarlo per rimanere interessante. Credo e spero che questa situazione sia dovuta al voler far trascinare la storia tra Ziggler e Del Rio fino a Summerslam, ma ciò non giustifica il ridimensionamento della situazione più interessante intorno al World Title da eoni a questa parte. E oltre a questo risalta anche la caduta d'interesse nei confronti dello Shield, che mesi fa sembrava l'unica cosa interessante di una WWE sciatta e apatica mentre ora, almeno in due delle sue tre componenti, viene confinato al pre-show. Certo era prevedibile che sarebbe accaduto qualcosa del genere nel momento in cui gli fossero consegnati i titoli secondari della federazione - che nonostante tutto hanno valore come credo mai negli ultimi anni con lo Shield e Curtis Axel a detenerli - ma passare dal lottare contro Undertaker, Kane e Daniel Bryan al feudare con gli Usos nel pre-show di Money in the Bank mi sembra veramente un dietrofront troppo deciso.

Ciò che non risalta, invece, è il discorso relativo al WWE Championship che da Extreme Rules in poi sembra aver fatto passi indietro di svariati anni. Siamo tornati al "Cena vs mostri" che tanto aveva ammorbato gli show della WWE tra il 2007 e il 2008 e che la WWE ha pensato bene di riprendere, facendo sprofondare il WWE Title in un baratro di disinteresse. Il problema non è tanto l'averlo fatto, ma l'averlo fatto coscientemente considerato che la WWE è perfettamente a conoscenza della pochezza e del poco appeal generati da questa situazione. E infatti fa poco o nulla per promuoverla e ridimensiona il discorso per il proprio titolo massimo alla prima ora di Raw, facendolo vivere in una propria dimensione "a parte" rispetto a tutto il resto del canone della WWE. Le ragioni di tutto questo possono essere molteplici: io credo semplicemente che questa sia l'eredità di un periodo post-Wrestlemania che generalmente dovrebbe essere il più prolifico dell'annata e che invece quest'anno è sembrato quasi un peso, quasi una situazione da smaltire il più velocemente possibile. Ed il risultato di tutto questo è stato Extreme Rules, PPV di una superficialità e di contenuti a dir poco disarmanti.

A mio parere la motivazione è che nessuno degli uppercarder/main eventer della WWE, dopo Wrestlemania, aveva lo status adatto per andare contro John Cena ed avere qualche chance di vincere il WWE Title. CM Punk a parte, ormai main eventer acquisito e con lo status giusto praticamente in ogni momento, basta guardare ai componenti del Money in the Bank "All-Stars" di domenica per rendersi conto della cosa: Daniel Bryan, Kane, Randy Orton, Sheamus, Christian, Rob Van Dam. I primi due erano impegnati nella loro dimensione di coppia contro Dolph Ziggler e Big E Langston (e ho dovuto ricorrere all'Archivio PPV del sito per ricordarmelo), Sheamus e Orton erano occupati a perdere contro lo Shield e Christian e RVD non erano nemmeno on screen. Altri papabili? La situazione di Chris Jericho la conosciamo bene, per il resto non avrei visto davvero altri pronti nell'immediato ad andare contro un Cena che aveva appena battuto The Rock se non Ryback e Mark Henry. Siamo dunque tornati, come dicevo a "Cena vs mostri": la dimostrazione sta proprio nell'ultimo episodio di Raw, con Cena che collassa sotto il peso di Henry e poi per magia al PPV lo solleverà e vincerà. Quantomeno c'è la consolazione che stavolta il tutto venga coscientemente messo ai margini dello show, il cui centro è occupato da altri molto più meritevoli. Proprio i componenti del Money in the Bank "All-Stars", dal quale dovremmo avere le rassicurazioni adeguate riguardo al futuro, considerato chi dovrebbe uscire vincitore da quel match.

Già, chi dovrebbe uscire vincitore da quel match? Inutile nascondere che tutte le strade portano a Daniel Bryan. L'ex American Dragon è attualmente coinvolto in un percorso che lo ha portato a battere praticamente tutti i suoi avversari all'interno del Money in the Bank Ladder match, compresi Randy Orton e Sheamus che solitamente sono protettissimi dalla WWE. Un percorso magistrale portato avanti dalla WWE e che ha visto Bryan scrollarsi di dosso l'appellativo di weak link per lanciarsi alla rincorsa del WWE Championship passando per il Money in the Bank All-Stars. Negli ultimi tempi ho sentito diverse proteste verso questa scelta, proteste incentrate sul fatto che con il percorso che sta seguendo Bryan affrontare Cena per il WWE Title a Summerslam sarebbe stato uno sviluppo naturale, il Money in the Bank non sarebbe stato necessario. Ma io non sono d'accordo: la conquista del Money in the Bank da parte di Bryan sarebbe solo l'ennesimo tassello di una storyline che sta procedendo in maniera perfetta e che vedrebbe Bryan incassare la shot a Summerslam, lanciandosi alla caccia del top player della WWE dopo aver battuto moltissimi avversari di valore.

