Secondo me si sta confondendo l’abilità nel concludere a rete, in qualunque maniera, dalla qualità nel giro palla e nel dribbling.
Trezeguet si abbinava alla perfezione a Del Piero perché lui era il terminale offensivo, la punta di diamante capace di segnare gol meravigliosi come gol da opportunista.
Alex invece era un campione totale, e aveva una tecnica di base spaventosa, dribbling, passaggi, tiri, ma non aveva quei micromovimenti dentro l’area in possesso di Trezeguet e Inzaghi.
Insieme, formavano una coppia meravigliosa. Se però ora vogliamo far passare Trezeguet e Inzaghi come mostri di tecnica, anche no. Io non sono un ragazzino, ho 36 anni e le partite della Juve di quegli anni me le ricordo bene. Trezeguet era giustamente esaltato perché faceva partite in cui non toccava un pallone e poi ne riceveva due e segnava una doppietta.
Siamo arrivati a questo discorso perché alcuni di noi pensano che l’evoluzione del calcio, a prescindere dai gusti, oggi richieda una tecnica che vada oltre all’abilità nel calciare in porta. L’attaccante moderno deve prima di tutto aiutare in fase di non possesso, fare pressing, e poi legare il gioco con una certa qualità nei passaggi.
Non è uno scandalo dire che Trezeguet e Inzaghi fossero mediocri da quel punto di vista, perché la loro grandezza risiedeva in altre qualità. Ora, la domanda è, perché nel calcio moderno non vediamo più attaccanti di questo tipo? La mia risposta, assolutamente opinabile, è perché nessuna squadra si può più permettere di avere un giocatore poco presente in partita, per dirla in breve si attacca e si difende in 11.
C’è più tatticismo, c è un maggiore ritmo, c’è più pressing, avere un giocatore tecnicamente non all’altezza può fare una grande differenza tra il tenere o il perdere un pallone in fase di uscita.

