Parliamo delle rinnovabili.
Inviato: 23/03/2011, 19:03
Qualche giorno fa, principalmente per via della centrale di Fukushima e del referendum nucleare, si era per un momento andati a parlare, sia sul web che nel mondo reale, delle rinnovabili: una cosa di cui si dovrebbe parlare più spesso ma soprattutto più seriamente.
Perché se è apparentemente ben noto anche al pubblico che le energie rinnovabili sarebbero la soluzione ai problemi delle emissioni, ogni volta che qualcuno (leggasi: io) fa notare che ci sono anche limiti tecnologici e ingegneristici notevoli, la gente casca dal proverbiale pero o tira fuori la vecchia e noiosa storia per cui c’è una megacospirazione per mantenere gli interessi delle holding del petrolio, quando sono queste medesime corporazioni i principali investitori nella ricerca e sviluppo delle rinnovabili.
Ora, prima di parlare di energia voglio fare una minuscolissima parentesi, tanto per sottolineare l’ignoranza con cui si accostano i nostri politici a questo dibattito. L’unità di misura dell’energia, nel sistema internazionale (SI), è il Joule, mentre quella della potenza è il Watt, cioè Joule per secondo. E’ importante che uno abbia almeno una vaga idea di cosa significhi potenza, perché la maggior parte della gente con cui parlo non riesce a figurarsi un’immagine: un analogia utile è quella di una brocca piena d’acqua. Ora, seguendo la metafora, il volume d’acqua che la brocca contiene è l’energia. Se versiamo l’acqua, ne uscirà una certa quantità in un certo tempo, facendone un flusso; questo, sempre in analogia, è la potenza. Non è un accostamento perfetto, ma secondo me funziona piuttosto bene. Ora, i nostri amici politici, parlando, (ne ho in mente un paio specifici ma non farò nomi) utilizzano il kilowatt (kW) e il kilowattora (kWh) come se fossero sinonimi; anche sui giornali non è raro leggere cantonate dovute a questa confusione. Il kilowatt è una misura di potenza (1000 Watt), mentre il kWh è una misura di energia: una lampadina da 60 W, consuma energia ad una velocità di 60 J al secondo, o 216 kJ l’ora (60 * 3600). Cioè, in altri termini, in un ora la lampadina consuma 60 Wh (watt ora) di energia, e 1.44 kWh di energia per stare accesa un giorno intero. La potenza non è l’energia.
Fatta questa doverosa premessa, vorrei fare una riflessione ancora prima di parlare di limiti tecnici che riservo ad un altro papiro, partendo da un’immagine, che vale più di 1000 parole.
I dati per quest’immagine vengono da un factsheet dell’International Energy Agency del 2007, consultabile liberamente qui: http://www.iea.org/papers/2006/renewable_factsheet.pdf
I dati in realtà sono leggermente obsoleti, perché è appunto del 2007, ma non ho trovato un’immagine così immediata visivamente, e per quello che mi interessa dire va più che bene; ad ogni modo, sul sito della iea sono consultabili anche tutti i dati più recenti, se qualcuno fosse preoccupato che io vi stia facendo vedere soltanto una faccia della medaglia.
Ora, la torta mostra il consumo globale di combustibili fossili per tipologia. Si nota subito che le rinnovabili producono già il doppio, sostanzialmente, dell’energia nucleare: ma se guardate quando vengono spezzate per contributi, si può vedere come una parte sostanziale venga dall’idroelettrico (2.2%), che è una cosa piuttosto buona, e un 10% venga da quelli che vengono detti combustibili rinnovabili, cioè biocarburanti: un 10% dell’energia viene prodotta bruciando biodiesel, legname e affini, ovvero sostanze che sequestrano la stessa quantità di co2 che producono durante la combustione, il che lascia le rinnovabili propriamente dette, quelle che la gente comune intende come rinnovabili, ad un magro 0.5%. E’ anche vero che questo è un grafico che tiene conto di apporti globali, e sembra quasi sminuire apposta le rinnovabili; ma è anche vero che se ci stiamo preoccupando della produzione di energia per proteggere l’ambiente, e non perché ci interessa pagare il meno possibile, dobbiamo tenere conto dell’impatto globale delle nuove tecnologie. Il fatto che tutto quello che fa un paese virtuoso a basse emissioni come la Svezia sia totalmente cancellato da un paese come la Cina, non implica necessariamente che le rinnovabili siano uno spreco di energie.
Però, aprite il link del report da cui vengono i dati, e andate un momentino a pagina 4.
