Re: Il Nuovo Torneo del Pro-Wrestling
Inviato: 15/10/2016, 20:49
Osservazioni sparse:
- Molto triste che Backlund che non raccatti nemmeno un punto contro Benoit. Peraltro appariva come scontro molto interessante, visti gli importanti parallelismi individuabili tra i due. In un torneo di seriosauri - inutile dire - Benoit non avrebbe vinto e nemmeno io mi sarei sentito di votarlo (Benoit che, a scanso di equivoci, è nella top 5 dei miei wrestler preferiti e nel mio match preferito di sempre). La situazione è curiosa, perché se la linea di pensiero coincidesse con un premiare Benoit su Backlund ciò darebbe il "la" per votare il più completo Guerrero contro praticamente chiunque dei rimasti in gara, specie nel torneo mainstream; Guerrero che però qui ha la terribile colpa di piacere pure agli occasionnelles e di essere uno a cui anche laggente è affezionata, quindi probabile che quando finirà contro un Triple H - ossia uno complessivamente di maggior peso rispetto a Backlund, ma non troppo - ci sarà l'imbrunire e le vacche inizieranno a farsi nere.
- Arriverà il momento del post su Rikidozan, inutile dire che votare Destroyer per me non ha molto senso - soluzioni forse di stretta continuità a parte considerando che Rikidozan è morto quando era ancora sulla cresta dell'onda. Tuttavia, nessuno voterebbe John Cena su Steve Austin e ritengo ci sia molta meno distanza tra Cena e Austin di quanta ve ne sia tra Rikidozan e Destroyer.
- La cornice/il packaging degli scontri diretti penso lasci un filino a desiderare e rischi di non invogliare a informarsi e sporcarsi le mani per il voto. Forse valeva la pena fare una seconda fase a gironi (solo nel mainstream noto, sempre a occhio, una quindicina/ventina di nomi per me prescindibili). Non sarebbe male proporre una scheda informativa con almeno un crisma di imparzialità.
Comunque, Backlund/ Benoit e Bryan/ Punk sono finora gli scontri più interessanti: inquadrati a dovere sarebbero da pagine di discussione, non di certo da uno stitico Pinco o Pallino.
CM Punk vs. Daniel Bryan
Ci si trova subito a constatare l'esistenza di una carriera in ROH in cui Bryan - come giustamente ricordato - elude agevolmente Brooks e una notevole disparità come "valore assoluto" nel ring. Come detto, ho sempre trovato fuori luogo i fan che parlano davvero di Punk come di uno straordinariamente bravo a tutto tondo: Punk era un eccellente storyteller - ossia, uno capace di ragionare seguendo i cardini narrativi sulla storia che portava all'incontro e il suo ruolo nell'incontro stesso. In un certo senso, quella del Punk worker nel ring e nell'extra-ring era una declinazione importante del suo essere fan della narrativa in generale, con l'affetto verso quei comic book che vivono della continuity. Mi sentirei di dire che il lavoro di studio di Punk avveniva prima dell'incontro stesso e si rifletteva soprattutto come naturale conseguenza nell'incontro in sé, in cui egli risultava piacevole da seguire perlopiù per, appunto, qualità magnetiche e mantenimento di un patto narrativo intrigante (il lavoro sulla folla, la trash-talk) più che per un atletismo "esagerato". Dico spesso che, più in WWE che in ROH, ricordo un Punk nelle grandi occasioni a tratti molto sporco e chiacchierone. Ciò lo separa dagli autentici maestri di cinestetica wrestlinghesca, con cui, in effetti, Punk ha poco o nulla da spartire.
