Semplicemente perchè fino ad Up ogni aspetto era deciso dalla Pixar, poi con Cars 2 ed i successivi s'è passati sotto alla Disney che ha imposto certe scelte.kanyewest ha scritto: Direi più la seconda in realtà, almeno per tematiche.
Comunque non è male eh, però mi sembra che il finale sia quasi copiato dal Gigante di Ferro.
E, forse, i Pixar prima di Cars 2 avevano una marcia in più in quantoa messaggio ed originalità delle idee di base.
TOPIC UFFICIALE - Ultimo film visto o rivisto
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Re: TOPIC UFFICIALE - Ultimo film visto o rivisto
Re: TOPIC UFFICIALE - Ultimo film visto o rivisto
Non so se si è già parlato di killer joe con l'attore Matthew McConaughey..qualcuno l'ha visto?
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Re: TOPIC UFFICIALE - Ultimo film visto o rivisto
Appunto, la marcia in più era riferita a Ralph Spaccatutto.Jeff Hardy 18 ha scritto:
Semplicemente perchè fino ad Up ogni aspetto era deciso dalla Pixar, poi con Cars 2 ed i successivi s'è passati sotto alla Disney che ha imposto certe scelte.
Addirittura Toy Story inizialmente mi pare fosse stato scritto dalla Disney con un Woody caratterizzato più cinicamente ed egoisticamente, ma venne uno schifo e la Pixar in nemmeno un mese creò il capolavoro che è oggi.
Comunque, per quanto concerne Killer Joe, spulciati da pagina 92 in poi più o meno, te che ne pensi?
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Re: TOPIC UFFICIALE - Ultimo film visto o rivisto
Mi son visto Up
Meraviglioso,piangere per un film mi era capitato poche volte ed oggi è successo.
Temi importanti mischiati ad una trama meravigliosa
Meraviglioso,piangere per un film mi era capitato poche volte ed oggi è successo.
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Re: TOPIC UFFICIALE - Ultimo film visto o rivisto
Ho letto i pareri degli altri utenti e devo dire che a me non ha lasciato la sensazione del grande film una volta finito, con il colpo di scena principale secondo me un pò debole. Ma la scena finale è una delle più disturbanti che abbia mai visto, veramente geniale.kanyewest ha scritto: Comunque, per quanto concerne Killer Joe, spulciati da pagina 92 in poi più o meno, te che ne pensi?
Re: TOPIC UFFICIALE - Ultimo film visto o rivisto
Visto il 25 sera "lo Hobbit", non 3D
Bello, per carità, però uscendo dal cinema mi ha lasciato una sensazione di mancanza, non per il finale ovviamente.
Forse la caratterizzazione dei nani..
p.s: non ho letto il libro, al contrario del SDA dove ho letto prima i libri poi visto i film
p.p.s: ieri la mia ragazza mi ha obbligato a vedere "la compagnia dell'anello" e "le due torri", versione estesa..
Bello, per carità, però uscendo dal cinema mi ha lasciato una sensazione di mancanza, non per il finale ovviamente.
Forse la caratterizzazione dei nani..
p.s: non ho letto il libro, al contrario del SDA dove ho letto prima i libri poi visto i film
p.p.s: ieri la mia ragazza mi ha obbligato a vedere "la compagnia dell'anello" e "le due torri", versione estesa..
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Re: TOPIC UFFICIALE - Ultimo film visto o rivisto
The Descendants di Alexander Payne
Payne è uno dei registi più interessanti degli ultimi tempi. Il suo stile personalissimo è oltremodo discutibile ed essenzialmente poco funzionale, ma è da rispettare. Come è da rispettare la sua capacità di evolversi ad ogni film, frutto anche di una presa di coscienza del suo stile. Quello che quindi c'è fondamentalmente da rispettare è quindi il suo continuare questo percorso senza cercare alcun compromesso. Paradiso Amaro (titolo italianizzato azzeccatissimo una volta tanto) è per ora il suo apice, il suo capolavoro, l'opera in cui confluisce tutto il suo stile riuscendo a darne una nuova forma. Sideways era strutturalmente banale, ma concettualmente molto interessante e resta tutt'ora il suo testamento stilistico. Paradiso Amaro cancella ogni struttura ed il suo fluire prende una forma ben più profonda ed esistenzialista. E' in questa nuova forma che il suo "Dire tutto e niente" acquista un senso più alto rispetto ai film precedenti.
