Re: Guerra in Ucraina
Inviato: 13/05/2022, 10:48
Non sono d'accordo con l'eccessiva semplificazione del " nel 2018 i fasciocomunisti hanno votato i 5s". Alle politiche del 2018 i 5 stelle hanno preso voti in maniera eterogenea tra vari gruppi sociali, in particolar modo tra i giovani e i cosiddetti "emarginati", ora non è questo il contesto in cui discuterne e comunque online si possono trovare flussi elettorali molto dettagliati che fanno capire bene chi e perché lì ha votati, e aiutano anche a capire perché in una legislatura hanno praticamente scialacquato quasi i 3/4 dei loro voti.
Tornando in tema Ucraina e informazione, concordo con DF Punk quando dice che gli schemi di una certa narrazione populista ci siano in Francia, ma anche negli USA sono tutt'altro che scomparsi (fra qualche mese Trump potrebbe vincere le elezioni di mid-term e usarle come trampolino per tornare alla Casa Bianca impantanando ancora di più Biden che diventerebbe un'anatra zoppa). Il punto qui è un altro: in Italia oggi non è il populismo di Conte, di Salvini o della Meloni a fare da traino (come in Francia Le Pen o negli USA Trump); in Italia fa presa la propaganda russa, lo ribadisco un paese che ci è ostile e potenzialmente potrebbe tirarci addosso qualche missile nucleare. Ora, o mi volete far credere che la maggioranza degli italiani sia fasciocomunista filo-putiniana, oppure il problema è più profondo del "facciamo intervenire il Copasir per vedere se ci sono ingerenze". E anche qui non capisco poi bene a che titolo debba intervenire il Copasir. Lavrov è un ministro russo, non una spia. Lì ci sarebbe da discutere su come è stata condotta quell'intervista e sull'ignobile "buon lavoro ministro" che l'ha conclusa, ma non credo spetti al Copasir fare quelle considerazioni. I "giornalisti russi" invece sono stipendiati in maniera diretta o indiretta dal Cremlino, ma in Russia il giornalista o lo fai in quel modo, o non lo fai. Quindi anche lì per me è difficile parlare di spionaggio, semplicemente sono giornalisti di regime pagati dal regime che ripetono la propaganda del regime. I giornalisti italiani lo sanno, e potrebbero benissimo non chiamarli o metterli a confronto con giornalisti inviati in Donbass e in Ucraina che possano smontare la narrazione filo-russa con la loro presenza sul campo e con la propria testimonianza diretta. Non con direttori di giornale andando quindi a legittimare quella narrazione, anzi spesso Nadana dalla Gruber ha zittito le critiche dicendo che lei in Donbass ci era stata a fare dei reportage, mentre gli altri ospiti in studio no. Su questo si potrebbe, e soprattutto dovrebbe, fare molto di meglio.
Arrivo comunque al punto che mi preme di più, e cioè il perché la propaganda russa ha così tanta presa sull'opinione pubblica italiana. C'è una parte di Italia filo-russa e legata morbosamente alla Russia? Sicuramente sì, ma io fatico a vederla oltre la % dei no-vax duri e puri che sono quanti? Il 7-8% della popolazione italiana? Siamo più o meno lì come cifra e abbiamo un mondo complottista che crede a quella narrazione per partito preso e non ci puoi fare niente. A me preme capire perché c'è una fetta molto più larga di questo 7-8% che va dietro alla propaganda russa e la risposta che mi sono dato è che molti italiani non capiscono perché stiamo combattendo questa guerra. L'Ucraina non fa parte della Nato e non fa (ancora) parte dell'Unione Europea. Non è un nostro alleato, né un nostro partner commerciale. L'Italia economicamente se la passa male ed è molto dipendente dalla Russia, a differenza di USA, Regno Unito e Francia. L'unico paese che dipende dalla Russia come noi è la Germania, ma l'economia tedesca è molto più solida di quella italiana. La "percezione", e la metto tra virgolette di nuovo perché questo è il messaggio che passa, è che questa guerra per noi sia soltanto un danno economico, senza nulla da guadagnare in termini pratici. I primi giorni tutti si sono immedesimati nel popolo ucraino, nella sua resistenza e nella sua sofferenza. Oggi, con le bollette che salgono, con la crisi che colpisce, con la prospettiva del razionamento, della perdita di posti di lavoro gli italiani sentono questa guerra come se non fosse nostra, perché in fondo non lo è. Tutte o quasi le grandi potenze hanno interessi in ballo in Ucraina, l'Italia no, anzi l'Italia è più legata alla Russia. Quindi quella narrazione filo-russa volta a dire: "Ma in fondo noi vogliamo riprenderci quello che consideriamo nostro, poi la guerra finisce e si torna alla pace" fa presa su un pubblico che non sente la guerra come propria e che vorrebbe farla finire il più in fretta possibile. E su questo ci puoi fare poco, perché c'è un fondo di verità quando si dice che l'Italia da questa guerra perderà tutto e non ci guadagnerà niente. Quello che passa però è che, mentre alcuni paesi si battono per i propri interessi nazionali tipo l'Ungheria di Orban, l'Italia si metta passivamente alle dipendenze altrui, con Draghi che ha ammesso con molta onestà "sul gas deciderà la commissione europea". E questo dà ancora più vigore alla narrazione di chi dice che la crisi che verrà fuori da questa guerra ci colpirà con violenza inaudita anche per colpa di chi ci governa.