Il pathos più viscerale è prerogativa del suo collega: dinamico, esplosivo, pur non elegante - per quanto mi riguarda - al livello degli Hart e dei Benoit, sebbene nel caso di Danielson l'impostazione fosse voluta e frutto di una contaminazione che spesso rasentava il livello ossessivo dello strong style (si è dovuto ri-tarare, e a molti livelli, solo in WWE con il passaggio a Daniel Bryan). Curioso pensare che in panni borghesi Bryan sia quanto di più lontano possibile ci sia dalla persona del ring dei tempi d'oro. A ogni modo, Bryan agiva inserendosi soprattutto nella logica immanente del match, lavorando progressivamente e adattandosi all'esegesi dell'incontro - alzando quasi sempre notevolmente la proverbiale asticella, in termini di qualità e soprattutto intensità; la prospettiva è tutta lì. La cosa comunque non sorprende, visto il bagaglio di competenze tecnico-specifiche molto più robusto rispetto all'istrionico Punk. Nell'extra-ring il discorso si capovolge e non penso si vada nel pleonastico: non trovo Punk uno straordinario interprete da un punto di vista "teatrale", nelle mie classifiche è dunque fuori dal podio dei migliori, ma è sicuramente uno dei migliori in assoluto almeno per profondità e assennatezza dell'invettiva - al di là degli sparuti richiami al personaggio del "migliore al mondo", il Punk personaggio dice quello che pensa Phil Brooks. Per Steve Austin la linea di demarcazione tra uno destinato a fare "cose" e uno destinato a fare "grandi cose". Insomma, in altre parole ciò che ha fatto grande Punk in WWE è stato il fatto che protestasse come avrebbe protestato Phil Brooks e/o un fan di Phil Brooks e/o o un non-fan del prodotto WWE in generale. Bryan, in termini di intrattenimento extra-ring e pur avendo i suoi momenti, è al confronto un mero mestierante da comedy. La dicotomia non solo tra Punk e Bryan, ma tra Daniel Bryan del Team Hell No e il Bryan Danielson resta comunque affascinante.
Arriviamo alla presa sul pubblico e al successo in termini assolutistici. Lascio ovviamente da parte la ROH e i "you're gonna get your fuckin' head kicked in" di turno; il criterio qui non è propriamente estetico e non credo che il discorso possa essere intavolato, secondo criteri che appaiano deontologici, sulla base di un campione limitato o di una nicchia di fan. Concentrandosi sulla WWE, la mia idea è che la fenomenologia di Punk sia quella di coincidenze e del un homo faber; quella di Bryan un fortunato agglomerato di coincidenze e propagazione soprattutto memetica. Il gargantuesco paradosso è che se la WWE avesse trattato pushato Daniel Bryan di più, nel 2012, Daniel Bryan sarebbe stato meno over. Al contrario, credo che Punk avrebbe potuto tirare fuori la pipebomb a qualunque punto della carriera e ottenere risultati più o meno analoghi. Questo senza stare poi a quantificare l'apporto diretto di Punk nel costruire se stesso e la consapevolezza che la WWE avrebbe comunque continuato a utilizzare Punk ad alti livelli (non come un Cena, ma più come un Orton) come effettivamente poi è accaduto per un anno e più, mentre resta il dubbio sul "quando il fenomeno Bryan come nuovo Punk si sarebbe riassestato" - siccome la sua carriera è a conti fatti finita dopo la conclamata unzione e consacrazione, praticamente un altro unicum storico in ambito major contemporaneo.
Considerati i vari aspetti di cui sopra, Punk recupera terreno e si garantisce un sorpasso netto valutando l'extra-ring, il ruolo di interprete in e fuori dal ring, tempo al top e iconico ruolo di campione più longevo dell'era moderna, nonché il primo scossone che avrebbe traghettato la WWE verso il virtuale annullamento della kayfabe. Le assolute capacità di Bryan, l'enorme carisma da underdog e una WrestleMania dedicata appaiono in questa discussione almeno parzialmente sminuite dal fatto che sia il più passivo dei due, e nelle fasi critiche, della sua carriera e della sua ascesa a icona non del panorama indipendente, ma della disciplina a tutto tondo. Il vincitore è CM Punk.