Nel suo volere ma non potere, il personaggio di Clooney non è altro che lo stesso Payne. Entrambi coscenziosi eppure irrazionali nel seguire se stessi. Il percorso di coscienza è il medesimo, la conclusione del percorso identica. La prestazione di Clooney è emblematica e leggendaria. L'Oscar se lo sarebbe meritato tantissimo.
Non è solo il protagonista, tutto il film è una metafora di Payne. Le Hawaii non sono semplicemente il perfetto scenario per mostrare l'ironico contrasto tra una natura idilliaca ed un'esistenza perennemente dolorosa, ma sono lo strumento con cui si serve il regista per evidenziare la complessità dei sentimenti umani in confronto alla semplicità dell'apparenza. E sono così pure i film di Payne: un substrato apparentemente semplice contrapposto ad una difficoltà inspiegata ed inspiegabile, di cui tutti possiamo solamente prendere atto. Ed è quindi questo il mio giudizio al film: prendo atto, non posso fare altro.

Killer Joe di William Friedkin
Tutto già visto. Non è che ci sia molto altro da dire per la verità. L'unica novità non è altro che un compromesso che non aggiunge niente al cinema attuale, anzi sembra niente più che il passo precedente a Tarantino. Ma non è funzionale, soprattutto se poi la retorica alla fine è sempre la stessa. Il gusto noire friendkiano è già datato di suo, se poi si compensa con uno stile che evidentemente non ha compreso è proprio finita. E' tutto così artificioso, forzato, poser. Soprattutto nei dialoghi, certamente funzionali, ma scritti malissimo. Friedkin comunque è l'unico che riesce a salvare il tutto, gestendo bene i tempi e non perdendosi mai. La sceneggiatura però è orrenda e non riesce a giocarci per nulla. I twist semplicemente ovvi e patetici. Il finale è una fiera psedo-pulp random. Non c'è una singola costruzione, non c'è una sola idea originale. I personaggi son piatti. Hirsch è un cane. Friedkin nella miseria di sto film cerca pure di rinnovarsi e lo rispetto. E' tutto il resto che è semplicemente noioso.

Payne è uno dei registi più interessanti degli ultimi tempi. Il suo stile personalissimo è oltremodo discutibile ed essenzialmente poco funzionale, ma è da rispettare. Come è da rispettare la sua capacità di evolversi ad ogni film, frutto anche di una presa di coscienza del suo stile. Quello che quindi c'è fondamentalmente da rispettare è quindi il suo continuare questo percorso senza cercare alcun compromesso. Paradiso Amaro (titolo italianizzato azzeccatissimo una volta tanto) è per ora il suo apice, il suo capolavoro, l'opera in cui confluisce tutto il suo stile riuscendo a darne una nuova forma. Sideways era strutturalmente banale, ma concettualmente molto interessante e resta tutt'ora il suo testamento stilistico. Paradiso Amaro cancella ogni struttura ed il suo fluire prende una forma ben più profonda ed esistenzialista. E' in questa nuova forma che il suo "Dire tutto e niente" acquista un senso più alto rispetto ai film precedenti.
Nel suo volere ma non potere, il personaggio di Clooney non è altro che lo stesso Payne. Entrambi coscenziosi eppure irrazionali nel seguire se stessi. Il percorso di coscienza è il medesimo, la conclusione del percorso identica. La prestazione di Clooney è emblematica e leggendaria. L'Oscar se lo sarebbe meritato tantissimo.