Uno dei pro più convincenti di questo PPV, ad ogni modo, è proprio la gestione dei due Money in the Bank Ladder match. Tutti face in quello per il WWE Championship, tutti heel in quello per il World Title: meccanismo molto inusuale per le dinamiche della WWE che generalmente evita di proporre confronti tra face o tra heel mentre qui ce ne sono addirittura sette che interagiscono tra loro. Quel che è certo è che sta dando vita ad interazioni particolari e che non sanno di già visto: a mio avviso è stato innanzitutto un ottimo modo per gestire Bryan a piacimento. C'è stato chi ha urlato al turn heel lunedì a Raw dopo l'attacco di Bryan ai danni di CM Punk e Randy Orton, ma il percorso di Bryan al momento non vede ombra di turn: è solo un modo per far interagire Bryan con i migliori del roster, con gli All Stars appunto. Metodo simile, con le dovute differenze, anche nell'altro Money in the Bank Ladder match: in realtà i sette heel hanno interagito poco tra di loro, ma la rivalità tra loro c'è e si sente. La riprova sta proprio in quel Backstage Fallout di Raw che ho postato all'inizio dell'editoriale, dove ognuno dei partecipanti ha espresso con un promo le proprie motivazioni. I sette partecipanti del Money in the Bank per il World Title non sono All Stars ma quasi tutti stelle in rampa di lancio… beh, chi più (Ambrose, Cesaro, Rhodes, Sandow) chi meno (Swagger, Fandango, Barrett).

Chi ha più probabilità di portare a casa la valigetta? Come nel Money in the Bank All-Stars, anche qui la contesa ha un vincitore che sembra scritto: Dean Ambrose. Come ha detto lo stesso Ambrose nel promo, lui ha qualcosa di speciale che gli permette di tramutare in oro tutto ciò che tocca: lo Shield è la dimostrazione evidente di questa tesi. Seth Rollins, per quanto mi piaccia come wrestler, e Roman Reigns non sono al suo livello: Ambrose è il perno dello Shield e lo dimostra in ogni uscita sul ring o al microfono. Sarebbe quantomeno interessante vedere cosa ne farebbe della valigetta blu e come potrebbe usarla, anche perché la dimensione dello Shield costituisce qualcosa di inedito rispetto all'incasso classico di rapina del Money in the Bank, dato che i tre potrebbero tranquillamente uscire alla loro maniera, mettere KO il World Champion ed incassare. Tuttavia, credo che questo pronostico sia un po' più aperto rispetto all'altro Money in the Bank Ladder match. La situazione nascente tra Damien Sandow e Cody Rhodes sembra far presagire qualcosa in un futuro più o meno prossimo: la conquista della valigetta da parte di uno dei due potrebbe essere la molla che fa scattare il confronto. Personalmente sarei interessato a vedere Rhodes con la valigetta: il figlio dell'American Dream ha tutte le carte in regola per esplodere e ha solo bisogno di una chance per rilanciarsi dopo il periodo grigio che ha attraversato. La conquista della valigetta blu potrebbe essere la soluzione, tuttavia, averla e tenerla come ha fatto Ziggler non porterebbe a nulla: occorre che il Creative Team della WWE si inventi qualcosa e renda particolare il tempo che Rhodes - o chiunque vincerà la valigetta tenendola per un periodo medio-lungo - passerà con il Money in the Bank a disposizione. Buon Money in the Bank, dunque, con la speranza che la WWE prosegua sull'ottima strada tracciata da qualche mese.

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D.K. Punk
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Messaggio da D.K. Punk »

Quoto semplicemente ogni singola parola, soprattutto per quanto riguarda Bryan, Ambrose e la situazione Rhodes & Sandow. Quel tranne quello per il WWE Title, tranne per il match per il WWE Title, tranne nel match per il WWE Title mi ha fatto morire.
:)

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RobLP
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5SFS #24: "The Bearded Revolution"
"Posso raccontarvi una storia? Ricordo molto tempo fa, seduto nella classe della signora Ward, quando lei chiese a tutti noi cosa avremmo voluto fare da grandi. Qualcuno disse l'astronauta, altri il poliziotto, il pompiere... sono tutti lavori nobili. Ricordo che il piccolo Cliff Treaber disse che avrebbe voluto essere Teen Wolf. E poi la signora Ward venne da me e mi chiese: 'Cosa vuoi fare da grande?'. E io, a parte il fatto che non sono mai davvero diventato grande, risposi che avrei voluto essere un professional wrestler. Notate, non ho detto 'sports entertainer', ho detto 'professional wrestler'. E, in quanto professional wrestler che ha iniziato dal basso e che si è guadagnato il suo ingresso in WWE, una compagnia che rappresenta un'industria che ho guardato fin da quando ho iniziato a respirare, voglio che tutti voi sappiate quanto sia stata una cosa straordinaria per me entrare nel Madison Square Garden e vincere il WWE Title. Ci sono molte ragioni per cui è stato un momento speciale per me, ma quella che mi dà più soddisfazione è che l'ho fatto alle mie condizioni. Non ho mai provato ad essere un astronauta, non volevo fare il poliziotto... Sarebbe stato bello essere Teen Wolf perché penso sarebbe stato bello diventare un lupo, ma... L'ho fatto essendo me, CM Punk, quello che vedete è quello che avrete, non ho mai provato ad essere niente di diverso."
(CM Punk a Raw il giorno dopo la vittoria del WWE Title, 21/11/11)