Prima qualcuno chiedeva cosa si può fare. Per me innanzitutto ci vorrebbe tanta chiarezza da parte del governo. Dire che più la guerra dura, più la crisi sarà tremenda. Poi far capire che da questa situazione non se ne esce, perché anche in caso di cessate il fuoco domani e accordo di pace fra una settimana i rapporti con la Russia resteranno freddi probabilmente per decenni. Che dovremo completamente rivedere il nostro approvvigionamento energetico, e che questo avrà un costo molto elevato. Che probabilmente si perderanno molti posti di lavoro, che il tenore di vita calerà, che probabilmente arriverà una recessione peggiore di quella della pandemia, che rischiamo una carestia mondiale che finirà per colpire anche noi, che all'instabilità generata dal covid si aggiungerà anche una instabilità derivante dal ritorno della guerra in Europa e da un probabilmente rafforzamento di movimenti populisti e nazionalisti alle prossime elezioni. In questo momento, secondo me, la cosa che più sta mancando alla narrazione italiana è l'onestà di considerare il nostro punto di vista, che in questo momento è diverso da quello degli Stati Uniti. Con questo non dico che dovremmo uscire dalla NATO o dall'UE, prima che mi si accusi anche di questo, ma che semplicemente dovremmo iniziare a vedere la crisi non (solo) dal punto di vista di Kiev o di Washington, ma anche da quello di Roma, per non lasciare ulteriore spazio alla propaganda russa.
Tornando in tema Ucraina e informazione, concordo con DF Punk quando dice che gli schemi di una certa narrazione populista ci siano in Francia, ma anche negli USA sono tutt'altro che scomparsi (fra qualche mese Trump potrebbe vincere le elezioni di mid-term e usarle come trampolino per tornare alla Casa Bianca impantanando ancora di più Biden che diventerebbe un'anatra zoppa). Il punto qui è un altro: in Italia oggi non è il populismo di Conte, di Salvini o della Meloni a fare da traino (come in Francia Le Pen o negli USA Trump); in Italia fa presa la propaganda russa, lo ribadisco un paese che ci è ostile e potenzialmente potrebbe tirarci addosso qualche missile nucleare. Ora, o mi volete far credere che la maggioranza degli italiani sia fasciocomunista filo-putiniana, oppure il problema è più profondo del "facciamo intervenire il Copasir per vedere se ci sono ingerenze". E anche qui non capisco poi bene a che titolo debba intervenire il Copasir. Lavrov è un ministro russo, non una spia. Lì ci sarebbe da discutere su come è stata condotta quell'intervista e sull'ignobile "buon lavoro ministro" che l'ha conclusa, ma non credo spetti al Copasir fare quelle considerazioni. I "giornalisti russi" invece sono stipendiati in maniera diretta o indiretta dal Cremlino, ma in Russia il giornalista o lo fai in quel modo, o non lo fai. Quindi anche lì per me è difficile parlare di spionaggio, semplicemente sono giornalisti di regime pagati dal regime che ripetono la propaganda del regime. I giornalisti italiani lo sanno, e potrebbero benissimo non chiamarli o metterli a confronto con giornalisti inviati in Donbass e in Ucraina che possano smontare la narrazione filo-russa con la loro presenza sul campo e con la propria testimonianza diretta. Non con direttori di giornale andando quindi a legittimare quella narrazione, anzi spesso Nadana dalla Gruber ha zittito le critiche dicendo che lei in Donbass ci era stata a fare dei reportage, mentre gli altri ospiti in studio no. Su questo si potrebbe, e soprattutto dovrebbe, fare molto di meglio.
