Il luogo di dibattito sugli eventi calcistici... Serie A, Champions League, campionati esteri e tutte le altre competizioni. Se volete dire la vostra sullo sport più famoso in Italia... questo è il luogo giusto!
Der Metzgermeister ha scritto:
A prescindere dal valore delle rose, gli anni in cui la Roma ha avuto le migliori rose non le aveva di chissà che livello superiore alle concorrenti...puoi avere la rosa migliore di poco rispetto ad altre contendenti e vincere il campionato o avere la rosa migliore di poco rispetto alle altre concorrenti ma per vari motivi non vincerlo (esempio lampante è il primo scudetto di Conte, la rosa migliore l'aveva il Milan ma per vari motivi alla fine ha vinto la Juventus).
Ed in condizioni particolari la Roma poteva avere, negli anni post calciopoli, almeno uno scudetto in più (e la rosa era equivalente, per me, a quella dell'Inter).
L'inter ogni anno spendeva a pacchi, noi non riuscivamo a reinvestire nemmeno i soldi che incassavamo dalla vendita dei nostri migliori calciatori.
Fu un mezzo miracolo arrivare a giocarsi lo scudetto in quelle circostanze
Jolly ha scritto:
L'inter ogni anno spendeva a pacchi, noi non riuscivamo a reinvestire nemmeno i soldi che incassavamo dalla vendita dei nostri migliori calciatori.
Fu un mezzo miracolo arrivare a giocarsi lo scudetto in quelle circostanze
Non ho fatto un parallelismo tra le casse delle 2 società, parlo delle rose.
Se paragoniamo le 2 rose non vedo questa differenza abissale tra l'Inter e la Roma (parlo degli anni n cui la Roma è andata più vicina a vincere lo scudetto).
Der Metzgermeister ha scritto:
Non ho fatto un parallelismo tra le casse delle 2 società, parlo delle rose.
Se paragoniamo le 2 rose non vedo questa differenza abissale tra l'Inter e la Roma (parlo degli anni n cui la Roma è andata più vicina a vincere lo scudetto).
??? l'inter era più o meno quella del triplete e noi giocavamo a volte con taddei prima punta
Dopo tre giorni di depressione mi sto lentamente risollevando grazie a questa profezia che ho sognato e che non ho dubbi che si avvererà:
Totti chiede un ultimo anno di contratto a Pallotta, che glielo concede, ovviamente senza garanzie tecniche.
La Roma in estate compra dei buoni terzini e un centrale di difesa, e comincia il suo onesto campionato mirando al secondo posto.
Con il passare delle giornate la squadra si mantiene nel gruppo di testa, esprimendo un bel gioco, ma la Juve è sempre troppo forte: continua a vincerle tutte.
Cominciano gli impegni in Champions e Totti, che fino ad allora non aveva mai giocato - complice un infortunio muscolare - fa rifiatare Dzeko, subentrando nell'ultima mezz'ora in una partita contro l'Empoli, con la Roma in vantaggio per 2 a 0. Il capitano entra, smista un po' di palloni, un lancio geniale per Salah che la spara in curva. Novantesimo minuto. Il capitano riceve una palla a centro area e nel torpore generale di una partita finita piazza una sassata all'angolo sinistro. Dito in bocca, 3 a 0, tutti a casa.
Arrivano tre partite in cui Totti non vede il campo. Alla quarta è di nuovo il suo turno. Il capitano entra nel secondo tempo per sbloccare una partita inchiodata sullo zero a zero: si muove sulla trequarti, lancio di prima spalle alla porta, Salah questa volta non sciupa, 1 a 0, rimaniamo a -3 dalla Juve.
La seconda parte di stagione è un crescendo: la vittoria di carattere in un momento così delicato ci dà fiducia, i giocatori diventano sempre più bravi a interpretare il gioco spallettiano, la Juve non perde colpi ma noi gli stiamo dietro. Tra un acciacco e una bocciatura tecnica il pupo quarantenne non gioca. Mai.
Si arriva a fine aprile. Scontro diretto. Roma - Juve, chi vince si porta in testa alla classifica e, con tre partite mancanti, può mirare al primo posto.
Dzeko in settimana si stira. Sadiq è stato dato in prestito. Ci sono due opzioni: Salah prima punta o Perotti falso nueve. Il mister sceglie la terza: Totti titolare.
La partita segue l'unica trama possibile. Roma in svantaggio al primo tempo - gol di Dybala. Prestazione grigia, difensiva: c'è troppo nervosismo. Al fischio dell'arbitro il capitano non ha strisiciato palla, annullato da Bonucci.