"[Riferendosi al suo nuovo abbigliamento] A voi piace vero? No, non vi piace? È strano, vorrei solo ringraziare Stephanie McMahon per tutto il tempo e l'impegno e tutto ciò che ha messo in tutto questo. Ma è strano, perché non penso che questo sia ciò che la compagnia vuole davvero. Mi sembra che ciò che la compagnia vuole sia qualcuno muscoloso, qualcuno che indossa shorts ed una maglietta gialla fosforescente. Qualcuno che possa rifilare a tutti qui un sacco di storie che non servono a nessuno. Chi potrebbe essere, chi potrebbe essere qualcuno che corrisponda a questa descrizione? Mi sembra che loro vogliano qualcuno come John Cena. Ora, io rispetto John Cena, mi ha scelto come suo avversario a Summerslam perché pensa che io sia il miglior avversario. Ma francamente lui non crede che io possa batterlo. E perché dovrei? Perché dovrebbe pensare che io possa batterlo? Lui è una Superstar! Lui recita nei film! Lui è sulle scatole di cereali! Cioè, andiamo! Ma guardate me piuttosto, guardate me. Sono alto 1,75, ho questa barba incolta... Vengo dal bel mezzo del nulla nel pacifico nord-est, voglio dire, come potrebbe qualcuno di così modesto come me battere una Superstar come John Cena, che è stato il re dell'universo per gli ultimi 10 anni? Ve lo dico io perché: perché John Cena è un entertainer e Daniel Bryan è un wrestler! Vedete, mentre lui è stato qui negli ultimi 10 anni a riempire intere arene, non ha visto i buchi dai quali mi sono tirato fuori, il fango che ho dovuto scrollarmi di dosso. Io sono un wrestler! Ed ecco la cosa divertente che lui non vuole ammettere. Se lui venisse licenziato domani tornerebbe alla sua villa, alle sue venti macchine, al suo stile di vita da multimilionario e non lotterebbe mai più. Se io venissi licenziato domani... E potrei, è già successo prima... Se io venissi licenziato domani, mi vedreste in ogni armeria, in ogni palestra, ogni stanza sporca con trenta persone ed un ring di wrestling perché io amo il wrestling. Strano, mi sembra che anche voi del pubblico amiate il wrestling. Per cui ecco come stanno le cose. Metterò questo vestito... per ora. Terrò legati i capelli... per ora. Farò quello che vogliono... per ora. Perché a Summerslam farò ciò che tutti quanti qui vogliono che io faccia... e farò cedere John Cena!"
(Daniel Bryan a Raw lunedì, a 13 giorni dal suo WWE Title match)


"I'm a wrestler". Lunedì a Raw, la faida tra John Cena e Daniel Bryan per il WWE Title si è colorata di un elemento non inedito, ma di sicuro interesse nel panorama della WWE. "I'm a professional wrestler". CM Punk non faceva che ripeterlo durante il suo lunghissimo title reign che lo ha visto avere la meglio su chiunque ed ergersi a secondo elemento in ordine d'importanza del roster della WWE. Non sono frasi fatte, frasi ad effetto quelle pronunciate da Punk prima e da Bryan poi durante delle fasi cruciali delle loro carriere. È il loro segno distintivo, è la loro provenienza, è il loro bagaglio personale, è tutto ciò che gli ha consentito di arrivare in WWE. Per questo lo rimarcano così fieramente, fino a farne la bandiera, lo stemma, il logo della loro rivoluzione. Una rivoluzione simile, ma anche profondamente diversa: Punk affermava la propria abilità, i propri meccanismi; Bryan afferma il proprio aspetto poco convenzionale per un WWE Champion, il proprio modo di essere. E lo hanno fatto in una WWE che, ieri come oggi, poggia sulle spalle della propria icona, del proprio volto, dello sports entertainer per eccellenza: John Cena.

Un John Cena che è stato fondamentale per l'evoluzione e l'affermazione di CM Punk e che sta svolgendo lo stesso ruolo anche per Daniel Bryan. Cosa sarebbe stata, dove sarebbe arrivata la Summer of Punk di due anni fa se il self-proclaimed Best in the World all'epoca non si fosse scontrato con l'icona, con il volto della federazione, battendolo e mettendo in crisi tutte le gerarchie all'interno della federazione? E stavolta con Bryan è lo stesso. Ma stavolta non si tratta di una rivoluzione gerarchica, stavolta non c'è una federazione da rivoltare come un calzino come avrebbe voluto fare Punk poco più di due anni fa. Stavolta la rivoluzione avviene dall'interno e si basa sul modo di pensare, sulla concezione e sull'immagine tipo di un campione in casa WWE. Daniel Bryan, scelto come sfidante da John Cena stesso e legittimato in quel ruolo dalla voce più importante, quella del pubblico, lotta contro questi presupposti e contro Vince McMahon, convinto che lui non possa battere Cena. Nonostante Punk abbia aperto la strada, Bryan si ritrova in una situazione forse ancora più complicata perché ha un solo modo per dimostrare di avere ragione: battere John Cena in maniera netta. Battere John Cena per sottomissione addirittura, come promesso dallo stesso Bryan lunedì a Raw.

