Nausica della Valle, nota inviata di Del Debbio dal nome apparentemente incontratosi con alcune delle migliori intuizioni di Miyazaki, si racconta ad una televisione locale, dicendo, certo con parole non esattamente adeguate ad una Lectio Divina (ma chi non ce le insegneranno certo gli anti-cattolici quelle parole) che ciò che la Dottrina della Chiesa Cattolica insegna sull'omofilia, l'omoaffettività e l'omoerotismo, è vero. Che si può essere liberati dal proprio male, commesso e non. Che di questo male l'omoerotismo fa parte, l'omoaffettività ne è una dolorosa manifestazione. Ma che Cristo guarisce, da questi - che tra i mali non sono certo i meno perdonabili (nulla è imperdonabile, figuriamoci questo) - e da tutti gli altri mali, che la sola condanna appartiene alle proprie scelte, lo sdegno di Dio al proprio disamore di sé.
Ora, non mi convincerà a guardare Del Debbio la sera, se non per farmi qualche risata di tanto in tanto, ma vorrei ringraziare Nausica perché, semplicemente raccontando chi lei è stata ed è, ci ha ricordato che, in quanto cattolici, non siamo autorizzati a limare gli angoli della nostra fede che chi la vorrebbe annichilita ritiene più spigolosi. Non siamo dispensati nel pensare qualcosa di contrario a ciò che è insegnamento permanente della Chiesa; che è esattamente in questa scelta totalmente libera di aderire all'insegnamento che si concreta la sequela al nostro (di tutti) bene, incarnato Dio Vivente Cristo Gesù. Se non ci viene permesso di dire quello in cui noi crediamo (o quello che ci è capitato), il nostro dovere verso gli altri, specialmente coloro che soffrono per il proprio male, commesso e non, tanto da essersi allontanato dalla comunione sacramentale con Cristo, non diminuisce, semmai aumenta in urgenza e premura. Il solo atto di carità che possiamo fare è ribadire quell'insegnamento, via salvifica.
Grazie Nausica.
Adesso, lo sai, i paladini dei "diritti degli omosessuali" ti assalteranno per negare il diritto degli "omosessuali" che ritengono di doversi affrancare da una condizione di grave disagio. Cercheranno di impedirti di esprimerti ovunque e si adopereranno senza posa per non farti lavorare mai più in qualunque posizione di esposizione pubblica. Ti minacceranno, ti avviliranno, proveranno a privarti di ogni cosa. Ma tu hai l'unica cosa, l'unico Chi che conta: hai le spalle coperte, il volto illuminato. C'è da aver paura?






