The Codebreaker #37 – Oltre il limite

Il face to face verbale tra CM Punk e Paul Heyman, da una parte, Jerry The King Lawler e Mick Foley, dall'altra, ha confermato tante considerazioni che sostengo ormai da tempo. Andiamo con ordine.

Innanzitutto si tratta di un qualcosa già visto in toto o in parte nei mesi precedenti, nulla di nuovo, del resto la WWE dimostra spesso di non sapere cosa inventarsi nel disperato tentativo di sorprendere spaccare lo schermo. Le storyline e i personaggi vengono spesso portati dai bookers a situazioni poco gradevoli, assai discutibili e talvolta perfino fastidiose e controproducenti.

La federazione paga, i bookers “creano” e chi sale sul ring esegue gli ordini, ma c'è un limite a tutto. Spesso per fare audience, o provare a farlo non si sa più che strada percorrere e si preferisce scandalizzare, impressionare, andare oltre e contro determinati parametri di rispetto, buon senso e decenza. A mio modesto parere ci si poteva risparmiare l'attacco verbale nei confronti di Jerry The King Lawler, tornato in vita dopo l'attacco cardiaco che l'ha portato ad essere dichiarato clinicamente morto. La coerenza prima di tutto, non voglio sicuramente mangiarmi le parole scritte nei precedenti editoriali.

Resto fermamente convinto sulla mia posizione, ovvero che gli ex lottatori, in particolare quelli anziani come il Re di Memphis, non devono più salire su un ring di wrestling nelle vesti di lottatori, mentre resto disponibile e favorevole a vederli intraprendere carriere diverse sempre legate al nostro sport – entertainment preferito, come ad esempio manager, commentatore, intervistatore, general manager, dirigente, scopritore di talenti, ecc. Nell'ultimo episodio di Raw almeno le iniziali parole di CM Punk le condivido, poichè chi sale sul ring dopo essersi messo alle spalle da tempo la carriera agonistica, ma soprattutto chi li ritiene e li porta a tornare protagonisti in termini di lotta manca di rispetto nei confronti di se stessi, del passato, presente e futuro del wrestling.

Nelle nostre memorie, nelle coscienze di qualcuno ci sono troppi campioni, altrettanti onorevoli jobbers, ma tutti quanti atleti disposti a sacrificarsi per la disciplina, favorendo o subendo determinate dinamiche. Tutti quanti, nel proprio piccolo, devono fare il possibile per contribuire a porre determinati paletti di rispetto, prevenzione nei confronti dei nostri beniamini, abbiamo già consumato fin troppe lacrime nel passato, ora basta. Nei limiti del possibile cerchiamo di fare tutto quanto sia dovuto per assicurare lunga vita al passato, dignità e prevenzione al presente e rispetto del futuro. Stima e onore a chi ha dato tanto, e talvolta ricevuto altrettanto, dalla disciplina, ma quando si gira pagina, o si cambia libro, è giusto che ci si renda conto che è arrivato il momento di mettersi da parte, non rubare la luce della ribalta ai nuovi colleghi.

Da questo momento in poi a Raw si è però andati oltre, si è voluto esagerare e mancare di rispetto ad una persona reduce da un grave attacco cardiaco. In particolare ho ritenuto di cattivo gusto la sceneggiata del finto malore subito da Paul Heyman e mi domando cosa i bookers pensavano di fare? Ok, capisco il personaggio interpretato dal campione WWE e dal suo manager, comprendo la rivalità con Lawler, tutto quello che si vuole, ma scherzare, irridere un vero malore va giudicato come una becera bassezza e mi stupisco, ma forse sbaglio a sorprendermi, del risultato finale prodotto dalle menti di chi costruisce personaggi e storyline nel backstage, dietro ad una scrivania.

Se si voleva costruire una faida anche basata su elementi discutibili, si poteva portarla avanti senza perdere di vista i valori umani, in questo caso la finzione della storyline ha calpestato il dramma della realtà e non dovrebbe mai accadere, ma lo show must go on, ci si dimentica il rispetto, si dribblano le tragedie e addirittura c'è stato chi sui social network ha sparato a zero su colleghi ormai defunti, quando invece l'autore di determinati post dovrebbe essere il primo a pulirsi la bocca. Anche se non si tratta di una recente novità, l'arrivo di Mick Foley ha riportato la discussione su binari più consoni al realismo, alla ragione, alla dignità, al rispetto reciproco.

Complessivamente un segmento verbale più che sufficiente, niente di innovativo o trascendentale intendiamoci, ma sicuramente un buon punto di partenza, l'interesse non manca mai quando sul ring salgono determinati personaggi e vengono trattate tematiche così delicate e realistiche. Qualcuno però dietro le quinte è riuscito a rovinare buona parte del lavoro abbassandosi ad un livello indecente. Nessuno pretende la luna, si accettano le novità, buone o deludenti che siano, ogni tentativo per innalzare la qualità del prodotto, col senno di poi si raccoglieranno i frutti delle proprie scelte.

Nel mio piccolo però chiedo soltanto un'unica cosa, semplice e chiara: mantenere almeno il buon gusto e la dignità. Non soltanto noi appassionati e addetti ai lavori, ma lo merita innanzitutto il wrestling e chi ha contribuito a renderlo grande, da protagonista o da comprimario poco importa.

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