E potrebbe farlo, a mio parere. Solitamente mi farei una bella risata davanti alla prospettiva che John Cena possa perdere un match contro qualcuno per sottomissione. Eppure stavolta non è così. Potrebbe essere una svolta epocale. Daniel Bryan batte il volto della federazione per sottomissone, diventa WWE Champion e si erge a nuovo main eventer affermato. Ma non solo: potrebbe essere un momento topico anche per lo stesso Cena. Un Cena che viene meno ai suoi valori, che si ritrova battuto nel peggiore dei modi. Un Cena che per la prima volta viene brutalmente messo di fronte alla superiorità dell'avversario. Un Cena che soprattutto ancora una volta è da solo contro tutto e tutti: nemmeno Vince McMahon lo vuole come campione, tanto da augurarsi un'autocombustione spontanea di Cena e Bryan nel momento in cui i due saliranno sul ring. È vecchio vs nuovo: il problema di Cena è che lui stesso sa di essere solo, che nemmeno i piani alti lo appoggiano come campione, il trattamento da lui ricevuto durante la Summer of Punk torna come buon esempio della situazione. Perdere da Daniel Bryan potrebbe essere l'ultima goccia per John Cena, una goccia che farebbe traboccare un vaso già colmo da tempo.

Ma se Vince McMahon non appoggia né John Cena né tantomeno Daniel Bryan… allora chi appoggia? Chi ritiene essere all'altezza di essere un "Corporate Champion" e di rappresentare la WWE? La risposta assume improvvisamente la forma di uomo con una valigetta di colore rosso: Randy Orton. McMahon riconobbe questo ruolo ad Orton già molto tempo fa, definendolo pubblicamente "il futuro della WWE" e mettendogli sulle spalle tutte le sue aspettative. Come affermato da Triple H a Raw, è evidente che Vince McMahon abbia qualcosa in mente per Summerslam e adesso, esattamente come due anni fa con Alberto Del Rio, ciò potrebbe significare l'inclusione del terzo incomodo che beffa entrambi i contendenti e si assicura la vittoria grazie al Money in the Bank. Sarebbe forse la soluzione migliore per McMahon… ma Triple H ha assicurato che fermerà i piani del suo instabile suocero. Triple H è stanco di vedere McMahon andare in giro a fare ciò che vuole, privo ormai di quel genio creativo che l'ha contraddistinto per anni e guidato solo dal suo carattere capriccioso, e vuole fermarlo perché vede in pericolo il futuro della compagnia. E la sua frustrazione potrebbe essere la causa di un ulteriore confronto in quel di Summerslam, di un'altra scintilla che potrebbe aprire una ferita indissolubile tra i due, di uno scontro che potrebbe rivoluzionare le dinamiche della federazione.

"Rivoluzione" sembra la parola chiave in questa Road to Summerslam che ci porterà ad uno dei confronti più attesi che il roster attuale della WWE possa proporci, John Cena vs Daniel Bryan. Le strade da percorrere sono moltissime e alcune di queste potrebbero modificare irreparabilmente gli equilibri attualmente vigenti in WWE. Non starò qui a ribadire l'ovvio, a decantare le tante qualità di Daniel Bryan e l'appeal che lui ed il suo character hanno sul pubblico. Tutti conoscono il potenziale di Bryan, la WWE in primis, e tutti sanno quale posto dovrebbe occupare nelle dinamiche della federazione. La WWE, come accaduto due anni fa con CM Punk, ha l'opportunità di portare alle stelle un talento purissimo ed ergerlo definitivamente al posto che gli spetta, offrendoci una situazione intorno al WWE Title che potrebbe essere interessante per mesi. La speranza è che la WWE riesca a percorrere questa strada nel migliore dei modi, ovviamente, regalandoci stavolta una "Summer of Bryan" che potrebbe portare una ventata di freschezza inaspettata in casa WWE.

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RobLP
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5SFS #25: "Change Ahead"
"Penso che Daniel Bryan abbia l'"it" factor. Daniel è un wrestler estremamente entusiasmante nel ring. È molto forte tecnicamente, ma oltre a quello ha anche un'enorme personalità e un grande carisma, sono qualità che non si può non notare. Tu vuoi andare a vederlo. Intriga la gente e credo che sia tutto ciò che serva per essere una Superstar della WWE. Non per citare la theme di CM Punk, ma si tratta di culto della personalità e lui ce l'ha. Lui ce l'ha, John Cena ce l'ha, CM Punk ce l'ha, Brock Lesnar ce l'ha, le più grandi stelle di questo business ce l'hanno sempre. Daniel ce l'ha e come lo dimostra? Come prende quella personalità e quel carisma e le trasforma nella miglior cosa possibile, ovvero essere WWE Champion? È così bravo, ha davvero quell'abilità? Ed è questo tutto ciò che importa perché, come ha detto Cena, sta arrivando a quel punto e poi ci resterà. Arrivarci è questione di un momento, restarci è un processo che occupa tutto il tempo. Speriamo che possa farcela. Non vedo l'ora di vederlo, sono ansioso di vederlo. Non ci sono molte occasioni in cui senti di essere sul punto di vedere un cambio di rotta o sul punto di vedere un momento 'Wow, questo potrebbe cambiare tutto'. Ecco a che punto ci troveremo domenica. Siamo al punto 'Wow, questo potrebbe cambiare tutto'. Sarà interessante vedere come finirà."
(Triple H, 13/08/13)

