Nicolasblaze ha scritto:Come già dicevo a Butler (non siamo d'accordo, capita) io ritengo che ci siano delle pecche nella scrittura del film, nei costumi, nelle ambientazioni e in tanti dettagli.
Inserire dettagli esatti (ripeto: le uniformi, ad esempio; o le tattiche militari) non avrebbe in alcun modo appesantito il film (ulteriormente, perché già è un bel mattoncino) e sarebbe stato prova di una scrittura più onesta.
E un film in cui è sbagliato il NOME DEL PROTAGONISTA (che sarebbe dovuto essere Decimo Massimo Meridio) per me è quasi offensivo, di primo impatto. Poi ha delle qualità che non discuto, ciò non toglie che non sia di tanto sopra alla sufficienza, se vogliamo tirar fuori un "numeretto".
Cioè, sul serio, avreste detto ke film palloso!11! se chiamavano il Colosseo con il nome giusto?
Avreste lasciato la sala annoiati se il tatuaggio fosse stato sulle mani e sul volto anziché sulla spalla?
Vi sareste addormentati, presi dalla pesantezza della complessa ricostruzione storica, se i cavalli fossero stati senza le staffe?
Qua si tratta non dico di avere rispetto per lo spettatore, ma di avere rispetto per il proprio lavoro e DO-CU-MEN-TAR-SI.
Altrimenti io domani mi metto a scrivere un film sull'antica Cina inserendo elementi a caso e stuprando le convenzioni sociali di quel periodo, poi però ci metto la musichetta figa e va tutto bene. No che non va tutto bene, cazzo.
Ma il problema, come dicevo, è che anche volendolo considerare un fantasy (ad esempio perché parla di una cosa mai esistita, visto che la vita dei gladiatori era completamente diversa), è un fantasy scialbo, nella media.
Per capirci: Marie Antoinette della Coppola aveva una scena in cui, fra le varie scarpe, compariva un paio di Converse (lì era fatto con ironia e ci stava quasi bene). Io se vedo il Gladiatore vedo Converse (metaforiche) ovunque. Me lo devo far piacere perché è epico (manco tanto, poi), oppure ho il diritto di criticare un lavoro svolto superficialmente?
E' un tuo diritto criticarlo, ci mancherebbe (perché te lo ribadisco, a te poi?).
Ed è vero che si è in disaccordo, ma non poi così distanti.
Tant'è che ammetti la bontà del film, non come opera complessa e ricca di ricerca storica, altro punto dove 'invece' sediamo di nuovo dallo stesso lato.
Il punto forse è chiedersi del perché Scott (il peggiore degli Scott, ricordiamolo, anche se ha all'attivo tre capolavori veri della cinematografia, a distanza di soli pochi anni l'uno dall'altro, per di più agli esordi, ma sto divagando, scusate), dicevo dopo la parentesi chilometrica, ci sarebbe da chiedersi il perché Scott, che non è certo stupido, abbia scelto coscientemente di passare sopra la Storia, piuttosto che no.
Per l'obiettivo principale per cui questo non è un film storico. Per il pubblico. E con questa mia, ovviamente bisogna mettere in conto anche (o forse sopratutto) il desiderio degli studi, dei produttori coinvolti, e via discorrendo.
Ogni scelta che si fa, deve aderire ad un piano preciso, e già questa da sola fa la differenza tra quello che è la produzione di un film dozzinale e quello che è invece progetto su cui si investono milioni di dollari (continuo a dire cose ovvie, lo so), come appunto
Gladiator.
La scelta, si è orientata verso quello che è un
immaginario comune di antichità, non sulla sua fedele rappresentazione. E questo è stato fatto con il precisissimo intento di non confondere il pubblico in primis (si pensi al dover
spiegare la spietatezza di Commodo attraverso il gesto del pollice alzato, che contrariamente alla convinzione comune, vuol dire esattamente il contrario di quel che si crede?).
O il sottolineare continuamente la separazione dei gradi militari attraverso didascalici discorsi, quando gli è stato molto più semplice differenziarli attraverso costumi 'evidentemente' differenti?
E l'
impressione che riconduce gli spettatori di Scott ad una dimensione epico/romantica (non a caso d'ispirazione ha avuto l'impressionismo di Gerome), l'impressione di un eroe puro, che per purezza arriva a negare la sua convinzione più profonda (per ragioni di scena, è meglio anche qui, un tatuaggio sulla spalla piuttosto), per amore di una famiglia (per ragioni di scena, per l'
identificazione cinematografica secondaria, che a dispetto del nome è uno degli obbiettivi primari perseguiti dall'autore).
Giustificazioni eh, ma attinenti se non perdo di vista ciò che mi interessa. E ciò che mi interessa, è il solito, è il coinvolgimento, è la riuscita chiara di uno script classico.
Per farlo poi, possiamo criticarlo per il tradimento dello sfondo (anche se 'tecnicamente' è tutt'altro che mediocre), dove ha preferito scegliere l'impressione, l'immaginario, piuttosto che la veridicità.