Arrivo comunque al punto che mi preme di più, e cioè il perché la propaganda russa ha così tanta presa sull'opinione pubblica italiana. C'è una parte di Italia filo-russa e legata morbosamente alla Russia? Sicuramente sì, ma io fatico a vederla oltre la % dei no-vax duri e puri che sono quanti? Il 7-8% della popolazione italiana? Siamo più o meno lì come cifra e abbiamo un mondo complottista che crede a quella narrazione per partito preso e non ci puoi fare niente. A me preme capire perché c'è una fetta molto più larga di questo 7-8% che va dietro alla propaganda russa e la risposta che mi sono dato è che molti italiani non capiscono perché stiamo combattendo questa guerra. L'Ucraina non fa parte della Nato e non fa (ancora) parte dell'Unione Europea. Non è un nostro alleato, né un nostro partner commerciale. L'Italia economicamente se la passa male ed è molto dipendente dalla Russia, a differenza di USA, Regno Unito e Francia. L'unico paese che dipende dalla Russia come noi è la Germania, ma l'economia tedesca è molto più solida di quella italiana. La "percezione", e la metto tra virgolette di nuovo perché questo è il messaggio che passa, è che questa guerra per noi sia soltanto un danno economico, senza nulla da guadagnare in termini pratici. I primi giorni tutti si sono immedesimati nel popolo ucraino, nella sua resistenza e nella sua sofferenza. Oggi, con le bollette che salgono, con la crisi che colpisce, con la prospettiva del razionamento, della perdita di posti di lavoro gli italiani sentono questa guerra come se non fosse nostra, perché in fondo non lo è. Tutte o quasi le grandi potenze hanno interessi in ballo in Ucraina, l'Italia no, anzi l'Italia è più legata alla Russia. Quindi quella narrazione filo-russa volta a dire: "Ma in fondo noi vogliamo riprenderci quello che consideriamo nostro, poi la guerra finisce e si torna alla pace" fa presa su un pubblico che non sente la guerra come propria e che vorrebbe farla finire il più in fretta possibile. E su questo ci puoi fare poco, perché c'è un fondo di verità quando si dice che l'Italia da questa guerra perderà tutto e non ci guadagnerà niente. Quello che passa però è che, mentre alcuni paesi si battono per i propri interessi nazionali tipo l'Ungheria di Orban, l'Italia si metta passivamente alle dipendenze altrui, con Draghi che ha ammesso con molta onestà "sul gas deciderà la commissione europea". E questo dà ancora più vigore alla narrazione di chi dice che la crisi che verrà fuori da questa guerra ci colpirà con violenza inaudita anche per colpa di chi ci governa.
Prima qualcuno chiedeva cosa si può fare. Per me innanzitutto ci vorrebbe tanta chiarezza da parte del governo. Dire che più la guerra dura, più la crisi sarà tremenda. Poi far capire che da questa situazione non se ne esce, perché anche in caso di cessate il fuoco domani e accordo di pace fra una settimana i rapporti con la Russia resteranno freddi probabilmente per decenni. Che dovremo completamente rivedere il nostro approvvigionamento energetico, e che questo avrà un costo molto elevato. Che probabilmente si perderanno molti posti di lavoro, che il tenore di vita calerà, che probabilmente arriverà una recessione peggiore di quella della pandemia, che rischiamo una carestia mondiale che finirà per colpire anche noi, che all'instabilità generata dal covid si aggiungerà anche una instabilità derivante dal ritorno della guerra in Europa e da un probabilmente rafforzamento di movimenti populisti e nazionalisti alle prossime elezioni. In questo momento, secondo me, la cosa che più sta mancando alla narrazione italiana è l'onestà di considerare il nostro punto di vista, che in questo momento è diverso da quello degli Stati Uniti. Con questo non dico che dovremmo uscire dalla NATO o dall'UE, prima che mi si accusi anche di questo, ma che semplicemente dovremmo iniziare a vedere la crisi non (solo) dal punto di vista di Kiev o di Washington, ma anche da quello di Roma, per non lasciare ulteriore spazio alla propaganda russa.