Non è solo il protagonista, tutto il film è una metafora di Payne. Le Hawaii non sono semplicemente il perfetto scenario per mostrare l'ironico contrasto tra una natura idilliaca ed un'esistenza perennemente dolorosa, ma sono lo strumento con cui si serve il regista per evidenziare la complessità dei sentimenti umani in confronto alla semplicità dell'apparenza. E sono così pure i film di Payne: un substrato apparentemente semplice contrapposto ad una difficoltà inspiegata ed inspiegabile, di cui tutti possiamo solamente prendere atto. Ed è quindi questo il mio giudizio al film: prendo atto, non posso fare altro.

Killer Joe di William Friedkin
Tutto già visto. Non è che ci sia molto altro da dire per la verità. L'unica novità non è altro che un compromesso che non aggiunge niente al cinema attuale, anzi sembra niente più che il passo precedente a Tarantino. Ma non è funzionale, soprattutto se poi la retorica alla fine è sempre la stessa. Il gusto noire friendkiano è già datato di suo, se poi si compensa con uno stile che evidentemente non ha compreso è proprio finita. E' tutto così artificioso, forzato, poser. Soprattutto nei dialoghi, certamente funzionali, ma scritti malissimo. Friedkin comunque è l'unico che riesce a salvare il tutto, gestendo bene i tempi e non perdendosi mai. La sceneggiatura però è orrenda e non riesce a giocarci per nulla. I twist semplicemente ovvi e patetici. Il finale è una fiera psedo-pulp random. Non c'è una singola costruzione, non c'è una sola idea originale. I personaggi son piatti. Hirsch è un cane. Friedkin nella miseria di sto film cerca pure di rinnovarsi e lo rispetto. E' tutto il resto che è semplicemente noioso.

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Re: TOPIC UFFICIALE - Ultimo film visto o rivisto
Vita di Pi
Un film meraviglioso.
Tecnicamente superbo, sequenze di una potenza visiva disarmante nel continuo connubio fra cielo/universo ed oceano, tra terreno e spirituale.
Un viaggio alla scoperta di se stessi toccante, ricco di metafore e con un finale bellissimo, intelligente e un po' inaspettato.
Lo promuovo su tutta la linea, dalla regia all'ottima fotografia e colonna sonora.
Almeno l'Oscar per gli effetti speciali lo porterà a casa, non c'è Lo Hobbit che tenga.
Un film meraviglioso.
Tecnicamente superbo, sequenze di una potenza visiva disarmante nel continuo connubio fra cielo/universo ed oceano, tra terreno e spirituale.
Un viaggio alla scoperta di se stessi toccante, ricco di metafore e con un finale bellissimo, intelligente e un po' inaspettato.
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Almeno l'Oscar per gli effetti speciali lo porterà a casa, non c'è Lo Hobbit che tenga.
- El Bamba
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Re: TOPIC UFFICIALE - Ultimo film visto o rivisto
Eden Lake...
Un film che mi ha lasciato cosi'
Non saprei se consigliarlo o meno, discreto horror che pero' gia' a meta film sai dove vada a parare e come andrà a finire...
Avevo letto recensioni positive, io Gli do un 5 ad esser buono...
Un film che mi ha lasciato cosi'
Non saprei se consigliarlo o meno, discreto horror che pero' gia' a meta film sai dove vada a parare e come andrà a finire...
Avevo letto recensioni positive, io Gli do un 5 ad esser buono...
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Re: TOPIC UFFICIALE - Ultimo film visto o rivisto
Arancia Meccanica.
Impressionante sotto ogni punto di vista: visionario, cinico, estremamente polemico, impeccabile nella regia e dal punto di vista narrativo e descrittivo. Ineccepibile, chiunque dovrebbe vederlo almeno una volta nella vita.
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Re: TOPIC UFFICIALE - Ultimo film visto o rivisto
ragazzi volevo guardarmi il dracula del maestro dell horror(
) dario argento..qualcuno l ha visto e sa dirmi com'e'?sul mulo non lo trovo,siti streaming?? 
