No. Non si è trattato solo di mettere un worker (Punk, nello specifico), nel posto giusto al momento giusto, nelle giuste condizioni per riuscire. Questo è profittare di una condizione. Il contratto in scadenza. Ciò che è stato fatto, o meglio ciò a cui, a questo punto, potremmo tranquillamente assistere, è in realtà la riscrittura del fu Summer Of Punk. E come dissi, particolare fon-da-men-ta-le,
a parti invertite. Il riadattamento di una storyline nata in un preciso momento con un ben definito contesto. Capire
contesto e momento, è stata la chiave. Contesto e momento che ci danno la perfetta identificazione di quello che è oggi la nuova riedizione del Summer Of Punk. Non è tutto uguale ad allora, come fare a non vederlo. Non deve assolutamente essere tutto uguale ad allora e non può. E, su questo sono sicuro sia farina del sacco del worker attento e acutissimo che è Phil Brooks, si gestisce il mezzo con tutte le sue contaminazioni, perchè solo la parvenza che questo rimorso esploso dalle sue parole, sia vero e tangibile, ce lo rende reale e ci cattura, ci smuove finalmente, in linea perfetta con quello che lo stesso Punk è sempre stato dal suo esordio nella ECW di McMahon e Heyman, quella insana capacità di catturare il momento, di imprigionare il reale e di vendercelo come tale. Il termine che coniai tempo addietro fu
meta-wrestlinghiano, e mi pare, nonostante l'orribile suono di questo neologismo, che si continui ancora e imperterriti su questa strada. Per fortuna nostra, eh.
Ci ho messo un pomeriggio a trovare sta roba nel vecchio forum che, un anno fa, Butler ha scritto:
Per cosa è grande Punk? Perchè, non sò se qualcuno in giro già se ne è accorto, ma è meta-wrestilnghiano (di quest'orribile neologismo vi chiedo scusa). Lo è fin da subito, dal momento in cui entra dallo stage e grida a tutti che 'It's clobbering time', contaminando/contaminandosi con mondi al di fuori del conclamato WWE universe. E lo è a più strati, bene per l'adolescente che riconosce il 'richiamo' e la catch phrase di The Thing, ma lui va oltre e i fan duri e puri, gli straightedge per davvero, sanno, lo guardano negli occhi e sanno, che si va oltre (Sick Of it All). E così continua, presentandosi agli show dopo la morte di Misawa, omaggiando una leggenda del wresting e salutandolo idealmente con gli occhi al cielo e il costume verde/nero/bianco che non è mai un caso. Lo fa quando mette piede nell'elimination chamber e avverte tutti che la pazzia di Rorschach è con lui, e tutti gli altri sono avvertiti. Quando guardo cos'è in grado di fare con il microfono (e lo devo guardare perchè il mezzo di Punk per comunicarci non sono 'solo' le parole, ma sopratutto le faccie, la sua mimica stra-ordinaria, oltre al 'suono' tutto voluto, della sua voce) non posso che pensare di trovarmi di fronte ad un grande performer, ad un grande attore. Ha fatto più lui con le sole 'smorfie', che Miz in tutta la prima stagione di NXT, d'altronde. Quando guardo cos'è in grado di fare, la mente non può che correre ad un altro gigante (fermo Colosso) del ring, quell'uomo che risponde al nome di Ted DiBiase. Senior please. Non è un caso (mi piace credere) che i due siano stati partecipi a distanza di anni di performance 'al di fuori' del canone (se esiste un canone) WWE e di una delle loro creazioni più care, la Royal Rumble. Quel noioso ciarlone di Punk entra e fa qualcosa di 'non possibile', parla, fa un segmento (e che segmento) all'interno di un match, no meglio, all'interno del terreno consacrato addirittura, la Rumble. E gli riesce perfettamente, prima che il tutto rientri (e anche qui non è un caso che a far rientrare sia proprio Levesque, simbolo lucido della WWE, ora e sempre). Dicevo di Punk e DiBiase, di quest'ultimo la Rumble altrettanto stra-ordinaria, quella che apre i novanta, il suo capolavoro, il capolavoro di un altro scaltro ciarlone (e che ciarlone per dio), a tenere il ring per quarantacinque minuti. Di grande spettacolo. Il 'filo rosso' (che non è d'obbligo) se proprio ci deve essere io lo intravedo tra questi, semmai. Punk rischia (se qualcosa andasse bene), di diventare leggenda, lui che alle leggende si ispira così palesemente, e palesa direttamente con Flair, con Michaels, con Taker (si con Taker), ma anche con Steambot, con Raven (un grande Raven), con Dreamer. Non disconosce mai chi sono i suoi padri, lui che il padre (quello genetico, storyline o no), forse nemmeno l'ha mai 'conosciuto'.
Punk gioca con noi, non solo per noi, ci fa l'occhiolino e noi, compiaciuti, ringraziamo.
Vi prego di perdonarmi. Un sacco di cose, tra cui la riesumazione qui sopra, cosa che sembra autocelebrativa e me ne dispiaccio, e sopratutto l'ennesimo post, che rivendica una grandezza, dopo ieri non più nascosta al mainstream. Se doveva idealmente compiere una missione, direi che il vecchio Charles Montgomery Punk, modestamente, ci è riuscito.