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NATURAL SELECTION   

by Fabio Cesarano
 


Il più cordiale bentornato ad una nuovo appuntamento con Natural Selection, l’editoriale che analizza le vicende della divisione femminile della WWE.





L’edizione di Wrestlemania che ci siamo appena messi alle spalle ha rappresentato, nelle intenzioni della federazione, il passo decisivo per la tanto celebrata evoluzione femminile che la WWE ha cercato di costruire nello scorso anno e nei primi mesi dell’anno in corso. Affidare il main event dello show più importante del cartellone di casa Stamford al triple threat valido per entrambe le cinture femminili era un’eventualità che non avremmo nemmeno tenuto vagamente in considerazione soltanto pochi mesi fa. Di sicuro il progressivo aumento di consensi nei confronti delle atlete della federazione è cresciuto con il passare dei mesi, ma la WWE, nonostante la scrittura di storyline non sempre lineari, ha dimostrato di credere fermamente nel progetto di una divisione femminile veramente credibile e futuribile. Va dato merito alla dirigenza di Stamford di aver costruito la divisione senza fretta, creando di volta in volta delle novità importanti che hanno contribuito ad accendere i riflettori sulle vicende del proprio parco atlete. L’ingaggio di Ronda Rousey ha consentito di aggiungere al roster una stella di caratura internazionale, che, seppure con qualche difficoltà, ha saputo ritagliarsi fin da subito uno spazio importante nelle vicende del roster di Raw. Ovviamente non bisogna dimenticare l’organizzazione del primo PPV interamente dedicato alla divisione femminile, Evolution, che non solo ha lasciato il proscenio alle atlete della WWE, ma ha anche rappresentato una sorta di definitivo stadio evolutivo che ha visto definitivamente tramontare l’idea della divas in favore di una visione maggiormente incentrata sulle capacità delle atlete.

Il filo conduttore dell’intera evoluzione ha fin da subito abbracciato l’idea della crescita dell’intera categoria, ma con il passare dei mesi questo concetto di coralità ha finito per esaurirsi, seppure in maniera progressiva, per incentrarsi totalmente su tre atlete: Becky Lynch, Ronda Rousey e Charlotte Flair. Abbiamo già analizzato nei numeri precedenti come le tre atlete abbiano, con modalità e tempistiche diverse, monopolizzato gli spazi dedicati al wrestling femminile sia nelle puntate settimanali di Raw e Smackdown sia negli eventi speciali, ma credo che la federazione si sia lasciata prendere un po’ troppo la mano dall’organizzazione del match femminile di punta di Wrestlemania. La faida tra le tre atlete ha letteralmente oscurato tutte le altre lottatrici, ed in nome del match di Wrestlemania ogni altra situazione gravitante attorno alla divisione femminile ha finito per essere ignorata o addirittura sacrificata. Già da tempo era nota la totale dedizione della WWE nell’organizzazione del match fra le tre performer che si sono esibite in quel di New York, infatti con l’avvicinarsi del grande evento la costruzione del match del titolo di Smackdown diventava sempre più oscura e lacunosa. La povera Asuka, allora campionessa, vagava senza meta ogni martedì sera, se si eccettua qualche schermaglia con la coppia Mandy Rose-Sonya Deville. Questa situazione aveva portato esperti ed appassionati ad ipotizzare scenari di ogni genere: Mandy Rose, Lacey Evans, Sonya Deville erano solo alcune delle avversarie che sembravano essere destinate ad affrontare la principessa del domani nella kermesse newyorkese, ma Wrestlemania era sempre più alle porte e nessuno degli scenari designati sembrava prendere forma.