) dario argento..qualcuno l ha visto e sa dirmi com'e'?sul mulo non lo trovo,siti streaming?? Re: TOPIC UFFICIALE - Ultimo film visto o rivisto
Ne hanno parlato 5 pagine dietro...inguardabile.team bring it ha scritto:ragazzi volevo guardarmi il dracula del maestro dell horror() dario argento..qualcuno l ha visto e sa dirmi com'e'?sul mulo non lo trovo,siti streaming??
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Re: TOPIC UFFICIALE - Ultimo film visto o rivisto
Immagino..è proprio x quello che voglio vederlojack ha scritto: Ne hanno parlato 5 pagine dietro...inguardabile.

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Re: TOPIC UFFICIALE - Ultimo film visto o rivisto
In Time di Andrew Niccol
Vedere un nuovo film di Niccol è sempre sconfortante. Era un regista indubbiamente talentuoso e capace, con Gattaca, di modernizzare tutto un genere. Passati 14 anni dal suo capolavoro, ritira fuori lo stessa schema narrativo per creare questo In Time. Non c'è da stupirsi, già in S1m0ne s'era ghettizzato. Con Lord of War aveva cercato di reinventarsi senza perdere la vena di denuncia sociale. Forse come reazione ad un film poco personale, forse per dare anche a questa generazione un Gattaca, forse per ribadire lo stesso concetto anche a quelli che lo conoscono solo per Lord of War, nasce In Time, un Gattaca 14 anni dopo. Come si dice sempre però i veri capolavori sono tali perchè irripetibili.
Stessa frustrazione generazionale, stessa lotta di classe, stesso amore tra classi differenti. Cosa c'è allora che non funziona? Di base probabilmente c'è questa ripetizione, che rende tutto molto artificiale e senza alcun valore. Niccol sembra urlare gli stessi concetti ma stavolta non c'è nessuno ad ascoltarlo. Fosse così, però, ad uno che non ha mai visto Gattaca potrebbe pure piacere, ed invece dubito. Nonostante stilisticamente sia molto affine, già nella resa grafica si può notare un Niccol molto più piacione, votato al cultismo forzato. La sceneggiatura è sempre molto complessa e studiata ma è eccessivamente allungata senza che possa portare a nulla (già solo il clichè del padre che fece le stesse cose è stato sfruttato una volta in tutto il film e poi è tornato nell'oblio). La trama fa acqua da tutte la parti. Il concetto di fondo sarebbe pure interessante, ma prima non fa altro che ribadire gli stessi valori di Gattaca aggiungendo solo alcune simpatiche gag di circostanza, poi si trasforma in un novello Robin Hood. Evoluzione di Gattaca? Ma va là, semplicemente una vaccata.
Due variazioni risaltano positivamente: i personaggi di Cillian Murphy (alla sua miglior prova) e di Vincent Kartheiser (con un character molto simile a Pete Campbell, quindi perfetto per lui), oltretutto gli unici veri attori del cast. Due characters molto dettagliati e con una sorprendente profondità psicologica, ahimè ancora una volta non sfruttata. Il personaggio di Murphy sembrava diventato quasi un anti-eroe salvo fare l'antagonista nel finale. Quello di Kartheiser, unico sul serio generazionale, gridava alla ciclicità delle rivoluzioni, ma, un po' come la storyline del padre, questo dettaglio s'è completamente dimenticato con lo scorrere narrativo. Troppi dettagli inutili, troppe sottotrame inspiegabili, quando poi lo schema narrativo è sempre lo stesso e la storia è quasi ridicola.
Altrochè nuovo Gattaca, già mettere Justin Timberlake nel ruolo di Ethan Hawke era drammatico. Ma doveva voleva andare...