- Molto triste che Backlund che non raccatti nemmeno un punto contro Benoit. Peraltro appariva come scontro molto interessante, visti gli importanti parallelismi individuabili tra i due. In un torneo di seriosauri - inutile dire - Benoit non avrebbe vinto e nemmeno io mi sarei sentito di votarlo (Benoit che, a scanso di equivoci, è nella top 5 dei miei wrestler preferiti e nel mio match preferito di sempre). La situazione è curiosa, perché se la linea di pensiero coincidesse con un premiare Benoit su Backlund ciò darebbe il "la" per votare il più completo Guerrero contro praticamente chiunque dei rimasti in gara, specie nel torneo mainstream; Guerrero che però qui ha la terribile colpa di piacere pure agli occasionnelles e di essere uno a cui anche laggente è affezionata, quindi probabile che quando finirà contro un Triple H - ossia uno complessivamente di maggior peso rispetto a Backlund, ma non troppo - ci sarà l'imbrunire e le vacche inizieranno a farsi nere.
- Arriverà il momento del post su Rikidozan, inutile dire che votare Destroyer per me non ha molto senso - soluzioni forse di stretta continuità a parte considerando che Rikidozan è morto quando era ancora sulla cresta dell'onda. Tuttavia, nessuno voterebbe John Cena su Steve Austin e ritengo ci sia molta meno distanza tra Cena e Austin di quanta ve ne sia tra Rikidozan e Destroyer.
- La cornice/il packaging degli scontri diretti penso lasci un filino a desiderare e rischi di non invogliare a informarsi e sporcarsi le mani per il voto. Forse valeva la pena fare una seconda fase a gironi (solo nel mainstream noto, sempre a occhio, una quindicina/ventina di nomi per me prescindibili). Non sarebbe male proporre una scheda informativa con almeno un crisma di imparzialità.
Comunque, Backlund/ Benoit e Bryan/ Punk sono finora gli scontri più interessanti: inquadrati a dovere sarebbero da pagine di discussione, non di certo da uno stitico Pinco o Pallino.
CM Punk vs. Daniel Bryan
Ci si trova subito a constatare l'esistenza di una carriera in ROH in cui Bryan - come giustamente ricordato - elude agevolmente Brooks e una notevole disparità come "valore assoluto" nel ring. Come detto, ho sempre trovato fuori luogo i fan che parlano davvero di Punk come di uno straordinariamente bravo a tutto tondo: Punk era un eccellente storyteller - ossia, uno capace di ragionare seguendo i cardini narrativi sulla storia che portava all'incontro e il suo ruolo nell'incontro stesso. In un certo senso, quella del Punk worker nel ring e nell'extra-ring era una declinazione importante del suo essere fan della narrativa in generale, con l'affetto verso quei comic book che vivono della continuity. Mi sentirei di dire che il lavoro di studio di Punk avveniva prima dell'incontro stesso e si rifletteva soprattutto come naturale conseguenza nell'incontro in sé, in cui egli risultava piacevole da seguire perlopiù per, appunto, qualità magnetiche e mantenimento di un patto narrativo intrigante (il lavoro sulla folla, la trash-talk) più che per un atletismo "esagerato". Dico spesso che, più in WWE che in ROH, ricordo un Punk nelle grandi occasioni a tratti molto sporco e chiacchierone. Ciò lo separa dagli autentici maestri di cinestetica wrestlinghesca, con cui, in effetti, Punk ha poco o nulla da spartire.