C’è un grafico sulla crescita della produzione di energia annua, in particolare del solare e delle rinnovabili in generale dal 1977 al 2004. La produzione di energia solare è aumentata del 28.1% annuo per 33 anni, e l’eolico addirittura del 48% annuo.
Cioè, per quantificare, se nel 1977 si produceva 100 di energia eolica, nel 1978 si produceva 148 di energia eolica, nel 1979 si produceva 220, nel 1980 si produceva 325, e via di questo passo.
E’ una cosa che incoraggia.
O meglio, incoraggerebbe, se non fosse che nonostante questa rapidità di crescita impressionante, l’eolico è arrivato a costituire lo 0.0064% dell’energia prodotta nel mondo. Con questo non voglio, ancora una volta, dire che è una causa persa, voglio solo mettervi in guardia da tutti quelli che dicono che le energie rinnovabili sono in rapidissima crescita e quindi danno per scontato che elimineremo petrolio e combustibili fossili in 20 anni.
Per riuscire a sostituire, tanto per fare un esempio, tutta l’energia nucleare con energie rinnovabili, l’insieme della produzione energetica via rinnovabili dovrebbe crescere del 50% annuo per 20 anni. E avremmo ancora la stragrande maggioranza dell’energia mondiale a combustibili sporchi.
Ancora una volta non voglio sembrare disfattista: il 50% annuo è un traguardo fattibile, almeno nei paesi civilizzati, ma questo mostra che dal momento che partiamo dal fondo del barile, la scalata sarà estremamente lunga, faticosa e costoserrima.
Prendiamo la Germania, un paese che si è comportato estremamente bene con le rinnovabili.
La Germania, come forse avete sentito, produce circa il 10% di energia esclusivamente da fonti rinnovabili. Ora, togliamo per un momento a quelle rinnovabili i biocarburanti (che contribuiscono per circa il 6%) e concentriamoci sulle tecno-rinnovabili, quelle glamour: la Germania è il più grande produttore di eolico al mondo, 1.6% della sua produzione totale (quasi il 30% della produzione mondiale di eolico, tra l’altro.). La Germania ha investito per 25 anni nell’eolico, praticamente a fondo perso, arrivando a spendere 7 volte tanto per kWh di energia prodotta rispetto alla media europea attraverso i sussidi.
(I dati sull’energia vengono da Wiki eng, quelli sui prezzi dall’IEA)
E un’impresa titanica, e di certo non ci possiamo aspettare ragionevolmente che le tecno-rinnovabili siano una soluzione a breve termine.
“ Ah-ah ” dice però quello contro il nucleare per principio “ se le rinnovabili non sono in grado di sostituire i combustibili fossili a breve termine, perché mai dovrebbe essere in grado di farlo il nucleare ? “ ( Anche se in realtà il più delle volte non è neanche così, ma gente che non sa di cosa sta parlando dice che il nucleare è troppo lento per poter sostituire i combustibili sporchi…)
La risposta è molto semplice, anche lasciando da parte per un momento il fatto che oggi come oggi il nucleare genera 50 volte l’energia delle rinnovabili su larga scala.
Il carbone, il petrolio, il gas naturale, sono tutte forme di energia immagazzinate in maniera altamente concentrata. Lo stesso, non a caso, vale per il biogas, che è la rinnovabile più importante in termini energetici nel mondo ( E, un giorno, varrà anche per il geotermico, quando la tecnologia sarà tale da permettercelo. Come forse chi mi ha letto un po’ di volte sa, il geotermico è il mio pallino, ne parleremo poi). Non hanno bisogno di nuove infrastrutture per inserirsi nelle griglie, di nuove tecnologie, producono 24/7 ad una capacità costante. Esattamente come il nucleare.
E’ brutto da dire, ma si tratta di scegliere tra il nucleare e il carbone. Non parlo dell’ottica tipicamente provincialista, ma di un ottica globale, visto che quello del riscaldamento e dell’inquinamento è un problema su quel tipo di scala. Il nucleare è l’unico rimpiazzo plausibile per il numero spropositato di impianti a carbone che ci sono in Cina ed in India (quest’ultima, ha in progetto la costruzione di un numero notevole di impianti nucleari).
Possiamo usare il nucleare e accettarne i rischi, o possiamo continuare a bruciare gas e carbone e venire affogati e abbrustoliti dal riscaldamento globale.
La sfida che comporta l’eliminare carbone, gas e petrolio e passare ad un’economia all’idrogeno sembra insormontabile, ma non è accettabile che sia così. Non deve essere così. Ma per trovare una soluzione è necessario che prima ci sia comprensione, e c’è troppa poca consapevolezza delle capacità e dei limiti delle rinnovabili, purtroppo.