Moneyball di Bennett Miller
Deve essere veramente piaciuto agli americani. Deve perchè è proprio ben fatto. Non è terrone, facilone e falso come un Warrior qualsiasi, ma ha cuore ed immedesimazione come un The Damned United. E' uno di quei film che prendono veramente l'essenza di quello sport, la passione del tifoso, per riuscire a trasmettere valori. Diciamo che questo è stato sia il pregio che il difetto del film. Miller è stato bravissimo a mettere tutto in ordine facendo coesistere sport, economia, sentimenti e americanate varie. E' stato invece pessimo in quello che doveva essere il suo scopo: puntualizzare. Non si concentra mai su una cosa in particolare ed alla fine non si capisce cosa lo spettatore dovrebbe fare ed a cosa dovrebbe pensare. Intendiamoci, il finale è chiarissimo e fin troppo retorico, ma quindi? Cos'è importante fare?
Miller ha evitato ogni sorta di profondità, sia emotiva, che sportiva, che economica. Ha parlato di tutto, l'ha fatto bene, ma non è mai sceso in particolari, è stato sempre abbastanza superficiale e nella seconda parte alcune situazioni sembravano ripetitive per quanto buttate lì. Pitt strepitoso come al solito, ma non c'era poi sto gran climax nella sua discesa, era più frutto d'un ripetersi schematico delle stesse situazioni. Inoltre la rottura narrativa con conseguente ascesa è risultata veramente pacchiana ed illogica. Era riuscito a costruire perfettamente fino a lì e poi si va a conformare ad una struttura decisamente troppo abusata in America. Evidenziare è sempre importante, ma farlo con una rottura estrema è fastidiosissimo. Anche il finale è frutto del solito schema americano.Gestisce bene, sa cambiare ottimamente registro, ma non manipola mai. Si concentra molto su Pitt, veramente imponente e maturo, avrebbe meritato l'Oscar ed il Golden Globe se non ci fossero stati Clooney ed il caratterista francese (il più grosso scandalo cinematografico della Storia semicit.).
Chiudo confermando un sospetto nato anni fa: il baseball è veramente uno sport di merda. Non sono un americano.

Vedere un nuovo film di Niccol è sempre sconfortante. Era un regista indubbiamente talentuoso e capace, con Gattaca, di modernizzare tutto un genere. Passati 14 anni dal suo capolavoro, ritira fuori lo stessa schema narrativo per creare questo In Time. Non c'è da stupirsi, già in S1m0ne s'era ghettizzato. Con Lord of War aveva cercato di reinventarsi senza perdere la vena di denuncia sociale. Forse come reazione ad un film poco personale, forse per dare anche a questa generazione un Gattaca, forse per ribadire lo stesso concetto anche a quelli che lo conoscono solo per Lord of War, nasce In Time, un Gattaca 14 anni dopo. Come si dice sempre però i veri capolavori sono tali perchè irripetibili.
Stessa frustrazione generazionale, stessa lotta di classe, stesso amore tra classi differenti. Cosa c'è allora che non funziona? Di base probabilmente c'è questa ripetizione, che rende tutto molto artificiale e senza alcun valore. Niccol sembra urlare gli stessi concetti ma stavolta non c'è nessuno ad ascoltarlo. Fosse così, però, ad uno che non ha mai visto Gattaca potrebbe pure piacere, ed invece dubito. Nonostante stilisticamente sia molto affine, già nella resa grafica si può notare un Niccol molto più piacione, votato al cultismo forzato. La sceneggiatura è sempre molto complessa e studiata ma è eccessivamente allungata senza che possa portare a nulla (già solo il clichè del padre che fece le stesse cose è stato sfruttato una volta in tutto il film e poi è tornato nell'oblio). La trama fa acqua da tutte la parti. Il concetto di fondo sarebbe pure interessante, ma prima non fa altro che ribadire gli stessi valori di Gattaca aggiungendo solo alcune simpatiche gag di circostanza, poi si trasforma in un novello Robin Hood. Evoluzione di Gattaca? Ma va là, semplicemente una vaccata.