All'inizio del secondo tempo le formazioni non sono cambiate, ma Iturbe, al rientro dal prestito, si sta scaldando con insistenza da venticinque minuti. I piani di spalletti sono chiari: altri cinque minuti, poi l'argentino al posto di Totti, con Perotti falso nueve e Salah come ala destra. La carriera del capitano sta finendo nel più triste dei modi: perdendo uno scudetto con un quattro in pagella, dominato dai rivali di sempre. Doveva smettere prima. Doveva smettere in estate, se non due anni fa. Finire così significa rovinare una carriera. Finire cos...
Quattro minuti e ventisei secondi della ripresa sul cronometro. Naingollan scambia con Pjanic, qualche passo palla al piede, a ventinove metri dalla porta Sturaro gli cade adosso. Punizione. Pjanic prende la palla, ci penserà lui a buttarla al centro. Totti guarda il tabellone, poi butta un occhio su Iturbe accanto al quarto uomo. Saltella, il tabellone dell'assistente è già pronto: il numero verde è quello dell'argentino, il numero rosso è un "10". Nel resto di quell'interminabile istante, Totti riesce a guardare anche negli occhi di Spalletti: sono tristi, dispiaciuti, ma anche un po' arrabbiati. Ha dato fiducia a un vecchio, e non sa nemmeno lui il perché. Doveva convincerlo ad andarsene tempo prima. Meno scelte difficili, meno pressioni, meno tentazioni. Ma lo sguardo del capitano è fermo: "Non ora," sembrano dire. "Non ora. Un altro cazzo di minuto, solo un altro."
La mano di Spalletti tiene giù il braccio del quarto uomo. "Non ora," gli sussurra con un filo di voce. "Non ora."
Il capitano prende la palla dalle mani di Pjanic e la sistema senza troppa cura sul terreno di gioco. La porta è lontana, la barriera troppo vicina, la posizione un po' defilata. Bisognerebbe metterla in mezzo, questa palla. Loro sono alti, è vero, ma nel calcio non si sa mai. Una deviazione fortuita, un colpo di testa di Manolas, un inserimento di De Rossi. La migliore opzione è quella: buttala in mezzo, spera in bene ed esci. Non rovinare più di così l'ultima palla della tua carriera, spedendola contro quella barriera bianconera.
Ma tutti sanno che le cose non andranno così. La rincorsa del capitano conta cinque passi, al terzo Pjanic la dovrebbe spostare un po' sulla sinistra, per centrare la battuta senza dare il tempo alla barriera di avvicinarsi. L'arbitro ci mette troppo a fischiare: qualche spintone al limite dell'area, un De Rossi un po' incazzato, un silenzio assordante di un popolo intero che trattiene il fiato. Per cosa poi non si sa: è lontana, quella palla.
Il fischio dell'arbitro risuona come una colpo di cannone, alle orecchie di tutti. Per il capitano è solo una vibrazione impercettibile. Il tempo passa troppo lento, per il cuore di tutti. Per il capitano scorre regolare. Lui è nato per stare su un campo di calcio, la sua mente e il suo cuore sono stati fatti per quello. Ogni cosa che succede in campo è per lui naturale come la vita.
Rincorsa, tocco di Pjanic, tiro a mezz'aria: barriera. Barriera. La palla rotola indietro. Due juventini ci si avventano. Ma il capitano è più veloce. Ribattuta. Fucilata sotto il sette. Buffon è un po' vecchio anche lui. Non ci arriva. Gol.
Il gol del capitano è uguale a quello segnato qualche anno prima, sempre alla juve. Lo stesso gol che allora gli era servito per gridare: "Non sono finito!", ora gli permette di sussurrare: "Non morirò mai!".
Dito in bocca, sorrisino. E' tutto normale, per il capitano. Totti esce, entra Iturbe, la Roma vince quella partita per due a uno (gol di Strootman su rigore).
La Roma è prima, mancano poche partite alla fine, lo scudetto è tutto nelle nostre mani.
Ci riusciremo? Dopo sedici anni, ci riusciremo di nuovo? Non lo so. Si vedrà. Ma se possiamo continuare a sognare è ancora una volta grazie a lui. Solo a lui.
Sonoio ha scritto:Dopo tre giorni di depressione mi sto lentamente risollevando grazie a questa profezia che ho sognato e che non ho dubbi che si avvererà:
Totti chiede un ultimo anno di contratto a Pallotta, che glielo concede, ovviamente senza garanzie tecniche.
La Roma in estate compra dei buoni terzini e un centrale di difesa, e comincia il suo onesto campionato mirando al secondo posto.