Il pathos più viscerale è prerogativa del suo collega: dinamico, esplosivo, pur non elegante - per quanto mi riguarda - al livello degli Hart e dei Benoit, sebbene nel caso di Danielson l'impostazione fosse voluta e frutto di una contaminazione che spesso rasentava il livello ossessivo dello strong style (si è dovuto ri-tarare, e a molti livelli, solo in WWE con il passaggio a Daniel Bryan). Curioso pensare che in panni borghesi Bryan sia quanto di più lontano possibile ci sia dalla persona del ring dei tempi d'oro. A ogni modo, Bryan agiva inserendosi soprattutto nella logica immanente del match, lavorando progressivamente e adattandosi all'esegesi dell'incontro - alzando quasi sempre notevolmente la proverbiale asticella, in termini di qualità e soprattutto intensità; la prospettiva è tutta lì. La cosa comunque non sorprende, visto il bagaglio di competenze tecnico-specifiche molto più robusto rispetto all'istrionico Punk. Nell'extra-ring il discorso si capovolge e non penso si vada nel pleonastico: non trovo Punk uno straordinario interprete da un punto di vista "teatrale", nelle mie classifiche è dunque fuori dal podio dei migliori, ma è sicuramente uno dei migliori in assoluto almeno per profondità e assennatezza dell'invettiva - al di là degli sparuti richiami al personaggio del "migliore al mondo", il Punk personaggio dice quello che pensa Phil Brooks. Per Steve Austin la linea di demarcazione tra uno destinato a fare "cose" e uno destinato a fare "grandi cose". Insomma, in altre parole ciò che ha fatto grande Punk in WWE è stato il fatto che protestasse come avrebbe protestato Phil Brooks e/o un fan di Phil Brooks e/o o un non-fan del prodotto WWE in generale. Bryan, in termini di intrattenimento extra-ring e pur avendo i suoi momenti, è al confronto un mero mestierante da comedy. La dicotomia non solo tra Punk e Bryan, ma tra Daniel Bryan del Team Hell No e il Bryan Danielson resta comunque affascinante.
Arriviamo alla presa sul pubblico e al successo in termini assolutistici. Lascio ovviamente da parte la ROH e i "you're gonna get your fuckin' head kicked in" di turno; il criterio qui non è propriamente estetico e non credo che il discorso possa essere intavolato, secondo criteri che appaiano deontologici, sulla base di un campione limitato o di una nicchia di fan. Concentrandosi sulla WWE, la mia idea è che la fenomenologia di Punk sia quella di coincidenze e del un homo faber; quella di Bryan un fortunato agglomerato di coincidenze e propagazione soprattutto memetica. Il gargantuesco paradosso è che se la WWE avesse trattato pushato Daniel Bryan di più, nel 2012, Daniel Bryan sarebbe stato meno over. Al contrario, credo che Punk avrebbe potuto tirare fuori la pipebomb a qualunque punto della carriera e ottenere risultati più o meno analoghi. Questo senza stare poi a quantificare l'apporto diretto di Punk nel costruire se stesso e la consapevolezza che la WWE avrebbe comunque continuato a utilizzare Punk ad alti livelli (non come un Cena, ma più come un Orton) come effettivamente poi è accaduto per un anno e più, mentre resta il dubbio sul "quando il fenomeno Bryan come nuovo Punk si sarebbe riassestato" - siccome la sua carriera è a conti fatti finita dopo la conclamata unzione e consacrazione, praticamente un altro unicum storico in ambito major contemporaneo.
Considerati i vari aspetti di cui sopra, Punk recupera terreno e si garantisce un sorpasso netto valutando l'extra-ring, il ruolo di interprete in e fuori dal ring, tempo al top e iconico ruolo di campione più longevo dell'era moderna, nonché il primo scossone che avrebbe traghettato la WWE verso il virtuale annullamento della kayfabe. Le assolute capacità di Bryan, l'enorme carisma da underdog e una WrestleMania dedicata appaiono in questa discussione almeno parzialmente sminuite dal fatto che sia il più passivo dei due, e nelle fasi critiche, della sua carriera e della sua ascesa a icona non del panorama indipendente, ma della disciplina a tutto tondo. Il vincitore è CM Punk.