Due variazioni risaltano positivamente: i personaggi di Cillian Murphy (alla sua miglior prova) e di Vincent Kartheiser (con un character molto simile a Pete Campbell, quindi perfetto per lui), oltretutto gli unici veri attori del cast. Due characters molto dettagliati e con una sorprendente profondità psicologica, ahimè ancora una volta non sfruttata. Il personaggio di Murphy sembrava diventato quasi un anti-eroe salvo fare l'antagonista nel finale. Quello di Kartheiser, unico sul serio generazionale, gridava alla ciclicità delle rivoluzioni, ma, un po' come la storyline del padre, questo dettaglio s'è completamente dimenticato con lo scorrere narrativo. Troppi dettagli inutili, troppe sottotrame inspiegabili, quando poi lo schema narrativo è sempre lo stesso e la storia è quasi ridicola.
Altrochè nuovo Gattaca, già mettere Justin Timberlake nel ruolo di Ethan Hawke era drammatico. Ma doveva voleva andare...

Moneyball di Bennett Miller
Deve essere veramente piaciuto agli americani. Deve perchè è proprio ben fatto. Non è terrone, facilone e falso come un Warrior qualsiasi, ma ha cuore ed immedesimazione come un The Damned United. E' uno di quei film che prendono veramente l'essenza di quello sport, la passione del tifoso, per riuscire a trasmettere valori. Diciamo che questo è stato sia il pregio che il difetto del film. Miller è stato bravissimo a mettere tutto in ordine facendo coesistere sport, economia, sentimenti e americanate varie. E' stato invece pessimo in quello che doveva essere il suo scopo: puntualizzare. Non si concentra mai su una cosa in particolare ed alla fine non si capisce cosa lo spettatore dovrebbe fare ed a cosa dovrebbe pensare. Intendiamoci, il finale è chiarissimo e fin troppo retorico, ma quindi? Cos'è importante fare?
Miller ha evitato ogni sorta di profondità, sia emotiva, che sportiva, che economica. Ha parlato di tutto, l'ha fatto bene, ma non è mai sceso in particolari, è stato sempre abbastanza superficiale e nella seconda parte alcune situazioni sembravano ripetitive per quanto buttate lì. Pitt strepitoso come al solito, ma non c'era poi sto gran climax nella sua discesa, era più frutto d'un ripetersi schematico delle stesse situazioni. Inoltre la rottura narrativa con conseguente ascesa è risultata veramente pacchiana ed illogica. Era riuscito a costruire perfettamente fino a lì e poi si va a conformare ad una struttura decisamente troppo abusata in America. Evidenziare è sempre importante, ma farlo con una rottura estrema è fastidiosissimo. Anche il finale è frutto del solito schema americano.Gestisce bene, sa cambiare ottimamente registro, ma non manipola mai. Si concentra molto su Pitt, veramente imponente e maturo, avrebbe meritato l'Oscar ed il Golden Globe se non ci fossero stati Clooney ed il caratterista francese (il più grosso scandalo cinematografico della Storia semicit.).
Chiudo confermando un sospetto nato anni fa: il baseball è veramente uno sport di merda. Non sono un americano.

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Re: TOPIC UFFICIALE - Ultimo film visto o rivisto
Gli Spietati di Clint Eastwood
Voto: 8.5
Rivisto per la secondo volta,dopo aver guardato Il mucchio selvaggio.
Forse uno degli ultimi grandi western.Un Clint Eastwood che raccoglie "l'eredità" lasciatagli da Leone e realizza un film a metà tra quelli del suo maestro,quelli del western classico,e il film di Peckinpah.
Un film in cui la linea separatrice tra buoni e cattivi è sottilissima,per non dire invisibile.Ottimo dal punto di vista tecnico(regia,fotografia e montaggio..anche se non raggiungono mai livelli eccelsi.Forse la regia,ma solo a tratti),ma ancora più avvincente la sceneggiatura,che a proprio dispetto non si prese l'Oscar nel '93,pur avendo il film vinto la statuetta più prestigiosa.
Ottimo anche il cast,memorabile Gene Hackman,così com'è memorabile il suo personaggio.
Fantastico anche il protagonista(Clint)che,nell'ultima nel finale,assieme allo sceriffo interpretato da Gene,ci regala uno scambio di battute
fantastico,riuscitissimo e funzionale:quel "Non me lo merito" in punto di morte,seguita dalla fredda e risposta di Eastwood(altrettanto
fantastica)riassume un po' la morale del film.