Con il passare delle giornate la squadra si mantiene nel gruppo di testa, esprimendo un bel gioco, ma la Juve è sempre troppo forte: continua a vincerle tutte.
Cominciano gli impegni in Champions e Totti, che fino ad allora non aveva mai giocato - complice un infortunio muscolare - fa rifiatare Dzeko, subentrando nell'ultima mezz'ora in una partita contro l'Empoli, con la Roma in vantaggio per 2 a 0. Il capitano entra, smista un po' di palloni, un lancio geniale per Salah che la spara in curva. Novantesimo minuto. Il capitano riceve una palla a centro area e nel torpore generale di una partita finita piazza una sassata all'angolo sinistro. Dito in bocca, 3 a 0, tutti a casa.
Arrivano tre partite in cui Totti non vede il campo. Alla quarta è di nuovo il suo turno. Il capitano entra nel secondo tempo per sbloccare una partita inchiodata sullo zero a zero: si muove sulla trequarti, lancio di prima spalle alla porta, Salah questa volta non sciupa, 1 a 0, rimaniamo a -3 dalla Juve.
La seconda parte di stagione è un crescendo: la vittoria di carattere in un momento così delicato ci dà fiducia, i giocatori diventano sempre più bravi a interpretare il gioco spallettiano, la Juve non perde colpi ma noi gli stiamo dietro. Tra un acciacco e una bocciatura tecnica il pupo quarantenne non gioca. Mai.
Si arriva a fine aprile. Scontro diretto. Roma - Juve, chi vince si porta in testa alla classifica e, con tre partite mancanti, può mirare al primo posto.
Dzeko in settimana si stira. Sadiq è stato dato in prestito. Ci sono due opzioni: Salah prima punta o Perotti falso nueve. Il mister sceglie la terza: Totti titolare.
La partita segue l'unica trama possibile. Roma in svantaggio al primo tempo - gol di Dybala. Prestazione grigia, difensiva: c'è troppo nervosismo. Al fischio dell'arbitro il capitano non ha strisiciato palla, annullato da Bonucci.
All'inizio del secondo tempo le formazioni non sono cambiate, ma Iturbe, al rientro dal prestito, si sta scaldando con insistenza da venticinque minuti. I piani di spalletti sono chiari: altri cinque minuti, poi l'argentino al posto di Totti, con Perotti falso nueve e Salah come ala destra. La carriera del capitano sta finendo nel più triste dei modi: perdendo uno scudetto con un quattro in pagella, dominato dai rivali di sempre. Doveva smettere prima. Doveva smettere in estate, se non due anni fa. Finire così significa rovinare una carriera. Finire cos...
Quattro minuti e ventisei secondi della ripresa sul cronometro. Naingollan scambia con Pjanic, qualche passo palla al piede, a ventinove metri dalla porta Sturaro gli cade adosso. Punizione. Pjanic prende la palla, ci penserà lui a buttarla al centro. Totti guarda il tabellone, poi butta un occhio su Iturbe accanto al quarto uomo. Saltella, il tabellone dell'assistente è già pronto: il numero verde è quello dell'argentino, il numero rosso è un "10". Nel resto di quell'interminabile istante, Totti riesce a guardare anche negli occhi di Spalletti: sono tristi, dispiaciuti, ma anche un po' arrabbiati. Ha dato fiducia a un vecchio, e non sa nemmeno lui il perché. Doveva convincerlo ad andarsene tempo prima. Meno scelte difficili, meno pressioni, meno tentazioni. Ma lo sguardo del capitano è fermo: "Non ora," sembrano dire. "Non ora. Un altro cazzo di minuto, solo un altro."
La mano di Spalletti tiene giù il braccio del quarto uomo. "Non ora," gli sussurra con un filo di voce. "Non ora."
Il capitano prende la palla dalle mani di Pjanic e la sistema senza troppa cura sul terreno di gioco. La porta è lontana, la barriera troppo vicina, la posizione un po' defilata. Bisognerebbe metterla in mezzo, questa palla. Loro sono alti, è vero, ma nel calcio non si sa mai. Una deviazione fortuita, un colpo di testa di Manolas, un inserimento di De Rossi. La migliore opzione è quella: buttala in mezzo, spera in bene ed esci. Non rovinare più di così l'ultima palla della tua carriera, spedendola contro quella barriera bianconera.
Ma tutti sanno che le cose non andranno così. La rincorsa del capitano conta cinque passi, al terzo Pjanic la dovrebbe spostare un po' sulla sinistra, per centrare la battuta senza dare il tempo alla barriera di avvicinarsi. L'arbitro ci mette troppo a fischiare: qualche spintone al limite dell'area, un De Rossi un po' incazzato, un silenzio assordante di un popolo intero che trattiene il fiato. Per cosa poi non si sa: è lontana, quella palla.
