Mi sembra che siamo tendenzialmente d'accordo, quindi insisto non perché voglio rilanciare una polemica, ma perché per me c'è un punto importante, che è una vera novità (e che non riguarda l'allargamento dei BRICS, lo dico per evitare fraintendimenti).
Tu dici:
E' mai stato davvero preso come un dato di fatto? Io parlerei al massimo di realistica presa di coscienza di una situazione contingente, ma non credo proprio che fuori dall'Occidente si sia dato per scontato il mondo unipolare, quantomeno non sul lungo periodo.
Secondo me il rischio di porre la questione in questi termini è che si manca o non si vede la novità di questa fase.
Tra il 1991 e il 2008 il mondo ha funzionato in un certo modo. Si può anche sostenere che nessuno credesse che questa epoca fosse a scadenza illimitata, eppure in quegli anni l'idea del progresso illimitato andava molto di moda. Si può anche sostenere che nessuno andasse oltre la presa di coscienza di una situazione contingente, ma il dato di fatto è che il mondo aveva una serie di caratteristiche che oggi non ci sono più.
La prima era la crescita del mercato mondiale fino ai suoi estremi: nel 2007 il commercio mondiale aveva raggiunto il peso del 31% sul PIL complessivo. Le istituzioni a guida a stelle e strisce (FMI, Banca Mondiale e il neonato all'inizio degli anni '90 WTO) sono state in quel periodo il punto di riferimento unico. Per dare un ordine di grandezza, il tasso medio dei dazi dopo la seconda guerra mondiale era di circa il 22%, alla fondazione del WTO era di circa il 4%.
A questo bisogna aggiungere il fatto che questo "ordine" venne istaurato non solo con le armi commerciali, ma anche con quelle militari. Prima e seconda guerra del golfo, guerre di Jugoslavia nel cuore dell'Europa, guerra d'Afghanistan, solo per citare i principali conflitti che hanno caratterizzato questo lungo quindicennio.
Questo mondo è stato spazzato via dalla crisi del 2007\2008 e non esiste più. Certo, come dici tu sono processi di lungo corso, non è che dal giorno dopo sono cambiate le cose come dal bianco al nero, ma certi processi sono irreversibili.
Come dicevo nell'altro messaggio, oggi non viviamo più nel periodo dell'espansione del commercio mondiale, della globalizzazione, della fine dei dazi, della libera circolazione di merci e persone. Viviamo nell'epoca della contrazione delle filiere, dei dazi, del ritorno del protezionismo e in ultima istanza, dell'aperta conflittualità tra interessi divergenti.
Il tentativo della Cina di costruire proprie istituzioni risponde a questa novità. Certo che la Cina faccia "un tentativo" non significa neanche lontanamente che abbia soppiantato gli USA come attore principale. Gli USA sono una potenza declinante, ma nel loro declino rimangono di gran lunga la prima potenza mondiale sia in termini economici che in termini militari.
La guerra in Ucraina da questo punto di vista è un punto di non ritorno e di questo sono perfettamente consci soprattutto gli operatori degli investimenti. Larry Fink, il CEO della principale società d'investimenti al mondo, ha detto chiaramente che la guerra in Ucraina ha posto fine alla globalizzazione come l'abbiamo conosciuta nell'epoca precedente.
https://edition.cnn.com/2022/03/24/busi ... index.html
Da quando ha pronunciato quelle parole, le cose sono solo peggiorate, tra sanzioni, chips act, dazi e quant'altro.
Quello che tu dici, che il processo non è in atto da ieri, è verissimo e sacrosanto, è un processo di lungo corso in atto almeno dal 2008 e ne è diretta conseguenza. Oggi però non si torna indietro da questa situazione, che conosce un serio approfondimento e una seria accelerazione.
Questa accelerazione produrrà, non oggi, non domani, ma sicuramente nel medio periodo, almeno due conseguenze: un numero crescente di proteste e rivolte, come quelle che hanno già costellato gli ultimi 3 anni e un aumento dei conflitti aperti nelle relazioni internazionali.
La grande differenza che c'è con l'epoca del terzomondismo nasseriano e dei non allineati, è che quella era un'epoca di espansione del commercio mondiale, noi invece viviamo in un'epoca di crisi senza precedenti, per questo le soluzioni sono molto più scarse di allora.
La stessa Cina non offre più alcuna garanzia di essere il traino dell'economia mondiale come è stato negli ultimi anni, le sue prospettive di crescita sono drasticamente calata. La Cina è più vicina ad un periodo di stagnazione che non ad un nuovo boom di crescita. Il tasso di crescita del PIL cinese del 2022 è stato il più basso dal 1990 e il ruolo pesante che lo Stato cinese ha nell'economia ha un ruolo di freno e di rinvio delle contraddizioni, ma non può cancellarle e di fatti l'economia cinese si regge su enormi quantità di debito.
Oltre a questo la Cina è letteralmente una polveriera sociale che la censura di regime può al massimo cancellare dai titolo dei giornali e telegiornali, ma non dalla realtà. Le proteste nelle enormi e distopiche fabbriche come la Foxconn, le stesse proteste contro i lockdown totali e, sebbene nel mondo pre 2020, la repressione delle proteste ad Hong Kong, rappresentano la fine della pace sociale in Cina e l'inizio, seppure lento e sotterraneo, di una fase di mobilitazioni, anche radicali, anche lì.
Ci aspettano tempi interessanti.