Probabilmente la rosa delle sfidanti non convinceva pienamente la federazione, soprattutto in relazione all’attesissimo match per la cintura dello show rosso. Di certo un match fra Asuka ed una qualsiasi delle presunte sfidanti non reggeva minimamente il confronto con un incontro che avrebbe visto la contemporanea presenza di tre delle wrestler più preparate e carismatiche che casa Stamford sia in grado di presentare in questo momento. Per questo motivo, a poche settimane da Wrestlemania, si è deciso di far perdere la cintura alla campionessa giapponese di Smackdown in favore di Charlotte Flair, in questo modo la WWE ha ben creduto di risolvere due problemi in un colpo solo. Da una parte la questione riguardante il match per la cintura di Smackdown avrebbe trovato una soluzione rapida e definitiva, e dall’altra il match femminile dell’anno si sarebbe ulteriormente arricchito con un nuovo elemento che avrebbe aggiunto ancora maggiore interesse ad uno scontro già attesissimo.

Personalmente credo che questo sia stato l’errore più grande di tutta la road to Wrestlemania delle divisioni femminili dei due show principali della federazione. Il concetto di evoluzione non può limitarsi a tre sole lottatrici, sebbene siano senza dubbio le più carismatiche e preparate dell’intero roster, ma avrebbe dovuto coinvolgere più atlete al fine di convincere l’opinione pubblica circa i progressi e le potenzialità che l’intero parco atlete ha espresso nel corso degli ultimi mesi. Ridurre il massimo alloro dello show blu ad un inutile accessorio luccicante non segna certo un passo verso l’evoluzione, ma anzi finisce per segnare un solco netto fra uno show di serie A ed uno cadetto. Senza contare che in questo modo Asuka ha finito per essere estromessa completamente dal ricoprire un posto di rilevo nello show di New York, dove si è limitata a partecipare alla battle royal femminile riservata alle lottatrici che non hanno alcun ruolo nello show. Certamente la stipulazione che mette in palio le due cinture femminili ha aggiunto drammaticità alla contesa, ma il match in questione era già stato designato come main event e quindi non aveva certo bisogno di nuovi dettagli perché risultasse ancora più importante. Se Charlotte non fosse stata inserita forzosamente nel match fra Ronda e Becky avremmo avuto due match femminili all’altezza dell’evento e non un unico triple threat che, per quanto atteso ed avvincente, ha finito per spostare l’attenzione solo su tre lottatrici, in totale disaccordo con le premesse evolutive che avevano animato la federazione. Questo accanimento mediatico ha finito per creare una faida che ben presto è andata in overbooking per la costante presenza delle tre atlete coinvolte. Becky, Charlotte e Ronda ci sono state proposte in tutte le salse per mesi. In particolare la Lynch, evidentemente spinta dal consenso popolare, è stata protetta dal booking in maniera davvero eccessiva, si pensi ai turn heel di Ronda e Charlotte, pur di consolidare il suo status da face. Ovviamente al già ricco scenario si è aggiunto l’ostracismo della famiglia McMahon, in particolare di Vince, che ha inizialmente impedito alla lottatrice irlandese in ogni modo di poter partecipare al main event di Wrestlemania, in quella che a molti è sembrata una pallida e scialba riproposizione del feud fra Stone Cold Steve Austin e la famiglia che possiede la federazione. Ogni settimana la già tesa situazione fra le tre lottatrici veniva arricchita di particolari diversi non particolarmente utili alla costruzione, fino all’angle dell’ultima puntata di Raw, prima del grande show di Aprile, dove le tre sono state arrestate per aver acceso una rissa dopo essere state costrette a fare squadra in un match contro la Riott Squad. In tutta onestà ho trovato quel lungo segmento inutile e noiosissimo, anche a causa dell’ennesimo intervento di security e polizia, soprattutto nella parte in cui le tre continuano a scontrarsi nelle macchine delle forze dell’ordine pur essendo ammanettate.