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Futuro. Il magnifico main event di Summerslam che ha visto la vittoria pulita di Daniel Bryan su John Cena e la conquista del WWE Title da parte del primo aveva questa parola stampata sopra a caratteri cubitali. Due settimane fa, commentando la rivalità tra Bryan e Cena avevo detto che non ricordavo da tempo immemore una storyline così diretta verso un obiettivo preciso, così orientata ad un fine perfettamente chiaro: la consacrazione di Daniel Bryan. E così infatti è stato, domenica a Summerslam la WWE non ha tradito le aspettative e ha messo su un vero e proprio capolavoro, regalando una perla a tutti gli amanti della nostra disciplina. Personalmente John Cena vs Daniel Bryan di domenica è stato uno dei match più belli a cui io abbia mai assistito per moltissimi motivi. Innanzitutto da un punto di vista prettamente legato all'esecuzione, dato che entrambi i contendenti hanno messo su una prova eccellente e hanno dimostrato di intendersi alla perfezione; John Cena è un ottimo performer che viene messo in condizione di tirare fuori il meglio di sé solo quando messo di fronte a qualcuno di livello pari o superiore, mentre Daniel Bryan è semplicemente uno dei migliori wrestler a livello mondiale. Poi allo storytelling: che dire di quel magnifico scambio di schiaffi nel bel mezzo del match legato a quanto detto da Daniel Bryan nel Raw precedente o di Bryan che cerca di far cedere John Cena in tutti i modi, tra cui proprio con la sua STF. O di psicologia, il cui tocco sublime è stato quell'incredibile Running Knee Strike con il quale si è chiuso l'incontro e che potete ammirare sopra. Non c'è dubbio, John Cena vs Daniel Bryan appartiene senza ombra di dubbio alla cerchia ristretta di capolavori del wrestling.

"Wow, questo potrebbe cambiare tutto": lo ha detto Triple H, nello stralcio d'intervista da lui rilasciata qualche giorno fa e che ho citato sopra, riferendosi proprio al match tra John Cena e Daniel Bryan. E devo ammettere che la mia sensazione domenica mattina, pensando a quel match, era esattamente quella: il presentimento di stare per assistere a qualcosa di epocale, qualcosa di troppo bello per essere vero ma che in effetti stava per realizzarsi. Ed infine si è realizzato: Daniel Bryan ha schienato pulito John Cena, una frase che a leggerla solo qualche mese fa sarebbe potuta sembrare pura fantascienza. Eppure è accaduto e tutto, dall'inizio alla fine di quel match (o forse dovrei dire della magnifica storyline partita un mese e mezzo fa) è stato fatto solo ed esclusivamente in funzione di Daniel Bryan. Anzi, mi correggo: anche tutto ciò che è successo dopo quel match, con il turn di Triple H contro Bryan ed il successivo incasso di Randy Orton che ha privato Bryan della corona appena guadagnata è stato fatto in funzione di Bryan. E anche tutto ciò che è successo la sera dopo a Raw. Futuro, dicevamo.

E come si fa a non parlare di futuro, di cambiamento guardando il segmento iniziale di Raw? John Cena l'ha riconosciuto apertamente: Daniel Bryan lo ha battuto nettamente ed è stato l'uomo migliore, meritando di vincere il WWE Title. Nessuna scusa, nessuna giustificazione, semplicemente l'ammissione di aver perso nella sconfitta più pulita di Cena che si ricordi in tempi recenti. E poi, tra i "Cena Sucks" del pubblico (e qui appoggio totalmente quanto detto da Erik Ganzerli nello Stamford Report per quanto riguarda i fan deficienti che vogliono ergersi a centro dello show), ha introdotto l'idolo del momento, colui a cui dovrà lasciare la scena e che dovrà simbolicamente caricarsi la compagnia in spalla al suo posto, nessun altro se non Daniel Bryan. La scena ha avuto un impatto emotivamente forte… e francamente l'infortunio di Cena non poteva capitare in un momento migliore. Daniel Bryan è passato in 24 ore da underdog nella sua opportunità della vita a ex WWE Champion con tutte le attenzioni concentrate su di sé: il futuro. Perché questi mesi in cui Cena non ci sarà non saranno nient'altro che l'ennesimo banco di prova per Daniel Bryan. È in grado di reggere la federazione? È in grado di esserne il volto? Cena lontano dalle scene, CM Punk impegnato in tutt'altro: sta tutto a Bryan. Perché poi Cena e Punk torneranno e lui dovrà necessariamente confrontarsi con loro su palcoscenici più grossi di quanto abbia mai calcato finora.

E poi l'ingresso di Stephanie McMahon: lì ha iniziato a delinearsi l'attuale situazione di Raw. Una situazione che si è esplicitata perfettamente nel segmento finale, con un promo che ha spiegato perfettamente il turn di Triple H. Un Triple H diverso rispetto a quanto intravisto fino al giorno prima, un Triple H sceso più a miti consigli rispetto alle posizioni estremiste raggiunte in opposizione al suocero Vince McMahon, un Triple H che si è reso conto di dover scegliere al meglio per il business. E la scelta non poteva essere Daniel Bryan, troppo diverso dai canoni che la WWE ha incarnato fino a questo momento, troppo estraneo alle dinamiche che regnano in casa WWE dall'avvento di Vince McMahon se non prima. La scelta era Randy Orton, quel "carbone trasformatosi in diamante" che Triple H ha scelto solo ed esclusivamente per il business, passando sopra proprio a quel Daniel Bryan a cui Triple H "piace pensare come ad un amico". E qui la WWE ha fatto una scelta assolutamente perfetta, ovvero non slegare dal passato la situazione attuale in casa WWE ma anzi legarvela a doppio filo. Triple H e Randy Orton: uniti da dieci anni in una storia perfetta, fin da quel promo che risale ai fasti dell'Evolution nel 2003 e che richiama a "carbone che diventerà diamante", in rappresentanza di un futuro appena diventato presente. Ma non solo, Triple H non ha negato nemmeno gli anni di rivalità con Orton, compreso quel 2009 in cui il Viper aveva fatto fuori l'intera famiglia McMahon per arrivare a Triple H. Ma Triple H è un uomo d'affari ora: il business è più importante. Lo sa Triple H, lo sa Vince McMahon e tantopiù lo sa Stephanie McMahon, nel 2009 stesa e baciata a tradimento da Orton sotto gli occhi di un impotente Triple H, nel 2013 stretta in un abbraccio a quello stesso uomo.