Il fischio dell'arbitro risuona come una colpo di cannone, alle orecchie di tutti. Per il capitano è solo una vibrazione impercettibile. Il tempo passa troppo lento, per il cuore di tutti. Per il capitano scorre regolare. Lui è nato per stare su un campo di calcio, la sua mente e il suo cuore sono stati fatti per quello. Ogni cosa che succede in campo è per lui naturale come la vita.
Rincorsa, tocco di Pjanic, tiro a mezz'aria: barriera. Barriera. La palla rotola indietro. Due juventini ci si avventano. Ma il capitano è più veloce. Ribattuta. Fucilata sotto il sette. Buffon è un po' vecchio anche lui. Non ci arriva. Gol.
Il gol del capitano è uguale a quello segnato qualche anno prima, sempre alla juve. Lo stesso gol che allora gli era servito per gridare: "Non sono finito!", ora gli permette di sussurrare: "Non morirò mai!".
Dito in bocca, sorrisino. E' tutto normale, per il capitano. Totti esce, entra Iturbe, la Roma vince quella partita per due a uno (gol di Strootman su rigore).
La Roma è prima, mancano poche partite alla fine, lo scudetto è tutto nelle nostre mani.
Ci riusciremo? Dopo sedici anni, ci riusciremo di nuovo? Non lo so. Si vedrà. Ma se possiamo continuare a sognare è ancora una volta grazie a lui. Solo a lui.
Tutto molto bello e prova chiaramente cio' che provi per il Vs. Capitano..
Detto cio'..
Mi daresti il numero del Tuo Pusher che la roba che ti da' e' Formidabile
Sonoio ha scritto:Dopo tre giorni di depressione mi sto lentamente risollevando grazie a questa profezia che ho sognato e che non ho dubbi che si avvererà:
Totti chiede un ultimo anno di contratto a Pallotta, che glielo concede, ovviamente senza garanzie tecniche.
La Roma in estate compra dei buoni terzini e un centrale di difesa, e comincia il suo onesto campionato mirando al secondo posto.
Con il passare delle giornate la squadra si mantiene nel gruppo di testa, esprimendo un bel gioco, ma la Juve è sempre troppo forte: continua a vincerle tutte.
Cominciano gli impegni in Champions e Totti, che fino ad allora non aveva mai giocato - complice un infortunio muscolare - fa rifiatare Dzeko, subentrando nell'ultima mezz'ora in una partita contro l'Empoli, con la Roma in vantaggio per 2 a 0. Il capitano entra, smista un po' di palloni, un lancio geniale per Salah che la spara in curva. Novantesimo minuto. Il capitano riceve una palla a centro area e nel torpore generale di una partita finita piazza una sassata all'angolo sinistro. Dito in bocca, 3 a 0, tutti a casa.
Arrivano tre partite in cui Totti non vede il campo. Alla quarta è di nuovo il suo turno. Il capitano entra nel secondo tempo per sbloccare una partita inchiodata sullo zero a zero: si muove sulla trequarti, lancio di prima spalle alla porta, Salah questa volta non sciupa, 1 a 0, rimaniamo a -3 dalla Juve.
La seconda parte di stagione è un crescendo: la vittoria di carattere in un momento così delicato ci dà fiducia, i giocatori diventano sempre più bravi a interpretare il gioco spallettiano, la Juve non perde colpi ma noi gli stiamo dietro. Tra un acciacco e una bocciatura tecnica il pupo quarantenne non gioca. Mai.
Si arriva a fine aprile. Scontro diretto. Roma - Juve, chi vince si porta in testa alla classifica e, con tre partite mancanti, può mirare al primo posto.
Dzeko in settimana si stira. Sadiq è stato dato in prestito. Ci sono due opzioni: Salah prima punta o Perotti falso nueve. Il mister sceglie la terza: Totti titolare.
La partita segue l'unica trama possibile. Roma in svantaggio al primo tempo - gol di Dybala. Prestazione grigia, difensiva: c'è troppo nervosismo. Al fischio dell'arbitro il capitano non ha strisiciato palla, annullato da Bonucci.
All'inizio del secondo tempo le formazioni non sono cambiate, ma Iturbe, al rientro dal prestito, si sta scaldando con insistenza da venticinque minuti. I piani di spalletti sono chiari: altri cinque minuti, poi l'argentino al posto di Totti, con Perotti falso nueve e Salah come ala destra. La carriera del capitano sta finendo nel più triste dei modi: perdendo uno scudetto con un quattro in pagella, dominato dai rivali di sempre. Doveva smettere prima. Doveva smettere in estate, se non due anni fa. Finire così significa rovinare una carriera. Finire cos...