Di sicuro la faida ha vissuto anche dei momenti interessanti, ho trovato davvero convincente il turn heel della Rousey, ma probabilmente sarebbe stato meglio seguire dei binari più lineari, o comunque rendere meno piena di eventi una costruzione che è durata diversi mesi. Sono consapevole che il primo main event femminile della storia di Wrestlemania dovesse essere un match preparato in ogni minimo dettaglio, ma credo sia opinione comune che la pantagruelica serie di eventi che ha preceduto lo scontro abbia davvero finito per ostacolare la crescita d’interesse verso una sfida che dal punto di vista tecnico non ha avuto niente da invidiare agli altri match di cartello della serata. Resto convinto che due match femminili singoli, validi per i due massimi titoli femminili, avrebbero meglio sottolineato la coralità della tanto agognata evoluzione finendo per accontentare ogni tipo di palato. Lo scontro fra la Flair ed Asuka avrebbe maggiormente coinvolto gli amanti della tecnica, mentre coloro che sono maggiormente attratti dal clamore mediatico avrebbero sicuramente preferito la contesa fra le più pubblicizzate Becky Lynch e Ronda Rousey. Di sicuro l’attenzione verso la lottatrice celtica e quella californiana è molto più alta in confronto alla popolarità della regina di Smackdown. Infatti Becky Lynch è stata scelta come testimonial per la nota marca di shampoo Head & Shoulders, mentre Ronda Rousey ha doppiato il personaggio di Sonya Blade nell’ultimo capitolo della celebre saga videoludica di Mortal Kombat. Tuttavia la federazione ha voluto inserire nel main event anche un prodotto totalmente WWE come Charlotte Flair, dal momento che la popolarità sia di Ronda, derivante dalla sua carriera, che di Becky, scaturita da una vera e propria acclamazione popolare al di fuori dal controllo creativo della federazione, non sono totalmente frutto di un lavoro specifico della dirigenza di Stamford. In questo modo la WWE ha ribadito, come se ce ne fosse bisogno, che qualora sia disposta a seguire il volere del proprio universo di seguaci, dovrà sempre e comunque tenere in primo piano anche atleti ampiamente fidelizzati e costruiti in casa. Dubito fortemente che Becky Lynch avrebbe potuto trionfare nel main event di Wrestlemania se non fosse stata sospinta da una totale e costante spinta da parte del pubblico. La federazione non ha mai pienamente creduto nelle capacità della wrestler celtica, che deve il suo status attuale esclusivamente all’appoggio incondizionato degli appassionati ed alla volontà della WWE di voler sfruttare una situazione venutasi a creare indipendentemente dalla propria volontà. Se la costruzione dello scontro tra le tre atlete ha vissuto momenti altalenanti e poco convincenti, non si può dire che il match abbia risollevato le sorti di questa rivalità.

Oggettivamente le aspettative verso questa contesa erano davvero elevatissime, soprattutto considerando l’enorme mole di lavoro che, piaccia o meno, la WWE aveva profuso nel booking dell’intera storia delle tensione che era montata fra le tre prescelte. Il match, personalmente, non è stato completamente all’altezza delle aspettative che si erano venute a creare, pur vivendo di alcuni momenti davvero interessanti sia dal punto di vista del puro lottato, come l’ottimo Spanish Fly della Flair, che da quello squisitamente psicologico e tensivo. Il vero tallone d’Achille della contesa è stato certamente caratterizzato dal finale. Non voglio soffermarmi sull’aspetto tecnico dello schienamento, probabilmente botchato della Rousey, ma sulla scelta di far terminare un incontro così importante con una manovra del genere. La federazione ha creato una Becky Lynch capace di tener testa a due delle migliori atlete di tutto il parco femminile, anche se la storyline la descriveva in condizioni fisiche pessime, ma ha scelto di dare il pin decisivo alla lottatrice celtica con un semplice rollup. Credo che nessun incontro di Wrestlemania dovrebbe terminare con una manovra così banale, a maggior ragione se si tratta del primo, ed ampiamente pubblicizzato, main event dedicato alla divisione femminile. Se Becky deve essere presentata come una campionessa dominante, deve necessariamente trionfare in maniera netta sulle sue avversarie. Qualcuno ha ipotizzato che la vittoria improvvisa sia stata frutto di una precisa volontà di non voler inficiare lo stato della Rousey, ma personalmente non trovo difendibile questo tipo di scelta. La WWE ha deciso di mettere in palio entrambi i titoli femminile in un unico e storico match, e quindi avrebbe dovuto prendersi la responsabilità di schierarsi verso una delle tre atlete coinvolte. Tutti noi eravamo consapevoli che la Lynch avrebbe lasciato lo stadio portando a casa entrambe le cinture, e quindi credo che l’affermazione avrebbe dovuto essere netta ed inequivocabile. Becky avrebbe dovuto far cedere la fortissima Ronda, solo così la sua vittoria sarebbe stata degna del main event dello show più importante della programmazione di casa Stamford. In questo modo la federazione sembra tornare, almeno parzialmente, sui suoi passi, senza innalzare Becky sul piedistallo che però aveva provveduto a costruirle puntata dopo puntata.