È solo ed esclusivamente business: Daniel Bryan non può entrarci. Daniel Bryan "non è una A, è una solida B+", a detta di Stephanie McMahon. E Triple H non può dare al pubblico, che pure sostiene Bryan, una scelta mediocre: no, lui è responsabile di dover dare il meglio al WWE Universe. E quindi la scelta di tradire Bryan, che pure ha battuto John Cena, ed estorcergli così il suo sogno. Ma Daniel Bryan non ci sta e, seppur cacciato dall'arena, torna per confrontarsi con Triple H per l'ingiustizia subita, venendo immediatamente steso prima dallo Shield (unica nota stonata per me in tutta la vicenda: da Hounds of Justice a Puppets of Power, completamente spogliati di tutta la loro valenza ed il loro significato) e poi dallo stesso Orton sotto gli occhi dell'intero roster, costretto a guardare senza poter intervenire. È dunque Daniel Bryan solo contro tutti: solo contro Randy Orton che gli è costato il titolo, solo contro lo Shield che è la nuova forza armata della dirigenza, solo contro i poteri forti che gli si oppongono senza pietà. Solo in una storyline che non può fare altro che puntare al futuro: Daniel Bryan, appunto, la vera A, che rappresenta un cambiamento sia per quanto vediamo on screen sia in quelle che sono le vere e proprie linee guida della federazione e che forse possono iniziare a pensare di poter prescindere dal solo John Cena.

Perché non è Randy Orton il futuro, non più. Randy Orton era il futuro dieci anni fa, agli albori dell'Evolution. Adesso è solo uno strumento, perché di strumento si parla, per creare la storyline potenzialmente più potente degli ultimi dieci anni e che potrebbe rovesciare le carte in tavola in casa WWE. In una intervista che ho tradotto recentemente, Randy Orton dichiara di essere felice del suo status "per essere tornato a fare qualcosa di rilevante dopo quasi due anni". Ma la WWE non è stupida, non si era dimenticata di Orton. Anzi, aveva compreso esattamente ruolo e limiti dell'Apex Predator, tanto da attendere pazientemente ed inserirlo in una storyline perfetta per lui: questa. In cui non a caso Randy Orton ha esordito con un promo di due minuti in cui fondamentalmente ha riconosciuto che tutto il suo successo è merito di Triple H, lasciando i riflettori proprio al suo mentore e ai McMahon. Per una ragione molto semplice: il cambiamento non è Randy Orton. La WWE lo sa, se n'è resa conto in questi anni, e ha imparato a sfruttarlo nel modo migliore. Fino ad adesso, quando finalmente Randy Orton può rendere al meglio per innescare il vero cambiamento. Un cambiamento personificato in un uomo per cui la WWE stravede sin dal suo arrivo nella compagnia, nonostante non sia mai stato coerente con il canone classico della WWE. Un uomo che la compagnia ha minuziosamente costruito tassello per tassello da tanto tempo a questa parte, fin da un promo fuori dal comune nella prima stagione di NXT in cui quell'uomo ci disse che qualcosa sarebbe cambiato, che non sarebbe finita lì. Un uomo che da quel momento in poi ha scalato le gerarchie nella compagnia poco alla volta e che finalmente inizia a vedere i frutti del proprio lavoro. Sto parlando, ovviamente, di Daniel Bryan.

"BUSAIKU KNEEEEEEEEE~!"

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Pete Townshend
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Solo per curiosità,magari lo hai già spiegato, ma perché non ti limiti a pubblicare i tuoi editoriali nella home?
Solo per capire :-

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RobLP
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Pete Townshend ha scritto:Solo per curiosità,magari lo hai già spiegato, ma perché non ti limiti a pubblicare i tuoi editoriali nella home?
Solo per capire :-
Bastava leggere il primo post del topic.
RobLP ha scritto:Beh, c'è molto poco da dire. Mi è stato affidato un nuovo editoriale su Tuttowrestling e mi piacerebbe che lo commentaste anche voi del Main Forum, dato che so che vari la home non la guardano nemmeno.

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Pete Townshend
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RobLP ha scritto:
Bastava leggere il primo post del topic.
Ok capito,scusa ma sono abituato a chiedere direttamente le cose, mi sembra più normale diciamo,a posto cmq grazie.

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Messaggio da pingumen96 »

Ma perché sbandieri il fatto che traduci le interviste?

Ah, comunque concordo su tutto, buon editoriale, nessuna critica da muovere.