E non ci può essere progresso senza comprensione.
Parliamone, dunque.
Perché se è apparentemente ben noto anche al pubblico che le energie rinnovabili sarebbero la soluzione ai problemi delle emissioni, ogni volta che qualcuno (leggasi: io) fa notare che ci sono anche limiti tecnologici e ingegneristici notevoli, la gente casca dal proverbiale pero o tira fuori la vecchia e noiosa storia per cui c’è una megacospirazione per mantenere gli interessi delle holding del petrolio, quando sono queste medesime corporazioni i principali investitori nella ricerca e sviluppo delle rinnovabili.
Ora, prima di parlare di energia voglio fare una minuscolissima parentesi, tanto per sottolineare l’ignoranza con cui si accostano i nostri politici a questo dibattito. L’unità di misura dell’energia, nel sistema internazionale (SI), è il Joule, mentre quella della potenza è il Watt, cioè Joule per secondo. E’ importante che uno abbia almeno una vaga idea di cosa significhi potenza, perché la maggior parte della gente con cui parlo non riesce a figurarsi un’immagine: un analogia utile è quella di una brocca piena d’acqua. Ora, seguendo la metafora, il volume d’acqua che la brocca contiene è l’energia. Se versiamo l’acqua, ne uscirà una certa quantità in un certo tempo, facendone un flusso; questo, sempre in analogia, è la potenza. Non è un accostamento perfetto, ma secondo me funziona piuttosto bene. Ora, i nostri amici politici, parlando, (ne ho in mente un paio specifici ma non farò nomi) utilizzano il kilowatt (kW) e il kilowattora (kWh) come se fossero sinonimi; anche sui giornali non è raro leggere cantonate dovute a questa confusione. Il kilowatt è una misura di potenza (1000 Watt), mentre il kWh è una misura di energia: una lampadina da 60 W, consuma energia ad una velocità di 60 J al secondo, o 216 kJ l’ora (60 * 3600). Cioè, in altri termini, in un ora la lampadina consuma 60 Wh (watt ora) di energia, e 1.44 kWh di energia per stare accesa un giorno intero. La potenza non è l’energia.
Fatta questa doverosa premessa, vorrei fare una riflessione ancora prima di parlare di limiti tecnici che riservo ad un altro papiro, partendo da un’immagine, che vale più di 1000 parole.
I dati per quest’immagine vengono da un factsheet dell’International Energy Agency del 2007, consultabile liberamente qui: http://www.iea.org/papers/2006/renewable_factsheet.pdf
I dati in realtà sono leggermente obsoleti, perché è appunto del 2007, ma non ho trovato un’immagine così immediata visivamente, e per quello che mi interessa dire va più che bene; ad ogni modo, sul sito della iea sono consultabili anche tutti i dati più recenti, se qualcuno fosse preoccupato che io vi stia facendo vedere soltanto una faccia della medaglia.
Ora, la torta mostra il consumo globale di combustibili fossili per tipologia. Si nota subito che le rinnovabili producono già il doppio, sostanzialmente, dell’energia nucleare: ma se guardate quando vengono spezzate per contributi, si può vedere come una parte sostanziale venga dall’idroelettrico (2.2%), che è una cosa piuttosto buona, e un 10% venga da quelli che vengono detti combustibili rinnovabili, cioè biocarburanti: un 10% dell’energia viene prodotta bruciando biodiesel, legname e affini, ovvero sostanze che sequestrano la stessa quantità di co2 che producono durante la combustione, il che lascia le rinnovabili propriamente dette, quelle che la gente comune intende come rinnovabili, ad un magro 0.5%. E’ anche vero che questo è un grafico che tiene conto di apporti globali, e sembra quasi sminuire apposta le rinnovabili; ma è anche vero che se ci stiamo preoccupando della produzione di energia per proteggere l’ambiente, e non perché ci interessa pagare il meno possibile, dobbiamo tenere conto dell’impatto globale delle nuove tecnologie. Il fatto che tutto quello che fa un paese virtuoso a basse emissioni come la Svezia sia totalmente cancellato da un paese come la Cina, non implica necessariamente che le rinnovabili siano uno spreco di energie.
Però, aprite il link del report da cui vengono i dati, e andate un momentino a pagina 4.
C’è un grafico sulla crescita della produzione di energia annua, in particolare del solare e delle rinnovabili in generale dal 1977 al 2004. La produzione di energia solare è aumentata del 28.1% annuo per 33 anni, e l’eolico addirittura del 48% annuo.