Vorrei anche soffermarmi sulla scelta di porre il match femminile come main event dell’ultima edizione di Wrestlemania. Di sicuro tale scelta è stata presa con lo scopo di porre in evidenza l’investimento fatto dalla federazione per rendere credibile il lato femminile della disciplina, ma non posso non notare che, mai come quest’anno, la costruzione dei match per i massimi titoli maschili non abbia goduto di un grosso clamore. Il match di Raw, anche a causa della prolungata assenza di Lesnar, non ha visto un Seth Rollins particolarmente ispirato nei suoi promo, mentre la costruzione del match fra Daniel Bryan e Kofi Kingston ha seguito, seppure con modalità completamente diverse, una costruzione simile a quella di Becky Lynch. Tali scelte sono state volute per non oscurare il match femminile, oppure la decisione di affidare il main event alle donne è scaturita dalla difficoltà a far decollare le due storyline per i titoli massimi dei due show del main roster?

Se il match femminile che ha chiuso la card ha avuto uno spazio estremamente rilevante negli ultimi mesi di programmazione, lo stesso non si può dire dell’incontro valido per i titoli di coppia femminili istituiti soltanto pochi mesi fa. Le motivazioni che hanno portato alla disputa di un Fatal 4 Way sono state davvero labili e non supportate da alcun tipo di logica. Le campionesse sono state coinvolte nella diatriba fra la coppia formata da Nia Jax e Tamina e quella composta da Natalya e Beth Phoenix, tornata a combattere senza alcuna motivazione, senza essere determinanti in alcun modo nella tensione fra le due samoane e le Divas Of Doom. In pratica le due coppie appena citate, nonostante non detenessero le cinture, hanno potuto godere di un’opportunità titolata solo per aver litigato fra di loro anche non coinvolgendo le legittime campionesse, se a questo aggiungiamo anche le Iiconics, che almeno hanno battuto la coppia formata da Sasha e Bayley, appare chiaro che le connessioni fra le coppie coinvolte sono carenti, nel migliore dei casi, o addirittura inesistenti. Il match, nonostante le premesse, è stato comunque sufficiente, anche considerando la vittoria di rapina delle due atlete australiane. Staremo a vedere come la federazione intenderà costruire la divisione tag nei prossimi mesi, e se qualcuna delle coppie impegnate in quel di Wrestlemania continuerà a feudare con le nuove campionesse.

Si potrebbe certamente affermare che la scelta di Alexa Bliss come conduttrice dell’intero evento abbia in qualche modo rafforzato la quota rosa di una Wrestlemania storica per quanto riguarda l’evoluzione della divisione femminile, ma in tutta onestà non credo che il ruolo ricoperto dall’ex campionessa abbia di fatto spostato più di tanto gli equilibri. Di sicuro la Bliss appare completamente a proprio agio nel ruolo di conduttrice spocchiosa, che ricopre già nel suo talk show A Moment Of Bliss, ma oltre a sancire l’entrata dei due ospiti Colin Jost e Michael Che nella Andre The Giant Memorial Battle non mi pare che Alexa abbia preso qualche altra decisione fondamentale per lo svolgimento dello show.