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Messaggio da RobLP »

pingumen96 ha scritto:Ma perché sbandieri il fatto che traduci le interviste?

Ah, comunque concordo su tutto, buon editoriale, nessuna critica da muovere.
Non stavo sbandierando il fatto che traduco le interviste, stavo usandone una per esprimere un mio punto di vista sulla situazione di Randy Orton.

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5SFS #26: "Real Life Shards"
La realtà e la finzione sono due facce intercambiabili della vita e della letteratura. Ogni sguardo dello scrittore diventa visione, e viceversa: ogni visione diventa uno sguardo. In sostanza è la vita che si trasforma in sogno e il sogno che si trasforma in vita, così come avviene per la memoria. La realtà è così sfuggente ed effimera...
(Gesualdo Bufalino)


Dopo quanto accaduto a Summerslam il panorama in WWE è drasticamente mutato. Con John Cena fuori dai giochi e i turn di Triple H, dei McMahon e di Randy Orton, la storyline principale che, come dicevo qualche settimana fa, era stata costruita e mirata unicamente alla consacrazione di Daniel Bryan come main eventer della compagnia ha deviato un po' la rotta dai discorsi di rispetto e di "entertainment vs wrestling" su cui si era basata inizialmente. Il nuovo regime di tirannia di Triple H ha preso piede, Randy Orton è il nuovo WWE Champion nonché "nuovo volto della compagnia" e nessuno può ribellarsi a ciò che è meglio per il business, almeno nella visione di Triple H, a costo di pagarla a caro prezzo. Notare che ho scritto "deviato un po' la rotta" e non "cambiato bruscamente rotta" perché a conti fatti l'obiettivo non si è spostato di un millimetro da Daniel Bryan, che continua ad essere il fulcro della storyline e a dover combattere contro pregiudizi su di sé, sul suo modo di essere e sulla sua possibile ascesa in WWE.

Ciò non toglie che una storyline di tale caratura faccia obiettivamente bene a diversi wrestler, non solo a Daniel Bryan. Fa bene in primis a Randy Orton, tornato prepotentemente al centro delle storyline della WWE dopo due anni in cui aveva combinato poco o nulla e proposto nel main eventing forse per la prima volta nella maniera corretta dalla compagnia. Tutto merito del legame a doppio filo (ri)stabilitosi con Triple H, che aiuta non poco l'Apex Predator a proporsi come WWE Champion di livello e allo stesso tempo a non scadere nei difetti che Orton ha incontrato praticamente ogni volta che è stato proposto al top. Senza dimenticare il lavoro fatto sul character stesso di Orton grazie a questa liaison, un lavoro che risale addirittura a dieci anni fa e riprende il legame che c'era tra i due all'epoca. Randy Orton è quel "carbone infine forgiato in diamante"… almeno agli occhi di Triple H.

E che dire dello Shield? Ci sono pro e contro a mio parere. Chi mi legge qui e sul forum sa che non sono entusiasta del modo in cui lo Shield è stato trasformato da "hounds of justice" a "poodles of power", ma è innegabile che i tre siano usciti da quella dimensione di mediocrità che li aveva attanagliati negli ultimi tempi e che li aveva ridotti a battagliare con i Mark Henry e gli Usos per i titoli attualmente in loro possesso. I tre sono ormai la guardia armata di questo nuovo regime di Triple H, il Big Bossman di quella che fu la Corporation, per coloro a cui piace fare paragoni con quella storica stable (ma anche sulla fondatezza di questi sono piuttosto scettico in merito). Onestamente non so se questo essersi "asserviti" a Triple H e compagnia possa servire loro per emergere e ritornare ad essere quella fonte di attenzione che Dean Ambrose, Seth Rollins e Roman Reigns sono stati per mesi nella loro pura essenza, dato che effettivamente non hanno mai spiegato chi siano e cosa vogliano, almeno non hanno dato seguito a quelli che furono i loro proclami iniziali. Era ovvio che non potesse durare per molto e spero che questa dimensione di braccio forte del regime lo sia altrettanto, perché i tre componenti dello Shield sono molto più di questo. Credo che il tutto sia piuttosto legato alla volontà o meno di continuare a tenere unito il trio ancora per molto. Che pop prenderebbe un Rollins (dico lui perché dei tre mi sembra un po' il "natural born face" del gruppo) che inizia a dubitare che le azioni che lo Shield ha iniziato a intraprendere siano effettivamente giuste e lecite ed infine si ribellasse al regime rivoltandosi contro Ambrose e Reigns? Sarebbe un metodo immediato per spedirlo nell'uppercarding e per lanciarlo a dovere, date ad esempio le sue lacune nel lato dell'entertaining che normalmente potrebbero rappresentare un ostacolo.

