Ecco questa è una preoccupazione più seria, non i deliri nosense alla Bray Wyatt che circolano normalmente in questo topic.
La prima differenza è che la manifestazione di Praga è stata convocata da un gruppo effettivamente reazionario e nazionalista a cui è riuscita, disgraziatamente, la manovra di cavalcare una porzione di legittimo malcontento sociale per i crescenti costi economici della crisi generale (di cui la guerra è una parte).
Stiamo parlando di un gruppo che organizzava raduni novax a cui non partecipava praticamente nessuno. La partecipazione di massa alla manifestazione si spiega con l'insofferenza verso la crisi, l'aumento del costo della vita, l'inflazione alle stelle, come del resto recita anche l'articolo del Manifesto, non certamente con l'improvviso rossobrunismo o sovranismo di massa.
Lo spazio, il vuoto che s'è creato e che è stato temporaneamente riempito da quella manifestazione, è anche il risultato dei disastri dei partiti tradizionali della sinistra ceca (quello comunista e quello socialdemocratico) che hanno sostenuto attivamente o esternamente la catastrofica esperienza dei governi Babis.
La manifestazione del 5 Novembre vede anche in Italia un vuoto politico, perché anche qui manca completamente una rappresentanza esplicita delle ragioni dei lavoratori almeno dal 2008, e proprio dal 2008 la CGIL svolge di fatto questo ruolo di supplenza, prima più inconsapevolmente, oggi più esplicitamente. Sono le cose che ha detto Landini verso le elezioni, di fatto prendendo le distanze dal PD e parlando sempre più chiaramente di CGIL come soggetto politico.
Ora credo che tutto si possa credere meno che Landini sia un estremista. La manifestazione del 5 Novembre piuttosto sta anche troppo dentro un profilo istituzionale, di appello alle istituzioni internazionali.
Se il timore è la piazza sovranista, non c'è il minimo rischio. Nella peggiore delle ipotesi sarà una passeggiata inutile, e uno degli esiti possibili, se dovesse essere molto grande e dopo i quasi 100.000 dell'8 Ottobre a Roma, potrebbe essere quello di rafforzare il ruolo di Landini e del gruppo dirigente CGIL come leadership dell'opposizione de facto.