Prima di passare alle considerazioni finali credo sia giusto spendere qualche parola anche sul Fatal 4 Way femminile per il titolo femminile di NXT, tenutosi nell’edizione newyorkese di Takover. Anche in questo caso il match ha coinvolto le atlete maggiormente rappresentative del territorio di sviluppo. Ho trovato la contesa davvero piacevole e ben architettata, dal momento che le quattro lottatrici sono state in grado di raccontare una storia credibile. Ognuna delle performer impegnate ha recitato con coerenza la propria parte, adattandola allo status ed alla gimmick che contraddistingue ognuna di loro. Un plauso soprattutto alle heel, che hanno saputo lasciare la loro impronta, soprattutto psicologica, su di un incontro che ha vissuto delle fasi molto delineate e precise. Shayna Baszler, che reputo pronta al salto nel main roster, ha lottato con il suo solito piglio aggressivo e violento, mentre la Belair, ancora acerba ma davvero promettente, ha mantenuto il suo classico atteggiamento da heel borioso senza mai renderlo fine a se stesso. Meno evidenti le prove delle due nipponiche Kairi Sane ed Io Shirai, che probabilmente sono state penalizzate da un booking troppo incentrato sulla loro amicizia. Le due lottatrici del sol levante hanno evitato al minimo il contatto fisico, finendo per snaturare la natura competitiva della stipulazione del match stesso. Certo in qualche frangente le due hanno avuto qualche momento di tensione, ma non hanno mai dato l’idea di essere disposte ad accantonare la loro alleanza per ambire al massimo traguardo individuale. Il finale ha visto confermarsi campionessa la regina di picche, anche se sinceramente mi aspettavo che il titolo passasse nelle mani di una delle due lottatrici asiatiche, con schienamento decisivo sulla Belair, in modo da favorire un eventuale approdo di Shayna nel main roster.

Tenuto conto di tutto ciò che è stato detto, possiamo ritenere l’ultima edizione di Wrestlemania come una pietra miliare dell’evoluzione femminile? Credo che la risposta giusta sia affermativa, ma solo in parte. Era ampiamente prevedibile che il main event occupasse uno spazio di grandissimo rilievo durante la road to Wrestlemania, ma allo stesso tempo sarebbe stato più corretto creare delle storyline anche per feud di importanza minore. Aggiungere il titolo di Smackdown alla contesa per quello di Raw, non ha fatto altro che sminuire l’importanza dello show del martedì sera e dello stesso alloro. Scelta ancora più illogica se si pensa che a partire dal mese di Ottobre lo show verrà trasmesso da un colosso della comunicazione come Fox, che, di fatto, potrebbe aver acquisito i diritti di una trasmissione considerata già meno importante rispetto allo storico appuntamento di Raw. Certo lo shake up previsto per la prossima settimana potrebbe mescolare le carte in modo significativo, anche in ottica di riequilibrare la situazione del roster, ma in questo momento Smackdown, almeno per quanto riguarda la divisione femminile, non è minimamente paragonabile al potenziale espresso dalle atlete in forza allo show rosso. In questo modo l’evoluzione non sembra reggersi sulle spalle di una categoria, ma solo su quelle di alcune esponenti della categoria stessa. Una rivoluzione, per essere veramente significativa ed efficace, avrebbe il compito di coinvolgere un’intera categoria che da periferica dovrebbe divenire centrale e fondamentale. Tuttavia la WWE ha preferito ancora una volta giocare sul sicuro limitandosi a dare un ruolo di primissimo piano ad atlete già sicure di una reazione importante dal parte del pubblico, senza osare di creare un qualcosa di veramente innovativo che avrebbe potuto davvero innalzare una volta per tutte lo status della divisione femminile al pari di quella maschile.

Anche per questo mese Natural Selection termina qui, vi do appuntamento al prossimo mese sempre sulle colonne di Tuttowrestling.




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