Come d'altronde può essere una rampa di lancio per qualsiasi midcarder/uppercarder face attualmente presente nel roster che alla fine non ce la facesse più e sbottasse di fronte ai metodi dittatoriali imposti da Triple H. Basta anche solo guardare alle ultime settimane: Big Show, Dolph Ziggler, The Miz, ora anche Cody Rhodes sono stati vittime della tirannia e all'improvviso l'interesse un po' affievolito nei confronti di alcuni di loro è schizzato alle stelle. Tutti loro, soprattutto gli ultimi tre, se coinvolti in maniera appropriata in questa storyline che diventa sempre più ad ampio raggio con il passare del tempo, possono sfruttare l'incredibile potenziale che potrebbe dare loro questa storyline e sfruttarlo in funzione di un'evoluzione futura che possa portarli più in alto. Un esempio lampante è stato il bel match tra Randy Orton e Cody Rhodes visto a Raw, dove quest'ultimo ha messo insieme una prestazione più che buona con dell'ottimo storytelling che ha tenuto gli spettatori attaccati alla tv a sperare che Rhodes battesse Orton e ad urlare insieme al sempre miglior Michael Cole "Kick out Cody, kick out!". Moltissimi possono usufruire di questo potenziale: oltre ai summenzionati vedrei bene un ottimo Christian che, com'era stato saggiamente suggerito da salettone sul forum, fino alla commozione cerebrale riportata lo scorso lunedì contro Randy Orton ci sarebbe stato benissimo nella storyline in virtù della sua esperienza dell'Attitude Era e delle dinamiche di potere dei McMahon. Purtroppo l'ennesimo infortunio ci ha temporaneamente privato di Captain Charisma, vedremo se i piani possano volgere in suo favore al rientro.

E una delle carte vincenti che costituisce il potenziale di questa storyline, come ci è stato reso evidente anche nell'ultimo Raw, è senza dubbio la vita reale, i frammenti di vita reale ai quali assistiamo saltuariamente negli show. D'altronde l'intera magnifica costruzione della storyline Cena vs Bryan si è concentrata su questo: sulla vita reale, o meglio sull'applicazione di alcuni sprazzi di vita reale all'interno del mondo del wrestling. Che è fondamentalmente il fulcro del successo di Daniel Bryan, dato che credo sia innegabile che buona parte del suo seguito derivi dal fatto che Daniel Bryan è Bryan Danielson, l'ex fenomeno delle indies dalle abilità straordinarie, in particolar modo sul ring, che ha girato il mondo e che sta trovando la definitiva consacrazione in WWE solo ora, dopo 15 anni nel business. Come abbiamo visto il discorso non vale solo per Bryan: anche Big Show e Cody Rhodes sono entrati nel meccanismo e questo, come abbiamo visto, ha appassionato il pubblico. È indubbiamente un'arma molto potente in mano alla WWE, che potrebbe fare lo stesso anche per altri, basti pensare a Ziggler e a quelle potenzialità che sono state solo esplorate nel promo di fine 2012 di Cena contro di lui. Tutto sta a non esagerare (e Big Show a Raw lo ha fatto) e a giocarsi con parsimonia questa carta senza scadere nel banale e nel già visto.

Tuttavia, questa storyline concentra inevitabilmente in sé tutti gli sforzi del creative team della WWE. E ciò crea dei "buchi" nel resto della narrazione, cosa che per esempio non era successa fino a Summerslam. Il discorso World Title è una questione a parte, dato che a mio parere il punto debole di Summerslam è stato proprio il contesto del World Title totalmente campato in aria, con una narrazione secondo me interrotta rispetto a quello che suggeriva inizialmente e che non ha dato né allo stesso Christian né ad Alberto Del Rio la rilevanza ed il seguito che avrebbe dovuto. E la musica non è cambiata, anzi è ancora più stonata, in vista di Night of Champions, con un Rob Van Dam mandato contro Del Rio ed il cui feud consiste in Ricardo Rodriguez affiancato ad RVD e a rispettive interferenze nei match dell'uno da parte dell'altro. Oltre al World Heavyweight Championship, ho trovato interrotta la narrazione ancora una volta in quel midcarding che indubbiamente è stato uno dei punti di forza di Summerslam. Dolph Ziggler e Cody Rhodes sono stati salvati grazie al loro inserimento nella storyline principale, ma che dire di Damien Sandow totalmente abbandonato a sé stesso? Di Bray Wyatt che continua a bucare lo schermo ma che ormai girovaga senza meta per gli show? È un peccato vedere come diverse situazioni interessanti che si erano create stiano venendo abbandonate per fare posto alla storyline principale. Non che mi stia lamentando di quest'ultima, affatto, ma non credo che la situazione sia giustificata in quella che dovrebbe essere la compagnia di wrestling più importante del mondo, tutto qui.

Per quanto mi riguarda, la cosa più importante a cui questa storyline deve puntare è non distogliere mai l'attenzione da Daniel Bryan. In WWE sono consci di questo, la complessa narrazione di Big Show a Raw non a caso è stato contrapposta proprio a lui, ma non vorrei che la storyline sfuggisse pian piano di mano. Come ho detto prima, questa a poco a poco sta diventando sempre più ad ampio spettro e sta includendo sempre più persone: ciò potrebbe essere positivo, ma essere anche un'arma a doppio taglio nel momento in cui la WWE abbassi un attimo la guardia e cessi di svolgere l'ottimo lavoro che sta portando avanti, cioè lo spiegare e il motivare ogni scelta puntualmente nella maniera corretta, consentendo alla storia di rimanere coerente con se stessa. La storyline punta alla consacrazione di Daniel Bryan e per fare ciò si sta servendo di frammenti di vita reale, frammenti che alla fine dovranno essere inevitabilmente ricondotti a lui per poterlo ergere al livello dei vari John Cena e CM Punk, un livello che Daniel Bryan merita a pieno titolo e che si è conquistato sul campo da ormai tanto tempo.

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