Cioè, per quantificare, se nel 1977 si produceva 100 di energia eolica, nel 1978 si produceva 148 di energia eolica, nel 1979 si produceva 220, nel 1980 si produceva 325, e via di questo passo.
E’ una cosa che incoraggia.
O meglio, incoraggerebbe, se non fosse che nonostante questa rapidità di crescita impressionante, l’eolico è arrivato a costituire lo 0.0064% dell’energia prodotta nel mondo. Con questo non voglio, ancora una volta, dire che è una causa persa, voglio solo mettervi in guardia da tutti quelli che dicono che le energie rinnovabili sono in rapidissima crescita e quindi danno per scontato che elimineremo petrolio e combustibili fossili in 20 anni.
Per riuscire a sostituire, tanto per fare un esempio, tutta l’energia nucleare con energie rinnovabili, l’insieme della produzione energetica via rinnovabili dovrebbe crescere del 50% annuo per 20 anni. E avremmo ancora la stragrande maggioranza dell’energia mondiale a combustibili sporchi.
Ancora una volta non voglio sembrare disfattista: il 50% annuo è un traguardo fattibile, almeno nei paesi civilizzati, ma questo mostra che dal momento che partiamo dal fondo del barile, la scalata sarà estremamente lunga, faticosa e costoserrima.
Prendiamo la Germania, un paese che si è comportato estremamente bene con le rinnovabili.
La Germania, come forse avete sentito, produce circa il 10% di energia esclusivamente da fonti rinnovabili. Ora, togliamo per un momento a quelle rinnovabili i biocarburanti (che contribuiscono per circa il 6%) e concentriamoci sulle tecno-rinnovabili, quelle glamour: la Germania è il più grande produttore di eolico al mondo, 1.6% della sua produzione totale (quasi il 30% della produzione mondiale di eolico, tra l’altro.). La Germania ha investito per 25 anni nell’eolico, praticamente a fondo perso, arrivando a spendere 7 volte tanto per kWh di energia prodotta rispetto alla media europea attraverso i sussidi.
(I dati sull’energia vengono da Wiki eng, quelli sui prezzi dall’IEA)
E un’impresa titanica, e di certo non ci possiamo aspettare ragionevolmente che le tecno-rinnovabili siano una soluzione a breve termine.
“ Ah-ah ” dice però quello contro il nucleare per principio “ se le rinnovabili non sono in grado di sostituire i combustibili fossili a breve termine, perché mai dovrebbe essere in grado di farlo il nucleare ? “ ( Anche se in realtà il più delle volte non è neanche così, ma gente che non sa di cosa sta parlando dice che il nucleare è troppo lento per poter sostituire i combustibili sporchi…)
La risposta è molto semplice, anche lasciando da parte per un momento il fatto che oggi come oggi il nucleare genera 50 volte l’energia delle rinnovabili su larga scala.
Il carbone, il petrolio, il gas naturale, sono tutte forme di energia immagazzinate in maniera altamente concentrata. Lo stesso, non a caso, vale per il biogas, che è la rinnovabile più importante in termini energetici nel mondo ( E, un giorno, varrà anche per il geotermico, quando la tecnologia sarà tale da permettercelo. Come forse chi mi ha letto un po’ di volte sa, il geotermico è il mio pallino, ne parleremo poi). Non hanno bisogno di nuove infrastrutture per inserirsi nelle griglie, di nuove tecnologie, producono 24/7 ad una capacità costante. Esattamente come il nucleare.
E’ brutto da dire, ma si tratta di scegliere tra il nucleare e il carbone. Non parlo dell’ottica tipicamente provincialista, ma di un ottica globale, visto che quello del riscaldamento e dell’inquinamento è un problema su quel tipo di scala. Il nucleare è l’unico rimpiazzo plausibile per il numero spropositato di impianti a carbone che ci sono in Cina ed in India (quest’ultima, ha in progetto la costruzione di un numero notevole di impianti nucleari).
Possiamo usare il nucleare e accettarne i rischi, o possiamo continuare a bruciare gas e carbone e venire affogati e abbrustoliti dal riscaldamento globale.
La sfida che comporta l’eliminare carbone, gas e petrolio e passare ad un’economia all’idrogeno sembra insormontabile, ma non è accettabile che sia così. Non deve essere così. Ma per trovare una soluzione è necessario che prima ci sia comprensione, e c’è troppa poca consapevolezza delle capacità e dei limiti delle rinnovabili, purtroppo.
E non ci può essere progresso senza comprensione.
Parliamone, dunque.