TheIena ha scritto:
Questo è un' altro discorso, è una cosa che va fatta in carcere, qui stiamo parlando di pene per reati, chi sbaglia e fa reati gravi come omicidio, furto, stupro e tutto il resto deve pagare a dovere. In Italia l'immigrato che uccise 3 persone con un piccone sta ai domiciliari (così a detto il TG) e devono verificare se è sano di mente, negli USA lo avrebbero messo in isolamento e dopo anni lo avrebbero messo alla sedia elettrica ( giustamente, ha ucciso 3 persone fra le quali un giovane di poco più dei 24), ho sentito per TG che persone che hanno commesso stupri che sono ai domiciliari e devono ancora essere processati. Il reinserimento è tutt'altro discorso tu inizia a mettere dentro chi fa questi gravi reati con la giusta pena, 20 anni 30 o quel che sia, poi lo inserisci tramite un programma di rieducazione che va seguito in galera, ma gia se gli dai gli anni che deve avere credo che ci pensera due volte prima di rifarlo. Poi gran parte dei carcerati in Italia sono gia stati in galera, anche se per pochi mesi, questo perché non si danno le giuste pene quindi è proprio il contrario di quel che dici.
"Devono verificare se è sano di mente". E ti sembra poco? L'infermità mentale ha determinate conseguenze, è una casistica completamente diversa dal criminale comune.
Tu dici, "giustamente lo avrebbero messo alla sedia elettrica". E' stato citato (da me implicitamente, da pingumen esplicitamente) Cesare Beccaria. Questo signore milanese ha dimostrato l'inutilità della pena di morte nel 1764. Siamo nel 2013. Catch up.
La "giusta pena" è un concetto aleatorio. In Norvegia la pena massima è di 21 anni di detenzione - non hanno neanche l'ergastolo se non sotto legge marziale. Anders Breivik ha ucciso 69 persone, tutte o quasi minorenni, nel 2011, in un attentato terroristico. Condannato a 21 anni, non uno di più. Cosa fanno, in Norvegia? Durante il processo rieducativo valutano la pericolosità del detenuto. Se dopo 21 anni ancora non è idoneo a rientrare in società, possono prolungare la pena di cinque anni.
Il punto è che si confonde la rieducazione (fatto sociale) con il pentimento (fatto morale). Varg Vikernes (21 anni per omicidio e per aver bruciato qualche chiesa - il numero esatto non è univoco) è uscito dopo 15 anni. Non si è mai pentito di aver commesso l'omicidio, ma vive e funziona in società.
La pena non funziona come deterrente. Questa non è un'opinione. E' un fatto tanto quanto la forza di gravità sulla terra in condizioni standard, o la composizione chimica dell'acqua. Se domani dicessimo che chiunque viene colto a rubare si farà dieci anni di carcere, e cominciassimo ad applicare questa disposizione, non abbiamo alcuna prova per dire che i furti diminuirebbero.
Ci sono due fenomeni diversi.
Il primo è quello che ho citato qualche post fa. A parità di struttura, una pena più aspra per lo stesso reato aumenta il rischio di recidiva.
Il secondo è nel post a cui hai risposto. Un sistema detentivo che è solo punizione e non rieducazione non serve a nulla: aumenta ESPONENZIALMENTE la possibilità di recidiva.
WrestlinGOD ha scritto:
Il tuo discorso ha senso ma tieni conto che molte volte non è "per colpa della società" che la gente finisce in carcere o non riesce a reinserirsi, altrimenti si giustifica il criminale stesso e lo trovo sbagliatissimo (quella mentalità mafiosa un po' dilagante in alcune zone d'Italia). Comunque se con "furto" ti riferivi a MVP, ti ricordo che la rapina a mano armata è un po' diversa.
Anche io sono favorevole al reinserimento di chi ha commesso reati leggeri ma ciò non significa che non bisogna punire chi le commette le infrazioni. La pena dev'essere espletata, altrimenti è anarchia. Le cose fatte con la mano morbida e il sorriso non sono per me, io sono più "old school" sotto questo punto di vista.
No, il furto era un esempio da manuale perché era l'unico di cui ricordavo le pene, a prescindere da MVP, infatti ho scritto "senza aggravanti".
Be', diciamo che è, come sempre, un mix di cause interne ed esterne. Chiaro che il crimine non è sempre un obbligo (in alcuni casi lo è, ma sono situazioni limite); chiaro però che accade in determinati contesti sociali, economici, familiari e via dicendo. Che colpa ha l'adolescente di Scampia se gli insegnano che determinate cose sono giuste?
"Punire"? Bon, io non ne vedo il senso, però va bene. L'importante è che non si perda mai di vista l'obiettivo reale della pena, che è - Costituzione alla mano - rieducativa.