Quattro minuti e ventisei secondi della ripresa sul cronometro. Naingollan scambia con Pjanic, qualche passo palla al piede, a ventinove metri dalla porta Sturaro gli cade adosso. Punizione. Pjanic prende la palla, ci penserà lui a buttarla al centro. Totti guarda il tabellone, poi butta un occhio su Iturbe accanto al quarto uomo. Saltella, il tabellone dell'assistente è già pronto: il numero verde è quello dell'argentino, il numero rosso è un "10". Nel resto di quell'interminabile istante, Totti riesce a guardare anche negli occhi di Spalletti: sono tristi, dispiaciuti, ma anche un po' arrabbiati. Ha dato fiducia a un vecchio, e non sa nemmeno lui il perché. Doveva convincerlo ad andarsene tempo prima. Meno scelte difficili, meno pressioni, meno tentazioni. Ma lo sguardo del capitano è fermo: "Non ora," sembrano dire. "Non ora. Un altro cazzo di minuto, solo un altro."
La mano di Spalletti tiene giù il braccio del quarto uomo. "Non ora," gli sussurra con un filo di voce. "Non ora."
Il capitano prende la palla dalle mani di Pjanic e la sistema senza troppa cura sul terreno di gioco. La porta è lontana, la barriera troppo vicina, la posizione un po' defilata. Bisognerebbe metterla in mezzo, questa palla. Loro sono alti, è vero, ma nel calcio non si sa mai. Una deviazione fortuita, un colpo di testa di Manolas, un inserimento di De Rossi. La migliore opzione è quella: buttala in mezzo, spera in bene ed esci. Non rovinare più di così l'ultima palla della tua carriera, spedendola contro quella barriera bianconera.
Ma tutti sanno che le cose non andranno così. La rincorsa del capitano conta cinque passi, al terzo Pjanic la dovrebbe spostare un po' sulla sinistra, per centrare la battuta senza dare il tempo alla barriera di avvicinarsi. L'arbitro ci mette troppo a fischiare: qualche spintone al limite dell'area, un De Rossi un po' incazzato, un silenzio assordante di un popolo intero che trattiene il fiato. Per cosa poi non si sa: è lontana, quella palla.
Il fischio dell'arbitro risuona come una colpo di cannone, alle orecchie di tutti. Per il capitano è solo una vibrazione impercettibile. Il tempo passa troppo lento, per il cuore di tutti. Per il capitano scorre regolare. Lui è nato per stare su un campo di calcio, la sua mente e il suo cuore sono stati fatti per quello. Ogni cosa che succede in campo è per lui naturale come la vita.
Rincorsa, tocco di Pjanic, tiro a mezz'aria: barriera. Barriera. La palla rotola indietro. Due juventini ci si avventano. Ma il capitano è più veloce. Ribattuta. Fucilata sotto il sette. Buffon è un po' vecchio anche lui. Non ci arriva. Gol.
Il gol del capitano è uguale a quello segnato qualche anno prima, sempre alla juve. Lo stesso gol che allora gli era servito per gridare: "Non sono finito!", ora gli permette di sussurrare: "Non morirò mai!".
Dito in bocca, sorrisino. E' tutto normale, per il capitano. Totti esce, entra Iturbe, la Roma vince quella partita per due a uno (gol di Strootman su rigore).
La Roma è prima, mancano poche partite alla fine, lo scudetto è tutto nelle nostre mani.
Ci riusciremo? Dopo sedici anni, ci riusciremo di nuovo? Non lo so. Si vedrà. Ma se possiamo continuare a sognare è ancora una volta grazie a lui. Solo a lui.
Veramente molto bello.Mi sono emozionato!
Ti faccio le congratulazioni se l'hai scritto tu.
Ma quanto hai dormito per fare un sogno così lungo, tre giorni e tre notti?
Io sarà già tanto se ricordo qualche dettaglio confuso dei sogni che faccio.
Sonoio abbiamo capito che sei incazzato con allenatore e dirigenza, ed hai le tue ragioni. Ed io lo rispetto, ma i dati parlano. Doumbia non è un bidone, ma l'abbiamo preso dal CSKA dove segno pure io. Su Ibarbo hai pienamente ragione. Doumbia>Elsha+Perotti mi sembra una bestemmia. Poi magari con Luciano Doumbia avrebbe segnato una caterva di gol, questo non lo.so