Una pellicola sul tramonto di un genere e la rinascita di un altro,in un periodo in cui anche quest'altro genere sembra morto da un pezzo.
Una pellicola di cattivi che giocano a fare gli eroi.Alcuni di loro non potranno fare a meno di distaccarsi dalla cruda realtà,altri preferiscono
illudersi,o addirittura vivere nel mito.
Degno di nota anche la piccola "parentesi" di Bob "l'inglese",interpretato da un Richard Harris fantastico.Una piccola parte,in fondo,che entra ed esce a metà film.Ma lascia il segno...anzi è proprio la sua uscita e delineare una caratteristica peculiare della sceneggiatura:
il colpo di scena...anche nel pur semplice dettaglio.
In definitiva un grande western,che fa il "verso"(non in senso negativo)a più sottogeneri,e che ha l'unica pecca di non introdurre nulla
di rivoluzionario,anche se originale;ma non credo si potesse fare altrimenti,in un genere sul viale del tramonto,in cui è stato detto già molto(forse Tarantino mi smentirà...lo spero).Il punto di forza del film è proprio la trama,la sceneggiatura,che meritava l'Oscar più degli altri aspetti(salvo Hackman che lo meritava assolutamente),nelle cui categorie il film è stato premiato.
Distante anni luce dall'ultimo Eastwood,questo.
Voto: 8.5
Rivisto per la secondo volta,dopo aver guardato Il mucchio selvaggio.
Forse uno degli ultimi grandi western.Un Clint Eastwood che raccoglie "l'eredità" lasciatagli da Leone e realizza un film a metà tra quelli del suo maestro,quelli del western classico,e il film di Peckinpah.
Un film in cui la linea separatrice tra buoni e cattivi è sottilissima,per non dire invisibile.Ottimo dal punto di vista tecnico(regia,fotografia e montaggio..anche se non raggiungono mai livelli eccelsi.Forse la regia,ma solo a tratti),ma ancora più avvincente la sceneggiatura,che a proprio dispetto non si prese l'Oscar nel '93,pur avendo il film vinto la statuetta più prestigiosa.
Ottimo anche il cast,memorabile Gene Hackman,così com'è memorabile il suo personaggio.
Fantastico anche il protagonista(Clint)che,nell'ultima nel finale,assieme allo sceriffo interpretato da Gene,ci regala uno scambio di battute
fantastico,riuscitissimo e funzionale:quel "Non me lo merito" in punto di morte,seguita dalla fredda e risposta di Eastwood(altrettanto
fantastica)riassume un po' la morale del film.
Una pellicola sul tramonto di un genere e la rinascita di un altro,in un periodo in cui anche quest'altro genere sembra morto da un pezzo.
Una pellicola di cattivi che giocano a fare gli eroi.Alcuni di loro non potranno fare a meno di distaccarsi dalla cruda realtà,altri preferiscono
illudersi,o addirittura vivere nel mito.
Degno di nota anche la piccola "parentesi" di Bob "l'inglese",interpretato da un Richard Harris fantastico.Una piccola parte,in fondo,che entra ed esce a metà film.Ma lascia il segno...anzi è proprio la sua uscita e delineare una caratteristica peculiare della sceneggiatura:
il colpo di scena...anche nel pur semplice dettaglio.
In definitiva un grande western,che fa il "verso"(non in senso negativo)a più sottogeneri,e che ha l'unica pecca di non introdurre nulla
di rivoluzionario,anche se originale;ma non credo si potesse fare altrimenti,in un genere sul viale del tramonto,in cui è stato detto già molto(forse Tarantino mi smentirà...lo spero).Il punto di forza del film è proprio la trama,la sceneggiatura,che meritava l'Oscar più degli altri aspetti(salvo Hackman che lo meritava assolutamente),nelle cui categorie il film è stato premiato.
Distante anni luce dall'ultimo Eastwood,questo.

